Leaving the web series

Leaving the web series

Leaving the web series, ideata e prodotta dall’associazione culturale Web generation con sede a Mesagne, è il primo lavoro del giovane regista pugliese Antonio Tocci.

Realizzata nel 2011 da lui e Luca Redaglia, ispiratisi ai generi fantasy e sci-fi in circolazione in quegli anni, è una serie che oscilla tra l’avventura e la fantasia.

Il titolo “leaving” (partenza) lascia intuire come la chiave di tutta la serie si snodi intorno a un viaggio. La fascia d’età dei personaggi è compresa tra i 18 e 20 anni, scelti dallo stesso regista per creare una mini serie degna di essere inserita nel grande panorama delle serie web.

È stata trasmessa per la prima volta sul canale ufficiale di Leaving the web series, nato su YouTube nel 2011. La prima stagione esce proprio in quell’anno, mentre la seconda viene pubblicata nel 2013, riscontrando un notevole numero di visualizzazioni (72.571 circa). La durata media di ogni episodio è di circa 14 minuti

La serie ha partecipato a prestigiosi festival in Italia, vincendo il Premio Mitreo come miglior serie e ricevendo candidature, sempre come miglior serie, al Roma Web Award e al Roma Web Fest.

Leaving the web series si basa su un racconto avventuroso, a tratti anche surreale, dove sei ragazzi appena diplomati cercano un diversivo che segni la loro maturità, mettendosi in viaggio verso l’Europa. Scelgono come meta della loro avventura Parigi. Qui un incidente fortuito mette in pericolo le loro vite.

Incontrano per la prima volta una signora dal volto crudele, Madame Moire che li mette al corrente di quello che stanno rischiando, ma i ragazzi, segnati da un forte scetticismo, continuano il loro percorso lasciandosi alle spalle questo avvertimento. Una volta recatisi nell’albergo francese si accorgeranno che la signora aveva ragione: una magia aveva fatto si che questi ragazzi non fossero più in Francia, ma bensì in un piccolo paese del sud Italia, precisamente Mesagne.

La location è stata scelta dalla stessa veggente per non destare sospetti e allontanare sempre di più questi ragazzi dalle loro case. È qui che si da il via al vero piano degli antagonisti, che cercheranno in tutti i modi di attirare i ragazzi per rapirli ed ucciderli.

Tutto questo per riportare in vita l’amore ormai perduto di Madame Moire, che affranta dal dolore è disposta a qualsiasi cosa pur di riavere il suo Foster.

Una visione fantasiosa, che apre lo sguardo a quell’incredibile mondo fatto di paure e di tormenti, accentuate nelle figure di alcuni soggetti per definire quegli anni di trasformazioni che rendono tutti, anche i più “forti”, volubili e incerti.

Nella seconda stagione rivedremo tutto questo in un sogno di Johanne che ne scriverà un libro. Cambierà infatti la trama che porta con sé solo gli strascichi della prima stagione. Daniel è il personaggio principale che, rapito da dei massoni, rischia di essere un pericolo per sé e per gli altri. Si scopre che il giovane ha delle doti soprannaturali che, se usate in modo malvagio, possono annientare l’intero sistema solare. Per questo Daniel si ritrova vittima dei suoi stessi poteri e imprigionato da menti perverse che faranno di lui solo una pedina da muovere a proprio piacimento. Quest’incubo verrà fermato dai suoi amici che, non aspettando l’intervento della polizia, si metteranno a lavoro come una vera e propria squadra di investigatori riuscendo a rintracciare l’amico e forse a salvarlo.

Le due storie si intrecciano in modo affascinante tenendo gli spettatori incollati allo schermo.

I personaggi di Leaving sono molto diversi tra loro, come a rappresentare la moltitudine di atteggiamenti che un adolescente abitualmente assume in un periodo di turbamenti e confusione. Ma tutto si unisce in un corpo solo quando questi ultimi fanno squadra e cercano di andare avanti senza perdersi mai di vista.

  • Luca Radeglia nel personaggio dinamico di Anthony, rappresenta la spensieratezza, l’anima bambina che ancora non ha deposto i giochi. Un personaggio al limite tra cartone animato e la realtà, che nella seconda serie diviene un investigatore serioso, che non rinuncia mai al sorriso.
  • Marco (Antonio Tocci) è l’incarnazione del pensiero dell’italiano medio adolescenziale. Parte per la prima volta da solo, portandosi appresso un mix di paure legate al fatto che si ritroverà senza la sua famiglia, ma proprio come un bravo italiano fuori sede, passati i primi momenti di smarrimento, riesce con regolarità ad affrontare i propri timori. È il personaggio lineare della serie, il riflessivo, che ad ogni problema si chiede se si stia facendo la cosa giusta.
  • Stefano Simone è Daniel, il più intelligente del gruppo, quello che in ogni situazione trova una spiegazione scientifica (e anche abbastanza logorroica) degli avvenimenti. Il suo motto è: “se non si dimostra scientificamente, non esiste!”; eppure, nella seconda stagione, nella quale sarà il protagonista principale, proprio tale motto viene sfatato da una banda di massoni che lo vuole usare per conquistare il mondo.
  • Daniela Capristo è Katy, il personaggio “a tutto tondo” della serie. È quell’amica su cui tutti contano, non dice mai di no ed è la persona più solare ma anche più paurosa della serie. Il suo personaggio è onnipresente in tutte e due le stagioni ed il suo volto e l’accento brindisino la contraddistinguono.
  • Valentina Iaia è Johanne, ma nella vita Valentina è anche una cantautrice, infatti troviamo la sua firma anche nella sigla. Nella serie ha un ruolo chiave: crea legami al di fuori della storia principale, crea amori e parla con le amiche. Johanne rappresenta la parte adolescenziale di noi che crede nei propri sogni, scrive nei diari che diverranno libri. La parte più apprezzabile di questo personaggio è la capacità intuitiva nel sentire “l’odore di bruciato” molto prima degli avvenimenti.
  • Phoebe è Clarissa Perrucci, nella prima stagione sarà la seguace della Maga Madame Moire (l’antagonista). Nella seconda, invece, diverrà protagonista prendendo parte al gruppo di amici e diventando uno degli elementi principali.
  • Monica è l’attrice Chiara Marini, antagonista con Phoebe nella prima stagione e protagonista, come quest’ultima, nella seconda. Lei, incarna il sentimento dell’invidia, interpretando, quella dura lotta che fanno le ragazzine per sembrare “le migliori” con un filo di presunzione che la porterà spesso nella prima stagione a scontrarsi con le sue colleghe di “lavoro”.

Foster (Gianbattista Germanotto). L’amore che Madame Moire vuole riportare in vita con tutte le sue forze a scapito dei sei giovani. Questo personaggio inquietante personifica le paure, in particolare quella di non riuscire a vivere la propria giovinezza conscio del tempo che passa. Ed è proprio questo, quello che accentuerà la sua cattiveria fino a pensare di sacrificare i cinque ragazzi per riscattare la propria anima dal male e tornare in vita.

La sigla apre la prima stagione nel primo episodio, mentre nei seguenti avremo solo una sequenza riassuntiva che dura in media un minuto e dieci secondi e che cambia nella seconda stagione. La sigla si apre con un’immagine sfocata che, schiarendosi, mette in luce un ragazzo seduto su di un marciapiede che apre la cerniera della custodia della sua chitarra elettrica, tutto questo sotto gli occhi di Johanne che guarda da un terrazzo. Estratta la chitarra, le mani del chitarrista danno inizio ufficialmente alla sigla.

Molto interessanti sono le indicazioni che si intravedono nell’inquadrature della sigla, come il frame in cui c’è Daniel seduto su di una panchina con un cubo di Rubik che muove in modo veloce, ad indicare l’intelligenza innata del personaggio. Un passaggio fondamentale arriva quando si vede Anthony entrare nell’auto lasciando intravedere dallo specchietto Monica, che è una delle antagoniste che cercherà di rapirlo.

La sigla continua, poi, con una successione di immagini in cui tutti i protagonisti maneggiano un telefonino come ad indicare uno scambio di informazioni tra di loro. A questo punto la telecamera, in movimento, accompagna i personaggi principali fino a lasciare spazio al logo della serie, una scritta di colore bianco su uno sfondo nero, che si compone sullo schermo da sinistra verso destra, componendo la parola Leaving che rimane per circa un paio di secondi sullo schermo fino a scomporsi da destra verso sinistra.

Nella seconda stagione il primo episodio si apre con un recap che racchiude l’intera stagione precedente. La sigla cambia e aggiunge alle immagini dei personaggi il nome degli attori, cambiando anche i frame che li caratterizzano.

La sua evidente serialità forte sviluppa la trama all’interno delle intere stagioni.

Il montaggio è alternato e discontinuo. cioè si alternano le inquadrature di più eventi che convergono in uno stesso spazio, trasgredendo le regole della continuità classica.

Le riprese hanno uno stacco non fluido ma preciso e netto.

I colori che si usano per tutta la serie sono abbastanza scuri soprattutto nella prima stagione ad indicare quell’aria di mistero che avvolge i personaggi.

Significativo è anche la scelta delle musiche di sottofondo che sono inerenti al tema (tutti pezzi inediti).

La regia punta a delle riprese semplici basate sui primi piani e sui dialoghi con dei passaggi lunghi accompagnati spesso da sfocature di colore bianco.

Essendo una serie web di tipo fantasy il linguaggio nella serie è molto semplice e informale, anche se in alcuni momenti c’è l’impressione che un lessico più ricercato avrebbe contribuito ad attirare una fascia di pubblico maggiore.

La poca preparazione a livello di dizione lascia notare le loro cadenze brindisine che non recano affatto un danno alla serie, anche perché dà maggior colore ai dialoghi.

Lo slang giovanile è molto presente, soprattutto per dare forza ad alcuni discorsi.

Il target in uso non è alto, infatti, non sono inserite nel testo citazioni o riferimenti di altri libri.

La figura del narratore è presente sia nella prima che nella seconda stagione attraverso l’uso di flashback e flashforward. Nella prima stagione infatti, i protagonisti stessi, narravano con una voce fuori campo, (con un narratore interno) mentre nella seconda stagione il narratore è esterno.

 

Silvia Candita (autrice); revisione a cura di Andrea Martina

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