White collar

White collar

Per risolvere i crimini peggiori serve il criminale migliore. (Tagline della serie)

White collar è una serie televisiva trasmessa negli Stati Uniti a partire dal 2009. È ideata da Jeff Eastin e prodotta dalla Fox Television Studios. La serie unisce elementi dei polizieschi, delle commedie, delle serie drammatiche e del romanzo sentimentale. Della serie sono state registrate 6 stagioni per un totale di 81 episodi da circa 45 minuti l’uno. La prima messa in onda si è avuta sulla rete televisiva Usa Network il 23 ottobre 2009. In Italia, la prima stagione è stata trasmessa inizialmente da Fox Crime dall’8 aprile 2010 (dalla seconda stagione, la serie viene data sull’ammiraglia Fox), mentre in chiaro la serie è stata trasmessa su Italia 1.

White collar è una serie che, sebbene ambientata nel presente, ricorda un po’ telefilm d’altri tempi. Sarà il look gentile del protagonista o l’onestà che persino un ladro può dimostrare di possedere, ma la prima impressione che comunica è che a tutti può essere data una seconda possibilità. La serie narra le vicende di Neal Caffrey, un giovane e abilissimo ladro e falsario che, dopo tre anni di inseguimento, viene finalmente arrestato dall’FBI. Ad acciuffarlo è Peter Burke, un agente federale impiegato nella sezione White Collar Crime Unit, una divisione antifrode del Bureau incaricata di risolvere crimini non violenti come truffe, furti, falsificazioni. Pur di non rimanere in carcere e per cercare Kate, la ragazza che ama ma della quale ha perso ogni traccia, Neal propone a Peter un patto: lo aiuterà a catturare i criminali in cambio della libertà. Dopo qualche esitazione, Burke accetta, convinto che l’esperienza di Caffrey potrà realmente tornargli utile. Attraverso la cattura di alcuni famosi truffatori, Neal assicura a Peter che non cercherà di fuggire. Non saranno poche, però, le tentazioni che dovrà ignorare per non ricadere nelle vecchie abitudini; e Peter, d’altro canto, non riuscirà a fidarsi totalmente di lui. Inizia, così, una collaborazione non convenzionale ma decisamente di successo. La serie ha sul web un notevolissimo numero di siti fan club dedicati, forse più interessati al fascino di Neal Caffrey che alla produzione in sé, un uomo «bello in un modo che sfiora la perfezione» [1]. Quello che piace ancora di più è l’alchimia tra Neal e Peter, amici e nemici, con un rapporto a metà tra padre e figlio e gatto e topo. Questo fa sì che la serie risulti piacevole, scorrevole senza essere banale o ripetitiva e riesca abilmente ad uscire dai canoni del classico poliziesco, pur mantenendo una crime-story in piena regola. White collar regala irresistibili risvolti comico-sentimentali associati alle storie personali dei personaggi che fanno da sfondo ad ogni singolo episodio, come la vita coniugale di Burke, sposato con la bellissima Elizabeth, o la disperata ricerca di Neal dell’amata Kate [2], o il rapporto del protagonista con Mozzie, un suo amico truffatore dalle mille e uno risorse. Il telefilm, spesso, si muove con l’animo delle commedie più che dei polizieschi, complici sicuramente le caratteristiche di Neal: bello, bravo, furbo, fedele alla propria donna, con fascino e charme da vendere, impeccabile nel vestire e contrario alle armi, abile nel manipolare le persone e a volgere a suo favore ogni situazione. Non vanno, però, trascurati gli altri personaggi, partendo proprio da Peter – un uomo che non riesce a farsi odiare – e i due principali comprimari, Mozzie ed Elizabeth: il primo si pone come spalla ideale, ruba la scena quel tanto che basta per non fare semplicemente una comparsa; la seconda, con i suoi modi gentili e la sua fiducia nel prossimo, diventa davvero adorabile senza mai eccedere nel melenso. La serie non ha vinto premi, ma ha ricevuto numerose nomination, tra cui figurano due People’s Choice Awards, un Artios Award, un Naacp Image Award e un Young Artist Awards.

Neal Caffrey (Matt Bomer) è un qualificatissimo ladro catturato dall’FBI. Per ridurre la sua pena, decide di mettere al servizio della legge le sue conoscenze, in modo da arrestare i truffatori. È espertissimo di arte, storia, vini, gioielli, dipinti, teatro e opera. È sentimentalmente legato prima a Kate Moureau (Alexandra Daddario), arrivando addirittura a fuggire di prigione ritenendola in pericolo, e poi ad Alex Hunter (Gloria Votsis), l’unica donna in grado di raggirarlo. Peter Burke (Tim DeKay) è l’agente che lo arresta e che lo prende sotto la sua custodia. È sposato da dieci anni con Elizabeth (Tiffani Thiessen), una donna tenerissima e con un notevole intuito che sarà spesso utile per risolvere i casi del marito. Mozzie (Willie Garson), truffatore e amico intimo di Neal, ha moltissimi contatti e infinite risorse ed aiuta, tra una truffa e l’altra, le indagini di Neal e di Peter. Infine, gli agenti speciali Diana Berrigan (Marsha Thomason) e Clinton Jones (Sharif Stkins) costituiscono il braccio destro di Peter nella squadra White Collar Crime Unit.

White collar segue le procedure di un normale poliziesco, in quanto di volta in volta la coppia deve sventare truffe o recuperare reperti (senza spargimento di sangue o di cadaveri, come avviene negli altri polizieschi), secondo il principio, prima esplicito e poi sempre più implicito, per cui se non risolvono il caso Neil torna in prigione. Lo schema degli episodi è lineare ed abbastanza frequente: la truffa è poco più che un pretesto; spesso è già avvenuta o i protagonisti la devono sventare incastrando il colpevole la cui identità non di rado è nota fin dall’inizio, il che è piuttosto atipico anche per il genere dei “procedurali”. Altra caratteristica insolita è che in White Collar viene abbandonata l’aura noir tipica dei gialli, in favore di una luminosità che viene irradiata a partire dagli occhi e dal sorriso di Neal. Esiste anche un’esile trama orizzontale (le prime stagioni ruotano attorno alla ricerca di Kate, la ex ragazza di Neal, la terza vede i due protagonisti cercare separatamente un tesoro). Gli episodi scorrono con piacere, ma non con quella tensione che ci si aspetta da un poliziesco. Solo la colonna sonora, che comunque non spicca, prova a conferire la giusta intensità al dramma del momento. Il ritmo degli episodi è ben scandito in funzione dei blocchi pubblicitari, previsti intorno ai minuti 20 e 30. Si inizia con un teaser di 5-6 minuti che introduce l’episodio.
Sigla. White collar, durante il corso delle stagioni, ha modificato più volte la sigla iniziale. Solo durante la prima stagione sono andate in onda ben tre sigle diverse: una dal secondo episodio fino al settimo, un’altra ha aperto solo l’ottavo e il nono episodio e, infine, una terza mandata in onda dal decimo episodio della prima stagione fino alla fine della seconda. Con l’inizio della terza stagione la sigla è cambiata nuovamente. La prima sigla dura poco più di dieci secondi e si apre con un panoramica dall’alto del ponte di Brooklin e di alcuni dettagli di Manhattan. Gli unici due personaggi presentati sono Neal e Peter, attraverso l’uso di scene rispese dagli episodi. Lo schermo è stato diviso in due o più parti, a seconda dell’inquadratura, con l’ausilio di linee verticali e orizzontali che formano delle figure nelle quali vengono proiettate altre immagini, sempre inerenti al personaggio presentato in quel momento. Non sono presenti titoli di testa se non, alla fine, il solito «Created by». L’unica altra scritta inserita è quella del titolo della serie che, una lettera alla volta, si completa al centro dello schermo. Come vedremo, la seconda sigla cambia in maniera abbastanza netta rispetto a quella appena analizzata, mentre ha con la terza sigla differenze solo di tipo musicale. Infatti, entrambe hanno la stessa struttura: sfondo bianco, schermo diviso in più parti con la tecnica delle tendine che presentano, in ordine di comparsa, Neal, Peter, Elizabeth e Mozzie. Anche questa sigla non ha titoli di testa e le uniche scritte si riferiscono al titolo della serie e al creatore. L’unico elemento che distingue le due sigle è il tema musicale, simile ma non identico. Infine, analizziamo la quarta sigla, quella della discordia: andata in onda solo per cinque episodi, i fan sin da subito non hanno apprezzato il nuovo prodotto, tanto che questo ha spinto Easton a bandire un sondaggio online in modo tale che fossero gli spettatori stessi a decidere la nuova sigla di White collar. Questa sigla è costruita sempre attorno ai toni del bianco e si affida alle tecniche del digitale per ricostruire una sorta di museo in cui sono appesi i quadri con le foto dei protagonisti e, vicino a questi quadri, sono presenti degli oggetti che li rappresentano: bracciale alla caviglia e cappello per Neal, pistola e manette per Peter. Gli altri personaggi (oltre ad Elisabeth e a Mozzie, in questa sigla sono state inserite anche Diana e Sara) sono presentati solo attraverso i quadri, senza oggetti caratterizzanti. L’ultima tela inquadrata è quella con il titolo della serie ed è staccata dalla parete da due mani, per mostrare il frame finale: la scritta «Created by Jeff Easton» sul muro. Jeff Easton ha apprezzato la sincerità dei fan nell’esprimere il loro parere rispetto a questa nuova sigla e ha affermato «Dove sarebbe Neal Caffrey se nessuno gli avesse dato una seconda possibilità? La nostra nuova sequenza d’apertura è stata oggetto di accesi dibattiti con opinioni di ogni tipo. Noi rispettiamo le opinioni dei nostri fan e non potevamo pensare a un modo migliore per premiare la loro dedizione coinvolgendoli in questa decisione» [3]. La sigla vincitrice è stata svelata durante la messa in onda del settimo episodio della terza stagione. Ogni episodio si traduce in questo breve schema: truffatore/falsario/ladro da arrestare – pretesto per incontrarlo (festa, compravendita, etc.) – momento di pericolo per Neal o per Peter – arrivo dell’FBI – manette al colpevole – tag finale avente come obiettivo un lieto fine della puntata oppure l’attivazione della serialità sopita. La serie ha un buon ritmo, una bella fotografia, delle idee consapevolmente di riuso e un’ottima alchimia tra tutti gli attori che continuano ad avere lo stesso comportamento, senza evolvere, proprio per la riuscita delle loro intenzioni: in White collar il lieto fine è sempre assicurato e i “cattivi” cadono in trappola. Per cambiare scena vengono molto spesso utilizzate delle immagini della città di New York (dove la serie è ambientata) in time-lapse o in alternativa degli effetti di montaggio perfetti per passare da una situazione ad un’altra. L’episodio è comunque scandito dal montaggio alternato tra le avventure di Neal e di Peter e si conclude sempre con i titoli di coda sullo stesso tema musicale finale.

White collar è una serie che non punta molto sulla complessità dei dialoghi, sulla costruzione delle battute, ma cerca di appassionare lo spettatore più per lo stile e per le storie che di puntata in puntata sono narrate.
Due fattori rendono la serie interessante agli occhi degli spettatori: la struttura narrativa che fa di White collar un poliziesco sui generis e il rapporto tra i due principali protagonisti della serie, Neal e Peter.
Non ci sono dialoghi particolarmente profondi o articolati, solitamente le conversazioni sono formate da affermazioni a cui ne seguono altre, o da domande alle quali seguono delle risposte o, ancora, da interrogatori: questo tipo di struttura rende la comunicazione molto rapida e dinamica, dando l’impressione di trovarsi di fronte a dei dialoghi non preparati, ad un vero scambio di battute.
Un elemento frequente è la crescita progressiva del ritmo nel momento in cui la squadra è vicina alla soluzione del caso: in ogni puntata c’è un punto di non ritorno durante il quale qualcuno, solitamente Neal, ha una sorta di illuminazione che gli consente di capire chi è il ladro o dove si nasconde o quale sarà la sua prossima mossa. In questi casi, spesso è l’intero gruppo che dà un contributo pronunciando una battuta a testa con un ritmo sempre più incalzante. In questo modo, il pathos aumenta, portando lo spettatore ad un livello d’interesse sempre maggiore. Ecco un esempio estrapolato dal quarto episodio della seconda stagione:

[Diana] Ok, Navarro ti cerca, hai una ventiquattrore piena di soldi e devi sparire. Tu che fai?

[Neal] Ragazzi… Per prima cosa mi libererei di telefono e carta di credito.

[Peter] E lo ha fatto.

[Clinton] Salterei su un aereo.

[Neal] Lì la sorveglianza è stretta. Se paghi il biglietto in contanti, sollevi dei sospetti. Il pullman è rischioso: la gente si ricorda di te se ci stai troppo.

[Mozzie] E le stazioni di autobus sono il primo posto in cui attaccate i manifesti dei ricercati.

[Peter] In treno non va bene: sei bloccato se ci sali.

[Neal] A meno che non sia bravo nel salto con capriola.

[Diana] Io userei la macchina. Però Tommy non ce l’ha.

[Clinton] Le limousine della società sono tutte nel parcheggio.

[Mozzie] Puoi rubarne una, ma è rischioso.

[Neal] Coi contanti non puoi neanche noleggiarle.

[Peter]  Contanti? Se avesse preso un taxi?

[Neal] Con un bel po’ di grana attraversi qualche confine!

[Peter] Diana, verifica aeroporti, pullman e stazioni ferroviarie!

In alcune puntate sono state utilizzate scritte non diegetiche, non legate cioè al mondo della narrazione ma al mondo di chi guarda. Ad esempio, nel pilot, dopo l’evasione di Neal, si ha un fermo immagine sul suo volto e compaiono lateralmente delle scritte, una sorta di carta d’identità del personaggio:

Neal Caffrey

Convinced: Bond Forgery

Souspect: Couterfeiting (le parole che seguono appaiono tutte in successione, una dopo l’altra); Security fraud; Art Theft; Racketeering.

Poco dopo anche l’agente Burk è messo in fermo immagine, questa la sua descrizione:

Peter Burk

F.B.I

White Collar Crime Unit, NYC

Nell’episodio 3,7 le scritte non diegetiche sono usate per tenere il conto delle folli spese di Neal e Sara, sulle tracce di un hacker che ha derubato una banca. Neal per farlo uscire allo scoperto assume la sua identità e inizia a spendere tutti i suoi soldi:

Augusta Westland

AW 139 Helicopter:

$ 20,000,000

x4

Total: $ 80,000,000

S&G

Jeweels

$ 388,380

x3

Total: $ 1,165,140

Seguire una serie come White Collar non richiede allo spettatore particolari doti intuitive o una forte concentrazione, in quanto, pur essendo presenti elementi che rendono la serie di qualità (basti pensare a tutti i nomi di artisti che vengono citati, alle marche di abiti e oggetti lussuosi, o alle procedure specifiche da seguire), l’elemento portante resta comunque l’intreccio narrativo, differente dai soliti polizieschi perché più immediato.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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