Weeds

Weeds

[Shane] Quando torna la mamma?[Andy] Non lo so. È andata a un appuntamento di lavoro.[Shane] È in giro a vendere droga, vero?[Andy] No… Sì! Sta vendendo droga! Tua madre è una spacciatrice!

 

Weeds è una commedia nera ideata da Jenji Kohan (co-autrice anche di Sex and the City, Una mamma per amica e Will & Grace) e prodotta da Tilted Productions in collaborazione con Lionsgate Television. È andata in onda per la prima volta in America sulla rete televisiva Showtime il 7 agosto 2005. Lo stesso network ha annunciato che l’ottava stagione, andata in onda nel 2012, sarebbe stata l’ultima. Sono stati registrati in totale 102 episodi da 25 minuti ciascuno. In Italia, le prime due stagioni sono state trasmesse da Rai 2 a partire dal 19 ottobre 2006. Dopo una pausa di circa due anni, Weeds è stata spostata sul digitale terrestre, canale Rai 4, che detiene i diritti. Dopo aver bloccato la trasmissione alla quarta stagione, la messa in onda delle stagioni successive è ripartita il 2 maggio 2013.

Weeds è ambientato, per le prime stagioni, ad Agrestic, un’immaginaria cittadina della California dove molti dei cittadini sono impegnati nella diffusione e nel consumo di marijuana (weeds vuol dire appunto ‘erbacce’) svelando i piccoli e non limpidi segreti che si celano dietro i prati incontaminati e le lucide porte serrate delle case in questa comunità.
La storia ruota intorno a Nancy Botwin, una giovane madre di due figli – uno di dieci, l’altro di quindici anni – il cui marito muore improvvisamente senza lasciarle denaro. Nancy decide di mantenere il proprio stile di vita improvvisandosi spacciatrice di marijuana, incoraggiata dalla risposta della clientela nella tranquilla cittadina californiana. Trova, però, sin dall’inizio, grandi difficoltà, ma grazie ad amici, all’occasionale protezione dei boss e a molta fortuna, Nancy riuscirà ad avere l’esperienza giusta per diventare la miglior fornitrice di erba di tutta la città. Più gli affari diventano grossi, più richiede l’aiuto delle persone che le stanno intorno, dal commercialista al cognato e ai figli.
Weeds è una serie politicamente scorretta, nel linguaggio molto crudo e nel tema trattato, che critica ruvidamente il bigottismo, George W. Bush e il fondamentalismo religioso cristiano.
Probabilmente, quello che più fa affezionare gli spettatori è il carattere di Nancy, definita più volte nel corso della serie «una donna con le palle»: parte sommessa, venendo calpestata da tutti, per poi tirar fuori la grinta diventando sempre più cattiva, ma mantenendo un preciso codice morale, che spesso va contro le norme della società.
La rivista Slate ha dichiarato che Nancy Botwin è uno dei migliori personaggi televisivi degli ultimi anni [1]: una mamma di 45 anni molto sexy, che ne dimostra venti di meno, che non si tira indietro davanti al confronto, al sesso e che, nonostante le difficoltà del lavoro, è preoccupata della crescita e dell’educazione dei suoi figli.
L’ideatrice Jenji Kohan ha tentato di lanciare la serie su HBO, ricevendo, però, un rifiuto. Invece l’episodio pilota ha raggiunto il record di audience sul canale Showtime e per tutto il primo anno ha avuto ascolti altissimi. Purtroppo le ultime due stagioni sono state fortemente attaccate dalla critica, che le ha ritenute sciatte e prive di mordente [2]. La trama, infatti, si è distaccata con decisione da quella delle prime stagioni, caratterizzate da un umorismo sfacciato ma ricercato, per degenerare verso un’entropia narrativa che ha di fatto cristallizzato le vicende in una spirale che costringe Nancy Botwin a dover ricominciare ogni volta dall’inizio. L’azione si sposta addirittura al confine con il Messico (trasferendosi prima da Agrestic a Ren Mar, una fittizia contea di San Diego, poi a Seattle, Michigan, Connecticut e Copenaghen, per poi finire a New York) e la critica all’ipocrita borghesia americana è stata soppiantata da trafficanti messicani e sparatorie, rendendo forse più movimentata la sceneggiatura, ma decisamente meno sottile il messaggio [3].
Nonostante le ultime due stagioni non abbiano rispettato le aspettative dei fan, la serie ha avuto numerose nomination vincendo due Satellite Awards, un Golden Globe Awards, un Writher Guild of America Awards, un Young Artist Awards e due Emmy Awards.
Numerose guest star hanno prestato la loro partecipazione alla serie, come Alanis Morissette, Snoop Dogg, Linda Hamilton, Albert Brooks e Larry Joe Campbell (Andy di La vita secondo Jim).
Il 7 agosto 2007 è uscito un libro pubblicato da Simon Spotlight intitolato In the Weeds: The Official Guide to the Showtime Series by Kera Bolonik, che riporta interviste al creatore dello show, agli sceneggiatori e al cast, oltre alle curiosità e ai dietro le quinte. Purtroppo non è mai stato tradotto in italiano.

La serie, nel corso delle otto stagioni, ha visto continui cambi netti del cast, dovuti alle modifiche apportate alla location. Sono solo cinque gli attori rimasti in tutte le stagioni; importanti personaggi della serie, che probabilmente avrebbero meritato fine migliore, si sono persi.
La protagonista principale è Nancy Botwin (Mary-Louise Parker), una casalinga rimasta vedova che si improvvisa spacciatrice. È istintiva, affettuosa e non ha paura di prendere decisioni, purché non mettano a repentaglio la vita della sua famiglia. Ha due figli (ne nasce un terzo nella quinta stagione): il più grande è Silas (Hunter Parrish), un adolescente molto spigliato, soprattutto con le ragazze, che segue le orme della madre: diventerà rivenditore e poi coltivatore di cannabis. Il figlio più piccolo, Shane (Alexander Gould), è molto intelligente ma poco socievole e questo lo porterà ad avere problemi psichici.
Durante la maggior parte degli episodi, la famiglia vive con Andy Botwin (Justin Kirk), il cognato di Nancy. Quando arriva ad Agrestic è solo uno scansafatiche amante del divertimento ma, vivendo insieme alla famiglia, tirerà fuori il suo lato paterno.
L’ultimo protagonista di tutte le stagioni è Doug Wilson (Kevin Nealon): inizia la serie come commercialista e consigliere comunale della città, ma, quando la sua carriera precipita, Doug diventa uno sbandato che aiuterà la famiglia Botwin nella vendita della marijuana e la seguirà nei suoi spostamenti.

Ambientata inizialmente in una piccola realtà cittadina caratterizzata dall’idea «tutto stile e nessuna sostanza» [4], Weeds ha una struttura particolare in cui non vi è verticalità, ma un’orizzontalità perpetuata nel corso delle stagioni, che diventa in un certo senso verticalità essa stessa. Ogni 2-3 stagioni ritroviamo il classico incipit di serie, dove Nancy ha perso tutto e deve ricominciare da capo. Questo, all’occhio dello spettatore attento, è fin troppo evidente e, piuttosto che essere una strategia narrativa, suona come un’ammissione non tanto velata che gli anni per Weeds si fanno sentire e le buone idee scarseggiano. Anche i cambi di location, in realtà, ripropongono per molti versi le stesse intuizioni delle passate stagioni.
In ogni caso, non si può stabilire uno schema fisso per questa serie, in quanto la storia è raccontata come un’unica sequenza in cui i titoli di coda hanno il solo scopo di mettere in pausa la narrazione.
L’episodio si apre con un breve riassunto iniziale ad opera del montatore, senza cioè la voce extradiegetica del narratore, e dopo parte la sigla.

Sigla. La sigla di Weeds presenta un livello molto alto di connessione tra immagini e colonna sonora.
La canzone Little Boxes, scritta nel 1962 e cantata da  Malvina Reynolds [5], ha un testo che si sposa benissimo con la struttura delle immagini, in quanto la canzone narra la storia di tante «piccole scatole» di diversi colori ma tutte uguali e della gente che abita queste piccole scatole. In questa piccola cittadina (che dalle immagini ricorda la Wisteria Lane di Desperate Housewives) tutti gli abitanti sono stati all’università e sono diventati dottori e avvocati; i bambini sono tutti destinati ad un futuro già scritto che prevede scuola-campo estivo-università-lavoro-famiglia.
Il testo della canzone e il suo significato si rispecchiano alla perfezione nelle immagini della sigla. Essa si apre con la scritta «Showtime presents» bianca su sfondo nero, la quale lascia subito spazio prima ad un’immagine che appare come una piantina su cui sono disegnate due case viste dall’esterno, la planimetria di una terza casa e la scritta «Agrestic. Luxury Homes», poi ad una sorta di cartina geografica sulla quale iniziano a comparire in sequenza e in perfetto ordine alcune case che, riprese dall’alto, sembrano delle piccole scatole. Successivamente le immagini portano lo spettatore ad Agrestic, luogo nel quale si svolgerà la vicenda. In questa cittadina, però, tutto è monotono e ripetitivo e la sigla rende benissimo l’idea, mostrando auto tutte uguali che passano davanti a una grande fontana sulla quale è inciso il nome della città. La sigla continua con immagini di uomini che fanno footing tutti vestiti allo stesso modo, di bambini che escono dall’autobus in fila indiana e con indosso la stessa divisa, di uomini in pantaloni neri, camicia bianca, cellulare in una mano e caffè nell’altra che escono dalla stessa caffetteria, di una serie di suv identici che lasciano i parcheggi delle loro case tutti nello stesso momento e, infine, di donne che corrono, anch’esse tutte vestite allo stesso modo.
Il frame finale è un’inquadratura del pavimento sul quale, all’interno di un ovale, sono incisi il logo della serie e la scritta «created by Jenji Kohan». Infine, sulla destra dello schermo, compare l’ombra di una foglia di marijuana.
La peculiarità di questa sigla consiste nel fatto che nella seconda e nella terza stagione, in ogni episodio, c’è una cover version della canzone Little Boxes, cantata ogni volta da un artista diverso, tranne nella puntata finale della seconda stagione, in cui torna Malvina Reynolds.
A partire dalla quarta stagione, la versione di Malvina Reynolds apre il primo episodio, mentre negli altri i titoli originali e la musica sono sostituiti da un breve filmato, diverso per ogni episodio, che riguarda la trama o qualche scena che sarà mostrata in seguito nell’episodio.
Nell’ottava stagione, la sigla torna alle origini, con la canzone di Malvina Reynolds, ma le immagini che accompagnano la musica sono del tutto cambiate: la camera inquadra una mano che, con un pennarello nero, disegna i fatti più salienti di tutta la serie, dalla prima all’ultima stagione, regalando allo spettatore una sorta di riassunto a fumetti.

Caratterizzata da un buon ritmo, bei dialoghi, trovate folli e umorismo spesso grottesco, Weeds è definita da Wikipedia una «commedia nera», ma, col passare delle stagioni, l’umorismo nero cede il posto al realismo, lasciandosi alle spalle una serie che non fa – e probabilmente non vuole fare – ridere.
Weeds si ispira a serie come The Shields e I Soprano, dove il cattivo è il protagonista. Quello che più colpisce, qui, è l’evoluzione dei personaggi, partendo dal figlio più piccolo, Shane, che è ancora un bambino quando inizia la serie, ragion per cui risulta chiaro che la sua formazione è in divenire. Ma non si può dire lo stesso di Nancy, una donna costretta a ricominciare ogni volta dall’inizio, trovando il coraggio di reinventarsi e diventando, così, da madre e casalinga, una perfetta trafficante di droga.
O, ancora, colpisce la regressione di Doug Wilson, da affermato commercialista e consigliere comunale a sbandato coltivatore di marijuana. La caratterizzazione psicologica che si evince nel corso della serie permette, quindi, di classificarli come personaggi a tutto tondo, contrastati e modificatori della realtà circostante.
La regia è molto attenta a non svelare mai troppo. Molto usata la camera a mano, ma senza esagerare con il tremore. Le riprese dei dialoghi sono fatte per lo più a mezzo busto, in modo da non coprire mai totalmente la scena e, se presenti, i personaggi secondari circostanti.
I flashback, seppur rari, sono ottenuti attraverso la riproduzione di vecchie registrazioni.
Gli effetti speciali sono ridotti ai minimi termini; spicca la sovrapposizione digitale della scritta Agrestic, sostituita dall’ambientazione originale reale situata in Stevenson Ranch, una zona periferica di Santa Clarita Valley, in California [6].
La colonna sonora si avverte molto, è sapientemente curata da Brandon Young Jay e Gwendolyn Sanford e vanta nomi di spessore e generi che spaziano dal pop-rock di Elvis Costello al rap di Snoop Dogg che, tra l’altro, ospite della serie, canta Smoke Weed Everyday.

Se in una serie come Breaking Bad lo scenario è in un certo senso speculare alla narrazione della storia, tanto da esserne un fattore fondamentale, l’ambientazione di Weeds sembra più pronta per una puntata di Desperate Housewives. Ma è proprio questo che rende interessante la serie, il fatto che, nonostante le apparenze, dietro ogni personaggio c’è sicuramente un segreto più o meno scabroso da nascondere.
Che Weeds sia una serie politically uncorrect lo si capisce sin dalla prima puntata e non solo perché racconta le vicende di una madre che, per tirare su la famiglia, pensa bene di diventare la più grande spacciatrice di marijuana della città. La serie, infatti, presenta sin da subito un linguaggio esplicito e molto forte, adatto sicuramente ad un pubblico di soli adulti, e spesso anche i bambini hanno un linguaggio non propriamente consono alla loro età. Oltre al turpiloquio, il fattore linguisticamente più interessante è il “come” vengono affrontati i temi, per così dire, pericolosi.
Gli argomenti trattati spaziano dalla politica al sesso e alla religione, dal razzismo all’importanza di apparire.
Per quanto riguarda la politica, molti sono i riferimenti a Bush e alle sue decisioni da presidente: a volte le critiche sono più velate, altre, come il dialogo riportato sotto, molto più esplicite. La scena in questione vede come protagonisti Doug e Andy: quest’ultimo ha appena ricevuto la chiamata alle armi e deve partire per la guerra in Iraq. In realtà, Andy non ha mai voluto far parte dell’esercito, ma anni prima ha firmato per entrare come riserva solo per fare colpo su una ragazza. Non volendo assolutamente partire per la guerra, cerca in Doug parole di conforto e, soprattutto, un piano per disertare; il dialogo, però, avvenuto naturalmente mentre si fuma marijuana, diventa una critica urlata nei confronti dell’allora presidente americano.

[Andy] Senti, io non ci vado in Iraq a combattere una guerra di merda in difesa del petrolio.

[Doug] Una guerra di merda? E l’undici settembre? E l’Iran che ha nascosto i terroristi?

[Andy] Stiamo combattendo una guerra in Iraq, Doug e questi due paesi non c’entrano con l’attentato al Word Trade Center.

[Doug] È vero, ma hanno tutti e due la sabbia!

[Andy] Bush ha invaso una nazione sovrana contro le direttive dell’ONU, è un criminale di guerra e io dovrei diventare uno di quegli imbecilli con la scritta «sono qui per farmi ammazzare» e che poi in pieno deserto saltano in aria in un’autobomba guidata da un ragazzino che ascoltava i Metallica, finché uno dei nostri missili non gli ha buttato giù la casa? No! Non credo proprio!

[Doug] Quelli avevano armi di distruzione di massa!

[Andy] Non avevano armi di distruzione di massa!

[Doug] A no? Beh, fa lo stesso. Senti, devo preparare dell’erba.

[Andy] Nomina una cosa che sia più importante della comune difesa dalla nostra democrazia!

[Doug] Devo preparare dell’erba.

[…][Andy] Ma come fai ad essere così ciecamente a favore di Bush?

[Doug] Perché mi piace sua moglie… Compravo il fumo da lei quando ero studente, era molto buono. Molto buono.

Neanche i politici di casa nostra sono al sicuro dalle battute al veleno di Weeds. Nel dialogo che segue viene menzionato Silvio Berlusconi:

[Shane] Quindi ti fanno dei pompini e in cambio tu non le arresti? Credo si chiami estorsione!

[Politico] Ehi, rallenta, puritano. Non è come sembra!

[Shane] Giusto. Aspetta, dove l’ho già sentito? Bill Clinton, Berlusconi, Elliot Spitzer!

Come accennato in precedenza, ad Agrestic le apparenze sono molto importanti, in quanto definiscono la funzione sociale di ognuno dei protagonisti. Per questo non c’è da stupirsi se una donna come Celia Hodes, per punire la figlia, a suo parere grassa e colpevole di aver mangiato di nascosto cioccolato e caramelle, decide di scambiare il cioccolato con del lassativo. L’obiettivo di Celia era quello di provocare un piccolo disturbo intestinale per spaventare la figlia, ma purtroppo la bambina ha un attacco di dissenteria a scuola e per questo è presa in giro dai compagni.
Di seguito il dialogo tra Celia e Dean, padre della bambina:

[Celia] Cerchiamo di non farne un dramma.

[Dean] I suoi compagni la chiamano “la cagona”!

[Celia] È sempre meglio che “palla di grasso”!

[Dean] Come hai potuto fare una cosa del genere?

[Celia] Scusami. Scusami perché voglio che mia figlia sia magra cosicché il mondo sia ai suoi piedi. Lo so che tu pensi che sia bella, ma qui siamo in America ed è dura e crudele la vita per le ragazze grasse!

Nei frequenti scambi di battute tra bianchi e neri presenti in Weeds, spesso sono proprio i protagonisti di colore ad avere delle riserve nei conforti dei bianchi. Ad esempio Heylia, donna di colore di mezza età, che ha «un’azienda di spaccio» si riferisce alla protagonista con questi termini:

[Heylia] Sai, l’altro giorno ho guardato sul dizionario e di fianco al termine “fottuta bianca” c’era la tua foto!

La componente black è molto forte in questo telefilm, tanto che spesso sono i protagonisti bianchi ad assumere un linguaggio ed un atteggiamento da ghetto. La stessa Nancy, ad esempio, nel pilot non ha problemi a definirsi essa stessa «una puttana delle puttane».
Naturalmente, anche il bigottismo religioso è preso di mira. Nell’esempio che segue, il pretesto trovato per poter avere un dialogo sulla religione è dato da Andy, che, appena arrivato in città, mette subito nei guai il piccolo Shane. Quest’ultimo trova una maglietta gialla con il disegno di un uomo in croce e la scritta «Chris died for your sins». Le magliette, però, prodotte da Andy per fare soldi e per lanciare «la moda di Gesù Cristo», a causa di un errore di stampa sono inutilizzabili perché, come afferma lo stesso Andy,  «i cristiani sono privi del senso dell’umorismo. Era meglio il mercato ebraico, almeno loro sanno stare agli scherzi».
Shane, colpito dalla maglietta, la indossa per andare a scuola, dove riscuote grande successo, tanto che il ragazzino pensa bene di chiamare lo zio Andy per fargli portare altre magliette da vendere. Gli affari terminano, però, con l’arrivo del preside. Subito le mamme decidono di riunirsi per discutere dell’accaduto e durante il dibattito si sento frasi del tipo: «Avete visto queste magliette? Le indossano tutti i ragazzi e come cristiana devo dirvi che mi sento profondamente offesa, è una profanazione».
Nancy, ancora ignara del fatto che il venditore di magliette sia suo figlio, cerca, invece, di rimpicciolire la cosa, affermando che si tratti di uno scherzo al quale non dovrebbero dare peso. Ma una delle mamme presenti contrattacca, dicendo che i cristiani non scherzano su «nostro signore Gesù Cristo».
La riunione viene interrotta dal preside che entra in aula con Shane e chiede a Nancy di seguirlo nel suo studio. La donna, appena tornata a casa, si arrabbia con Andy per aver quasi fatto sospendere il figlio e anche questa diventa un’occasione per criticare il comportamento troppo rigido dei cristiani:

[Nancy] Io non credo che Chris sia protetto dalle nostre leggi come culto ufficiale, Andy! Tant’è vero che le mamme cristiane inferocite presenti alla riunione si sentivano molto offese dalle tue magliette.

[Andy] Beh, è una dimostrazione di intolleranza, mi chiedo che cosa farebbe Gesù?

[Nancy] Beh, a parte la spazzatura religiosa, tu non puoi neanche immaginare i salti mortali che ho dovuto fare con il preside per evitare che voi due aveste seri problemi. Per non parlare poi della incredibile quantità di merda che mi riverseranno addosso quelle cristiane bigotte che rivedrò domani.

Alla luce di quest’analisi, appare forse meno assurda la scelta delle emittenti generaliste italiane di riservare alla serie una programmazione notturna e, successivamente, di sospenderne del tutto la messa in onda. Questo tipo di comportamento è perfettamente coerente con il tipo di messaggio rassicurante e familistico che un’azienda come la Rai vuole lanciare. Il “problema” di Weeds dunque non è la storia della protagonista (per quanto sia strano assegnare ad una madre il ruolo della spacciatrice), l’ostacolo maggiore che la serie abbia incontrato nel nostro paese, è, bensì, l’accettazione degli argomenti trattati e, soprattutto, del mondo in cui se ne discute.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

 

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