V

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Ricordate: veniamo in pace. Sempre. (Visitors; 1, 1)


Ventisei anni dopo il successo della miniserie V del 1983, del sequel del 1984 intitolato V-The Final Battle e della serie andata in onda tra il 1984 e il 1985 sulla NBC, è sbarcato sugli schermi televisivi il remake che prende spunto dal lavoro di Kenneth Johnson. La serie sci-fi è stata trasmessa oltreoceano dal network ABC e in Italia a partire dal 2010 su Joi.  Prodotta da Jace Hall, Stee Pearlman (Executive Producer in Once Upon a Time), Scott Rosenbaum (The Shield e Chuck), Jeffrey Bell (sceneggiatore di alcuni episodi di X Files) e Scott Peters (4400), conta due stagioni rispettivamente di 12 e 10 episodi della durata di 42 minuti. Vede tra i suoi interpreti volti noti come Elizabeth Mitchell (Juliet Burke di Lost), Morena Bacarin (Adria in Stargate SG-1), Joel Gretsch (Tom Baldwin in 4400) e Scott Richard Wolf (Jeremy Kates in The Nine). A seguito di diversi rumors su una possibile terza stagione, la ABC ha annunciato l’eliminazione di V dai suoi palinsesti a causa dei bassi ascolti (una media di 5 milioni di telespettatori); la serie rimane così incompiuta e senza un vero finale.

Ventinove astronavi si posizionano su altrettante capitali mondiali creando non poco scompiglio. La nave madre staziona nei cieli di New York e, poco dopo, dalla plancia di quest’ultima, viene trasmesso un messaggio della leader Anna che spiega il motivo della loro venuta: la ricerca di acqua e di un minerale comune sulla terra  in cambio della conoscenza dei V. Erica Evans è un’agente dell’FBI che entra nel gruppo di rivoltosi fino a diventare a sua volta leader della task force denominata V Colonna, che vede nel proprio organico anche alcuni Visitors ribelli che non condividono i piani dell’Alto Comandante V, tra cui Ryan Nichols, Visitor innamorato di un’umana in attesa di una figlia, che sarà la prima ibrida nata dall’unione tra un visitatore e una terrestre. Proprio la piccola ibrida stabilirà un forte legame con Anna, che farà vacillare l’influenza che quest’ultima ha sui suoi simili, i quali non apprezzeranno le debolezze dovute ai sentimenti umani che la loro leader comincerà a provare. L’alieno spesso presenta caratteristiche psicologiche molto diverse da quelle umane. A differenza della complessità degli uomini, esso possiede una «psicologia rudimentale fatta di pulsioni esclusivamente distruttive, oppure l’evoluzione della specie ha ridotto o azzerato la sfera affettiva per privilegiare la razionalità» (Bandirali-Terrone 2008: 322).

La serie ci presenta alieni dalle sembianze umane che consentono di accostare i V all’isomorfo (Bandirali-Terrone 2008: 25), visione degli extraterrestri che si discosta da quella che il cinema e la televisione americana hanno sempre proposto ai loro fruitori, si pensi ad ET o agli alieni di Taken in cui ci troviamo a cospetto di difformi. Le sembianze isomorfiche sono una sorta di “guscio” utilizzato per infiltrarsi e farsi accettare quando si presentano per la prima volta ai terrestri. Sotto le fattezze umane si nascondono in realtà sembianze rettiliane.

La serie tocca tematiche interessanti e attuali come quelle della sanità, argomento molto sentito negli Stati Uniti, che viene menzionato più volte grazie ai centri di cura alieni e la loro tecnologia in grado di guarire sessantacinque patologie gravi, impossibili da curare sulla terra. Questo tema contribuisce a  vedere V come una sorta di allegoria dell’ascesa alla White House di Barack Obama che proprio della sanità fece uno dei punti cardine della sua prima campagna elettorale. La stessa dialettica di Anna ricalca alcuni argomenti cari al presidente americano, come il cambiamento e la speranza. La stessa leader V parla spesso di «accogliere il cambiamento».

Proprio questa intensificazione tecnologica contribuirà a rendere Anna una sorta di messia in grado di ridare la vista ai ciechi, curare il cancro, far camminare paraplegici e porre rimedio a catastrofi naturali.

Questa capacità aliena, unita alla voglia di avere delle risposte, porta all’altro argomento della serie, la religione: con l’arrivo dei Visitors la fede vacilla e le chiese si riempiono di persone. Anzi, sembra di intravvedere anche un’intromissione ecclesiastica nelle decisioni politiche, quando il superiore di Jack invita quest’ultimo a non parlare male dei V durante le omelie, per non compromettere l’avvio delle relazioni diplomatiche che permetteranno ai visitatori di ottenere il visto con il quale potranno girare liberamente per New York.  Per la Chiesa, sembra di capire, l’arrivo degli alieni equivale a più anime da salvare.

Altro tema centrale della serie è quello della manipolazione delle informazioni: la leader Anna sfrutta fin da subito i media per ottenere la benevolenza della popolazione mondiale. Per riuscire nel suo intento la regina aliena utilizza il giornalista Chad Decker, che accetta di “sponsorizzare” i Visitors per dare slancio alla sua carriera. Come lo stesso giornalista ammette, i media hanno il potere di influenzare l’opinione pubblica, quindi Anna non può fare a meno di servirsi di lui. Si pone perciò anche il tema dell’etica in ambito giornalistico che in questo caso viene meno.

Gli umani sono deboli, le loro opinioni sono soggette ai sentimenti, la leader aliena lo sa e sfrutta questa situazione a suo vantaggio. Conosce l’importanza dell’opinione pubblica e sa che bisogna costantemente monitorarla per stroncare ogni resistenza prima ancora che nasca. L’accettazione della presenza dei Visitors può essere vista come la traduzione della teoria secondo la quale il comportamento umano è dato dalla relazione tra la persona e l’ambiente circostante: non sempre le cure sono alla portata di tutti, in particolar modo negli Stati Uniti, e Anna raggiunge la sua massima credibilità quando promette una sanità gratuita nei suoi centri di cura, lasciando la popolazione piacevolmente sorpresa.

Sulla base del pensiero che chi ha un bell’aspetto viene giudicato in modo positivo e quindi che le caratteristiche fisiche siano un indicatore di personalità, gli alieni in questione riescono a fare simpatia alla gente anche per i loro tratti somatici. Lo stesso giornalista Chad Decker chiede ad Anna se esistono Visitors brutti perché quelli che ha avuto modo di vedere sono dotati tutti di un fascino al di sopra della media.

Ci troviamo davanti a due fazioni agli antipodi: i Visitors vs la V Colonna; a manovrare sono due donne, Erica Evans, l’official hero, da una parte, agente dell’FBI e membro della IV Colonna che fin da subito vede con sospetto l’arrivo degli alieni, e  Anna dall’altra, regina dei Visitors e nemesi di Erica, entrambe personaggi attivi con ruoli diversi: se da una parte l’Agente agisce spesso in prima persona anche in collaborazione con gli altri, dall’altra le azioni di Anna sono delegate a chi occupa posizioni inferiori rispetto alla sua.

Se l’alto comandante V lavora per mutare la situazione a suo favore e portare a termine i suoi piani di invasione, diventando un personaggio modificatore, Erica può essere classificata come un personaggio conservatore. A causa del suo lavoro nell’FBI, Erica dovrebbe ricoprire il ruolo del personaggio che cerca la verità e che dà vita ad azioni per difendersi. Per quanto concerne il ruolo del detective «l’estensione ontologica della fantascienza esalta la funzione cognitiva del personaggio, cui spetta di far luce non solo su un caso enigmatico, ma su un intero mondo» (Bandirali-Terrone 2008: 310).

Tyler è il figlio di Erica, classico teenager che non accetta di buon grado i consigli della madre. Il ragazzo fin da subito stabilirà un forte legame con Lysa, la figlia di Anna, e

sarà proprio grazie a lui che la bionda aliena comincerà a provare sentimenti umani.  Se all’inizio Lysa patisce in modo passivo le decisioni della madre, nel corso della seconda stagione subirà una sorta di evoluzione che la porterà a ribellarsi alla sua stessa razza, arrivando a mettere in atto un piano per uccidere Anna.

Marcus è il braccio destro di Anna e secondo in comando, in precedenza alle dipendenze di Diana. Sembra essere immune al Bliss della sua regina.

Jack Landry è un ex cappellano militare, parroco della chiesa di St. Josephine. Se Marcus è il braccio destro di Anna, Jack lo è di Erica. Fin dall’inizio sospetta che l’arrivo dei Visitors non abbia fini pacifici e si trova in una posizione che non coincide con quella del suo superiore, che al contrario vede l’arrivo degli alieni con ottimismo, così come il Vaticano. È l’unico dei personaggi principali ad avere una certa stabilità psicologica e caratteriale durante le due stagioni rimanendo costante.  La figura del chierico  «consiste nel difendere i valori spirituali in opposizione alla tendenza laica ed atea della scienza» (Bandirali-Terrone 2008: 312), mentre Jack sembra fare l’esatto contrario.

Chad Decker è il giornalista ingaggiato da Anna per influenzare l’opinione pubblica. Nonostante che sia consapevole di essere sfruttato, inizialmente accetta di buon grado per dare una svolta alla sua carriera. Durante un servizio sui centri di cura V, gli viene diagnosticato un aneurisma e scoprirà solo successivamente che gli alieni invece di curarlo glielo hanno procurato. Le funzioni del giornalista, nel genere fantascientifico, sono quelle di esplicitare l’estensione ontologica, avvalorare le vicende e dare vita ad un’indagine. Il giornalista è quindi «il tramite fra il mondo ordinario e l’estensione ontologica, di cui può essere di volta in volta il cronista, il testimone o lo scopritore» (Bandirali-Terrone 2008: 309).

Ryan Nichols è un Visitor ribelle e artefice del ritorno della V Colonna insieme a Georgie. È innamorato di una terrestre, Valerie, e dalla loro unione nascerà Amy, una piccola ibrida.

Kyle Hobbes è un ex soldato della British Army Special Air Service. Mercenario ricercato, incastrato dai Visitors e creduto responsabile dell’esplosione di un magazzino pieno di vaccini contro l’influenza modificati dagli alieni, viene poi reclutato nella V Colonna.

V è una serie sci-fi con una trama che si sviluppa orizzontalmente caratterizzata da una linearità temporale che non presenta grossi salti in avanti. Sono invece presenti sporadici flashback nei primi episodi. Ambientate in un mondo reale, le vicende si sviluppano durante un arco temporale attuale, e cioè nel 2009. L’elemento fantascientifico è dato quindi dall’invasione aliena che porta con sé un’estensione spaziale, vale a dire il luogo dal quale hanno origine gli alieni, e un’intensificazione tecnologica data appunto dalla tecnologia extraterrestre (Bandirali-Terrone 2008: 35). Sebbene il conflitto narrativo fantascientifico classico sia quello orizzonte/orizzonte (un pianeta contrapposto all’altro), in V si privilegia un conflitto di tipo orizzonte/aggregazione: l’invasione aliena viene contrastata non dall’intera popolazione mondiale ma da un gruppo di ribelli (Bandirali-Terrone 2009). La serie ingloba due forme di invasione (Bandirali-Terrone 2008: 26): se durante il pilot si assiste ad un’invasione globale con le 29 astronavi che sovrastano minacciose le maggiori città mondiali, nel corso dei primissimi episodi si scopre che la terra è stata vittima, anni prima, di un’invasione singolare con alcuni Visitors che sono riusciti ad infiltrarsi nella società, in particolar modo nei centri di potere. Ogni episodio si apre con un recap seguito dalle scene iniziali che portano lo spettatore immediatamente nel vivo delle vicende. La sigla ha una durata brevissima, più o meno dieci secondi, il tempo necessario a far apparire su uno sfondo nero una V rossa che si compone dall’alto verso il basso. La lettera V rossa è l’unico elemento rimanente della vecchia opening anni ’80.

Frequenti sono le panoramiche di New York che includono anche la nave madre sulla quale staziona Anna e che fungono da elemento di passaggio tra una scena e l’altra. Consueta anche l’inquadratura dell’esterno della casa di Erica, che serve ad indicare che la scena seguente sta per svolgersi proprio nella residenza dell’agente dell’FBI. L’ambiente domestico, in presenza di un’invasione aliena, si presenta come «uno spazio umano potenzialmente antagonista in rapporto all’intensificazione tecnologica e all’estensione ontologica della fantascienza. […] L’interno domestico è spesso il luogo consueto, umano, che contrasta con l’eccezionalità della situazione fantascientifica» (Bandirali-Terrone 2008: 287). Funzionali al racconto sono spesso gli schermi tv che trasmettono le news e che hanno come scopo quello di rappresentare un  raccordo tra una scena e l’altra. Usuali le chiusure a cliffhanger, come la scena che ci mostra centinaia di astronavi pronte a raggiugere la terra per portare a termine il progetto di Anna. Dalla passione per i ratti passando per le divise rosse che qualche V moderno ancora indossa, fino alla presenza della stessa principessa Diana Spencer, non mancano i riferimenti alla serie anni ’80.

Il genere fantascientifico invoglierebbe all’ampio uso di terminologia della scienza. Quello che colpisce in V è invece proprio l’assenza di una tale terminologia.

Nonostante l’elevata presenza della tecnologia nella serie,  tutta la tecnologia aliena è priva di nomi, così come mancano le spiegazioni sul suo funzionamento. È verosimile che quest’ultima mancanza derivi dalla volontà di non annoiare lo spettatore e di non appesantire troppo i dialoghi. Un esempio è dato dagli strumenti come quello per governare la gravità (non sapremmo come chiamarlo diversamente) sul quale “galleggia” a mezz’aria una mela. La scelta del frutto non è casuale ed è un chiaro riferimento ad Isaac Newton e alla mela che è all’origine della legge della gravitazione universale. Naturalmente i Visitors mostrano con oculatezza la loro tecnologia agli umani del progetto “vivere a bordo”.

Nella fantascienza il problema linguistico della comunicazione terrestre/alieno è molto sentito ed è risolto con la traduzione delle lingue aliene attraverso strumenti nati proprio per questo scopo (per esempio, in Doctor Who, il Dottore nei suoi viaggi nel tempo e nello spazio riesce a comunicare con gli esseri più disparati grazie alla matrice di traduzione del Tardis) o con la presenza tra i membri dell’equipaggio di un individuo in grado di parlare la lingua aliena (Giovannoli 1991: 76). I Visitors sembrano poter fare a meno sia dell’una che dell’altra soluzione visto che si esprimono utilizzando lingue terrestri e sono addirittura poliglotti: Anna manda messaggi alla popolazione comunicando in tutte le lingue parlate nelle città mondiali sulle quali sono posizionate le ventinove astronavi aliene.

A questo proposito, quando la regina aliena parla lingue come il francese, appaiono sullo schermo i sottotitoli che hanno l’ovvia funzione di tradurre. Altre scritte presenti nella serie, definite da Casetti-di Chio 1990 come “tracce grafiche”, abbondano soprattutto nel pilot. Nei primissimi secondi si presentano sotto forma di tre domande rivolte allo spettatore: «dov’eri quando JFK fu assassinato? Dov’eri l’undici settembre? Dov’eri stamattina?». La loro utilità è quella di evidenziare l’eccezionalità dell’evento che sta per palesarsi accostandolo ad altri due che hanno segnato la storia americana. Le scritte sovraimpresse appariranno anche in seguito e forniranno giorno della settimana e orario, posizionate in basso a destra. Presenti anche scritte diegetiche poiché si tenta di riprodurre un mondo reale.  Una particolarità del pilot è il modo in cui vengono presentati i personaggi, le professioni che svolgono e le relazioni tra alcuni di loro: si è scelto di presentare tutti i regular in modo concentrato, senza diluire la loro presentazione nel corso dell’episodio e senza veri dialoghi. La scelta più utilizzata è quella di indugiare su oggetti che hanno una funzione descrittiva come il distintivo dell’FBI sul comodino di Erica, che contribuisce pure a collocare, fin dai primi secondi, la donna dalla parte dei “buoni”, o la foto di Tyler, che ci dice che è una madre e che il ragazzo avrà una parte importante nella serie. Nonostante da una serie di fantascienza ci si aspetti soprattutto azione, come fanno notare i produttori, in V si hanno poche strategie militari e più attenzione che l’impatto alieno ha a livello personale sui personaggi.

 

Debora De Cesare

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