Uno bianca

Uno bianca

Sì è assurdo! Ma è così: è gente che sta in polizia (Uno bianca; 1, 1)

Uno Bianca (2001) è una miniserie televisiva, composta da 2 puntate, prodotta da TaoDue e destinata al mercato televisivo. Il lavoro è diretto da Michele Soavi che, assieme a George Eastman (Luigi Montefiori), Gabriele Romagnoli e Stefano Rulli, prende parte anche alla sceneggiatura. Uno Bianca, serie ispirata al volume “Baglioni e Costanza” di Marco Melega (La Mandragora Editrice), ripercorre sette anni di crimini realmente commessi dalla sanguinaria banda definita “della Uno Bianca”, operante in Emilia Romagna tra la fine degli anni ’80 e prima metà anni ’90, e composta da agenti di polizia e uno solo non appartenente alle forze armate. La banda prende il nome dal modello d’auto utilizzato per mettere a segno i reati, un modello Fiat Uno di colore bianco. La serie è andata in onda per la prima volta il 5 e 6 Febbraio 2001 su Canale 5.

Quanto raccontato nella miniserie è un mix tra fatti realmente accaduti e fantasia degli autori. Gli agenti Maldesi e Atria (nella realtà Baglioni e Costanza) si ritrovano coinvolti in un conflitto a fuoco con la temuta banda durante il quale rimarrà vittima il commissario Emilio Valli (sovrintendente Antonio Mosca). Valerio intuisce che quegli individui sono gli uomini della banda della Uno bianca, che da qualche tempo terrorizza con delle rapine la zona di Bologna. Spinto dalla rabbia e dal desiderio di giustizia, Valerio, insieme al collega Rocco e aiutato dal giudice Soavi, indaga sul violento nucleo, partendo da un’accurata analisi dei luoghi delle rapine. Dopo continui appostamenti, i due risalgono all’identità di Silvio Ferramonti, uno dei componenti della banda. Da qui le strade dei due poliziotti vengono alterate: Rocco si apposta in un edificio in costruzione davanti alla casa di Silvio Ferramonti e ne spia tutte le mosse, mentre Valerio inizia a sospettare del fratello Michele, agente di polizia presso la questura di Bologna. Attraverso un incontro casuale Valerio e Michele iniziano un rapporto di amicizia, per Valerio finalizzata a scoprire maggiori informazioni su di lui. A poco a poco Valerio intuisce che Michele ed alcuni suoi colleghi sono efferati criminali, facenti parte della famigerata banda della Uno bianca, capeggiata da Michele e Silvio Ferramonti. Del gruppo fa parte, inoltre, il loro fratellastro Nino, anch’egli agente di polizia. Con il tempo vengono raccolte le prove schiaccianti per arrestare i fratelli Ferramonti, Nino e i loro complici.

Valerio Maldesi, interpretato da un bravissimo Kim Rossi Stuart, è un poliziotto modello. Spinto dal forte senso del dovere, è votato alla giustizia e farà di tutto per sgominare la banda e vendicare la morte dell’amico Emilio. Sposato, in attesa di un figlio, Valerio s’infiltrerà nella banda e consegnerà, con l’aiuto del giudice Soavi, i malviventi alla Giustizia.
Rocco Atria (Dino Abbrescia), viceispettore, è il collega di Maldesi. Parallelamente al lavoro del suo collega, egli indagherà su Silvio Ferramonti e starà sempre al fianco di Valerio, salvandogli anche la vita.
Silvio Ferramonti (Luciano Curreli), è l’unico della banda a non appartenere alle forze dell’ordine. Spietato, freddo, solitario, vive in compagnia della sua donna, una ragazza straniera. Sarà lui a condurre i due agenti sulle tracce della banda.
Michele Ferramonti (Pietro Bontempo), presta servizio come operatore radio presso la Questura di Bologna. E’ a capo della banda. Razzista, schivo, poco dedito allo scherzo e amante della bella vita, verrà tratto in inganno dall’ispettore Maldesi ponendo fine alla triste vicenda.
Nino De Marchi (Claudio Botosso), è il fratellastro di Michele e Silvio. Vendicativo, efferato e senza scrupoli, opererà al fianco dei suoi colleghi poliziotti senza mai destare alcun sospetto. Nell’epilogo cercherà di uccidere la moglie di Valerio per vendicare l’arresto dei fratelli, ma non ci riuscirà.
Luisa (Valeria Milillo), è la moglie di Valerio. In dolce attesa, risentirà della lontananza del marito, troppo impegnato nel far luce sull’oscura vicenda.
Procuratore Onofri (Massimo De Rossi), non darà credito alle tesi di Valerio e Rocco, continuando ad operare con le alte cariche e cadendo spesso in errore.
Giudice Soavi (Bruno Armando), aiuterà i due agenti a proseguire nelle indagini. Sin da subito si schiererà al loro fianco, credendo nelle loro capacità e nelle loro intuizioni.

Sigla. La puntata si apre con una sigla composta da una serie di sequenze che riprendono nel dettaglio i preparativi inquietanti della banda: osserviamo delle mani tagliare minuziosamente delle schede telefoniche per ricavarne delle chiavi da utilizzare per i furti d’auto; i primi piani si spostano poi su del piombo e sul processo di caricamento di un’arma da fuoco. Di grande impatto l’inserimento di un colpo nella canna di un fucile, seguita minuziosamente dalla telecamera. Sulle bellissime e minuziose inquadrature scorrono i titoli di presentazione, semplici caratteri bianchi, mentre di sottofondo scorre l’ avvincente musica composta da Gianni Bella. Il suono emesso dal caricamento del fucile indica la fine della sigla e l’inizio dell’episodio, lasciando spazio al logo UNO BIANCA.

La durata di ciascun episodio si aggira attorno ai 90 minuti. Se nella prima puntata si ripercorrono le indagini così come si sono realmente svolte, nel secondo episodio la creatività degli autori spadroneggia narrando fatti e sviluppi nella realtà mai verificatisi. Si entra nel vivo della vicenda sin dai primi minuti. Azione, inseguimenti e sparatorie tengono alto il ritmo di ciascun episodio. I momenti di pausa conducono lo spettatore nel vivo delle indagini. Le due puntate presentano entrambe dei cliffanger, nutrendo la trama di suspence e mistero, e non mancano i flashback. Michele Soavi, in origine regista thriller e horror, sa come inchiodare lo spettatore sulla poltrona, non esitando nel prolungarsi nelle scene di violenza e di sangue. Le fasi salienti del film, frutto della fantasia dello stesso Soavi e dei colleghi addetti al copione, sono ricche di azione e trasmettono al pubblico intense emozioni. Le sequenze dell’arresto dei componenti della banda, ad esempio, pur essendo del tutto inventate (almeno quella che riguarda Michele e Nino) risultano di grande impatto, mettendo in risalto anche un contrasto tra le forze dell’ordine (Maldesi) e le autorità giudiziarie (Onofri), anche questa una vicenda nella realtà mai verificatasi. Le numerose scene d’azione sono ben realizzate e il realismo è un elemento vivido. Ultimo plauso va fatto alla colonna sonora, lavoro davvero lodevole a cura di Gianni Bella.

I dialoghi, non eccelsi, conducono per mano lo spettatore all’interno delle indagini, spiegando passo dopo passo le intenzioni dei due poliziotti nel proseguimento del loro operato. Di fondamentale importanza sono espressioni e modi di dire tipicamente appartenenti a frange armate e pronunciate dai componenti della banda, come ad esempio “Ammazzarne uno per educarne cento”, tipica espressione brigatista. Il dialetto romagnolo, pur non utilizzato se non in una sola battuta ma compreso dal commando armato, risulta rilevante per una svolta delle indagini, permettendo a Maldesi e Atria di escludere la pista dei clandestini. I luoghi dove le azioni si svolgono vengono rivelati attraverso i dialoghi tra i protagonisti. Il turpiloquio, pur essendo una vicenda criminale, è presente ma non in maniera eccessiva, considerato anche il fatto che la programmazione era prevista in prima serata.

 

Nico Parente

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Uno Bianca (2001) è una miniserie televisiva, composta da 2 puntate, prodotta da TaoDue e destinata al mercato televisivo. Il lavoro è diretto da Michele Soavi che, assieme a George Eastman (Luigi Montefiori), Gabriele Romagnoli e Stefano Rulli, prende parte anche alla sceneggiatura. Uno Bianca, serie ispirata al volume “Baglioni e Costanza” di Marco Melega (La Mandragora Editrice), ripercorre sette anni di crimini realmente commessi dalla sanguinaria banda definita “della Uno Bianca”, operante in Emilia Romagna tra la fine degli anni ’80 e prima metà anni ’90, e composta da agenti di polizia e uno solo non appartenente alle forze armate. La banda prende il nome dal modello d’auto utilizzato per mettere a segno i reati, un modello Fiat Uno di colore bianco. La serie è andata in onda per la prima volta il 5 e 6 Febbraio 2001 su Canale 5.

Quanto raccontato nella miniserie è un mix tra fatti realmente accaduti e fantasia degli autori. Gli agenti Maldesi e Atria (nella realtà Baglioni e Costanza) si ritrovano coinvolti in un conflitto a fuoco con la temuta banda durante il quale rimarrà vittima il commissario Emilio Valli (sovrintendente Antonio Mosca). Valerio intuisce che quegli individui sono gli uomini della banda della Uno bianca, che da qualche tempo terrorizza con delle rapine la zona di Bologna. Spinto dalla rabbia e dal desiderio di giustizia, Valerio, insieme al collega Rocco e aiutato dal giudice Soavi, indaga sul violento nucleo, partendo da un’accurata analisi dei luoghi delle rapine. Dopo continui appostamenti, i due risalgono all’identità di Silvio Ferramonti, uno dei componenti della banda. Da qui le strade dei due poliziotti vengono alterate: Rocco si apposta in un edificio in costruzione davanti alla casa di Silvio Ferramonti e ne spia tutte le mosse, mentre Valerio inizia a sospettare del fratello Michele, agente di polizia presso la questura di Bologna. Attraverso un incontro casuale Valerio e Michele iniziano un rapporto di amicizia, per Valerio finalizzata a scoprire maggiori informazioni su di lui. A poco a poco Valerio intuisce che Michele ed alcuni suoi colleghi sono efferati criminali, facenti parte della famigerata banda della Uno bianca, capeggiata da Michele e Silvio Ferramonti. Del gruppo fa parte, inoltre, il loro fratellastro Nino, anch’egli agente di polizia. Con il tempo vengono raccolte le prove schiaccianti per arrestare i fratelli Ferramonti, Nino e i loro complici.

Valerio Maldesi, interpretato da un bravissimo Kim Rossi Stuart, è un poliziotto modello. Spinto dal forte senso del dovere, è votato alla giustizia e farà di tutto per sgominare la banda e vendicare la morte dell’amico Emilio. Sposato, in attesa di un figlio, Valerio s’infiltrerà nella banda e consegnerà, con l’aiuto del giudice Soavi, i malviventi alla Giustizia.

Rocco Atria (Dino Abbrescia), viceispettore, è il collega di Maldesi. Parallelamente al lavoro del suo collega, egli indagherà su Silvio Ferramonti e starà sempre al fianco di Valerio, salvandogli anche la vita.

Silvio Ferramonti (Luciano Curreli), è l’unico della banda a non appartenere alle forze dell’ordine. Spietato, freddo, solitario, vive in compagnia della sua donna, una ragazza straniera. Sarà lui a condurre i due agenti sulle tracce della banda.

Michele Ferramonti (Pietro Bontempo), presta servizio come operatore radio presso la Questura di Bologna. E’ a capo della banda. Razzista, schivo, poco dedito allo scherzo e amante della bella vita, verrà tratto in inganno dall’ispettore Maldesi ponendo fine alla triste vicenda.

Nino De Marchi (Claudio Botosso), è il fratellastro di Michele e Silvio. Vendicativo, efferato e senza scrupoli, opererà al fianco dei suoi colleghi poliziotti senza mai destare alcun sospetto. Nell’epilogo cercherà di uccidere la moglie di Valerio per vendicare l’arresto dei fratelli, ma non ci riuscirà.

Luisa (Valeria Milillo), è la moglie di Valerio. In dolce attesa, risentirà della lontananza del marito, troppo impegnato nel far luce sull’oscura vicenda.

Procuratore Onofri (Massimo De Rossi), non darà credito alle tesi di Valerio e Rocco, continuando ad operare con le alte cariche e cadendo spesso in errore.

Giudice Soavi (Bruno Armando), aiuterà i due agenti a proseguire nelle indagini. Sin da subito si schiererà al loro fianco, credendo nelle loro capacità e nelle loro intuizioni.

La puntata si apre con una sigla composta da una serie di sequenze che riprendono nel dettaglio i preparativi inquietanti della banda: osserviamo delle mani tagliare minuziosamente delle schede telefoniche per ricavarne delle chiavi da utilizzare per i furti d’auto; i primi piani si spostano poi su del piombo e sul processo di caricamento di un’arma da fuoco. Di grande impatto l’inserimento di un colpo nella canna di un fucile, seguita minuziosamente dalla telecamera. Sulle bellissime e minuziose inquadrature scorrono i titoli di presentazione, semplici caratteri bianchi, mentre di sottofondo scorre l’ avvincente musica composta da Gianni Bella. Il suono emesso dal caricamento del fucile indica la fine della sigla e l’inizio dell’episodio, lasciando spazio al logo UNO BIANCA. La durata di ciascun episodio si aggira attorno ai 90 minuti. Se nella prima puntata si ripercorrono le indagini così come si sono realmente svolte, nel secondo episodio la creatività degli autori spadroneggia narrando fatti e sviluppi nella realtà mai verificatisi. Si entra nel vivo della vicenda sin dai primi minuti. Azione, inseguimenti e sparatorie tengono alto il ritmo di ciascun episodio. I momenti di pausa conducono lo spettatore nel vivo delle indagini. Le due puntate presentano entrambe dei cliffanger, nutrendo la trama di suspence e mistero, e non mancano i flashback. Michele Soavi, in origine regista thriller e horror, sa come inchiodare lo spettatore sulla poltrona, non esitando nel prolungarsi nelle scene di violenza e di sangue. Le fasi salienti del film, frutto della fantasia dello stesso Soavi e dei colleghi addetti al copione, sono ricche di azione e trasmettono al pubblico intense emozioni. Le sequenze dell’arresto dei componenti della banda, ad esempio, pur essendo del tutto inventate (almeno quella che riguarda Michele e Nino) risultano di grande impatto, mettendo in risalto anche un contrasto tra le forze dell’ordine (Maldesi) e le autorità giudiziarie (Onofri), anche questa una vicenda nella realtà mai verificatasi. Le numerose scene d’azione sono ben realizzate e il realismo è un elemento vivido. Ultimo plauso va fatto alla colonna sonora, lavoro davvero lodevole a cura di Gianni Bella.

I dialoghi, non eccelsi, conducono per mano lo spettatore all’interno delle indagini, spiegando passo dopo passo le intenzioni dei due poliziotti nel proseguimento del loro operato. Di fondamentale importanza sono espressioni e modi di dire tipicamente appartenenti a frange armate e pronunciate dai componenti della banda, come ad esempio “Ammazzarne uno per educarne cento”, tipica espressione brigatista. Il dialetto romagnolo, pur non utilizzato se non in una sola battuta ma compreso dal commando armato, risulta rilevante per una svolta delle indagini, permettendo a Maldesi e Atria di escludere la pista dei clandestini. I luoghi dove le azioni si svolgono vengono rivelati attraverso i dialoghi tra i protagonisti. Il turpiloquio, pur essendo una vicenda criminale, è presente ma non in maniera eccessiva, considerato anche il fatto che la programmazione era prevista in prima serata.

Nico Parente