The Tudors

The Tudors

Pensi di conoscere una storia, ma sai solo come finisce.
Per arrivare al cuore della storia, devi tornare alla sua origine.
(The Tudors; sigla)

I Tudors – scandali a corte (titolo originale in inglese The Tudors) è una serie televisiva a sfondo storico nata da una co-produzione britannica, canadese e statunitense. Creata e scritta interamente da Michael Hirst, questa serie potrebbe rientrare nel genere del period drama (così è definita nel mondo anglosassone la fiction storica e in particolare i vari adattamenti letterari) soprattutto per il suo inserimento in un determinato periodo della storia anglo – irlandese.
La serie (composta da 4 stagioni, per un totale di 38 puntate da 55 minuti circa ciascuna) debutta in America sulla rete televisiva di proprietà della CBS Showtime il 1° aprile 2007.
In Italia approda in seguito, dapprima sul canale Mya di Mediaset Premium dal 24 aprile 2008, successivamente in chiaro su Canale 5 dal 10 luglio 2008. Una replica delle prime tre stagioni è stata trasmessa su La5, mentre per la quarta il debutto è da subito in chiaro. Sin dal principio, questa serie è mandata in onda in seconda serata, probabilmente per evitare di infastidire o di offendere quella fascia di pubblico meno propensa ad accettare un format ricco di contenuti erotici e diverso dalle ordinarie serie tv a sfondo storico.

Nel corso delle quattro stagioni, I Tudors racconta la vita e le gesta di uno dei più celebri sovrani della storia: Enrico VIII. La trama, a volte complessa e di difficile comprensione, si snoda tra passioni, complotti, intrighi politici e questioni religiose, supportate da una grande carica di mistero ed erotismo. I temi principali si ricollegano soprattutto alla figura di Enrico, conosciuto nella storia per aver contribuito alla nascita della chiesa Anglicana, per i suoi innumerevoli matrimoni e le sue avventure amorose.
Tuttavia, sin dal suo debutto sulle reti televisive, la serie de I Tudors ha continuamente suscitato pareri contrastanti tra il pubblico a causa delle molteplici inesattezze presenti all’interno della storia e per la presenza di scene ad alto tasso erotico.
Il sottotitolo Scandali a corte anticipa già che i produttori hanno individuato lo scandalo come focus della serie il focus della serie.
La particolarità dello sceneggiato in questione, infatti, consiste proprio nell’essersi distaccato dalle caratteristiche tipiche delle opere televisive dello stesso genere, poiché non si limita a ripresentare in maniera lineare e cronologicamente corretta la vita di Enrico VIII, né ha l’intenzione di attenersi ai fatti realmente accaduti e testimoniati dai libri di storia. La finalità principale è quella di trasmettere una serie televisiva accattivante in grado di trasformare “noiose” vicende storiche in eventi che catturino l’attenzione di un pubblico più vasto. Per questo si è deciso, quindi, di accrescere l’interesse del pubblico inserendo fatti verosimili, ma anche talvolta del tutto inventati, sulla vita dei personaggi, cercando di scavare ed andare oltre le nozioni storiche; in questo modo la vita di corte diventa lo scenario più adatto per narrare tutti i vizi e le virtù della nobiltà inglese del 1500.
Bisogna notare, inoltre, come la curiosità e lo stupore da parte del pubblico siano stimolati dai produttori della serie attraverso l’attenzione verso temi ancora oggi definiti tabù: ecco, così, che compaiono scene di sesso (spesso censurate), relazioni omosessuali, corruzioni all’interno della chiesa, l’aborto e il suicidio. Esemplare è la vicenda del cardinale Wolsey: caduto in disgrazia e imprigionato per volere dello stesso re, il cardinale si toglie la vita mentre è ancora rinchiuso in cella. Nella realtà dei fatti Wolsey morì durante la sua deportazione al processo a causa di una malattia (come possiamo leggere sulla pagina di Wikipedia a lui dedicata).
Anche i temi dell’aborto e dell’adulterio sono ripresi nel corso degli episodi: il primo con il personaggio di Anna Bolena, che abortì diverse volte, dapprima in maniera spontanea, poi in seguito alla scoperta del tradimento del marito con Jane Seymour; il secondo tema viene affrontato in relazione alla quinta moglie di Enrico VIII, Catherine Howard, condannata a morte perché sospettata di duplice adulterio. La relazione omosessuale, invece, vede protagonisti il fratello di Anna Bolena, Giorgio Bolena, e il musicante Mark Smithon.
Alcuni noti storici inglesi hanno criticato l’uscita di questo lavoro firmato Showtime. David Starcker, storico studioso del periodo della dinastia Tudor, l’ha definito “gratuitously awful”, ovvero “gratuitamente orribile” e accusa la BBC di aver sperperato denaro pubblico per uno show colmo di errori e imprecisioni [The Telegraph, BBC period show, The Tudors, is ‘historically inaccurate, leading historians says, Andrew Hough, 10/9/2009].
Contrariamente, il nuovo controllore delle commissioni televisive della BBC, Ben Stephenson, ha affermato che la cura dei dettagli è propria dei documentari, mentre una serie televisiva ha l’obiettivo di intrattenere più che rendere gli spettatori “schiavi” dei dettagli. Sulla stessa linea di pensiero si colloca anche la studiosa Borman, la quale confessa che inizialmente era scettica riguardo alla trasposizione della vita di Enrico VIII in serie tv e che era determinata a detestarla. Tuttavia, durante la sua analisi è rimasta emotivamente coinvolta dal susseguirsi degli avvenimenti nella storia ed ha iniziato ad apprezzare la serie sotto il punto di vista della “rappresentazione drammatica”. La studiosa afferma, inoltre, che nonostante i fatti narrati non siano del tutto fedeli alla realtà, essi hanno stimolato nel pubblico un interesse verso la storia, soprattutto nella ricerca di cosa “realmente accadde”.
Quindi, se da un lato ci sono fiction che hanno riscosso successo per la loro aderenza alla storia e per la cura meticolosa dei dettagli e dei fatti, altre serie televisive, come I Tudors, hanno trovato il loro punto di forza nella creazione di una storia intrigante che procurasse scalpore e curiosità negli spettatori.
Per fare un esempio, si potrebbe prendere in considerazione un’altra serie televisiva di produzione della Showtime, I Borgia (The Borgias): le analogie tra le due serie non si fermano soltanto al periodo storico di ambientazione, in quanto entrambe incentrano le loro trame sui retroscena, sugli scandali e sugli intrighi amorosi di due grandi famiglie. Come accennato in un articolo pubblicato su Vanity Fair “Al centro della trama ci sarà ancora una volta un uomo senza scrupoli morali. Ne I Tudors era il fedifrago Enrico VIII d’Inghilterra, stavolta sarà il cardinale Rodrigo Borgia, diventato Papa con il nome di Alessandro VI nel 1492 e passato alla storia per la sua vita dissoluta e le innumerevoli amanti (per non parlare dei figli illegittimi)” [Vanity Fair, Dai Tudors ai Borgia, tornano gli scandali a corte, 11 gennaio 2011].
Anche in questo caso, a fare da cornice al susseguirsi degli avvenimenti storici c’è il fattore erotico, elemento innovativo su cui puntano entrambe le serie per arrivare a far colpo sull’interesse del loro pubblico e a catturare un maggior numero di ascolti, anche in seconda serata.
Un elemento di rilevante interesse presente nella serie I Tudors è l’analisi del ruolo della donna.
Michael Hirst è riuscito a porre l’accento su come la vita di una donna fosse frustrante e limitata nel XVI secolo. Il quadro che ne viene fuori è quello di una moglie sottomessa, dedita alla procreazione dei figli e alla cura della casa. Non solo: il sesso femminile era del tutto escluso dalla vita politica e sociale, emarginato e considerato mentalmente inferiore a quello dell’uomo, incapace di formulare opinioni logiche riguardo qualsiasi argomento di interesse burocratico o politico.
Ne I Tudors tutte le regine, per quanto furbe o cospiratrici, appaiono caratterialmente deboli e sottomesse al volere del re. Perfino la sorella del monarca, Margaret Tudor, è rimproverata dallo stesso re quando disobbedisce ad un suo ordine (I Tudors; 1, 5):

[Enrico VIII] Non vi ho dato il permesso di sposare Brandon, né ve lo darò mai!

[Margaret Tudor] Me l’avevate promesso, ero libera di scegliere.

[Enrico VIII] Io non vi ho fatto alcuna promessa! Vi state sbagliando. Come osate guardarmi! Io sono il vostro signore e padrone, non vostro fratello!

Nella quarta stagione, un episodio molto simile avviene quando la sesta moglie del sovrano, Caterina Parr, è costretta a sminuirsi per riacquistare la benevolenza di suo marito. Essa stessa afferma (I Tudors; 10, 4):

[Caterina Parr] Maestà, dal momento che Dio vi ha nominato capo supremo di tutti noi è proprio da voi che io posso apprendere.

[Enrico VIII] Ma non mi sembra che sia così. Siete diventata dottore Cathrin per istruire noi, come è accaduto molte altre volte in passato, non per essere istruita o guidata da noi.

[Caterina Parr] Maestà, io credo che i miei propositi siano stati malintesi. Poiché ho ritenuto da sempre insensato per una donna istruire il suo signore.

[Enrico VIII] Tuttavia sembra che voi abbiate una visione religiosa diversa dalla nostra…

[Caterina Parr] Solo affinché possiate correggermi. Perdonatemi, Vostra Maestà, ma ritenevo che parlare e discutere potesse aiutare ad alleviare il dolore e la noia della vostra attuale infermità, perciò ho incoraggiato la mia audacia nella speranza di trarre vantaggio dai vostri discorsi eruditi. Io… Io non sono che una donna, con tutte le imperfezioni naturali e la debolezza del mio sesso.

Ribellarsi avrebbe significato ricevere severe punizioni corporali, se non addirittura la morte, come nel caso di Caterina Parr.

Il cast scelto per la serie ha suscitato anch’esso scalpore tra il pubblico: gli attori sono tutti di bellissima presenza e vantano straordinarie doti recitative.
Non a caso, la scelta per la parte di Enrico VIII è ricaduta su Jonathan Rhys Meyers, conosciuto già per la sua collaborazione con Woody Allen in Match Point, il quale ha saputo riprodurre il temperamento passionale e sanguigno del celebre sovrano inglese che durante la sua vita si dedicò alle arti e alla religione come alle belle donne e alla guerra.
Caterina D’Aragona (Maria Doyle Kennedy) è la moglie che Enrico eredita dal defunto fratello e con la quale concepirà una figlia: la cattolicissima principessa Maria Tudor (interpretata da Bláthnaid McKeown nella prima stagione e da Sarah Bolger nelle successive), che diventerà, poi, la temutissima regina “Maria la Sanguinaria”. Convinto di essere stato punito da Dio per aver preso in sposa la moglie del fratello, Enrico cercherà a tutti i costi di divorziare. È qui che entra in scena la bella e astuta Anna Bolena (Natalie Dormer) la quale, spinta dal volere del padre (Tommaso Bolena) e dello zio (il Duca di Norfolk), riuscirà ad entrare nelle grazie del re e a diventarne moglie.
Nel corso delle quattro stagioni, Enrico VIII avrà diverse mogli, ma tutte con ruoli meno rilevanti rispetto a Caterina d’Aragona e ad Anna Bolena. Una di queste è Jane Seymour, interpretata da Anita Briem nella seconda stagione e da Annabelle Wallis nelle successive. Jane Seymour fu l’unica moglie a dargli un figlio maschio, Edoardo I.
Anna di Clèves è la più sgraziata e meno amata delle regine, interpretata dal volto noto di Joss Stone. Catherine Howard, interpretata da Tamzin Merchant, è la ventenne che tradì il sovrano con il paggio Thomas Culpepper (personaggio secondario della quarta stagione, interpretato da Torrance Coombs) e che, scoperta, fu condannata a morte. In ultimo, a chiudere il sestetto delle donne del re, troviamo Caterina Parr (Joely Richardson), che diviene la moglie di un re ormai vecchio e malato di gotta.
Attorno alla figura del celebre sovrano ruotano anche i suoi consiglieri più stretti: Sir Charles Brandon (Hanry Cavill) interpreta l’amico più stretto del re. Questo personaggio appare dapprima “come superficiale puttaniere ed arriva a diventare un uomo serio, coraggioso, capace di amare” [1], mettendo in atto, quindi, una reale metamorfosi interiore.
Non mancano gli uomini di Chiesa come il cardinale Thomas Woolsey (Sam Neill), il quale cadrà in disgrazia quando non riuscirà ad ottenere dalla Santa Sede il permesso per il divorzio del re con Caterina d’Aragona; Tommaso Moro (Jeremy Northam), che sarà decapitato per non aver abbandonato la sua fede cattolica e, infine, Thomas Cromwell (James Frain), il Primo Ministro che sostenne il sovrano nella promozione del Protestantesimo.
Altre figure minori, che meritano però di essere citate nella moltitudine di comparse che si susseguono nel corso degli episodi, sono la sorella del re Margaret Tudor (Gabrielle Anwar); la principessa Elisabetta (Kate Duggan (stagione 2), Claire McCauley (stagione 3) e Laoise Murray (stagione 4) nata dal matrimonio di Enrico con Anna Bolena; Eustace Chapuys (Anthony Brophy), che lavorò come ambasciatore imperiale nella corte inglese; Papa Paolo III (Peter O’Toole).

Le quattro stagioni de I Tudors sono composte da un totale di 38 episodi: le prime due stagioni sono composte da 10 episodi ciascuna, così come la quarta; la terza stagione, invece, consta di soli 8 episodi.
Il numero 38 non è casuale: esso corrisponde agli anni di reggenza di Enrico VIII, che fu proclamato re nel 1509 e morì nel 1547. Ogni puntata corrisponderebbe, quindi, ad un intero anno di storia, anche se spesso gli eventi sono adattati ai tempi televisivi: anteposti, postposti o contratti [2].
Le vicende e le azioni politiche narrate nel corso delle puntate sono spesso informazioni ricavate da testimonianze contemporanee, come le lettere che si scambiarono gli ambasciatori Chapuys e Marillac durante il loro soggiorno in Inghilterra. Altre volte, i fatti personali e gli intrecci amorosi si rifanno a voci di corridoio o sono puramente inventati, assecondando le aspettative del pubblico.
Nonostante la storia affermi che il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona fu felice, nella serie il racconto comincia quando ormai la coppia è già pienamente in crisi. Da qui in poi, i vari episodi saranno concatenati l’uno all’altro, attraverso una linea orizzontale, che non permette allo spettatore di poter iniziare a seguire la serie da un punto qualsiasi della trama, in quanto, senza sapere che cosa è avvenuto in precedenza, non comprenderebbe il senso di tutte le puntate successive.
In generale, la struttura di ogni episodio prevede un riassunto generale degli eventi della puntata precedente, il cosiddetto teaser, della durata di 1:50 minuti circa. Nel teaser si alternano in maniera incalzante i momenti salienti della puntata precedente, senza alcun intervento di narratori esterni. I personaggi stessi, attraverso il montaggio delle varie scene, raccontano ciò che si è già verificato. Solitamente, la puntata si apre con inquadrature panoramiche della corte, oppure mostrando scene di vita quotidiana nelle quali si inseriscono, poi, i vari personaggi che danno l’input allo svolgimento vero e proprio dell’episodio.
Il finale, invece, rimane quasi sempre sospeso. Nell’ultima scena, i personaggi lasciano intendere che qualcosa di imminente accadrà nella puntata successiva; così facendo essi stimolano l’interesse dello spettatore che non potrà far altro che aspettare impaziente l’episodio successivo. Questa tattica potrebbe essere considerata un altro punto di forza su cui si basa la serie de I Tudors: stuzzicare la curiosità del pubblico rendendolo “dipendente” dalla trama.
In generale, le diverse stagioni contengono delle macrotrame che dividono in quattro periodi la vita di Enrico VIII: la prima stagione si concentra sulle spesso trascurate relazioni politiche e gli incontri di Enrico con le sue nobili donne Caterina d’Aragona e Anna Bolena. La seconda rappresenta la battaglia che re Enrico ingaggia contro il Papa riguardo al suo divorzio, il suo matrimonio con Anna Bolena e la stessa nascita della Chiesa Anglicana. La terza stagione racconta soprattutto la reazione del popolo riguardo alla creazione della nuova Chiesa nazionale e sul terzo e quarto matrimonio del re. L’ultima stagione narra la fine del matrimonio di Enrico con la volgare e infedele Catherine Howard e culmina con la condanna a morte di quest’ultima. Il re riesce, comunque, a trovare la tranquillità domestica con la sua sesta moglie Caterina Parr; la guerra con la Francia e la morte dell’amico Brandon segnano la fine dei calanti giorni di Enrico VIII [3].
Proprio l’ultimo episodio è di particolare importanza. La morte è il tema che ricorre per tutti i 54 minuti della puntata. La prima immagine mostrata è quella di un cavallo bianco al galoppo nella foresta, metafora della morte che si avvicina, mentre la voce di re Enrico cita la seguente frase:

“Se paragoniamo la vita presente dell’uomo sulla terra a quella dei tempi in cui non abbiamo conoscenza, mi sembra simile al rapido volo di un passero attraverso un salone per banchetti, in un giorno d’inverno. Questo passero è al sicuro dai rigori invernali, ma dopo un momento di sconforto scompare alla vista, nel paesaggio dal quale è venuto. Tuttavia, l’uomo è sulla terra per poco tempo, ma di ciò che è accaduto prima della sua vita o di ciò che seguirà non sappiamo nulla”.

Il protagonista, infatti, è rappresentato ormai come un uomo vecchio, delirante e perseguitato dai fantasmi del suo passato. Conscio del breve periodo di vita rimastogli, Enrico si rintana nei suoi pensieri, richiama alla mente ricordi della sua gioventù, mentre cerca di sistemare i cari che dovranno gestire il regno dopo la sua morte. Nei suoi momenti di poca lucidità, gli fanno visita, una ad una, tutte le sue defunte mogli, simboli dei rimorsi per gli sbagli commessi nel passato.
I minuti finali dell’episodio sono molto suggestivi: alla scena del cavallo bianco nella foresta si aggiunge proprio la figura di Enrico, il quale, voltato di spalle a contemplare l’universo, non si accorge dell’arrivo di uno “scheletro – cavaliere”, che sul medesimo cavallo bianco si avvicina per colpirlo con la spada (chiara metafora della morte). Nonostante ciò, la scena conclusiva dell’episodio è quella in cui Enrico VIII ammira per la prima volta il suo ritratto commissionato a mastro Holbein; in questa circostanza vi è un rapido flashback delle immagini più rappresentative ed emozionanti della vita del re, riprese da tutte e quattro le stagioni, dalla giovinezza alla vecchiaia.
La morte del protagonista non è mostrata: gli autori hanno preferito far scorrere sul fermo immagine del quadro un testo in cui si racconta, in maniera impersonale, il resto della successione della dinastia Tudor fino alla sua fine.

Sigla. L’intera colonna sonora della serie è stata composta da Trevor Morris, musicista canadese, noto anche per aver realizzato la colonna sonora de I Borgia. La sigla ha delle caratteristiche che rimangono costanti per tutte e quattro le stagioni. Essa è composta dal semplice montaggio di varie scene riprese dagli episodi che appartengono alla serie presa in questione, alternate con inquadrature ideate apposta per la sigla (come Jonathan Rhys Meyers seduto sul trono che guarda dritto in camera). Gli altri attori sono presentati attraverso dei primi piani. Solo nella quarta stagione, la presentazione degli attori secondari avviene con l’alternarsi degli stessi in varie pose, accanto a un enorme trono dorato. Ognuno dei personaggi, inoltre, porta con sé un oggetto che li caratterizza: Maria Tudor ha in mano un rosario, Catherine Howard indossa una maschera, Thomas Culpepper annusa una stoffa pregiata. Non mancano, anche qui, segni che richiamano i temi principali della serie, come il sesso, attraverso l’immagine di una coppia su un letto, oppure la scissione dalla Chiesa di Roma con la caduta di un grande crocefisso.
L’unico episodio in cui la sigla non è presente è quello pilota. Il solo dettaglio che ne anticipa l’inizio è il logo della serie: su sfondo nero compare la scritta bianca Tudors. La particolarità del logo è la lettera T, unica scritta in rosso, che si forma da una spada. Successivamente, i titoli di testa scorrono nella parte inferiore dello schermo durante i primi minuti della puntata.
Alla fine degli episodi, invece, i titoli di coda si susseguono su uno sfondo che rappresenta una sorta di drappo rosso in movimento. La colonna sonora è unicamente strumentale.

Nella versione originale, i dialoghi sono stati costruiti con una cura meticolosa: tutti i personaggi stranieri parlano la loro lingua di provenienza (come gli ambasciatori Chapuys e Marillac, l’Imperatore spagnolo o il sovrano francese) e gli stranieri residenti in Inghilterra parlano con l’accento della loro lingua madre (Caterina d’Aragona con accento spagnolo e Anna di Clèves con accento tedesco).
Tuttavia questa cura dei dettagli è completamente andata persa nell’adattamento italiano, in cui accenti e lingue originali scompaiono.
Un errore grossolano compiuto nell’adattamento all’italiano è stato quello di tradurre i nomi dei titoli inglesi: ovviamente nelle due lingue i ranghi e le gerarchie sono differenti e questo ha provocato una serie d’inesattezze.
Il tono generale è sostenuto, con una serie di accortezze prevedibili per una serie del genere, come l’uso continuo del plurale maiestatis (“Vostra Maestà”, “Vostra Grazia” sono abbondantissimi). I verbi sono spesso declinati al passato remoto anche nella descrizione di avvenimenti non troppo lontani nel tempo. All’abbassamento del tono contribuiscono, invece, nei dialoghi, parole forti, rudi e sprezzanti come puttana, prostituta, bastardo (quest’ultimo aggettivo riferito dal cardinale Wolsey al figlio illegittimo del re). Pertanto, quando vira verso il basso, la sceneggiatura è molto diretta e non disdegna frasi a volte sessiste o discriminatorie. Qualche esempio:

[Papa Paolo III] Dov’è la puttana del re? Perché nessuno se ne sbarazza?

[Lord Thomas Howard] Avete pensato a come presentare mia nipote al re?

[Tommaso Bolena] Sì, Vostra Grazia, è tutto predisposto. Anna parteciperà allo spettacolo per i delegati spagnoli e così anche il re. Troverà lei il modo di attirare la sua attenzione.

[Lord Thomas Howard] Bene! Quando avrà aperto le gambe potrà anche aprire la bocca e denunciare Wolsey.

 

Sabrina Marchello (autore), Alessandra Ciraci (revisore)

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