The Shield

The Shield

Il poliziotto cattivo e quello buono oggi non ci sono. Io sono un tipo di poliziotto diverso.
(Dal pilot della prima stagione)


The Shield è una serie televisiva statunitense di genere poliziesco ideata nel 2002 da Shawn Ryan (The Chicago Code, Last Resort) e prodotta da The Barn Productions, Sony Pictures Television, Fox Television Network, 20th Century Fox Television, Columbia TriStar Television e Middkid Productions. Tratta di temi come droga, corruzione e omicidi ed è terminata nel 2008 dopo sette stagioni per un totale di 88 episodi da 45 minuti ciascuno. Il debutto è sulla rete televisiva americana FX il 12 marzo 2002. In Italia è stata trasmessa a partire dal 3 settembre 2004 su Italia 1 che poi ha ceduto la prima TV al canale satellitare AXN.

La serie The Shield, per ammissione del suo stesso creatore Shawn Ryan, prende spunto dallo Scandalo Rampart, e inizialmente il suo nome doveva essere proprio Rampart. Questo scandalo è scoppiato negli anni Novanta nella Divisione Rampart, «un’unità antibande costituita dal Los Angeles Police Department (LAPD) per contrastare il fenomeno delle gang di strada» [1]. All’interno di questa squadra speciale c’erano molti agenti di polizia corrotti che usavano la divisa per raggiungere i propri interessi e che erano soliti estorcere confessioni con la violenza.
Tutto questo è stato riportato in The Shield, una serie TV politicamente scorretta nella quale non ci sono eroi ma antieroi, e in cui anche le cattive azioni sembrano, ad un certo punto, avere una logica di moralità.
Droga, prostituzione, omicidi, degrado, corruzione e violenza sono gli elementi che costituiscono la scenografia della serie. Nel quartiere malfamato di Farmington, l’unica legge che conta è quella della strada e il protagonista indiscusso di The Shield, il detective Vic Mackey, lo sa bene.
Vic è un poliziotto corrotto ma dall’animo ambiguo; è il fondatore della Squadra d’assalto, un reparto speciale formato da quattro fedelissimi, che ha il compito di gestire le situazioni più pericolose. Lo stesso Vic, riferendosi ai suoi uomini, afferma che «la Squadra d’assalto butta giù le porte quando gli altri non vogliono farlo».
L’antagonista, o l’eroe, a seconda che si decida di essere contro Vic e i suoi metodi o a favore del detective e della sua concezione di giustizia, è il Capitano David Aceveda. Il rapporto tra Vic e Aceveda è conflittuale: Aceveda aspira ad entrare a far parte del consiglio comunale di Los Angeles e per questo spera che facendo qualcosa di importante, come smascherare una cellula di poliziotti corrotti, la sua ascesa sia più rapida. Sin dalla prima puntata, infatti, il capitano osserva attentamente Vic, chiede spiegazioni sulle denunce di maltrattamento arrivate da parte di alcuni spacciatori fermati dalla Squadra d’assalto, gli mette alle costole una sorta di spia, ma alla fine è costretto a chiedere proprio a Vic di interrogare, a modo suo, un pedofilo che ha rapito una bambina.
La figura di Vic spiazza lo spettatore che, «nonostante gli sforzi migliori dell’autore (il finale del primo episodio, per sua stessa ammissione, era stato scritto apposta perché gli spettatori fossero sconvolti e odiassero il protagonista)», spesso si ritrova a solidarizzare con lui. Perché se Vic è un poliziotto corrotto e bugiardo, che scende a patti con la criminalità e che non ci pensa due volte a sparare in testa ad un collega se capisce che vuole incastrarlo, egli ha una sua morale che lo conduce a portare tutti i soldi “extra” a casa per curare i due figli affetti da autismo, a regalare qualche dollaro alla prostituta che gli passa le informazioni, per permetterle di sfamare il figlio, a non esitare ad usare i suoi modi per poter mettere in salvo una bambina dalle grinfie di un pedofilo.
Infrangere le regole è la regola di The Shield, dove giustizia e violenza sono due facce della stessa medaglia. Coloro che teoricamente dovrebbero difendere i cittadini sono, in questa serie, i primi di cui è lecito dubitare. «Non c’è speranza di salvezza, né redenzione per le atrocità commesse dalla Squadra d’Assalto, ma soltanto una sofferenza continua e implacabile nel tentativo di alleggerire il carico di orrore che Vic e soci hanno continuamente alimentato» [2].
L’aspetto più interessante è senza dubbio la complessa personalità del detective Vic Mackey, secondo il quale ogni azione è giustificabile se serve ad arrestare un criminale o a salvare una vita.
L’idea di mettere in scena il lato oscuro di una tipologia di personaggi solitamente amati dagli spettatori in quanto rappresentano, nell’immaginario collettivo, la parte buona della società, era già stata sperimentata a partire dal 1993 con la serie NYPD Blue. The Shield, dunque, non propone un format nuovo ma un prodotto popolare, perché non è altro che la rappresentazione della lotta tra il bene e il male, un dualismo al quale lo spettatore non rinuncia mai.
Questo telefilm, dalle atmosfere realiste, poco rassicuranti e molto violente, nella messa in onda italiana ha subito delle censure: alla quinta stagione sono stati imposti «tagli così sostanziali da impedire addirittura la completa comprensione delle vicende» [Serialmania, vol. IV].
La serie ha ricevuto un grande plauso sia dalla critica che dal pubblico: Michael Chiklis si è aggiudicato per la sua interpretazione un Emmy Award, un Golden Globe, un Golden Satellite Award e un Television Critics Association Award; il telefilm ha incassato anche un altro Golden Globe (miglior serie tv nel 2003) e 3 ulteriori Golden Satellite Awards (di cui uno come miglior serie drammatica [3]).
Nel 2007 la Leader Spa ha annunciato l’uscita di The Shield, un nuovo action game in terza persona ispirato alla serie.

Il protagonista, il detective Victor Samel “Vic” Mackey (Michael Chiklis), è il fondatore della squadra d’assalto. È sposato con Corinne (Cathy Cahlin Ryan) e ha tre figli, di cui due autistici. È un agente corrotto, ruba agli spacciatori e ha commesso più di un omicidio. È fermamente convinto che il fine giustifichi i mezzi.
Il detective Shane Vendrell (Walton Goggins), cofondatore della squadra, è il migliore amico di Vic.
Altri componenti della squadra sono il detective Curtis “Lem” Lemasky (Kenny Johnson), l’unico membro con scrupoli legalitari e per questo non al corrente di tutti gli atti illegali che la squadra commette, e il detective Ronald Evverett “Ronnie” Gardocki (David Rees Snell), l’esperto di elettronica.
David Aceveda (Benito Martinez) è il capitano del distretto di Farmington che in seguito verrà eletto al consiglio comunale di Los Angeles. È uno dei principali rivali di Vic Mackey dato che non appoggia i suoi metodi, ma spesso è costretto a stringere con lui delle alleanze.
Claudette Wyms (CCH Pounder) è il miglior detective del distretto e fa coppia con il detective Holland “Dutch” Wagenbach (Jay Karnes), geniale poliziotto, anche se preso sempre di mira dagli scherzi e dalle battute di Vic. Dutch in realtà mal sopporta il detective Mackey, anche perché viene preferito a lui dalle donne del distretto.
Completa il cast l’agente Danielle “Danny” Sofer (Catherine Dent), un agente di pattuglia che aspira a diventare un detective. Ha una storia clandestina con Vic e sta in squadra con Juline Lowe (Michael Jace), un omosessuale represso.

The Shield è caratterizzato da molte vicende minori auto-conclusive, che sono i piccoli casi di puntata, e da pochi grandi “cattivi” sui quali si indaga per stagioni intere. Questo fa sì che la serie sia costruita su una struttura principalmente verticale, con episodi a volte quasi inutili ai fini della trama, ma facilmente fruibili e che scorrono con piacere.
La puntata inizia con la scritta «The Shield» che appare tremolante al centro dello schermo con caratteri bianchi su sfondo nero. Si alternano, attraverso un abile montaggio che non dura più di cinquanta secondi, rapidissime scene del telefilm con altri titoli di testa che appaiono improvvisamente con la stessa formattazione del titolo della serie. Contemporaneamente parte l’audio che non subisce variazioni e continuano a sentirsi musica e parole che si scorgono già nella prima scena.
Parte così il teaser, a volte un po’ in sordina, e dopo circa cinque minuti inizia la sigla. 

Sigla. Il tema musicale della sigla di The Shield è Just Another Day di Vivian Romero. Dalla durata di appena dieci secondi, la sigla si apre con uno zoom a ritroso molto veloce, dal quale compare la scritta The Shield al centro dello schermo e come sfondo l’immagine di quello che, con il passare dei secondi, sembra essere sempre di più un distintivo. La particolarità di questo distintivo è che appare rotto, come se i pezzi fossero stati ricomposti. Nella logica di The Shield non è errato pensare a questo elemento come un modo per far capire allo spettatore che sta per seguire una serie poliziesca con protagonisti corrotti.
La scritta è inserita all’interno di una fascia verticale che, all’inizio, proietta lo sfondo di una città e successivamente diventa totalmente nera, per poi dar vita al logo della serie. L’ultimo frame della sigla, con scritta bianca e sfondo nero, è riservato come di consueto al creatore della serie. Quest’ultima immagine non è statica ma è come se la scritta tremasse.

Il nucleo dell’episodio va trovato nella vita in strada che conducono gli agenti, con gli appostamenti, le incursioni, gli omicidi che danno bene l’idea dei rischi che si possono correre con questo mestiere, ma anche dei benefici che si hanno quando si è corrotti.
Un altro lato ben analizzato è la vita nel dipartimento, divisa tra scherzi con o a scapito dei colleghi e tentativi di imporre la propria supremazia o la propria visione al capo o al compagno di squadra.
Si indaga poco sulla vita privata, lasciando ben intendere, però, il carico di stress che può vivere un poliziotto.
Si ha così un profilo relativamente completo di questi eroi contrastati, instabili e contraddittori [Casetti – Di Chio 1991], sempre attivi nella lotta al crimine ma mai in lotta con se stessi, anche se tra loro e i criminali la differenza si fa sempre meno netta, in quanto spesso capita che siano proprio gli innocenti a pagare per i loro abusi.
La fotografia, diretta per tutte e sette le stagioni da Rohn Schmidt, che ha già lavorato per moltissimi polizieschi, è perfetta per dipingere il quadro con colori talmente saturi da dar l’impressione di respirare la stessa aria che annusano i poliziotti.
La regia è molto audace e non conosce mezzi termini: vi è un utilizzo massiccio di tecniche come long take e piano-sequenza, sempre ottenuti attraverso l’utilizzo della camera a mano che spesso pone l’accento su dettagli con zoom frettolosi, al limite dell’amatoriale, ma che con questa serie afferma una nuova tecnica di regia. Questo “giocare” con la camera ha permesso di utilizzare tecniche cinematografiche rispolverate come la profondità di campo, o insolite come lo zoom sugli occhi dell’interlocutore durante un discorso diretto.
I cambi di scena sono spesso veloci, crudi, e il montaggio generale non è da meno, tranne quando si cambia scena utilizzando scene di vita quotidiana della città di Los Angeles con la gente che si allena nel parco o i ragazzi che giocano a pallone nei ghetti. Capita anche di trovarsi a guardare un montaggio alternato, con i protagonisti impegnati nella preparazione in maniera diversa: si contrappongono e si sovrappongono scene di agenti di pattuglia che si armano per intervenire e poliziotti a riposo che si preparano per un appuntamento.
La colonna sonora gioca un ruolo molto importante per la serie. Stilisticamente la musica varia dall’hip hop di Master P al pop dei Duran Duran, dall’heavy metal dei Black Label Society al country di Jonny Cash. Spesso la musica è utilizzata per segnalare lo stato d’animo dei personaggi o il tema dell’episodio, ma a volte è diegetica, quando si sente la musica che ascoltano i protagonisti stessi.

“Shield” letteralmente vuol dire “scudo” mentre, in gergo poliziesco, si riferisce al distintivo. In The Shield l’ambiguità tra i due significati è volutamente giocata, perché il distintivo altro non è, per alcuni dei protagonisti, che uno scudo con il quale poter agire indisturbati e al di fuori della legge.
Ma in questa serie la corruzione è una protagonista; si osservi già nel secondo episidio questa conversazione tra Vic e il Vice capo Ben Gilroy: 

[Vic] Grazie di avermi tolto dai piedi il capo Aceveda.

[Ben] Non ti farebbe male mostrargli un po’ di rispetto.

[Vic] Seee, dai…

[Ben] Sai che qui molti imitano il tuo atteggiamento. Ti dico solo di andarci piano.

[Vic] Non faccio il mio lavoro con uno che mi sta con il fiato sul collo!

[Ben] Ed è per questo che io ti proteggo.

[Vic] Bene.

[Ben] La domanda è: tu stai proteggendo me?

[Vic] Che vuoi dire?

[Ben] I miei uomini ti hanno informato che Terry voleva fregarti…

[Vic] Ben, l’operazione è finita male.

[Ben] Il mio contatto alla giustizia mi tormenta, vuole sapere se ci hai reso tutti complici di un omicidio. Gli ho detto che tu mai, mai mi faresti questo, non è vero?

[Vic] Terry è stato imprudente, si è fatto ammazzare!

[Ben] Fine della storia?

[Vic] Fine della storia!

[Ben] Spero che sia così!

Con The Shield si assiste ad una continua lotta tra bene e male e l’aspetto più coinvolgente per lo spettatore è che questa linea in alcuni casi è molto marcata e quindi non si hanno dubbi su chi siano i buoni e chi i cattivi. In altre situazioni, invece, essa è così labile che lo spettatore non riesce a capire da che parte stare.
Con la prosecuzione della serie la situazione non cambia, anzi tra gli stessi protagonisti si registrano divergenze riguardo ai modi di fare di Vic e della sua Squadra d’assalto.
Ad esempio, durante il pilot, il capitano David Aceveda, nonostante la sua poca stima verso Vic, gli consegna un pedofilo per costringerlo a confessare dove tiene nascosta una bambina rapita. Aceveda sa benissimo quali sono i modi utilizzati dal poliziotto, e li reputa i soli che possano far parlare l’uomo e dunque necessari per ritrovare la bambina.
Mentre Vic è chiuso con il pedofilo nella stanza, al di là del muro ci sono proprio Aceveda e la detective Claudette Wyms ad ascoltare l’interrogatorio che molto presto diviene un vero e proprio pestaggio. Ecco il dialogo tra i due colleghi:

[Aceveda] Non ti danno fastidio i metodi che usa?

[Claudette] Non giudico gli altri poliziotti.

[Aceveda] Mackey non è un poliziotto, è Al Capone con un distintivo!

[Claudette] Al Capone ha fatto i soldi dando alla gente quello che voleva e oggi quello che la gente vuole è arrivare alla propria auto senza essere rapinata, tornare a casa da lavoro e trovare ancora lo stereo, sentir parlare di un omicidio e scoprire che il giorno dopo la polizia ha preso l’assasino. Se avere tutto questo vuol dire che qualche poliziotto malmena un tossico o un portoricano la maggior parte della gente è disposta volentieri a chiudere un occhio.

La serie è senza dubbio rivolta ad un pubblico adulto, e non solo per le scene di violenza o per le forti immagini realizzate, ma anche per il tipo di linguaggio utilizzato. Oltre alle innumerevoli volgarità utilizzate nei dialoghi, sono presenti offese sia di genere (trattandosi un ambiente prettamente maschile, le battute a sfondo sessuale si sprecano) che razziali. Farmington è un ghetto in cui si mischiano le diverse etnie: tra i bianchi, i neri e gli ispanici che vivono nello stesso quartiere ci sono non solo tensioni, ma anche e soprattutto diverse concezioni di giustizia.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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