The Pills

The Pills

Finisce come ogni Venerdì sera, Luì! Finisce che la macchina la devo prendere io, che passiamo le ore in mezzo al traffico, dovremo fare una fila di Cristo fuori dal locale e farà un freddo di Dio, le uniche pischelle che incontreremo se trescheranno un boro X, e dopo alla fine ce sarà il kebab che a me manco me va però mo’ o dovrò mangia’ e finirò a cazzo in mano davanti al computer a farmi una sega malinconica come ogni Venerdì sera… come ogni Venerdì sera…

The Pills è una webserie italiana, ideata e scritta da Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua, con Andrea Pergola e Mattia Coluccia.
Orientata sul genere della Sketch Comedy, è costituita da due stagionipiù una stagione definita mezza (pubblicata tra la prima e la seconda) – caricate sul canale YouTube “THEPILLSeries”.
La prima stagione e la mezza sono state prodotte da Dudemagazine.it. La prima è costituita da 22 episodi, dalla durata variabile (da poco più di un minuto a oltre 20 minuti), caricati a partire dal 5 novembre 2011 con scadenza non regolare. La mezza è costituita da 9 episodi, anche questa volta dalla durata variabile (tra i 35 secondi e gli 8 minuti), a partire dal 1 febbraio 2012.
La seconda stagione, oltre a essere caricata, a partire dal 12 ottobre 2013, sul canale YouTube “THEPILLSeries”, è stata trasmessa, prodotta da Taodue, anche su Italia 2 a partire da maggio 2014. Nell’estate dello stesso anno, Ascentfilm produce otto episodi creati appositamente per la trasmissione “Stracult”, su Rai 2.
Su YouTube, non solo sul consueto canale “THEPILLSeries”, sono presenti anche diversi episodi extra, in alcuni dei quali vengono ospitati personaggi dello sport e dello spettacolo come il calciatore Alessandro Florenzi e il presentatore Giancarlo Magalli.
Nel 2016 è stato realizzato il film The Pills – Sempre meglio che lavorare, prodotto da Eat Movie e distribuito da Medusa Film. La sceneggiatura è stata opera di Luca Ravenna, Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi; a quest’ultimo è stata affidata la regia. Il lavoro è una trasposizione su grande schermo di molti topoi appartenenti allo stile del gruppo, diluiti in una narrazione che si affida alla misura del lungometraggio. Al film hanno partecipato, con piccoli ruoli, attori come Giancarlo Esposito (Breaking Bad) e personaggi come Gianni Morandi.

The Pills (che come per molte altre webseries diventa il nome con cui viene riconosciuto il gruppo di creatori del prodotto: Luca Vecchi e soci ora sono i The Pills) non può essere catalogata all’interno di uno schema tematico e stilistico unico. Finanche la definizione “webserie” non è del tutto calzante al progetto, dato che non è mai stata presente una “continuity” tra i vari episodi, né mai essa è stata ponderata dai creatori. Nata più come una sorta di esercizio o workshop tra amici che come un progetto artistico ben delineato, persegue da sempre la linea della comicità compiuta per il semplice desiderio di raccontare, in modo diverso e personale, quanto a tutta una generazione sostanzialmente accade. Tra citazionismo e dissacrazione, tra totale libertà espressiva e talento intrinseco, The Pills si presenta in ogni puntata come uno dei prodotti italiani più importanti provenienti da YouTube.
Le vicende narrate negli episodi ruotano attorno alle vite di un gruppo di ragazzi di Roma, coinquilini, studenti e disoccupati, alle prese con i temi fondanti nel divenire generazionale di oggi: le ragazze, la dipendenza da social network, le droghe, le serate in discoteca, l’Erasmus, i fenomeni mediatici e sociali, la perenne mancanza di denaro… e tantissimo altro, fino a temi per niente scontati e fuori portata per ogni palinsesto, specialmente se trattati con umorismo quasi sguaiato – l’omofobia, i portatori di handicap, l’Aids. La vastità tematica e stilistica, infatti, rende The Pills un prodotto fuori controllo, non inquadrabile e mai prevedibile; la dimensione originaria data da Internet permette una libertà espressiva pressoché totale, divagando e spingendo le narrazioni verso qualsiasi direzione – dalla semplice striscia umoristica basata su una singola battuta (consistenti in clip brevissime), al politicamente scorretto al limite della decenza.
L’impianto narrativo di base della maggior parte degli episodi è assimilabile a quello delle sitcom, con un’ambientazione spesso domestica o comunque in luoghi chiusi, fornendo l’effetto comico attraverso l’avvicendarsi di situazioni ingegnosamente poste tra il quotidiano e il paradossale, enfatizzando (spesso in modo estremo) questioni tipicamente giovanili e generazionali. In ogni episodio avviene una grottesca tipizzazione degli anni zero – di come le attuali generazioni intraprendono gli anni zero – e la dimensione dello sketch consente un effetto immediatamente esilarante. È comunque assente la circolarità tematica delle sitcom: lo spettatore familiarizza con la serie soltanto tramite i protagonisti, che nonostante si ritrovino in ogni episodio in situazioni sempre uniche e scollegate dalle precedenti, non perdono la loro caratterizzazione, quantomeno fisica, e il loro “mood”.
L’attitudine, la postura, l’approccio dei The Pills, tra le innumerevoli e forti influenze (omaggiate e parodiate, che si rincorrono, si mimetizzano, appaiono e si nascondono, dal cinema d’autore alle sitcom americane anni ’80, passando per Tarantino e i B-movies Horror) ricordano particolarmente, in numerosi tratti, il primo Nanni Moretti, quello più anti-giovanilistico e più politicamente scorretto che quello politicamente impegnato. Questo li rende ancora più decisivi, all’interno dell’attuale contesto mediatico italiano, acquisendo una connotazione artistica legata a una tradizione cinematografica che critica e non si schiera, ma che al contempo sa ridere di se stessa ed è capace di divertire in modo genuino e mai scontato. Luigi Di Capua stesso, in un’intervista del 4 ottobre 2013 ad Alberto Alfredo Tristano per “Linkiesta”, dichiara: «Essendo figli degli anni Ottanta amiamo il cinema di Moretti. […] Se lo guardi mentre legge sul giornale i consigli cinematografici in Io sono un autarchico, quella è pura estetica YouTube. E lo stesso Ecce Bombo, con la sua struttura a episodi, il suo nucleo di personaggi fissi attorno a cui ne ruotano altri, ma soprattutto lo spirito dissacrante, la leggerezza nel dire cose anche pesanti, beh sono una lezione per chi scrive una sketch comedy. E poi voglio dirlo: anche noi siamo contro i giovani».
Queste caratteristiche permangono nel gruppo anche nel passaggio dal web alla tv. È evidente lo slancio qualitativo (i primi episodi, autoprodotti, sebbene artisticamente ben svolti, hanno lasciato ora il posto alla produzione Taodue per Italia 1, rendendo gli episodi impeccabili anche dal punto di vista tecnico), ma lo spirito resta immutato. Come osservato da Valeria Pacelli su “Il Fatto Quotidiano” del 7 maggio 2014: «Odiano essere etichettati: non sono radical e neanche chic. Non sono neanche alternativi/punkabbestia e chi ne ha più ne metta. Sono trentenni romani che in una manciata di puntate hanno conquistato il pubblico dai 20 ai 40. Quella generazione italiana che si ritrova in fatiscenti case per studenti, con affitti alle stelle, nessun futuro davanti. “Non siamo comici – dice Luigi Di Capua – E tantomeno siamo un trio alla Aldo, Giovanni Giacomo – ribadisce Luca Vecchi –. Abbiamo iniziato in modo amatoriale e poi è arrivata la proposta [da parte di Mediaset. N.d.r.]”».

Una delle scelte più importanti all’interno del progetto The Pills è l’assenza di personaggi con un’identità. In ogni episodio si avvicendano sempre gli stessi attori – cioè il gruppo di amici che collabora alla realizzazione degli sketch –, ma i ruoli interpretati sono sempre differenti. Nonostante la presenza di questo fattore decisamente atipico e rischioso, è possibile, per lo spettatore, familiarizzare con le caratteristiche (mimiche, espressive, caratteriali) degli interpreti che comunque permangono a prescindere dal ruolo interpretato nei vari episodi. “Persona” e “Ruolo” si intrecciano, ma il secondo viene dismesso alla fine di ogni episodio per poi vestirne successivamente un altro magari completamente diverso, continuando però a mantenere molti tratti della “Persona”.
Luigi Di Capua, in un’esaustiva intervista al blog “The Comedy Bay”, puntualizza: «I nostri personaggi non hanno un’identità. Se io in un episodio interpretavo uno che lavora, in quello dopo potevo benissimo essere uno studente. Tant’è che noi facevamo ruotare le persone. Nei primi episodi la ragazza di Matteo poi diventa un’amica, che poi abita in casa, io ero uno spacciatore e poi un’altra cosa. Poi la gente ha iniziato a dire: “Ah, ma quindi se quello ha fatto così allora quindi quella è la ragazza di quello”, e quindi hanno creato una continuity che noi in realtà non volevamo creare. Noi, essendo quattro stronzi, non è che potevamo metterci là a chiamare mille persone. Per noi sarebbe stata un problema la continuity, perché se dovevi decidere di fare quel determinato ruolo, dovevi sempre avere quel ruolo, sempre quelle caratteristiche. Questa era un’impostazione più libera». Dunque una scelta artistica, sì, ma anche dettata dalle necessità logistiche tipiche di un progetto nato in casa, con poche finanze e portato avanti tra amici.
I tre creatori – Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua – e il principale collaboratore – Mattia Coluccia – sono gli attori maggiormente presenti negli episodi, e quelli dunque con una caratterizzazione più chiara e più amati dal pubblico. Non sono personaggi stereotipati, ma nemmeno psicologicamente complessi, dunque si collocano in una sorta di non luogo artistico che, alla luce delle intenzioni libere e ad ampissimo respiro del progetto, risulta necessario e permette di far trasparire con noncuranza anche larghi tratti  provenienti dalla realtà biografica degli attori.
Luca, in tutte le sue trasformazioni, resta comunque un nerd un po’ pacato, con barba e occhiali che gli conferiscono sempre un aspetto timido e vagamente goffo.
Matteo mantiene quasi sempre l’atteggiamento del “burino de’ Roma Sud” menefreghista, dal look eccessivo e aggressivo, tendenzialmente nauseato dall’anticonformismo dilagante e a tutti i costi.
Luigi, forse il più trasformista di tutti, resta comunque in qualche modo fedele, specialmente nel parlare e nell’uso del linguaggio, alla romanità giovanile, in un atteggiamento quasi sempre orientato verso una comicità dialettale.
Mattia non si discosta spesso dalla figura del giovane salentino trasferitosi a Roma, strenuamente di sinistra, anche a costo di risultare stereotipato e anacronistico.
Molti altri interpeti si alternano lungo le stagioni e orbitano attorno alle vicende raccontate – quasi sempre si tratta di amici degli ideatori: Angela Favella, Betani Mapunzo, Federica Marcaccini, Luca Di Capua, Melissa Anna Bartolini, Valerio Di Benedetto e numerosi altri.
In alcuni episodi sono presenti alcuni special guest come Elio Germano e Paolo Calabresi.

Lontanissima da ogni serie serie tv e diversa anche dalle altre serie nate sul web, The Pills si muove in modo estremamente verticale, episodio dopo episodio, con anarchia tematica e stilistica, senza alcun riferimento alle precedenti o successive puntate, presentandosi in ogni episodio con un lavoro composto ex-novo, girato in totale indipendenza e senza alcuna orizzontalità.
La struttura degli episodi si rifà spesso a uno schema – anche se non sempre eseguito nello stesso identico modo. La clip comincia con la successione dei loghi della casa di produzione e il logo della serie – bianchi su sfondo nero – , con in sottofondo un tema musicale che rimanda sia alle colonne sonore dei film comici muti degli anni ’20 che a quelle scelte spesso da Woody Allen per i suoi film. L’episodio comincia e, in molti casi, le prime inquadrature sono alternate alla composizione del logo della serie. Il taglio finale è spesso dato dalla comparsa di una o due frame – anche esse con scritte bianche su sfondo nero – in cui vengono segnalati il link al canale YouTube della serie e il link all’episodio successivo, spesso alternate a riprese di backstage, bloopers, o a un’ultima scena a effetto.
La durata delle puntate è molto varia: si passa da episodi di pochissimi secondi ad altri decisamente più lunghi, suddivisi addirittura in due clip.
Anche la narrazione non è mai la stessa, ma in questo caso è possibile rintracciare un aspetto ricorrente in particolare: molti episodi cominciano con una telecamera fissa che inquadra i protagonisti in una situazione domestica e quotidiana, spesso a tavola bevendo caffè o fumando, intenti in una conversazione che darà poi vita allo svolgersi della puntata – attraverso il racconto di uno dei personaggi riguardo un evento vissuto, o evolvendosi verso la risoluzione di un problema, e così via, fino a puntuali situazioni paradossali, assurde, irreali. Questa sorta di schema è comunque sempre pronto a lasciare spazio ad altre soluzioni, specialmente negli episodi più marcatamente parodici nei confronti del cinema, come per esempio le puntate speciali girate per il programma “Stracult” di Rai 2.
La regia degli episodi, curata principalmente da Luca Vecchi, mantiene sin dal primo episodio uno stile ben determinato e abbastanza personale, nonostante l’abbondante citazionismo si riversi non solo nelle sceneggiature ma anche (e forse soprattutto) nelle scelte registiche. Si tratta di una regia spesso essenziale (non bisogna mai smettere di considerare la dimensione “home-recording” in cui nasce il progetto), come ad esempio nella maggior parte delle scene ambientate nella casa in cui vivono i protagonisti: sono girate in bianco e nero, specialmente quelle in cui gli interpreti sono seduti al tavolo, richiamando in questo modo il film cult di Jim Jarmusch “Coffe and Cigarettes” non solo nella fotografia, ma anche nelle inquadrature – con la camera spesso fissa a un lato del tavolo, e l’inquadratura alternata a primi piani che indugiano sugli interlocutori seduti. Quella di usare molto spesso il bianco e nero si rivela una scelta originale e non ancora percorsa nel mondo delle webseries, divenendo uno dei marchi di fabbrica di The Pills: in questo modo, tra l’altro, la fotografia non risulta accesa o colorata come ci si aspetterebbe da una sitcom o da una Sketch Comedy, e questo crea un appeal capace di incuriosire lo spettatore. Al contempo, in moltissime occasioni la regia si discosta da queste scelte, allargando il proprio orizzonte di idee costantemente, quasi in modo esasperato, provando a utilizzare tutte le tecniche registiche possibili e moltissime tipologie di montaggio – omaggiando molto cinema, ma anche seguendo un’autonomia creativa fresca e attenta, desiderosa di dimostrare, mantenendo sempre un livello qualitativo abbastanza alto.
L’aspetto musicale della colonna sonora, non è un punto caratteristico della serie. Anch’essa è soggetta ai vari cambiamenti che si attuano da episodio in episodio: in alcuni casi la sigla accompagna tutta la clip (specialmente in quelle di breve durata), in altri l’elemento musicale è sfruttato per sottolineare determinate narrazioni particolarmente centrali nell’episodio. Quando è presente, viene utilizzata sia offscreen che onscreen, a seconda delle necessità registiche. Spesso è affidata a pochi brani, selezionati accuratamente dal panorama musicale pop e commerciale, sia classico che contemporaneo (dai Guns ‘n Roses a John Cafferty, dai R.E.M. a Whitney Houston) – ma con un’attenzione anche verso l’underground, scegliendo brani di band poco note come i Gazebo Penguins o gli Explosions In The Sky (canzoni di queste due band sono presenti nell’episodio The Game [A Love Story]). In alcuni casi sono utilizzati anche pezzi musicali orchestrali o comunque vicini alle Soundtrack cinematografiche.
I suoni, invece, sono quasi sempre diegetici, inerenti a quanto ripreso. Nel rimarcare alcune scene viene utilizzato l’espediente del suono off (accostabile a certi horror o thriller, in cui un suono non diegetico improvviso, come ad esempio un accordo minore di ensemble di archi può dare il senso di istantanea suspense).

Nonostante le scelte stilistiche e tematiche sempre cangianti, in The Pills l’aspetto linguistico raramente si discosta dall’utilizzo di un italiano regionale prevalentemente romano – restando comunque sempre ben comprensibile ai più, data la vicinanza del romano all’italiano standard e alla sua grammatica.
Quasi tutti i personaggi presenti negli sketch sono romani e si esprimono con un registro colloquiale. Questo ne influenza la recitazione, molto naturale e fortemente realistica specialmente nei momenti in cui il parlato romanesco abbonda. Non si esprimono con un italiano regionale romano soltanto alcuni personaggi femminili. Fanno inoltre eccezione i frangenti in cui, con intento parodico, gli attori emulano in modo enfatizzato altre parlate regionali (nell’episodio Le colline hanno le Hogan, Luigi Di Capua recita con un improbabile accento milanese, accostando quel tipo di parlata a un atteggiamento chic richiamando la figura di Lapo Elkann, perché posseduto da una sorta di spirito dopo aver indossato un paio di scarpe Hogan) o tecniche di recitazione maggiormente diffuse nel Cinema e nella Televisione (nell’episodio n.7 girato per la trasmissione “Stracult”, Luca Vecchi e Luigi Di Capua recitano con tono esasperatamente basso, teso, drammatico e biascicato, scimmiottando i protagonisti della serie tv “True Detective”, ma inscenando dialoghi demenziali).
Si riscontrano diversi fenomeni linguistici tipici dell’italiano regionale romano, come: apocopi sillabiche («Che stai a di’») specialmente negli aggettivi possessivi («Mi’ nonna», «Tu’ madre»); «De che» come interrogativo; la preposizione “de” («‘na cosa un po’ de strada»); aferesi di vocale («‘ntanto» per “intanto”, «’ntortato» per “intortato”). Molto utilizzata è la perifrastica “stare a + infinito” («Me sta’ a scoppia’ ‘a vescica», «Io sto a partì», «De’ quanno ce annamo a vede’ i vernissage?») e “a” allocutivo («A regà»). Sono presenti anche molti fatti fonetici – tra i più caratteristici: l’assimilazione di gruppi consonantici, come “nd” che diviene “nn” («Risponni» per “rispondi”, «Annà» per “andare”, «Quanno» per “quando”); la palatalizzazione di “gli” in “jj” e “j” («Daje», «Mejo»); l’allungamento delle vocali in presenza di pronomi («Nu’ me ‘a faa più vedè», «Oo’ so»); la monottongazione («Core», «Davero»); il rotacismo («Cinque anni buttati ar cesso», «Nu me pare ‘r caso»); il raddoppiamento di consonanti in molte posizioni tranne che dopo consonante («Te ggiuro», «Va bbene», «Qual è il probblema?»); l’uso della “e” al posto della “a” o della “i” («Regazzino», «Dimme», «No’ ce riesco»). Gli articoli determinativi “la” e “lo” diventano «’a» e «’o», “una” diventa «’na».
Quasi tutti i personaggi sono giovani di Roma, ed è dunque molto presente il parlato giovanile, con tutti i suoi ritmi, le tendenze, i cambi di registro. Tante sono le parole del linguaggio dialettale giovanile utilizzate al posto dei termini italiani: «T’ha pisciato» per dire “ti ha lasciato” e «M’ha cioccato» per dire “mi ha scoperto” (entrambe in riferimento a una situazione sentimentale); «Bella» utilizzato come saluto (spesso «Bella regà»); «Sto co’ le pezze ar culo» per significare una situazione economica di disagio; «Zì» o «Zio» è il modo di chiamarsi tra amici (nel saluto «Bella zio», oppure in momenti confidenziali del tipo «L’ho tradita, zì»); «Che bomba» per identificare una notizia particolarmente importante; «Pischella» per definire una ragazza; «Fregna» per definire una ragazza particolarmente attraente (in The Pills è presente anche il termine «Turbofregna», ideato da Luigi Di Capua per definire una ragazza bella oltre ogni limite, e diventato una sorta di tormentone tra i fan della serie).
Spesso vengono nominati luoghi, zone e rioni di Roma per identificare la condizione o le attitudini di una determinata fascia sociale: il Pigneto, Roma Sud, Roma Nord, Tor Vergata, Fregene ecc.
Particolarmente diffuso l’utilizzo di dialoghi dal lessico normalmente curato, ma intervallati da parole ed espressioni di basso registro.
Nell’episodio Omophobia:

[Luigi]: Ma che cosa dovevo fare? È lui che non capisce quando è il limite! Non puoi fare una battuta del genere… Va bene esagerare, va bene portarti al limite, ma non devi valicare quel cazzo di confine.

Sempre nello stesso episodio, un esempio ancora più eclatante, attingendo a piene mani dalle dinamiche comiche del genere Trash anni ’80 di matrice italiana:

[Luigi]: Matteo! Matteo… Oh, porca miseria, devi stare tranquillo. Adesso tu ti tranquillizzi, prendi il tuo tempo… e ciucci quel cazzo! Hai fatto quella battuta sui gay? Pensano che siamo degli omofobi? Bisogna risolvere!

[Matteo]: Luigi, ma…

[…]

[Luigi]: È la soluzione a tutti i problemi! È sempre stata una soluzione per acquietare gli animi: tanti personaggi storici lo hanno fatto.

[Matteo]: Tipo?

[Luigi]: Ma tipo il Generale Badoglio! Garibaldi come pensi che ha unificato l’Italia?

[Matteo]: Ciucciand…?

[Luigi]: A forza de bocchini!

Nell’episodio La Tipa Wild questo espediente dialogico permette anche la realizzazione di uno degli aspetti più importanti e discussi della serie, cioè il politicamente scorretto:

[Luca]: Luigi, ascoltami: la ragazza con cui tu ieri hai passato tutta la notte… ‘sto fantomatico amore della tua vita… beh, lei era down.

[Luigi]: Ma che vuol di’, scusa, eravamo tutti quanti in down! Te stavi in down, io ero in down, quest’altro c’aveva l’occhi ribaltati. Io avevo gli occhi ribaltati, tu avevi gli occhi ribaltati…

[Matteo]: No, Luigi…

[Luigi]: No, voi siete invidiosi!

[Matteo]: Luigi, quello che sta cercando di dirti Luca è che lei è affetta dalla sindrome di down.

[Luigi]: Guarda che non si scherza con queste cose… State scherzando col fuoco, sono tematiche molto delicate, non si affrontano queste tematiche in questo modo. Guarda che non sono degli scherzi molto divertenti, lo sai? Non si scherza così con gli amici eh, non si scherza… nel senso, va bene tutto, ma non bisogna scherzare su questi temi, sono temi molto delicati e non bisogna mettere in mezzo queste tematiche, va bene? Ok? C’è sempre un limite. (Matteo lo interrompe e gli fa vedere, piazzandogli il cellulare vicino agli occhi, una foto della ragazza. Luigi cambia espressione e si convince che quanto detto dagli amici è vero) Ma… ma è legale?

[Matteo]: No, non credo sia illegale.

[Luigi]: E allora che me frega! Scusa, no? Ma che cazzo me frega! Lo sai quando ‘a ribecco ‘na pischella così, con quel mulinello!

L’utilizzo del turpiloquio è ampiamente diffuso e senza alcuna censura, ma al contempo mai utilizzato fuori dal contesto realistico ben impiantato in molti frangenti della serie, in cui i dialoghi si arricchiscono di impatto naturalmente esilarante anche (e soprattutto) grazie a questo aspetto ben calibrato tra esasperazione e plausibilità.
Nell’episodio Ich Bin Ein Berliner, in cui Luigi e Mattia litigano sulla decisione del secondo di andare via da Roma per trasferirsi in Germania:

[Luigi]: Va bene sì, è vero, ho delle opinioni diverse dalle tue. Per me ‘sta roba è ‘na cazzata, ‘sta roba de’ Berlino è ‘na cazzata. Stai a fa’ ‘na cazzata.

[Mattia]: Lo sai che penso io invece? Penso che te sei un cojone, Luigi. Sei un cojone.

[Luigi]: Ma io penso che te ne devi annà affanculo. Vaffanculo! Vaffanculo…

[Mattia]: Ma rimani qua a morì de vizi!

[Luigi]: E te invece va’ a ciuccià i cazzi allo Zoo de’ Berlino, vai!

 

Andrea Donaera, Andrea Martina

 

 

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