The pacific

The Pacific

Hell was an ocean away. (Tagline della serie)

The Pacific è una miniserie storica in 10 episodi (ma gli stessi produttori li chiamano parts, parti, e così anche noi) prodotta da HBO e trasmessa dal 14 marzo al 16 maggio 2010 negli Stati Uniti; in Italia è stata trasmessa da Sky Cinema 1 quasi in contemporanea (9 maggio – 6 giugno 2010). È stata poi trasmessa in chiaro anche da Rete 4 (2012). The Pacific ha ricevuto otto volte (su 23 candidature) gli Emmy Award 2010; tra questi, spicca quello alla migliore miniserie dell’anno. I principali produttori sono Tom Hanks e Steven Spielberg, una coppia che lavora insieme su temi storici e sulla seconda guerra mondiale dai tempi di Salvate il soldato Ryan; tra i precedenti artistici di The Pacific va ricordato anche Band of brothers, di ambientazione europea.
Per maggiori dettagli si rinvia al sito Internet americano della serie (qui); il sito fornisce anche ricchi dettagli sulle fonti scritte e orali della narrazione, sulla collocazione geografica dei luoghi delle battaglie, sul retroterra storico e sull’identificazione dei personaggi, di cui è ricostruita la biografia reale con maggiori approfondimenti di quelli ad essi riservati dagli ultimi, intensi minuti della Decima Parte, in cui lo spettatore può apprezzare direttamente quanto gli attori siano stati scelti ruolo per ruolo in base alla somiglianza fisica con i marines storicamente protagonisti degli avvenimenti: e così l’attore James Badge Dale somiglia in modo evidente a Robert Leckie, il personaggio che impersona nella serie, Joe Mazzello a Eugene Sledge, Jon Seda a John Basilone, e via dicendo. L’impressione di accuratezza nella ricostruzione storica e di “cinema del reale” ne esce sicuramente rafforzata.

Il racconto si dipana a partire da fonti memorialistiche, principalmente due: Robert Leckie, Helmet for My Pillow (del 1957, ora pubblicato da Ebury Press, 2011; non ci risulta ancora tradotto in italiano) e Eugene Sledge, With the Old Breed. At Peleliu and Okinawa (pubblicato molti anni dopo, nel 1981 da Presidio Press ed elaborato sulla base degli appunti presi dall’autore, nel frattempo diventato microbiologo dell’Università di Montevallo, Arizona). Prende in considerazione un’angolatura della seconda guerra mondiale pressoché ignorata dal pubblico europeo, concentrato per motivi comprensibili sulle vicende belliche del vecchio continente: quello della guerra nel Pacifico, che fu combattuta in modo durissimo tra americani e giapponesi che si contesero palmo a palmo migliaia di isole sperdute nell’Oceano.
La produzione non bada a spese, e i costi astronomici sono ben giustificati dalla ricostruzione ambientale impeccabile (automobili, abiti, divise, oggetti della cultura materiale degli anni della guerra) e replicata su migliaia di comparse, dalle scene di battaglia di impressionante realismo girate con tecniche già ampiamente sperimentate nei prodotti artistici di Spielberg citati nei Dati generali e dalla ricostruzione di interi ambienti sociali anche in contesti non bellici (un ospedale dell’epoca o uno stadio usato come dormitorio, per esempio).
Non ha senso ricostruire le vicende delle dieci Parti in cui è articolata l’opera; essa comincia il 7 dicembre 1941, data della distruzione della base navale di Pearl Harbor, e finisce con il 15 agosto 1945, resa del Giappone, ripercorrendo poi ancora la prima fase del ritorno a casa dei marines protagonisti. Tra le altre, le battaglie fulcro della narrazione (e, va da sé, della storia della seconda guerra mondiale sul versante del Pacifico) sono Guadalcanal, lo sbarco a Peleliu, lo sbarco ad Iwo Jima.

Mai come nel caso di The Pacific si può parlare di protagonismo collettivo. Solo i personaggi che scorrono negli ultimi minuti della Decima Parte, sulla base delle intense musiche di Hans Zimmer, Geoff Zanelly e Blake Neely, sono 15; quelli citati come protagonisti dal sito stesso dell’HBO sono ben 19; va ricordato che i minuti in cui si dipana la vicenda sono solo 560.
Sopra tutti, spiccano le figure degli autori delle memorie di prima mano, il caporale Robert Leckie (James Badge Dale), problematico e profondo giornalista che appunta lettere per la vicina di casa Vera che non le spedirà mai ma che rappresentano anche uno dei nodi narrativi di alcune puntate, e il caporale Eugene Sledge (Joe Mazzello), protagonista del ritorno a casa più problematico. Uno spazio speciale è riservato al sergente John Basilone (Jon Seda), l’eroe più celebrato della guerra del Pacifico: a lui sono dedicate, fin dal 1945, autostrade e francobolli. L’andamento narrativo fa sì che alcuni personaggi svolgano un ruolo importante nella prima parte dell’opera, per esempio i caporali Sid Phillips (Ashton Holmes), Lou “Chuckler” Juergens (Josh Helman), il tenente Stone (Tony Leonard Moore), i soldati di prima classe Bill “Hoosier” Smith (Jacob Pitts) e Bud “Runner” Conley (Keith Nobbs). Altri personaggi importanti, come il sergente Romus V. Burgin (Martin McCann) e soprattutto il caporale Merriell “Snafu” Shelton (Rami Malek), entrano in gioco nelle ultime Parti.
Alcune figure femminili, come Lena Riggi (Annie Parisse), sergente e futura moglie di John Basilone per soli sette mesi, Stella Karamanlis (Claire van der Boom), una ragazza della comunità greca conosciuta a Melbourne da Bob Leckie, e Vera Keller (Caroline Dhavernas), la vicina di casa che Bob sposerà al suo ritorno dopo averle scritto innumerevoli lettere e poesie al fronte, sono tratteggiate in modo sapiente ed efficace.

Come nelle opere di Spielberg, una grande importanza è attribuita alla chiarezza linguistica. Le frasi sono brevi e comprensibili senza diventare mai banali. La narrazione comincia dalla sigla, solenne e molto accurata.

 
Sigla. L’opening di The Pacific rispecchia tutti i canoni di una sigla completa: in circa due minuti e cinquanta secondi sono presentati il logo della serie, il cast tecnico e quello artistico. La presentazione del cast artistico è realizzata adoperando non solo immagini tratte dalla serie ma narrando il tema di The Pacific in maniera ricercata. L’elemento distintivo della sigla di The Pacific è l’uso della tecnica del disegno a carboncino: la camera da presa con la tecnica del primissimo piano, alternata a qualche ripresa a campo medio e a qualche dettaglio, scorre da sinistra verso destra inquadrando un foglio di carta che sembra non avere fine. Su questo foglio il tratto nero del carboncino è predominante: la mano traccia i segni di quelli che diventeranno volti dei protagonisti della serie e parte della scenografia. Di grande impatto emotivo la fusione delle immagini disegnate su carta con quelle tratte dai singoli episodi. Girata completamente sui toni del bianco e del nero, le uniche eccezioni di colore si possono riscontrare in alcuni frame nei quali è presente l’effetto seppia e in altri in cui l’utilizzo del rosso aiuta a sottolineare nella scena la presenza del sangue. Per tutta la durata della sigla compaiono in sovrimpressione i nomi degli attori e di tutti gli addetti ai lavori.
È necessario sottolineare anche il main theme composto da Hans Zimmer, Geoff Zanelli e Blake Neeley: la musica infatti non solo accompagna le immagini ma le scandisce, ne sottolinea il peso specifico.

Quanto agli aspetti linguistici in senso proprio, c’è una divisione funzionale molto accentuata tra le parti dialogiche, i silenzi a volte non brevi e le concitatissime scene di guerra, dense di frasi nominali che punteggiano l’iperrealismo delle immagini, con le telecamere in movimento che sobbalzano seguendo le azioni, la polvere e il pietrisco che si solleva da terra durante le esplosioni, le facce stravolte dei soldati, la straordinaria qualità audio della battaglia, a cominciare dai suoni differenziati delle armi pesanti e leggere e dei motori. Ecco un esempio tratto dalla parte 6:

Voce 1: State a sentire. Siamo vicini alla pista. Al mio via tutti pronti a muoversi!
Voce 2: Pronti ad attraversare la pista. Controllate le armi!
Voce 1: Via! Tutto lo schieramento, fianco sinistro, fianco destro, andiamo!
Voce 3 Ci vediamo dall’altra parte!
Voce 1: Forza, marines! Presto, presto, presto!

Tutt’altro tono, si diceva, nelle scene dialogiche, molte delle quali presentano dolenti dialoghi sul senso della vita e della morte, della guerra, del destino personale, della paura. Ancora dalla parte 6, un dialogo tra il caporale Sledge e il capitano:

Sledge: Oggi, mentre attraversavo la pista, ho avuto paura come mai nella mia vita Capitano: Abbiamo tutti paura, nessuno escluso. Chi non ha paura in quest’inferno o è un bugiardo, o è morto. Vedi, la storia è piena di guerre, scatenate per motivi diversi. Ma questa… è la nostra guerra, e io voglio pensare che… devo convincermi che per ogni passo fatto su quella pista, per ogni uomo ferito e per ogni soldato che abbiamo perso… ne sia valsa la pena, perché la nostra causa è giusta.

 

Marcello Aprile, Alessandra Ciraci (Sigla)

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