The O.C.

The O.C.

California! Here we come!
(Da California dei Phantom Planet, colonna sonora della serie)

Tramesso in più di 50 paesi, The O.C. è il teen drama per eccellenza degli ultimi dieci anni. Ideato da Josh Schwartz (Chuck, Gossip Girl) e prodotto dalla College Hill Pictures, dalla Wonderland Sound and Vision Hypnotic Films e dalla Warner Bros. Television, è stato trasmesso dal 2003 al 2007, anno in cui la serie ha chiuso per scarsi ascolti (l’episodio pilota ha raggiunto i 10 milioni di telespettatori; l’ultimo episodio meno di 4 milioni). Sono state registrate 4 stagioni per un totale di 92 episodi della durata di 42 minuti ognuno. Il primo episodio è andato in onda sulla rete televisiva americana Fox il 3 agosto 2003 mentre in Italia il debutto si è avuto su Italia 1 il 7 settembre 2004.

The O.C. è ambientato a Newport Beach (Orange County) in California e racconta le vite da sogno di un gruppo di amici e delle loro famiglie.
Anello di congiunzione tra il primo vero teen drama (Beverly Hills) e il fin troppo patinato Gossip Girl, The O.C. ha in comune con entrambi la scelta di guardare al mondo dei ricchi attraverso lo sguardo di chi ha un’estrazione sociale differente. Se in Beverly Hills è la famiglia Walsh di Minneapolis a trasferirsi al 90210, se in Gossip Girl a raggiungere l’Upper East Side sono gli Humphrey che vengono da Brooklyn, in The O.C. la parte del “diverso” è interpretata da Ryan Atwood, un ragazzo di Chino, che, per una serie di circostanze, si ritrova a vivere a Orange County.
Con una famiglia difficile alle spalle, Ryan viene arrestato mentre aiuta il fratello a rubare un’auto. Finito in carcere, conosce Sandy Cohen, avvocato d’ufficio dall’animo nobile, il quale prende a cuore la causa del giovane e decide, nonostante le prime incertezze e paure da parte della moglie Kirsten, di prenderlo in affido. La certezza del riformatorio si trasforma così, grazie ai Cohen che lo accolgono nella loro famiglia come un figlio, in una possibilità di riscatto.
Il passaggio da Chino, sobborgo povero e malfamato, alle ville sull’oceano di Orange County non è però così semplice: Ryan dovrà dimostrare di meritare questa opportunità rigando dritto e raggiungendo ottimi voti a scuola. Inoltre, sin da subito, dovrà lottare contro il pregiudizio di chi lo addita come un delinquente o come un arrampicatore sociale.
Ad affiancarlo in questa nuova vita ci saranno Seth, ragazzo timido e logorroico, la bella Marissa e Summer, migliore amica di Marissa e ragazza dei sogni di Seth.
Contemporaneamente alle vicende dei quattro ragazzi emergono anche le storie dei loro genitori. Un aspetto interessante di The O.C. riguarda proprio il mondo degli adulti che non è parallelo a quello degli adolescenti, ma si fonde con esso. «I problemi dei (e con i) genitori che i ragazzi di The O.C. devono affrontare sono talmente più numerosi e gravi [di quelli riscontrabili in altri teen drama] che la crisi della famiglia upper class americana diventa un nucleo tematico aggiuntivo e autonomo» [Pozzato – Grignaffini 2008].
The O.C., continuando la tradizione dei teen drama che lo hanno preceduto, affronta diverse tematiche sociali e i personaggi risultano interessanti perché vivono una vita fuori dal comune: ad esempio, la sola Marissa Cooper nel corso di tre stagioni abusa di alcol, fa uso di sostanze stupefacenti, intraprende una relazione lesbica, tenta il suicidio e, alla fine della terza stagione, muore in un incidente stradale.
Lo spettatore assiste dunque ad uno spettacolo accattivante ma, al tempo stesso, non vi si può identificare, perché le vicende dei personaggi sono spesso al limite. Ed è forse questa la causa del crollo degli ascolti tra la seconda e la terza stagione: negli USA la serie aveva raggiunto livelli impressionanti, quasi 10 milioni di persone a puntata durante la prima stagione, diventando una delle serie più amate di sempre.
Estremamente debole nei dialoghi, esaurite tutte le linee narrative, The O.C. ha probabilmente perso il valore aggiunto che aveva portato i giovani a seguire la serie e a dare vita ad una vera e propria The O.C. mania. Oltre alla proliferazione dei gadget, CD e libri e ai fenomeni d’imitazione degli attori, un politico di Orange County ha proposto di cambiare il nome dell’aeroporto locale da “John Wayne” a “The O.C. Airport”, mentre alcuni studenti di legge della Berkeley University di San Francisco hanno fondato un fans club intitolato a Sandy Cohen, con la motivazione che «ha migliorato l’immagine degli avvocati e ha incentivato il nostro impegno nella difesa d’ufficio» [1].
The O.C. è stato spesso associato ai due teen drama più riusciti dell’ultimo ventennio,  Beverly Hills e Dawson’s Creek. Legato a Beverly Hills per il comune interesse verso argomenti sociali e a Dawson’s Creek per l’uso frequente, ma non morboso, del metalinguaggio, il telefilm non è però mai riuscito a definire e catturare un target definito di pubblico capace di seguire la serie nonostante gli addii dei protagonisti (come è accaduto per Brenda e Dylan) e nonostante la poca credibilità di alcuni personaggi (come Dawson).

The O.C. ha un cast di prime donne, ma l’attore principale è Ryan Atwood (Ben McKenzie), un ragazzino di Chino proveniente da una famiglia difficile (la madre è un’alcolizzata e il padre è in prigione), che finisce in carcere per aver aiutato il fratello nel furto di un’automobile. Essendo minorenne, viene rilasciato sotto cauzione ma, non avendo altro posto dove andare a vivere, accetta la proposta del suo avvocato Sandy Cohen (Peter Gallagher) di seguirlo a Orange County. Sandy, infatti, vive nella lussuosissima Newport Beach assieme alla moglie Kirsten (Kelly Rowan), sempre immersa nel lavoro, e al figlio Seth (Adam Brosy), un ragazzo timido e impacciato con la passione per i fumetti. Nonostante le difficoltà iniziali, Ryan diventerà parte della famiglia.
I vicini di casa dei Cohen, nonché amici di vecchia data, sono Jimmy (Tate Donovan) e Julie Cooper (Melinda Clarke) e la loro figlia Marissa (Mischa Barton). Marissa è la ragazza di cui Ryan si innamorerà anche se, all’inizio della serie, lei è sentimentalmente legata a Luke Ward (Chris Carmack), studente arrogante, ricco e molto popolare, il quale entra subito in contrasto col nuovo arrivato. Completano il cast Summer Roberts (Rachael Bilson), la superficiale migliore amica di Marissa che si innamorerà di Seth e Anna Stern (Samarie Armstrong), una studentessa appena trasferita in città, che metterà in discussione la storia tra i due.

The O.C. è un telefilm basato sull’orizzontalità, ma con tutti gli episodi che tendono ad autoconcludersi, e quindi con un caso di puntata che consiste in un problema da affrontare.
Dopo un brevissimo riassunto iniziale, inizia un teaser di 3-4 minuti che introduce i temi affrontati nell’episodio. Segue la sigla.

Sigla. La prima immagine della sigla di The O.C. è un primo piano di Ryan, seduto nella macchina di Sandy Cohen, che dal finestrino guarda il panorama di quella che sarà la sua nuova casa. La canzone dei Phanton planet, California, è una perfetta colonna sonora per una sigla strutturalmente molto semplice che però, grazie alla sua linearità e al tema musicale estremamente appropriato, è diventata un cult.
Intervallata da inquadrature che riprendono uno scenario mozzafiato, la presentazione del cast segue uno schema chiaro. Lo schermo è diviso in due da una linea verticale e, nei due rettangoli che si vengono a creare, uno per volta sono presentati gli attori principali: da un lato l’attore è mostrato da solo all’interno di un quadrato mentre, nel rettangolo opposto, è ritratto in compagnia di un altro personaggio. In questa parte di schermo compare, attraverso l’uso della tendina dall’alto verso il basso, una linea sulla quale sono poggiati i nomi degli attori. Per passare da una presentazione all’altra, questa linea, sempre grazie ad una transizione a tendina, si sposta dal basso verso l’alto cancellando l’immagine precedente.
Dalla durata di trenta secondi, la sigla si chiude con lo sfondo della “casa in piscina” e la sovrapposizione della scritta created by Josh Schwarz.
I titoli di testa sono particolarmente brevi e la scena si apre spesso con il fuoco su un dettaglio per poi allontanarsi via via fino a rendere la globalità dell’inquadratura.

Si seguono così le vicende e gli sviluppi di due o tre gruppi di personaggi che spesso vivono gap generazionali (anche se a Newport Beach i padri di famiglia fanno surf prima di andare nel proprio studio legale) o altre situazioni di conflitto (genitori/figli; Ryan/Marissa; Seth/Summer).
I contrasti sono uno dei punti forti della serie, come si osserva già dal primo episodio, quando il protagonista, proveniente dal degrado di Chino, si ritrova in una lussuosissima Bmw diretto verso una villa degna di un dépliant.
Gli unici momenti in cui tutti personaggi si incontrano sono le feste e le cene in famiglia, una sorta di rito tanto atteso quanto insostituibile.
Verso la fine dell’episodio però tutti i contrasti si risolvono con un lieto fine e possono partire i lunghi titoli di coda (nella versione in DVD possono arrivare a 2 minuti).
La regia è polimorfa e può permettersi di usare la camera a mano in stile Modern Family per le scene più confuse, come le risse (unici momenti di vera azione del telefilm) o le feste, mentre per il resto può essere sapientemente dosata e poco invadente.
Usata e forse abusata è la tecnica del fade-out per cambiare scena.
Ultimo appunto per la colonna sonora, poco presente ma rilevante: le musiche coinvolgenti e adolescenziali rendono bene il taglio giovanile del telefilm ma, come dichiarato dallo stesso Josh Schwarz, tutta la serie deve riuscire a tramettere le emozioni che in quelle occasioni i protagonisti della vicenda stanno provando [2].

Il primo aspetto che balza agli occhi guardando The O.C. è una serrata divisione in social setting. Oltre che dagli elementi visivi, di cui parleremo in seguito, questa divisione è resa ancora più marcata dai dialoghi. I differenti contesti sociali di provenienza sono infatti, soprattutto nelle primissime puntante, parte integrante delle vicende.
Non sono poche le occasioni in cui i ragazzi esplicitamente fanno una separazione tra qui e da un’altra parte. Nel primo episodio, ad esempio, Ryan, parlando con Sandy, afferma:

Dove abito io, avere un sogno non ti rende intelligente. Sapere che non si avvererà, questo sì.

e ancora mentre parla con Seth:

Che fate da queste parti?

oppure con Marissa:

Rischio di meno dalle mie parti.

Insomma, Ryan, nonostante si senta un pesce fuor d’acqua in un ambiente come quello di Orange County, non nega le sue origini, anzi sottolinea spesso che non è «di quelle parti».
Come accennato prima, sono inseriti anche una serie di significanti visivi che aiutano lo spettatore a orientarsi all’interno della storia; è possibile rintracciare i codici iconografici, cioè gli elementi visivi che «regolano la costruzione di figure complesse, ma fortemente convenzionate e con un significato fisso» [Casetti – Di Chio 1991].
La casa di Ryan, il suo quartiere, gli abiti che indossa sono elementi che definiscono il suo status, così come il modo in cui è vestito Sandy, la sua auto e la sua villa denotano un altro livello d’estrazione sociale. In questo caso, però, gli elementi non devono aiutare lo spettatore a riconoscere i vari codici visivi, perché egli è già a conoscenza delle differenze tra i due soggetti: i codici del riconoscimento iconico servono per accentuare quello che lo spettatore ha già colto.
Degno di nota e d’analisi è il personaggio di Seth Cohen, ragazzo che si è volutamente emarginato e che cerca di stare lontano dai suoi coetanei che vede come:

Un branco di cerebrolesi, tutti griffati fino alle mutande.

Seth è il personaggio più riuscito di The O.C. e già dal pilot si delineano i suoi caratteri distintivi. Intelligente, ironico, sempre pronto a fare battute sarcastiche, lo spettatore si appassiona alle sue vicende sin da subito. Innamorato di Summer al punto tale di chiamare la sua barca Summer breeze, spiazza tutti quando confida a Ryan di voler arrivare in barca a Tahiti. Ecco l’esilarante dialogo tra i due:

[Ryan] Non ti sentirai solo?

[Seth] Beh, no, ci andrò con Summer!

[Ryan] Ci vai con questa a Tahiti?

[Seth] No, è la ragazza da cui ho preso il nome!

[Ryan] Dev’essere eccitatissima.

[Seth] Si, non lo sa neanche lei quanto! Non le ho mai parlato in vita mia!

Un altro elemento fortemente caratterizzante del personaggio di Seth sono le sue passioni. Oltre alla vela e a Summer, il ragazzo è ossessionato dai fumetti, dal regista George Lucas (il quale, nella penultima puntata della seconda stagione, regala ai fan di The O.C. una breve apparizione), dai videogiochi, dalla musica Indie rock e dal Punk rock.
Proprio la musica è da spunto per un altro dialogo “alla Seth Cohen”:

[Marissa] Che ascolti di solito?
[Ryan] Tutto e niente. Non ho una gran passione per la musica.
[Seth] Sei tutto strano!
[Ryan] E tu cosa ascolti?
[Marissa] Ah… Ultimamente punk!
[Seth] Guarda che Avril Lavigne non fa punk!
[Marissa] Ma dai…che ne dici dei Cramps? Stiff Little Fingers? Clash? Sex Pistols?[Seth] Ascolto la stessa musica di Marissa Cooper: mi toccherà suicidarmi!

La musica, in un teen drama, non può che avere un ruolo centrale. Oltre ad essere usata come accompagnamento della scena, spesso è impiegata anche in mondo naturalistico e cioè con la fonte (la radio, lo stereo, il lettore mp3) presente nell’inquadratura.
In conclusione, utilizzando le parole di Aldo Grasso, con The O.C.: «S’impara soprattutto a guardare il proprio mondo di appartenenza con la necessaria ironia, la necessaria leggerezza. Alla Seth» (Grasso 2007).

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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