The Musketeers

The Musketeers

Tutti per uno, uno per tutti

La serie televisiva britannica The Musketeers, creata da Adrian Hodges, è ispirata al celebre romanzo I tre moschettieri di Alexandre Dumas. Trasmessa da BBC One dal 19 gennaio 2014 al 1 agosto 2016, arriva sugli schermi italiani il primo dicembre 2014 sul servizio Mediaset Infinity, sul quale verrà trasmessa anche la seconda stagione fino all’11 maggio 2015. Dal 19 dicembre 2014, i moschettieri conquistano per le prime due stagioni la prima serata del venerdì in onda in “free to air” su Italia uno. La terza ed ultima stagione è disponibile on demand su Netflix dal primo ottobre 2016.
La possibilità di produrre una serie tv basata sul celebre romanzo di Dumas nasce nel 2007 e inizia a prendere corpo nel 2012 con la comunicazione ufficiale da parte della BBC One, casa di produzione britannica coadiuvata nella realizzazione da BBC America. Tra gli addetti ai lavori, accanto al già citato Adrian Hodges, la serie vanta Jessica Pope in qualità di produttore esecutivo. A capo della sceneggiatura per la terza ed ultima stagione ci saranno Simon Ashford  e Simon Allen, mentre la produzione passerà a Matthew Bird.

La serie porta lo spettatore nella Parigi del 1630, tra le strade degradate della città, le locande e le sontuose abitazioni reali, mettendo in scena le avventure dei valorosi moschettieri al servizio del re Luigi XIII. Chiaramente improntato sul romanzo di Alexandre Dumas, la serie The Musketeers rimane, per certi versi, fedele a quest’ultimo, affiancando all’ambientazione storica scene di pura fantasia. Personaggi realmente esistiti quali il cardinale Richelieu, la regina Anna d’Asburgo, il re Luigi XIII e il duca di Buckingham rappresentano la componente storica della serie, resa ancor più evidente dai continui riferimenti all’ostilità che, nel Seicento, intercorreva tra Francia e Spagna. L’obiettivo di Dumas era quello di coinvolgere il lettore attraverso una narrazione carica di suspense, avvincente e accattivante. Allo stesso modo, nella serie, duelli, scontri e inseguimenti irrompono di continuo nei singoli episodi diventando il leitmotiv della serie d’avventura.
Il guascone D’Artagnan, per vendicare la morte del padre, si reca a Parigi alla ricerca del moschettiere Athos, accusato dal giovane dell’omicidio. Dopo aver sfidato, impulsivamente, i tre moschettieri, viene messo al corrente dell’errore che stava commettendo. Appurata l’innocenza di Athos, D’Artagnan diviene inseparabile compagno dei moschettieri del re, affiancandoli nelle loro avventure.

Apparentemente improntata sull’universo maschile, The musketeers lascia in realtà ampio spazio alla figura femminile proponendo personalità forti e anticonformiste. La bella Constance, «(…) una donna che deve sopravvivere in un mondo di uomini» (The Musketeers; 2, 1; min. 44:11) è un personaggio atipico rispetto al periodo in cui è ambientata la serie: sin dal principio si mostra combattiva e contraria ai limitati diritti di cui una donna poteva godere nel XVII secolo. Questo suo tratto distintivo si accentuerà notevolmente nella seconda stagione, in cui troverà il coraggio di confessare al marito il suo amore per D’Artagnan. La stessa caparbietà si riscontra nelle altre due figure femminili: Milady de Winter e la regina Anna d’Asburgo.  
Il plot della serie è arricchito dalla presenza di back stories, svelate nel corso delle puntate anche mediante l’uso del flashback. Degne di nota sono quelle che hanno per protagonisti Milady de Winter e il moschettiere Athos; il capitano Trèville e il moschettiere Porthos. Complessivamente, la serie presenta una trama narrativa semplice che, spaziando tra romanticismo, avventura e ironia, intrattiene senza impegnare eccessivamente il pubblico, garantendo agli amanti degli happy ending un riordino dell’equilibrio a fine episodio. Nonostante sia, dunque, indirizzata ad un pubblico molto vasto che copre svariate fasce d’età, non è stata trascurata la psicologia dei personaggi egregiamente messa in scena da un cast che, seppur poco noto, non perde mai di credibilità.
La serie è stata girata a Praga e nei dintorni della Repubblica Ceca, in cui la presenza ancora integra di architetture ed edifici antichi ha permesso la riproduzione dell’ambiente seicentesco. Tra le filming location Chateau Ploskovice, Kromerìz e il monastero di Straho sono state le sedi del palazzo e dei giardini reali, mentre a Doksany è stata ricostruita la Parigi del XVII secolo [1]. I costumi, curati nei minimi particolari sono stati creati da Phoebe De Gaye.

L’impavido D’Artagnan, interpretato da Luke Pasqualino (Skins, The Borgias) e doppiato da Fabrizio Manfredi, inizia la sua avventura parigina in seguito alla morte del padre Alexandre. La sete di vendetta porterà lo spadaccino nel mondo dei moschettieri al servizio del re Luigi XIII. Di umili origini, D’Artagnan mostra sin dai primi episodi un carattere forte e deciso, a tratti impulsivo e romantico.
Athos, abile spadaccino interpretato da Tom Burke (Poirot, The Hour) e doppiato da Fabio Boccanera, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per gli altri moschettieri. Il suo carisma lo porterà a prendere il posto del capitano Tréville. Accanto al coraggio e all’ironia che veste il suo personaggio, si delinea una personalità tormentata dal passato che riporta a galla il pensiero della morte del fratello avvenuta per mano della donna da lui amata e fatta giustiziare.
Aramis, interpretato da Santiago Cabrera (Dexter, Heroes, Merlin) e doppiato da Niseem Onorato, si presenta sin dalla prima puntata come un amante delle donne e dell’avventura. Accanto al rischio quotidiano cui incorre un valoroso moschettiere, Aramis non perde occasione per inseguire il brivido e abbandonarsi alla passione. Talvolta intraprende relazioni rischiose con mogli di potenti uomini, tra le quali Adele, moglie del machiavellico cardinale Richelieu e soprattutto Anna D’Asburgo, moglie del re Luigi XIII. Un personaggio frizzante che tra un guaio e l’altro riesce a strappare un sorriso con la sua caratteristica ironia.
Il terzo moschettiere, Porthos, interpretato da Howard Charles e doppiato da Fabrizio Vidale, nasconde, dietro il sorriso e l’aspetto da gigante buono, un passato difficile che nel corso della prima stagione verrà svelato agli spettatori. Cresciuto nel quartiere più degradato di Parigi, la Corte del Miracoli, rimane orfano all’età di cinque anni, in seguito alla morte della madre, schiava africana deportata in Francia. Il padre, il marchese Belgard, timoroso per la sua eredità, fa allontanare, con l’aiuto dell’amico Tréville, la donna ancora gravida. Sarà proprio il capitano Tréville a fare di lui un valoroso moschettiere, a cui lo stesso porterà grande rispetto.
Al comando dei moschettieri, il capitano Tréville, interpretato da Hugo Speer (Skins, Haven) e doppiato da Angelo Maggi, mostra in ogni situazione, dietro l’aspetto serioso e composto un grande senso di giustizia e lealtà. Manifesta grande rispetto per il codice d’onore cui i moschettieri devono attenersi e non manca di rimproverare i trasgressori delle regole. Anche lui sembra, però, avere un conto in sospeso con il passato. Una volta nominato Ministro della Giustizia passerà il comando al moschettiere Athos.
Acerrimo nemico dei moschettieri, il Cardinale Richelieu, interpretato da Peter Capaldi (Doctor Who, Skins) e doppiato da Massimo Lodolo, rappresenta il punto cardine della prima stagione, al termine della quale verrà celebrata la sua morte. Doppiogiochista e cinico, cerca in ogni modo di acquisire sempre più potere mettendo a dura prova gli spadaccini. Nelle sue oscure macchinazioni è aiutato dalla spia Milady de Winter e protetto dalle guardie rosse. Forte della sua influenza sul re, non perde occasione per indirizzare gli eventi verso il raggiungimento dei propri scopi. 
Milady de Winter, interpretata da Maimie McCoy e doppiata da Francesca Fiorentini, è un personaggio fortemente complesso e tormentato. Crudele assassina agli occhi degli spettatori, sin dai primi episodi si presenta come maestra di inganni. Le sue apparizioni all’interno della serie, alternate tra “luce” ed “ombra”, riflettono la personalità di una donna misteriosa e apparentemente priva di scrupoli, ma allo stesso tempo estremamente fragile. Quella che oggi prende il nome di Milady de Winter è, in realtà, Anne de Breuil, moglie di Athos, la quale, rea di aver ucciso il fratello del moschettiere, era stata fatta giustiziare. Sopravvissuta, cambia la sua identità intraprendendo una vita all’insegna del crimine e al servizio di uomini potenti.
Re Luigi XIII, interpretato da Ryan Gage e doppiato da Oreste Baldini, è un personaggio che ricalca i tratti tipici di un monarca autoritario, legato al proprio trono, ma non sempre in grado di prendere decisioni autonomamente. Braccio destro del re è, infatti, il cardinale Richelieu, nei cui raggiri viene coinvolto anche il re di Francia. A tratti viziato e ingenuo, ostenta il suo potere e la sua ricchezza ospitando sontuosi banchetti nel palazzo reale. La marcata espressività facciale riflette appieno il carattere lunatico del monarca che alterna il riso, quasi isterico e altezzoso, a momenti di estrema serietà.
Anna d’Asburgo, interpretata da Alexandra Dowling (Il trono di spade, Merlin) e doppiata da Valentina Favazza, è la bella e dolce regina di Francia. Clemente e razionale, la regina è sempre accompagnata dalle sue dame. La personalità, estremamente diversa dal marito, la porterà più volte a sentirsi inadeguata. Le sue mancanze verranno colmate dalla relazione clandestina che  intraprenderà con il moschettiere Aramis, dalla quale nascerà il Delfino, erede di Francia.
Costance Bonacieux, interpretata da Tamla Kari e doppiata da Domitilla D’Amico, è sicuramente la donna che meno si adatta all’epoca in cui è ambientata la serie. Coraggiosa e sarcastica, finirà per sposare D’Artagnan, con il quale sin dall’inizio sembra esserci del tenero. Moglie del sarto Jacques Michel Bonacieux, la bella Costance si sente stretta negli abiti della donna dedita alle faccende di casa ed esprime più volte la volontà di imparare ad usare le armi dei valorosi moschettieri. Una donna sopra le righe che rifiuta le etichette impostele dalla società.
Rocheforte, interpretato da Marc Warren e doppiato da Christian Iasante, è il degno sostituto del cattivo cardinale Richelieu. Alla morte di quest’ultimo, Rocheforte prenderà il suo posto entrando nelle grazie del re. La sua presenza a palazzo, però, non è dettata dagli stessi interessi del suo predecessore, bensì dall’ossessione che egli prova per la regina Anna d’Asburgo, la quale sarà vittima di un suo tentativo di stupro. 
Governatore Feron, interpretato da Rupert Everett e doppiato da Roberto Pedicini, è il fratello illegittimo del re Luigi XIII, nonché governatore di Parigi. Corrotto e infermo, il governatore è il terzo cattivo della serie. Rispetto al sadico predecessore, Rocheforte, Feron oscilla continuamente tra il bene e il male mostrando un lato sorprendentemente umano. 
Lucien Grimaud, interpretato da Matthew McNulty e doppiato da Francesco Bulckaen, è un criminale senza scrupoli dall’infanzia difficile. Subentra nella terza stagione al fianco del governatore Feron, per il quale semina terrore nella città di Parigi. Un personaggio freddo e spietato che uccide a sangue freddo chiunque ostacoli la riuscita dei suoi piani.

La serie mette in scena in una versione fresca e moderna una Parigi divisa tra estrema povertà e ostentata ricchezza, un paese superstizioso in lotta per l’egemonia. In ogni episodio gli spadaccini sventano un nuovo pericolo e affrontano sfide diverse indipendenti dalle precedenti. Ne consegue un’impostazione del prodotto verticale, per il quale la mancata visione di un episodio precedente non intacca la fruibilità del successivo.
A monte degli episodi non compare, dunque, il riepilogo dei precedenti. A questo punto, per analizzare la linea narrativa principale è necessario fare un distinguo tra la prima stagione e le due successive. L’orizzontalità è garantita dagli intrighi amorosi e dalle macchinazioni del cardinale Richelieu.
L’inaspettato abbandono di Peter Capaldi, apprezzato dai “seriali” nella veste del cattivo cardinale rappresenta un vero e proprio colpo di scena, un cliffhanger difficile da digerire. Rocheforte prederà il suo posto a partire dal primo episodio della seconda stagione, fungendo da collante con la precedente. L’arrivo di questo nuovo personaggio rimescola le carte in tavola, portando ad un rafforzamento dell’orizzontalità negli ultimi episodi della seconda stagione, concatenati tra loro in un accattivante crescendo di phatòs che troverà il suo apice nel finale di stagione. Con la terza ed ultima season e con un salto temporale di quattro anni, i toni si incupiscono, le scene diventano più crude e i personaggi sembrano essere piacevolmente maturati.

La serie The Musketeers consta di tre stagioni, ognuna delle quali formata da 10 episodi della durata di 50 minuti l’uno. Ogni puntata si apre con una scena che anticipa quello che verrà sviluppato in seguito e presenta, durante i primissimi minuti, il personaggio attorno al quale si muoveranno i moschettieri. Fa eccezione la prima puntata della prima stagione, in cui, dopo la consueta sigla, vengono presentati i tre moschettieri nelle loro caratteristiche peculiari. Nell’episodio pilota si delineano i punti di forza della serie britannica. La fotografia risulta essere di alta qualità, ricercata e mai banale. Salta immediatamente all’occhio degli spettatori l’utilizzo di tonalità fredde con prevalenza di colori quali il verde, il nero e il grigio che sfumano piacevolmente in toni più caldi. La scena è prevalentemente occupata dal gioco di luci ed ombre che ben si adattano al plot della serie. Convincente è la riproduzione dell’ambiente seicentesco in particolare negli spazi chiusi la cui illuminazione è stata ricreata mediante l’uso di candele.  Il tutto è condito da una massiccia presenza di suoni d’atmosfera che fanno da sottofondo all’intera serie senza intaccare la chiarezza dei dialoghi che appaiono, comunque, ben comprensibili. I rumori delle armi (spade, moschetti) sono riprodotti fedelmente garantendo credibilità alle scene d’azione, le quali sono accompagnate per tutto il tempo da temi sonori riconducibili alla sigla.

Sigla. Punto di forza della serie, parte dopo pochi minuti dall’inizio dell’episodio protraendosi per circa 40 secondi. La musica è in crescendo grazie alla presenza della sezione archi e il ritmo incalzante è scandito dalle percussioni. Un lavoro degno di nota quello del compositore Murray Gold, le cui musiche sono state già richieste dalla BBC per la storica serie The Doctor Who. Graficamente, la sigla propone una sequenza di immagini che scorrono velocemente dissolvendosi come in un’esplosione sul cui sfondo appaiono scritte antiche e uomini a cavallo, amanti che si baciano e uomini che combattono, una copertina che anticipa sommariamente  i nodi testuali che si scioglieranno nel corso delle puntate. Su questa sovrapposizione di figure, scorrono i personaggi accompagnati dai relativi crediti, al termine dei quali, al centro e in sovraimpressione, compare il titolo in stampatello, di colore nero con lievi sfumature rosse che richiamano lo sfondo sul quale campeggia il famoso “fleur de lis”, simbolo sin dal Medioevo della regalità francese. Seguono poi rispettivamente il nome dell’autore (Adrian Hodges), il riferimento al romanzo di Dumas e i nomi dello sceneggiatore e produttore, diversi a seconda dell’episodio. Prima alla sigla, all’inizio dell’episodio, appare in basso il logo della BBC.

Particolarmente interessanti sono i contrasti visivi e acustici che si alternano in archi temporali anche molto brevi, i quali tendono a marcare la componente psicologica della serie. L’episodio “Il re prende la regina” testimonia questo modus operandi attraverso l’alternanza di due scene: la regina intenta a fare un bagno nel lago che, secondo credenze locali, ha la capacità di guarire dall’infertilità, e i moschettieri alle prese con le armi. La sofferenza della regina è sottolineata da musiche di sottofondo malinconiche che si interrompono bruscamente con il cambio di scena in cui si muovono i moschettieri.

The musketeers, nonostante sia ambientato nel 1600, è da considerarsi una versione moderna del già citato romanzo di Dumas. Di riflesso, anche il linguaggio appare semplice e scorrevole, senza per questo cadere nella banalità. Certo non si può ignorare il parametro diacronico, in virtù del quale sono ricorrenti soluzioni linguistiche molto lontane dalle nostre. In prima analisi va messa in rilievo la presenza di un lessico dominante i cui termini si ripetono assiduamente nel corso delle stagioni. Si evidenzia, dunque, l’uso ricorrente di parole concernenti la sfera religiosa (fede, perdono, peccato, Dio), titoli nobiliari e religiosi nelle loro relative varianti (sua/vostra maestà, sire, re/regina, conte/contessa, marchese, duca/duchessa, cardinale), costrutti inerenti prassi giudiziarie  (chiedere/concedere la grazia, tagliare la testa, fare giustiziare), termini strettamente legati al contesto socio-culturale (giustizia, tradimento, spia, guerra, fato, fedeltà).

Di seguito un dialogo tra Marmion, astronomo rinomato di Parigi e il re Luigi XIII, il quale si reca nella dimora dell’astronomo per vedere l’eclissi con al seguito la regina e i servitori (The Musketeers; 2, 6):

[Marmion (Personaggio secondario che compare esclusivamente  nel sesto episodio della seconda stagione)]: Benvenuto, vostra Maestà. Io sono Marmion.

[Servitore]: Seguitemi, sire.

[Luigi XIII]: Il grande astronomo! Tutta Parigi oggi parla dell’eclissi.

[Marmion]: Permettetemi che vi mostri la camera oscura. Il mio straordinario strumento permetterà a vostra Maestà di apprezzarne ogni dettaglio.

(La scena si sposta momentaneamente sui moschettieri intenti a controllare che tutto sia in ordine per garantire la sicurezza del re)

[Marmion]: I nostri antenati vedevano nell’eclissi un segno che il mondo sta finendo…

[Luigi XIII]: Per fortuna ora siamo uomini moderni.

[Marmion]: …Ma non dobbiamo dimenticare che Dio ha un posto nell’universo. Quando scenderà l’oscurità  sentiremo la sua potente mano su di noi.

[Rocheforte]: Non siate troppo melodrammatico, Marmion, il re non ha tempo per le sciocchezze.

[Marmion]: In questo fatidico momento dobbiamo considerare il nostro ruolo nell’universo. Controlliamo noi il nostro fato o siamo semplici pedine in un gioco del quale non conosciamo le regole?

[Luigi XIII]: Se avessi voluto un sermone sarei andato in chiesa. (Risata corale)

È stato detto come la serie sia fortemente imperniata sull’ironia. Il dialogo sopra riportato ben ricalca questa peculiarità che si ripete notevolmente in tutte le stagioni con una frequenza maggiore nella prima per andare poi a stemperarsi lievemente nella seconda, stagione dai toni più dark. Nell’ambito della deissi sociale si evidenzia l’uso frequente, quasi esclusivo, del pronome allocutivo reverenziale “voi” non solo in situazioni formali ma anche in quelle informali. Ricorrente è, inoltre, l’uso di appellativi quali Monsieur e Madame. Accanto alle battute e alle sdrammatizzazioni frequenti nei dialoghi, uno spazio è riservato a riflessioni profonde sull’amore e la sofferenza, la vita e la morte (con una frequenza maggiore nelle ultime due stagioni). Di seguito il monologo del governatore Feron, la cui voce fuori campo accompagna i primi minuti della sesta puntata della terza stagione con una toccante quanto macabra personificazione della morte:

“Il giorno in cui si muore è un giorno come tutti gli altri. Ci si sveglia e ci si veste, si mangia e si beve. Proprio come si fa tutti i giorni. Non si vede la morte arrivare, non la si sente avvicinare perché si è troppo occupati a vivere, troppo occupati a godersi la vita, a saziare i propri appetiti. Ricchi o mendicanti non c’è  alcuna discriminazione. Alla morte non interessano i tuoi peccati o la possibilità di redenzione. Non le importa nulla di tutto questo, le interessa solo che questa sia la tua ora, il tuo giorno per morire”. (The Musketeers; 3, 6):

 

E ancora un dialogo tra Rocheforte e la regina Anna d’Asburgo (The Musketeers; 2, 10):

[Rocheforte]: la verità sulla vostra relazione con Aramis è stata svelata. Ma io potrei provare ad implorare il re in vostra difesa.

[Anna d’Asburgo]: Io sono la regina, sorella del re di Spagna e non imploro mai nessuno.

[Rocheforte]: Vi serve un amico.

[Anna d’Asburgo]: Io ho parecchi amici e verranno per me come hanno fatto per Constance.

[Rocheforte]: Oh, no… non verranno. Ci siamo solo noi due. In Spagna c’era un uomo che mi torturava. Ogni giorno Vargas e io superavamo nuovi limiti di sofferenza insieme. Sapete cos’era che mi impediva di crollare? Voi. Il solo pensiero di voi era un rifugio da ogni mia agonia. (Cambio di intonazione)

[Anna d’Asburgo]: Invece io, Rocheforte, per tutto il tempo non vi ho pensato neanche una volta.

[Rocheforte]: Molto presto il vostro amante Aramis verrà smembrato dalla ruota. Quel corpo che avete tanto amato sarà lacerato da parte a parte. Smetterete di amarlo.

[Anna d’Asburgo]: Voi non sapete niente dell’amore.

[Rocheforte]: È dolore… è sofferenza.

[Anna d’Asburgo]: Non è questo.

[Rocheforte]: No? Le sue braccia saranno spezzate e le sue gambe, le sue spalle… supplicherà di morire. Questo è l’amore. Voi capite che la sua sofferenza non è niente rispetto a quello che sentite voi? Ora voi conoscete parte dell’agonia che io affronto ogni minuto, di ogni santo giorno.

Un’analisi del dialogo secondo il parametro diamesico porta in evidenza le differenze che intercorrono tra lo scritto e il parlato. Sono, infatti, presenti tratti tipici dell’oralità sia se consideriamo i mezzi prosodici con evidenti cambi di intonazione e numerose pause, sia i tratti paralinguistici in virtù dei quali la distanza spaziale tra gli interlocutori va diminuendo proporzionalmente alla crescita dell’emotività.
Non va trascurata la forte relazione che intercorre tra il plot e il linguaggio utilizzato. La presenza nella trama narrativa di inganni e macchinazioni porta ad accrescere la componente pragmatica. Prendiamo per esempio il cardinale Richelieu che, come si è ampiamente argomentato, ha una forte influenza sul re. Le situazioni comunicative in cui il personaggio agisce mirano sempre al raggiungimento dei propri scopi. Di conseguenza, anche il linguaggio utilizzato ha il compito di persuadere il destinatario. Di seguito il dialogo tra il re Luigi XIII e il cardinale (The Musketeers; 1, 1):

[Richelieu]: Ci sono stati incidenti e provocazioni, la guerra con la Spagna è inevitabile.

[Luigi XIII]: Non è il momento per una guerra.

[Richelieu]: Ma non possiamo permettere alla Spagna di dominare l’Europa. È il destino  della Francia…

[Luigi XIII]: La regina è spagnola.

[Richelieu]: Ne sono consapevole.

[Luigi XIII]: Non ho mai conosciuto una donna così evoluta. Ho scritto delle lettere a mio cognato, il re di Spagna. Lettere che affrontavano la nostra politica estera.

[Richelieu]: Che cosa c’era scritto?

[Luigi XIII]: I termini di un trattato di pace…

[Richelieu]: La Francia deve resistere all’aggressione spagnola, ho espresso la nostra posizione molto chiaramente.

[Luigi XIII]: Quelle lettere sono andate perdute, se finissero nelle mani dei nostri nemici potrebbe essere imbarazzante.

[Richelieu]: Forse “fatale” è una parola più adatta, sire. Tali lettere mostrerebbero una Francia debole e divisa. Quale conclusione si può trarre se il re permette al Primo Ministro di perseguire una politica in pubblico, mentre in privato ne sostiene un’altra. È evidente: io devo ritirarmi immediatamente dalla politica. (Frase pronunciata con un intento volutamente inverso)

[Luigi XIII]: Vi darò quello che volete Armand, tiratemi fuori da questo pasticcio. Non avrei mai dovuto fare niente senza il vostro consiglio.

[Richelieu] : Come sono state mandate queste lettere?

[Luigi XIII]: Ci ha pensato Tréville e poi i suoi moschettieri hanno rovinato tutto.  Ditemi cosa devo fare e lo farò. Scioglierò l’intero reggimento se questo vi rende felice e appagato.

[Richelieu]: Beh… a tempo debito, forse.

 

Se analizziamo il dialogo in termini di atti linguistici è evidente la presenza di una notevole forza illocutoria manifestata anche mediante l’intonazione. In conclusione, rimanendo nell’ambito della linguistica pragmatica, di seguito una delle tante sottili riflessioni del cardinale Richelieu (The Musketeers; 1, 7):

“Sembra di essere tornati ai secoli bui vero? Uno scorcio della propria mortalità rende un uomo meno incline a condurre gli altri alla propria fine. Io non sono un uomo crudele, sono solo pragmatico”.

 

Erika Scarano (autore); Francesca Caragiuli (revisione)

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