The L Word

The L Word

C’è solo una cosa che va oltre tutto quello che siamo:
l’amore è il ponte che ci unisce nonostante le nostre diversità.
(The L Word; 1, 1)

The L word è una serie televisiva statunitense di genere drammatico a sfondo glamour, ambientata principalmente nel quartiere di West Hollywood a Los Angeles. Composta da sei stagioni con 70 episodi, la serie viene trasmessa per la prima volta il 18 gennaio 2004 sul canale americano Showtime, mentre in Italia gratuitamente dal 2 ottobre 2015 su La7 e La7d, successivamente a pagamento sul canale satellitare Jimmy e dal 2009 su Sky Vivo. I produttori della serie sono Ilene Chaikin, Steve Golin e Larry Kennar.

La trama di The L word è incentrata su un gruppo di donne, eterosessuali e lesbiche, che vivono a Los Angeles, ognuna con una differente storia. Il telefilm è un intreccio di vicende che narrano la vastità dell’universo omosessuale femminile, in tutte le sue sfaccettature, che partono dal coming out fino ad arrivare alla creazione di una famiglia same sex.
Inizialmente, l’attenzione è rivolta verso Jenny, una neo-laureata dell’Università di Chicago che decide di trasferirsi a Los Angeles per vivere con il suo fidanzato Tim ed iniziare la carriera da scrittrice professionista. La vita di Jenny è sconvolta quando partecipa ad una festa organizzata dalle vicine di casa della coppia, Bette e Tina, una coppia lesbica che sta per compiere l’importante passo della genitorialità, dopo una convivenza di sette anni. Un breve incontro al party con Marina, la proprietaria del locale Planet è sufficiente per spingere Jennifer in un mondo completamente nuovo che le crea dubbi sul proprio orientamento sessuale.
Nel corso della serie, vengono affrontate problematiche relative alle coppie, come quella di Bette e Tina, la paura e l’insicurezza di Dana di uscire allo scoperto, la confusione di chi scopre tardivamente la propria omosessualità repressa e, infine, il fascino androgino di Shane, giovane donna omosessuale capace di attirare a sé qualsiasi ragazza incroci il suo sguardo. La ragazza, che riesce sempre ad arrivare al suo obiettivo sentimentale, si rivela, infatti, uno dei personaggi preferiti dal pubblico, probabilmente perché costituisce la massima rappresentazione dell’idea di lesbica mascolina che tutte le protagoniste desidererebbero avere, anche solo per una notte o per incontri passionali frequenti.
La prima stagione si configura, quindi, come caratterizzata da toni un po’ frivoli, alternando momenti di serietà, relativi alle coppie di vecchia data, ad altri più leggeri, in cui esce fuori la vera essenza del mondo lesbico; nelle successive stagioni della serie, invece, l’attenzione viene trasferita su una visione più intima, grazie all’introduzione di nuove coppie e all’evoluzione dei vecchi legami.
Mai prima d’ora avevamo visto donne in televisione essere così libere nell’esprimere la loro sessualità; le scene di sesso in televisione mainstream e cinema si sono generalmente concentrate sugli uomini e sul loro piacere, rispetto che su quello femminile. Le visioni del sesso sono state in un certo senso eterosessualizzate e incentrate intorno all’atto sessuale come massima espressione del piacere maschile. The L word, così, rompe gli schemi, dimostrando del tutto normale l’uso di sex toys per il sesso tra donne e l’introduzione di temi quali la dominazione e la sottomissione nel rapporto lesbico.
Le scene di sesso, anche se i rapporti sono complessi e per lo più realistici, non sono generalmente romantiche, vi sono pochi o assenti preliminari, con rare eccezioni per le coppie più consolidate. The L Word affronta problematiche che altre serie evitano, ma, purtroppo, alcune di esse mancano di quella profondità necessaria per far riflettere il pubblico. Per una serie che dovrebbe essere la rappresentazione della diversità, il cast è per la maggior parte bianco: dei personaggi principali, nel corso di quattro stagioni, solo cinque sono donne di colore e, quando una viene aggiunta alla storyline, la sua figura è così stereotipata da rappresentare, alla fine, un vero problema rispetto alla mancanza di diversità.
In ogni caso, Showtime ha fatto quello che nessun altro canale era riuscito a compiere: ha dato alle lesbiche uno spettacolo che è stato molto più di un rapido bacio tra donne, ha dato alle lesbiche un posto nella società, donando loro una piccola soap opera.

I personaggi principali della serie tv che rimangono all’incirca in tutte le stagioni sono la parrucchiera Shane, la scrittrice Jenny Schecter, la direttrice di un museo Bette Porter, Kit Porter, cantante turbolenta e sorella di Bette, Tina Kennard, produttrice cinematografica e compagna di Bette, Alice Pieszecki, giornalista e in seguito personaggio televisivo, e la tennista professionista Dana Fairbanks. Gli intrecci coinvolgono essenzialmente queste donne e la loro natura omosessuale nella calda e caotica città di Los Angeles, tra storie d’amore, tradimenti, grandi amicizie e vicende drammatiche.
Kate Moennig, che impersona Shane, è stata indubbiamente l’attrice dal look più imitato, e proprio per questo a distanza di anni rimane un’icona per il mondo omosessuale femminile, rappresentando un ideale di bellezza e una delle donne lesbiche più attraenti. Shane, la donna androgina ambita da tante, ma che nessuna riesce ad avere completamente, vista la sua poca propensione alla monogamia, inizialmente tende ad avvicinarsi a generi diversi di donne con le quali passare una notte e non di più, in seguito avverte una passione spesso rivolta a signore non proprio giovanissime, fino a quando sarà proprio lei ad avere la sua prima grande bastonata ad opera di Cherie Jaffe, una donna di grande importanza che le permette, comunque, di avviare la sua carriera di parrucchiera.
Il personaggio in assoluto più controverso della serie, Jenny Schecter (Mia Kirshner), presentata come eterosessuale, già nella prima puntata riesce ad avvicinarsi ad una delle donne più attraenti della West Hollywood. Scoperta in flagrante dal fidanzato Tim, accetterà comunque di sposarlo, ma verrà in seguito scaricata. Ci riprova, allora, con Marina, ma la storia non va per il verso giusto. Inizia, così, ad uscire contemporaneamente con persone di entrambi i sessi, senza che riesca ad autodefinirsi, e per questo motivo dà sfogo per tutta la stagione alla sua vena creativa con racconti allucinanti che trattano di demoni ammaliatori. Intrappolata nel suo stesso corpo, eterna indecisa, folle scrittrice e bugiarda, Jenny sarà sempre caratterizzata da questo stato confusionale.
La vera leader della serie, di origine afro-americana e caucasica, è la maniaca del controllo Bette Porter (Jennifer Beals). Direttrice del California Arts Center, co-proprietaria della Wentworth-Porter Art Gallery, donna elegante, raffinata, acculturata, apparentemente monogama e molto attraente, è la compagna di Tina da ben sette anni e la sorella saggia di Kit. Con il passare delle stagioni, si scoprirà, però, la sua inclinazione al tradimento verso tutte le compagne con cui faceva coppia fissa. Animata da un forte ideale di famiglia, lotta per il suo diritto di fare da madre ad Angelica, ma, incapace di mantenere la promessa, “abbandona” la piccola a baby sitter improvvisati, per andare a fare la bella vita nei locali notturni.
Kit Porter (Pam Grier) rientra nella categoria protetta della serie, quella delle donne etero. Nel corso delle stagioni, vince la battaglia contro l’alcolismo e diventa la più grande imprenditrice di locali notturni lesbo della West Hollywood. Kit è la sorella maggiore di Bette; per il padre Melvin è stato molto difficile accettare il suo passato da alcolizzata. Ha un figlio, David, con il quale non ha avuto contatti per cinque anni. Kit è la più vecchia del gruppo ed è materna con tutti. Cantante in costante costruzione della sua carriera, è riuscita a ritagliarsi un posto nel mondo della musica con Slim, un noto rapper che gli ha dato la possibilità di far parte di uno dei suoi videoclip. Sfortunata nelle relazioni sentimentali, si farà corteggiare da un drag king poliamoroso, per poi trovare, infine, l’amore con un uomo eterosessuale di professione drag queen.
Tina Kennard (Laurel Holloman), attraente lesbica e compagna di Bette, durante tutte le sei stagioni di The L Word si caratterizza come un personaggio un po’ defilato: ha lasciato il lavoro per avere un figlio, conduce una vita benestante grazie a Bette, che gestisce le sue finanze, e, proprio per questo motivo, si rileverà inizialmente una donna dal carattere debole, che si fa sottomettere facilmente e senza accorgersene da chi le sta accanto.
Alice Pieszecki (Leisha Hailey) è la donna pettegolezzo, giornalista di LA Magazine e inventrice del famoso “The Chart”, grafico non orientato in cui vi sono tutti i nomi delle donne lesbiche conosciute collegati da diverse linee, che rappresentano relazioni o semplici storie occasionali. Il grafico è un elemento ricorrente nella storyline della serie, serve anche come una trama indicativa che si infittisce attraverso ogni episodio e si conclude nel finale della stagione: un valido modo per monitorare i personaggi e conoscere come interagiscono all’interno della comunità lesbica. Nel suo gruppo di amicizie, è l’unica auto-proclamatasi bisessuale. Sua madre Lenore è un’attrice e, a quanto pare, l’unica in famiglia che accetta la sessualità della figlia. Alice, infatti, è molto lontana sia dai fratelli che dal padre, che disapprovano la sua bisessualità.
Dana Fairbanks (Erin Daniels), tennista professionista con un amore sconfinato per il suo gatto, intimorita dall’omofobia dei suoi genitori repubblicani e dalle possibili ripercussioni sulla  sua carriera, allontana da sé la splendida fidanzata e cuoca Lara poco prima che la Subaru lanci una campagna pubblicitaria gay facendola uscire allo scoperto e pubblicando alcune sue foto su una rivista di rilievo. Dopo l’incomprensibile fidanzamento con Tonia, si getta a capofitto in una focosa e passionale storia con l’amica Alice, scaricata prontamente quando il ritorno in scena di Lara ne aveva scatenato le gelosie.

Il titolo di ogni singolo episodio comincia categoricamente con la lettera L, per sottolineare ancora una volta che il tema centrale sono le donne omosessuali. Lo stesso titolo della serie sta ad indicare, a partire dal 1981, le donne lesbiche.
Gli episodi, della durata di circa di 50 minuti ciascuno, si aprono sempre con un teaser, il più della volte misterioso al primo impatto, ma via via più comprensibile con lo sviluppo della storia.
Si tratta di un gruppo di donne che vivono nella Los Angeles bene. Il loro modo di fare fa intuire che la serie presenta numerose scene a sfondo sessuale e lascia trasparire la passionalità dell’amore saffico. Da un altro punto di vista, però, i personaggi non sono ben delineati e appaiono spesso in contraddizione con se stessi, in continua evoluzione e crescita nel corso della stagione o in uno stesso episodio.

Sigla. Della durata di circa un minuto, descrive perfettamente i personaggi primcipali e i ruoli che assumono della serie. La sigla è sempre la stessa per tutte le stagioni tranne che per l’aggiunta o la rimozione di personaggi. La colonna sonora è di Betty, una cantante che compare assieme alla sua band nella seconda stagione della serie, quando il Planet viene inaugurato da Kit. Nelle scene iniziali, compare in modo graduale, alla base dell’inquadratura, il nome che corrisponde all’attore inquadrato in quel momento, dapprima intuibile, per poi assumere nitidezza nel suo colore rosa, nonostante il mondo lesbico ripudi questo particolare colore per non ricadere in luoghi comuni.

La sceneggiatura di The L Word è molto accurata, soprattutto nei dialoghi, che sono intensi e problematici. I personaggi principali hanno un’età che va dai ventitrè ai trent’anni. Il tema centrale dei discorsi verte quasi sempre sugli avvenimenti accaduti; le donne si ritrovano sedute al bar o in casa di una del gruppo e, tra un bicchiere e l’altro, parlano del più e del meno: pettegolezzi, storie di coming out, drammi personali e familiari, discorsi su parti intime, battute. Ecco un esempio di esplicitazione dei sentimenti in una coppia non ancora formata, amplificata dal silenzio tombale, ma quasi assordante, della colonna sonora e musicale, che quasi costringe a concentrare tutta l’attenzione sulla delicatezza del momento dell’agnitio:

[Carmen] Avanti, Shane, voglio che mi guardi. So che stai facendo di tutto per tenerti a distanza da qualsiasi altra persona sul pianeta, ma non puoi andare avanti in questo modo.

[Shane] Io sto benissimo.

[Carmen] No, non è vero. Ed è per colpa di questo (le porta una mano sul petto). Ok? Lo senti il cuore? La maggior parte delle persone non ce l’ha, credimi.

[Shane] E allora?

[Carmen] Giusto. E allora? Ti chiedo: e allora, quando ti deciderai ad ascoltarlo… Quando farai come ti suggerisce… Perché sei così convinta che ti distruggerebbe legarti a qualcuno, avere una relazione…

[Shane] Perché è così.

[Carmen] È proprio per questo che sto con Jenny. Funziona perché lei e io viviamo entrambe in attesa della persona giusta, della storia giusta…

[Shane] Già. Ma tu non pensi che Jenny sia quella giusta…

[Carmen] No. Jenny non saprebbe neanche dove cercare se non fossi io a indirizzarla. Lei è… persa nella sua oscurità, credo che le piaccia vivere così. Ma sai che cos’è che incasina tutto? È che tu e io sappiamo chi è quella giusta…  L’abbiamo capito nell’attimo in cui i nostri sguardi si sono incrociati… (The L Word; 2, 9)

Come nella serialità più riuscita, non sono nascosti i problemi con il mondo “esterno”, per esempio le famiglie di provenienza delle protagoniste, che talvolta si incrociano con quelli legati alla multiculturalità del mondo americano. Si veda per esempio la splendida scena del coming out di Carmen (nell’episodio 3,9), che si svolge a tavola alla presenza della numerosa famiglia ispanica della ragazza e anche di Shane, che però, visibilmente, non parla lo spagnolo. Nel dialogo, molto serrato, lo scambio tra la lingua base e lo spagnolo della famiglia della ragazza è continuo, anche nella stessa frase, fino al momento in cui, per essere sicura di venire capita bene, Carmen articola prima la frase in inglese (italiano, nel doppiaggio), e poi la prosegue e la motiva ancora meglio in spagnolo per ribadire alla madre incredula il fatto che la realtà è profondamente diversa da quella che immaginava. La madre dà, però, dell’orientamento sessuale della figlia una spiegazione diversa, facendone un fatto di divario culturale: “Tu vuoi ferirmi, solo perché ti vergogni di me. Perché non ho studiato, non sono una donna elegante, e non mi esprimo bene. Perciò sai che cosa ti dico, adesso? Fuori di qui, tutte e due. Uscite subito dalla mia casa”.

 

Chiara Francesca Chetta, Benedetta De Benedetto

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