The Handmaid’s Tale

The Handmaid’s Tale

Sotto il suo Occhio (The Handmaid’s Tale; 1,1)

The Handmaid’s Tale è una serie americana creata da Bruce Miller e fondata sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood (McClelland & Stewart, 1985, tradotto in Italia da Mondadori, Milano, 1988). La prima stagione è in dieci episodi, andati in onda negli USA su Hulu (video on demand) a partire dal 26 aprile 2017 e in Italia su TIMvision dal 26 settembre 2017. La seconda stagione è già in produzione. Per ulteriori dettagli e per i riconoscimenti pubblici alla serie si rinvia alla scheda di Wikipedia, che è largamente arricchibile.

Il tramonto e la dissoluzione degli Stati Uniti, unitamente ad una gravissima crisi demografica che abbatte la natalità rendendo le pochissime donne fertili un bene insostituibile per la prosecuzione dell’umanità, portano all’instaurazione di una repubblica teocratica e autoritaria chiamata Gilead, che realizza, sulla base di un’interpretazione letterale della Bibbia, un sistema di totale esclusione delle donne da qualunque meccanismo decisionale e da qualunque forma di vita pubblica. Leggere e scrivere può costare, così, mutilazioni come il taglio della mano, una ribellione solo verbale l’estrazione di un occhio; anche le altre punizioni hanno diretti legami con società del Medio Oriente antico, come la lapidazione (che però è ancora oggi nel codice di società come l’Arabia Saudita). Si tratta del punto di partenza per l’instaurazione di un regime autocratico e violento in cui la giustizia è amministrata in nome della Bibbia e la condizione della donna è disperata, ma non lo è meno quella degli omosessuali, condannati a morte, e anche quella dei cittadini (se si può usare questa parola) maschi eterosessuali non brilla per benessere, a giudicare dalla quantità di trasgressori impiccati in un posto simbolico, il muro, o dovunque sia “necessario” dare pubbliche lezioni in questo mondo senza suoni esterni che non siano quelli delle campane (mancano radio e televisioni, per non dire di internet) e in cui persino il denaro è stato sostituito da tagliandi certificati con cui si fa la spesa.

Come in 1984, l’iniziatore di un certo tipo di letteratura distopica, la violenza interiore non è in nessun modo inferiore a quella inferta pubblicamente. In un luogo vicino Boston, più volte nominata (ma la serie è girata in Canada, e il Canada è anche la terra dove cercano rifugio i dissidenti del regine di Gilead), le ancelle sono rapite perché fertili, educate a una disciplina ferrea a suon di scariche elettriche e botte, e soprattutto condannate a procreare nelle case dell’oligarchia imperante al posto delle mogli dei comandanti dei Fedeli, evidentemente sterili. Le ancelle conducono una vita scandita da un’uscita giornaliera in coppia in cui parlano il meno possibile (il saluto mattutino è “sia benedetto il frutto”, a cui l’altre risponde “possa il Signore schiudere”, e la serie è continuamente scandita da formule come “la pace sia con te”, “sia lode” e soprattutto l’inquietante “sotto il suo Occhio”), e di due soli argomenti, il tempo e la spesa, per evitare i sospetti della loro compagna d’uscita, in un meccanismo in cui tutti spiano tutti come nella società staliniana descritta da Orwell in 1984. Le uniche categorie femminili rappresentate sono caratterizzate da foggia e colore del vestito, come nella società medievale, in cui il sistema del vestiario connotavano socialmente l’individuo: rosso per le ancelle, verde per le mogli dei comandanti, marrone per le zie, severissima cinghia di trasmissione di ordini e punizioni corporali tra l’oligarchia maschile e le ancelle, grigio per le Marte, le domestiche delle famiglie dell’oligarchia.

Tra silenzio, delazione, terrore, il clima della serie è cupo, teso, reso magistralmente dalla regia e da una recitazione ispirata e all’altezza di un compito così difficile. I monologhi interiori della protagonista, Difred, che si chiamava June nella vita “precedente” (Elisabeth Moss), sono carichi di angoscia, e contrastano spesso con la fissità dello sguardo perso nei momenti in cui l’ancella protagonista è in pubblico. Di alto livello anche il personaggio del comandante Fred Waterford (Joseph Fiennes), uno dei partecipanti al putch che ha segnato la fine degli Stati Uniti, e soprattutto della figura di sua moglie Serena, padrona di casa crudele nel trattamento delle sottoposte quanto vittima anch’essa del meccanismo che ha contribuito a creare (la interpreta magistralmente Yvonne Strahovski, che ricordavamo come la solare protagonista di Chuck: la sua trasformazione in un personaggio cupo, dai modi algidi e mai empatici, è un segno evidente della grande maturità dell’attrice). Una menzione, tra le zie, va a zia Lydia (un’efficacissima Ann Dowd).

Alcuni meccanismi linguistici ricordano quelli orwelliani, con la loro carica di antilingua e di violenza; per esempio, l’accoppiamento forzato delle ancelle, che avviene in presenza della padrona di casa, è chiamato cerimonia (anch’esso si svolge con un lontano precedente biblico, quello della serva di Rachele che dà un figlio a Giacobbe). The Handmaid’s Tale è una riflessione coraggiosa e senza sconti su quanto potrebbe costare la narrazione della sicurezza a tutti i costi nel mondo attuale.

 

Marcello Aprile

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