The Crown

The Crown

Mentre piangi tuo padre, dovrai piangere anche qualcun altro: Elisabetta Mountbatten. Perché adesso è stata sostituita da un’altra persona: la Regina Elisabetta. Le due Elisabetta saranno sempre in conflitto tra loro. Il fatto è che la Corona deve vincere. Deve sempre vincere. (The Crown; 1, 2)

The Crown è una serie televisiva a sfondo storico nata da una produzione anglo-americana. La serie, creata e scritta da Peter Morgan per Netflix, è andata in onda per la prima volta il 4 novembre 2016. La prima e, per ora, unica stagione è composta da dieci episodi della durata di 51-61 minuti ciascuno. Essendo ambientata nell’Inghilterra della regina Elisabetta II, The Crown si inserisce nel genere del period drama. Per la produzione della serie, Netflix ha speso circa 100 milioni di sterline (è la sua serie tv più costosa). The Crown è vincitrice di un Golden Globe nel 2017 come serie drammatica dell’anno, mentre Claire Foy ha vinto un premio come miglior attrice protagonista di un drama.

The Crown è incentrata sulla biografia della regina Elisabetta II, a partire dalla morte di suo padre, re Giorgio VI, e dalla sua incoronazione, avvenuta il due giugno 1953. La serie è estremamente fedele ai fatti storici, ed è forse questo il motivo del suo successo presso il pubblico e la critica. Come scrive Aldo Grasso sul Corriere della sera: «È strano, il racconto della regina e della British Royal Family lo si segue come se fosse una vivida lezione di storia, senza colpi di scena, è vero, ma senza che l’attenzione subisca cali». La narrazione, infatti, ripercorre gli snodi principali degli anni di regno di Elisabetta senza trascurare le vicende familiari e personali, e focalizzando l’attenzione su una sottile analisi psicologica dei personaggi principali.
La scelta del titolo è significativa: The Crown insiste sul concetto di dovere e sull’idea secondo la quale il monarca, nel momento in cui indossa la corona, si spoglia della propria personalità per assumerne una completamente nuova. Egli deve rappresentare non l’individuo, bensì la nazione. In altre parole, deve interamente consacrarsi alla corona, abbandonare la persona che è per diventare quella che deve essere. Elisabetta avverte su di sé il peso – non soltanto materiale, ma anche e soprattutto simbolico – della corona e tenta di promuovere il bene dei propri sudditi giungendo a compromessi accettabili con le altre istituzioni fondamentali del Paese, la Chiesa anglicana ed il governo. È evidente, inoltre, l’esaltazione, la devozione ed il rispetto del creatore, Peter Morgan, nei confronti della tradizione; la corona britannica viene rappresentata come un «intoccabile mondo di fiaba e di orgoglio nazionale» [1]. Il rispetto delle tradizioni è imprescindibile per Elisabetta, la quale, in più di un’occasione, eviterà di commettere alcun atto che possa essere marchiato come incostituzionale.
Il tentativo dei produttori è stato quello di rendere quanto più umani possibile dei personaggi che, in virtù della posizione che occupano e del ruolo che ricoprono, sono generalmente percepiti come freddi e distaccati, restii ad identificarsi e a mescolarsi con il popolo. In realtà, la serie veicola un messaggio che sembra contrastare quest’immagine di presunta umanità, e ciò lo si evince in particolare nei dialoghi tra Elisabetta e la regina madre, o tra Elisabetta e la principessa Margaret.
The Crown è lo specchio di un mondo affascinante, irraggiungibile e lontano, indagato con una lente d’ingrandimento che mette a fuoco le coscienze, i tormenti e le agitazioni interiori della ristretta cerchia di protagonisti. È interessante, poi, il rapporto che la famiglia intrattiene col sentimento dell’amore, non di rado sacrificato per garantire alla dinastia Windsor una discendenza legittima e per preservarne l’identità e l’integrità. The Crown è stato anche definito un esempio di «empowerment femminile», in quanto basato sulle azioni di una donna alla quale, loro malgrado, tutti coloro che la attorniano sono costretti ad obbedire.
I paesaggi variano dalle atmosfere austere di Buckingham Palace ai luoghi esotici del Commonwealth, cui fanno visita Elisabetta e Filippo appena sposati. Le inquadrature spaziano dai primi piani prolungati, utilizzati per mettere in risalto la tensione drammatica dei volti, ai campi più larghi che ritraggono la sontuosa abbazia di Westminster.

Sin dalle scene iniziali del primo episodio l’attenzione è posta su Claire Foy e Matt Smith che interpretano rispettivamente la regina Elisabetta II e il principe Filippo. I due futuri regnanti, in procinto di sposarsi, rivelano già nei primi dialoghi quelle che saranno le criticità della loro relazione e che si evolveranno nel corso degli episodi. Due ruoli complessi dunque: da un lato Elisabetta, timorosa per la grande responsabilità che la corona comporta e sempre in lotta tra il dovere e i legami affettivi con la famiglia e dall’altro Filippo, il quale, come ben spiega Matt Smith in un’intervista per la BBC, è intelligente e pieno di conflitti tra la vita che vorrebbe avere e quella che invece è costretto a vivere. L’attore insiste sul desiderio di Filippo di voler essere un uomo normale, con una vita normale ed un lavoro normale. Peter Morgan, il creatore della serie, nella stessa intervista, sottolinea l’esigenza del principe Filippo di opporsi all’establishment inglese di stampo conservatore e tradizionalista, sentendo il bisogno di un rinnovamento non solo a livello politico ma anche, come si evince nel corso degli episodi, religioso.
Nella famiglia reale sono molte le tensioni: dalla morte del re Giorgio VI (Jared Harris), un personaggio sempre presente nel corso della storia, nella memoria e nel cuore dei vari personaggi, alla difficile storia d’amore della sorella della regina Elisabetta, la principessa Margaret, con il colonnello Townsend, interpretato da Ben Miles. La brillante interpretazione di Vanessa Kirby nel ruolo della principessa Margaret tende a rafforzare in misura maggiore la conflittualità di una relazione, quella con la regina Elisabetta, che si articola su due piani paralleli: il rapporto tra sorelle da una parte e quello tra una donna e la regina dall’altra. Ogni personaggio porta, dunque, con sé una peculiare struttura caratteriale ed emotiva degna di un’attenta analisi. Molto interessante è il ruolo di John Lithgow nei panni di Winston Churchill, il Primo Ministro, che segna un passaggio a tutti gli effetti da un preciso impegno politico, quello del giovane Churchill, all’avvento di una nuova generazione che con i suoi aspetti positivi e negativi è rappresentata dal nuovo Primo Ministro Antony Eden (Jeremy Northam).
La Regina Madre, Elisabetta I, interpretata da Victoria Hamilton e, più in particolare, la madre di Elisabetta II, la regina Mary, interpretata da Eileen Atkins, rappresentano la fermezza, il punto d’appoggio della regina Elisabetta II. Sono le persone a cui Elisabetta si rivolge per chiedere consiglio su delicate situazioni politiche e familiari.
Infine, tra i personaggi principali della serie, ricordiamo il principe Edoardo, duca di Windsor, zio di Elisabetta e fratello dunque del re Giorgio VI. Era il principe Edoardo a dover ereditare la Corona al posto del secondogenito Giorgio. La rinuncia della Corona da parte di Edoardo è il motivo delle perenni tensioni tra lui e la famiglia reale.
Così, Matthew Gilbert, critico cinematografico del Boston Globe, ha definito The Crown come «completamente coinvolgente, splendidamente girato, ben recitato, ricco di vicende storiche e progettato con un occhio acuto per quanto riguarda la sfumatura psicologica dei personaggi» [2].

Ciascun episodio si apre con una breve introduzione, di una durata che varia dai 3 ai 5 minuti, in cui viene presentato il problema di attualità col quale la corona deve confrontarsi e di cui, talvolta, viene anticipata la soluzione che verrà adottata alla fine della puntata. Spesso si compie un salto nel tempo, in genere tra i ricordi di un’Elisabetta ancora bambina. All’introduzione segue poi la sigla, della durata di 1,11 minuti, composta da Hans Zimmer – autore di famose colonne sonore, ad esempio del film d’animazione Disney Il re leone, di Inception o de L’amore non va in vacanza. Nella sigla viene riprodotta graficamente la struttura della corona d’Inghilterra, di cui si intravede il profilo in penombra.
La struttura degli episodi segue una trama orizzontale, per cui è possibile comprendere il filo che collega le vicende soltanto se si comincia a seguire la serie dal principio e non da un punto qualsiasi della narrazione. Pertanto, mentre si assiste ad una meticolosa e ben articolata riproposizione della storia inglese negli anni dell’immediato dopoguerra, di volta in volta la corona si cimenta in una difficoltà diversa – l’arrivo imprevisto del duca di Windsor a palazzo, assieme alla richiesta di un aumento della propria rendita, oppure la crisi nazionale ribattezzata Grande smog. Ogni puntata mescola i problemi della vita privata dei personaggi con quelli dell’intera nazione, in un nesso che tanto i protagonisti quanto lo spettatore faticano a scindere. In quasi tutti gli episodi si assiste ad un’udienza privata tra la regina Elisabetta ed il Primo Ministro Winston Churchill, un vero e proprio rituale che si apre e si chiude con la regina che porge la mano ed il Primo Ministro che la bacia in segno di ossequio. Quasi del tutto assenti, invece, le scene erotiche, dal momento che Elisabetta e Filippo non si scambiano mai più di un bacio sulle labbra.

Nella versione originale della serie, gli attori recitano con un accento che potremmo definire standard british; inoltre, sia nella versione inglese che nell’adattamento italiano, si distingue tra un linguaggio genericamente colloquiale, adottato nelle situazioni più intime, ed uno decisamente più formale, adatto alle grandi occasioni e all’incontro con personalità di alto rango. Per rivolgersi ai membri della famiglia reale viene utilizzato, come di consueto, il plurale maiestatis (Vostra Maestà, Vostra Altezza, Vostra Grazia). Il duca di Windsor, in particolare, affibbia dei soprannomi a tutti i detestati parenti: la madre di Elisabetta è Cookie, perché somiglierebbe ad un biscotto, mentre Elisabetta è Shirley Temple, non tanto per via dei suoi riccioli, quanto piuttosto per quella che egli stesso definisce la sua precocità. Inoltre, costui non risparmia i termini volgari in camera da letto, mentre la Regina Madre risponde con un inaspettato «spara» quando la nipote le comunica la sua intenzione di introdurla ad un argomento che le sta a cuore.
Nel corso delle prime puntate, si assiste ad una sorta di guerra metaforica tra i cognomi di Elisabetta e di Filippo – rispettivamente Windsor e Mountbatten – per decidere quale dei due debba assumere la regina al momento dell’ascesa al trono.

 

Federica Gentile, Giulia Miglietta

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