Terapia d'urgenza

Terapia d'urgenza

[Marina] Certo, i bambini hanno il potere di trascinare la vita degli adulti.[Ester] È la forza dell’amore!

 

 

 

Da un format spagnolo (Hospital Central, a sua volta dipendente in modo un po’ sospetto da E.R.) viene Terapia d’urgenza (2008, una stagione, Raidue), fiction ambientata a Milano. La serie è realizzata in 18 episodi di lunga durata (oltre un’ora e mezza ciascuno), ma ha vicende di trasmissione molto sofferte: interrotta dopo otto episodi, viene poi riprogrammata e più volte spostata di rete e di fascia oraria (cfr., anche per altri dati generali, la scheda di Wikipedia).

Si conferma il fatto che un ingrediente ormai universale del genere medical è dato dalle diagnosi ricche di tecnicismi medici elencati seccamente, senza verbi, qui (si esamina la puntata pilota, Genitori e figli, 1,1) a due voci perché l’enumerazione è spezzata da un falso cambio di turno senza sovrapposizioni (si noti peraltro come in una diagnosi asettica sia forse un po’ fuori luogo il verbo cascare):

[Primo operatore] Maschio / trent’anni / cascato da un’impalcatura // trauma cranico senza lesioni midollari // non cosciente.

[Secondo operatore] ha avuto un attacco di convulsioni durante il trasporto.

La parte tecnica, la sigla (forse però un po’ sovraffollata di immagini sovrapposte), la scelta delle luci (qui piuttosto morbide, senza i neon che tanto rattristano gli ospedali italiani), il movimento convulso delle comparse fuori scena (che danno l’idea dell’agitazione di un Pronto soccorso) sono elementi senz’altro più moderni di quelli, per esempio, di Medicina generale; questo vantaggio va però interamente perduto quando si esamina la sceneggiatura. Si tratta di un aspetto che in Terapia d’urgenza, come vedremo, desta più di una perplessità.
Le vicende amorose e il melodramma hanno il loro peso, tanto che le immagini di un paio di persone in lacrime entrano anche nella sigla iniziale. D’altra parte, il primo pianto per problemi amorosi si fa attendere solo 11 minuti, sigla compresa. Il dialogo tra l’interessata (che lacrima abbondantemente davanti allo specchio del bagno provocando con ciò lo scioglimento del trucco) e la sua consolatrice presenta battute di questo genere:

– Sono un mostro.

– No // però // dovresti evitare il mascara // almeno / finché non avrai messo un po’ di ordine nella tua vita.

Alcuni subplot sono decisamente poco realistici, come quello che riguarda due ragazzini che marinano la scuola per andare a un concerto di Daniele Silvestri (un concerto rock di mattina è un elemento completamente irrealistico) e si trovano nel mezzo di una gara clandestina tra auto, un espediente narrativo piuttosto comune (cfr. la scheda su I liceali). L’occasione dà a sua volta origine, già nei primi venti minuti, alla prima lezione di taglio moralistico/pedagogico. Uno dei due ragazzi è investito da una delle auto e finisce, appunto, al Pronto soccorso dove lavora il padre. La scena è inevitabilmente arricchita da constatazioni sentenziose come «Te l’avevo detto / che andava a finire male // te l’avevo detto», che accentuano il tono moralistico di tutta la scena.
Non manca neanche il ricorso ai toni della commedia nel tentativo di alleggerire l’insieme; ma anche in questo caso le battute sembrano banali e fuori posto. Un infermiere che cerca un orecchino smarrito da una dottoressa chiude la discussione con «Adesso hai capito perché non faccio regali a mia moglie?». Un paziente sovrappeso tenta di creare un collegamento tra un’iperbole usata dalla madre e le sue dimensioni: «Eh / mia madre è sempre esagerata // basta vedere il figlio che ha partorito». Né gli basta: rivolgendosi ancora alla dottoressa, dice «Ha già finito? // ma // ma io non ho avuto nemmeno il tempo di corteggiarla!». La commedia all’italiana ha senza dubbio espresso di meglio.
Quanto all’impianto linguistico generale, la regionalità nei dialoghi è relativamente debole e mescidata di accenti del centro e del nord Italia. Per l’uso dei pronomi si segnala il tu dissimmetrico, dato dal primario allo specializzando mentre lo rimprovera bruscamente, ricevendone in cambio il lei.
A parte la terminologia medica, concentrata in pochi momenti topici e poi dimenticata per decine di minuti, qualche abbassamento del lessico verso l’informalità segnala la volontà di mimesi del parlato di livello medio, soprattutto nei dialoghi tra adolescenti: beccare, sgamare, cagasotto, una balla, un sacco ‘molto’; segnaliamo poi qualche limitato esempio espressionista come psicoscemenza.

 

Debora De Fazio

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