Shameless

Shameless

Eccomi qua, sono Frank Gallagher, maestro, mentore e capitano di questa piccola nave.
Non avremo molto ma tutti noi, dal primo all’ultimo, sappiamo qual è la cosa più importante in questa vita: sappiamo come spassarcela, cazzo! (Shameless; 1,1)

Shameless è una serie televisiva statunitense che segue e racconta le vicende della famiglia Gallagher, composta dal padre alcolizzato Frank e dai figli Fiona, Philip, Ian, Debbie, Carl e Liam.
Ispirata all’omonima serie britannica prodotta nel 2004 da Paul Abbott, è stata riadattata da John Wells e distribuita dalla Bonanza Productions, John Wells Productions e Warner Bros Television a partire dal 2011, ed è tutt’ora in corso.
Finora sono stati trasmessi 72 episodi, suddivisi in 6 stagioni.
Andata in onda per la prima volta  in America il 9 gennaio 2011 sul canale Showtime, è stata trasmessa in Italia in anteprima sui canali Mediaset Premium (Mya, Joi, Stories) dal 10 ottobre 2011 e in chiaro sulle reti Mediaset (Italia 2, La5) dal 27 maggio 2013.

Shameless  – tradotto in italiano in “senza vergogna, spudorato” – è una serie tv dalle varie sfaccettature: drammatica, comica, violenta. Tale eterogeneità di tematiche dimostra l’intento degli autori di raccontare la vita così com’è in tutte le sue continue avversità.  La serie offre un ritratto veritiero di personaggi reali alle prese con situazioni estremizzate nella loro messa in scena, ma che hanno una base di autenticità concreta, con l’obiettivo di far immedesimare lo spettatore nelle vicende a cui assiste.
La trama ruota attorno alle vicende della famiglia Gallagher, residente nel South Side di Chicago, quartiere in cui le buone maniere si possono considerare un eufemismo.
Il patriarca della famiglia Frank (William H. Macy) è un alcolizzato/drogato che trascorre  gran parte del suo tempo a L’Alibi Room, bar gestito dai suoi vicini di casa, Kevin e Veronica Ball. Frank, rientrando, il più delle volte, in perenne stato di incoscienza, genera danni e sofferenze alla sua famiglia.
Abbandonata in tenera età dalla madre, la figlia maggiore Fiona (Emmy Rossum) assume il ruolo di capostipite della famiglia. La ragazza, di 23 anni, rinuncia ai suoi sogni pur di accudire i suoi cinque fratelli, i quali, però, non sempre le mostrano  gratitudine, anzi le contestano, a più riprese, la sua attitudine a voler fare tutto da sola.
Shameless presenta un assetto atipico di famiglia: un padre alcolizzato e del tutto assente; una madre (che nella serie farà la sua comparsa in sporadiche occasioni) fuggita da casa per via del suo disturbo bipolare; una sorella che vive una vita da madre forzata, che la porta talvolta a sprofondare nel baratro, ed i restanti fratelli, la cui fascia d’età varia dai 20 ai 13 anni, alle prese con tutti i vizi, tentazioni e lusinghe del caso: Carl, 13 anni, diventa spacciatore; Debbie, 15 anni, rimane incinta la prima volta in cui ha un rapporto sessuale; Ian, 17 anni, manifesta in tutti i modi possibili la sua omosessualità.
Davanti a queste premesse, Shameless è stato inizialmente accolto con grande scetticismo dal pubblico americano, spaventato e anche inorridito da una realtà così cruda e cinica; ma lentamente ha catturato l’attenzione dell’America e non solo, ottenendo l’approvazione sia della critica sia del pubblico, colpito dal carattere così irriverente, così anticonformista e fuori dall’ordinario della serie, ma al tempo stesso così in linea alla realtà che viviamo quotidianamente.
Nel corso delle sei stagioni, la serie ha registrato un numero di ascolti significativo, pari a 1,6 milioni di telespettatori di media e uno share del 30%.
Candidato ai Young Artist Award, People’S Choice Awards e al premio Emmy, la critica ha riscontrato parecchie analogie con la serie TV Skins, che narra le avventure di tre ragazzi, di tre generazioni differenti, alla prese con problemi legati ad alcool, sesso, violenza e incomprensioni familiari.
Shameless, però, mantiene una identità propria, in quanto differisce da Skins per una sua particolare caratteristica: l’originalità. Le vicende raccontate rivelano sempre un finale a sorpresa, un evento, un colpo di scena, che sconvolge l’intero episodio o a volte un’intera stagione. Sapiente è l’utilizzo dei cliffhanger, espediente narrativo usato sia in letteratura che nelle serie televisive, in cui la narrazione si interrompe bruscamente in corrispondenza di un colpo di scena; in questo modo si evita di scadere nel banale, negli stereotipi. Il tutto è accentuato dalla maniacale interpretazione degli attori, i quali, essendo la maggior parte giovanissimi, si immedesimano letteralmente nel loro personaggio, come se stessero conducendo la propria regolare vita sul set.
Grande merito va, inoltre, al produttore della serie John Wells il quale, sebbene presenti una realtà triste e colma di temi drammatici e particolarmente forti sul piano emotivo, ha evitato di cadere nell’ovvio, inserendo spesso episodi grotteschi e comici, che vedono come protagonista Frank. Ad esempio, nel terzo episodio della terza stagione, Una Crudele Menzogna, Frank, per potersi comprare farmaci per sballarsi, rasa la testa di suo figlio facendo credere che abbia il cancro, così da poter avere il tutto gratuitamente.
Come detto poc’anzi, il cast annovera attori semisconosciuti, giovanissimi, più dediti al teatro o a piccoli ruoli televisivi, tra cui spicca Joan Cusack, candidata al premio Oscar come migliore attrice non protagonista in Una donna in carriera (1988) e William H. Hacy, noto per la sua versatilità interpretativa che lo porta a comparire in diverse serie tv e pellicole (E.R., Medici in prima linea, Jurassic III, Bobby), ma soprattutto in  Alcatraz – L’isola dell’ingiustizia e Fargo (1997), per il quale è stato candidato al premio Oscar come miglior attore non protagonista.

Frank Gallagher (William H. Macy) è il protagonista della serie, nonché patriarca della famiglia. Frank incarna il modello del “non genitore”: è un uomo subdolo, egoista, egocentrico ed alcolizzato, con un perenne rifiuto verso la ricerca del lavoro onesto; piuttosto si cimenta nel cercare, in ogni modo possibile, di guadagnare soldi illegalmente sfruttando il prossimo. Non si preoccupa minimamente del benessere della sua famiglia, e passa interamente le sue giornate vagabondando per le vie di Chicago ma, nonostante ciò, manifesta comunque un paradossale quanto morboso attaccamento ai suoi figli, parlandone con fierezza e orgoglio in più di un’occasione.
Fiona Gallagher (Emmy Rossum) è la primogenita di Frank, nonché fulcro e unico appoggio della famiglia. Per il mantenimento dei suoi fratelli, lavora di mattina come addetta alle pulizie, il pomeriggio in un bar e la sera come cameriera in discoteca.
Conseguentemente alla sua vita caotica e alla situazione familiare difficile, Fiona dimostra spesso di avere un carattere molto fragile e vulnerabile, che la porta a vivere più di una relazione, la più importante delle quali sarà con Jimmy/Steve Lishman (Justin Chatwin).
Suo primo e unico vero amore, questo ragazzo è paradossalmente molto simile al suo odiato padre, poiché Jimmy (che nel corso delle stagioni cambierà spesso identità) è un uomo meschino, falso, ladro d’auto di professione e coinvolto in vari traffici illeciti. I due ragazzi tenteranno più volte di vivere serenamente la loro storia d’amore ma, per varie ed assurde vicissitudini, ciò non accadrà mai.
Philip “ Lip” Gallagher (Geremy Allen White) e Ian Gallagher (Cameron Monaghan), rispettivamente secondo e terzo figlio di Frank, sono due personaggi di grande spessore nella serie, le cui storie talvolta si intrecciano tra loro.
Lip è un ragazzo intelligente che frequenta ancora il liceo, verso il quale però prova disdegno e riluttanza, ritenendosi superiore ai suoi compagni. Anch’egli coltiva la passione per l’alcool e il fumo, “doti” ereditate dal padre, alle quali si concede quando terminano le sue tormentate storie d’amore, in particolare con Karen Jackson (Laura Wiggins), sua ninfomane compagna di scuola e Mandy Milkovich (Jane Levy), migliore amica di Ian. Continuerà brillantemente gli studi all’università di Chicago, divenendo assistente del suo professore di Fisica.
Ian è il ragazzo più responsabile della famiglia, giacché fin da subito mostra una passione per le forze armate, tentando più volte di arruolarsi nell’esercito.
Lavora come commesso in un supermarket, dove intrattiene una relazione omosessuale con il suo datore di lavoro. È innamorato del fratello della sua migliore amica, Mickey Milkovich (Noel Fischer), il quale, sebbene ricambi e sia innamorato di Ian, tende sempre a rinnegare il suo orientamento sessuale. Ian, a causa della tormentata relazione amorosa, svilupperà una forma di bipolarismo, malattia ereditata  dalla madre Monica.
Debbie Gallagher (Emma Kenney) e Carl Gallagher (Ethan Cutkosky) sono il quarto e il quinto membro della famiglia, l’uno l’antitesi dell’altro.
Debbie è una ragazza gentile e premurosa, che cerca di aiutare la famiglia come meglio può. È molto legata al padre Frank e, nel corso delle stagioni, si ritroverà in situazioni imbarazzanti, soprattutto quando scopre il sesso. Carl è un ragazzino turbolento, instabile e violento, sebbene abbia solo 13 anni. Incarnando perfettamente lo stile Gallagher, diviene il bullo della scuola e si avvicina al mondo dell’alcool e della droga (lavorerà come spacciatore per i “negri” del suo quartiere).
A completare il cast c’è Liam Gallagher (Brennan Johnson), figlio biologico di Frank, sebbene sia inspiegabilmente di colore. Kevin e Veronica Ball (Steve Howey e Shanola Hampton), i bizzarri vicini di casa Gallagher sono i punti di riferimento per Fiona e Sheila Jackson (Joan Kusack), madre di Karen e amante di Frank.

Ogni puntata della serie è strutturata secondo uno schema fisso, che si mantiene costante per tutte le stagioni, a eccezione della prima puntata della prima serie, in cui è presente un narratore esterno, il protagonista Frank, che descrive e presenta la sua famiglia al pubblico.
La puntata si apre in maniera abbastanza insolita: prima che vengano trasmessi il teaser e la sigla, appare, di volta in volta, ogni personaggio della serie il quale, instaurando una sorta di dialogo fittizio con lo spettatore, gli chiede il motivo per cui non abbia visto la puntata antecedente e lo indirizza a guardarne il riassunto. Questo assetto verrà confermato in ogni puntata, in special modo in quella d’esordio di ogni stagione.

Sigla. La sigla è preceduta da un montaggio degli spezzoni più salienti delle puntate precedenti, andando, così, a costituire il riassunto. A seguire, parte la sigla, che si apre con la scritta “Shameless” di colore azzurro su sfondo nero; si prosegue con il montaggio parallelo di scene dei diversi personaggi, mentre sul fondo compaiono i nomi degli attori e degli autori della serie.
Il tema musicale scelto da John Walls è la canzone The Luck you got degli Hugh Strung, che rimarrà invariato per tutte le stagioni. La scelta della canzone non è casuale poiché, come dichiarato dallo stesso produttore, “The Luck You Got parla della fortuna, che è spesso assente nella vita, in particolar modo per la famiglie più disagiate, come i Gallaghers. Il mio invito è di sfruttare tutto ciò che la vita offre, la fortuna poi verrà da sé” (da John Wells discusses casting “Shameless”, Archive of American Television, Novembre 2016).

La puntata, che segue una struttura rigorosamente orizzontale, comincia con scene di vita quotidiana, in genere con tutta la famiglia riunita a tavola a fare colazione, dopodiché ognuno andrà a vivere la propria giornata.
Ogni puntata di Shameless è caratterizzata dal dubbio, dall’intrigo: non si sa mai che cosa possa accadere, per cui lo spettatore è motivato a seguire ogni puntata per capire il filo conduttore degli eventi. Tutto ciò è reso possibile grazie all’utilizzo dei cliffhanger; gli sceneggiatori hanno sapientemente inserito finali a sorpresa, culminati con colpi di scena e con finali di stagione intrisi di suspense, che aumentano le aspettative dello spettatore circa lo svolgimento della serie nella stagione successiva.
Per quanto riguarda la regia, va fatto un plauso al produttore principale della serie, John Wells, il quale ha saputo unire l’elemento drammatico al comico, senza dare troppo adito né all’uno e né all’altro aspetto, ottenendo un chiasmo perfetto.
Essendo una serie dal forte tratto drammatico, gli sceneggiatori hanno voluto inserire le varie scene in contesti fortemente realistici, con dialoghi in primo piano e utilizzando prevalentemente un montaggio connotativo, allo scopo di trasmettere un particolare significato. Poco utilizzato, ma comunque presente, è il montaggio parallelo, in cui i protagonisti svolgono attività in luoghi diversi per poi congiungersi alla fine della scena.
Per quanto concerne i personaggi, essi hanno delle caratteristiche ben precise. La maggior parte di loro rientra nello stereotipo del personaggio instabile, mentalmente complesso, le cui azioni li portano spesso a combinare guai irreparabili. I comportamenti dei personaggi sono lo specchio delle decisioni e delle influenze altrui: in particolar modo, i figli dovranno spesso compiere imprese assurde per riparare i danni commessi dal padre alcolizzato, che rispecchia, a tutto tondo, il personaggio più influente della serie.
Infine, in ogni finale di puntata, è presente una scena tag, con cui, subito dopo i titoli di coda, viene trasmesso un estratto dell’episodio non andato in onda.

Facendo parte del vasto panorama dei family drama, Shameless presenta un mondo molto simile alla realtà che viviamo tutti i giorni, la realtà più triste, che tendiamo ad oscurare e di cui non amiamo parlare, ma che si cela, inevitabilmente, dietro ognuno di noi.
Gli sceneggiatori, trattando una enorme vastità di temi conformi alla sfera sociale, come sesso, droga, omosessualità, prigione, hanno appositamente alternato scene drammatiche a scene comico-grottesche, affincé non si cadesse nel banale e si avesse l’opportunità di rivedere il tutto secondo un’altra ottica.
Per ottenere la miglior resa possibile, i dialoghi sono posti in primissimo piano, e i personaggi sono collocati nell’ambiente più congeniale a raccontare la realtà: la periferia. La periferia del South Side, uno dei quartieri più degradati, con alto tasso di criminalità e violenza, diventa la cornice perfetta per raccontare le vicende della famiglia Gallagher.
Potendo usufruire di una cornice non certo predisposta ad un pubblico “colto ed elitario” (John Wells, ndr), il linguaggio impiegato nei dialoghi è colmo di espressioni tipiche dello slang americano, che spesso risultano irreverenti e minatorie. D’altronde, una serie il cui titolo significa “senza vergogna” non può esimersi dal non utilizzare un linguaggio politicamente scorretto.
Di seguito un dialogo, estratto dalla seconda puntata della terza stagione Il sogno americano, che vede protagonisti Frank e i figli Liam e Carl, rispettivamente di 4 e 13 anni:

[Carl] Frank puzza di piscio di cane!

[Frank] Non è piscio di cane! È di Gary il vagabondo!

[Liam] Papà!

[Jimmy] No, sono troppo bianco e sobrio per essere tuo padre!

[Frank] Tommy! Ehi, tu hai ancora quel garage?

[Tommy] Sì, certo, fa parte della casa!

[Frank] Grande! Che ne dici di farmici dormire?

[Tommy] E se ti dicessi di no?

[Frank] Perché no, cacchio?

[Tommy] Perché l’ultima volta hai cacato nel lavandino della cucina, Frank!

[Frank] Le stanze in casa tua… sono messe in modo confuso!

[Tommy] No, Frank. No, vuol dire no!

[Frank] Vaffanculo, Tommy! Vaffanculo vuol dire vaffanculo.

La critica ha espresso giudizi negativi in merito al linguaggio utilizzato, soprattutto perché il target a cui si rivolge la serie spazia dai bambini agli adolescenti, passando per gli adulti. La produzione ha replicato dicendo che il linguaggio scelto è funzionale a rendere il più veritiero possibile il loro lavoro e far sì che lo spettatore non si limitasse a vedere lo show, ma che si immedesimasse nelle vite dei vari personaggi.

[Fiona] Mio padre, che vive di nuovo da noi, si è distrutto il fegato bevendo e ora cerca di estorcerne uno nuovo ai suoi figli, compresa una figlia maggiore che nessuno conosceva!

[Mike] Cioè, hai un’altra sorella?

[Fiona] Ne avrò venti a questo punto! Quando penso di aver visto il peggio di Frank, bam!, un altro regalo!

[Frank] Wow, è piuttosto bellina.

[Carl] Sembri tu travestito da mignotta!

[Frank] Grazie figliolo.

[Frank] (rivolgendosi a Carl) Portami droghe pesanti. Rendi papà orgoglioso.

(Tale padre, tale figlia, 4, 3)

In questo estratto, si coglie a pieno il grande lavoro svolto dagli autori, ossia il contrasto tra drammatico e comico. Da una parte la costernazione di Fiona di fronte all’assurda dipendenza del padre dall’alcool, dall’altra parte il padre, che pensa solo a sé stesso e si rivolge al figlio prediletto, chiedendogli droghe pesanti per sballarsi.
Shameless, in queste sei stagioni, ci ha mostrato sequenze grottesche e spassose, alternate a momenti drammatici, che la rendono una delle serie più riuscite degli ultimi dieci anni.

 

Gianmarco Di Somma (autore), Adriana Cantore (revisore)

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