Scream - La serie

Scream - La serie

Dal momento in cui viene ritrovato il primo cadavere, è solo questione di tempo prima che cominci la strage. (Scream – La serie; 1, 1)

L’omonima serie TV tratta dal fortunato titolo slasher diretto da Wes Craven nel lontano ’96, e poi divenuto una saga composta da quattro capitoli, si pone come un reboot del pionieristico esperimento. Ideata da Jill Blotevogel, Dan Dworkin e Jay Beattie, la serie, datata 2015, è prodotta da Dimension Film e MTV. Tra i produttori esecutivi compare anche il celebre regista Wes Craven. Composta da due stagioni, la prima puntata è andata in onda, negli U.S.A., il 30 giugno. In Italia, la prima puntata è stata proiettata il 22 ottobre 2015, rispettivamente sulle emittenti televisive MTV e Netflix; una terza stagione è stata annunciata. Ciascun episodio (10 compongono la prima stagione, 14 la seconda) dura 42 minuti circa e la serie recupera gli stilemi horror thriller presenti nel film trasportando lo spettatore in una fittizia cittadina statunitense dove un gruppo di liceali viene braccato da un sanguinario serial killer mascherato. In cabina di regia sono diversi i nomi che si alternano, tra cui Ti West, Rodman Flender, Leigh Janiak, Tim Hunter e Jamie Travis.

Quanto sviluppato dagli autori è un plot che riprende quanto raccontato da Craven nel suo film, riadattandolo vent’anni dopo, senza tralasciare l’avanzamento in ambito tecnologico e sostituendo, spesso, inquietanti telefonate con raccapriccianti sms, video, GIF o conversazioni in chat. Un primo efferato omicidio, che non a caso rimanda alla mente dei fan quello del pionieristico titolo, legato a un triste episodio di cyber-bullismo, suscitano l’attenzione dell’opinione pubblica e ricordano brutali fatti di sangue svoltisi vent’anni prima. La cittadinanza è in allerta e, mentre la polizia compie le sue indagini, violenti omicidi continuano ad avere luogo e a spargere terrore e morte soprattutto tra i ragazzi. L’assassino predilige, come da copione, l’utilizzo dell’arma bianca. Così come bianca è la terrificante maschera che indossa, molto simile a quella dell’ormai celebre Ghostface ma con alcune differenze. In un continuo gioco di relazioni morbose, segreti indicibili, coinvolgimenti inimmaginabili, sangue e sesso, si sviluppa un racconto avvincente, che sembra voler mescolare saggiamente al suo interno tematiche portanti dei due titoli più famosi presenti nella filmografia craveniana: Nightmare e Scream.

Nei primi minuti della prima stagione, Bella Thorne interpreta una sequenza simile a quella con protagonista Drew Barrymore nel primo film. Si tratta di fatto di un omaggio. Inoltre, Amelia Rose Blaire interpreta un personaggio, Piper Shay, il cui profilo ricorda molto quello di Gale Weathers nei film. Tra i volti protagonisti spiccano quelli di Willa Fitzgerald (Emma), Bex Taylor‑Klaus (Audrey), Carlson Young (Brooke), John Karna (Noha), Amadeus Serafini (Kieran), Tom Maden (Jake), Connor Weil (Will), Jason Wiles (Clark Hudson) e Mike Vaughn.

Come tributo al cinema di Wes Craven, coinvolto nelle vesti di produttore esecutivo, l’assassino torna a spargere sangue per vendetta, dopo vent’anni, e lo fa ripiegando sui figli di coloro che hanno contribuito alla sua distruzione. I personaggi si presentano come un mix micidiale e assolutamente funzionale tra le saghe craveniane Nightmare e Scream e quella dell’amico Cunningham Venerdì 13. Come da canone ricorrente nel cinema di Craven, ricompaiono le divergenze e le incomprensioni tra adulti e ragazzi. I secondi pagano le colpe dei primi (proprio come in Nightmare) e si ritrovano costantemente soli a dover combattere ed affrontare il killer. Da un lato i giovanissimi, dall’altro gli adulti. Nel mezzo, un ventennio nell’arco del quale la tecnologia ha fatto passi da gigante, non cancellando però quel terribile passato che ricompare per la prima volta proprio sul display di un cellulare ultima generazione.

Gli episodi, tutti correlati e continuativi, riprendono le vicende lasciate in sospeso nella precedente puntata, seguono l’evoluzione del racconto e sono caratterizzati da cliffanger e flashback. Da notare come, almeno nella versione italiana, ciascun brano musicale venga identificato con una didascalia che ne indica autore e titolo. Come nella saga cinematografica, non mancano citazioni, omaggi e tributi ai più grandi titoli horror della storia. Le scene cruente fungono da veri e propri stacchi, tesi a intervallare le indagini. Nella maggior parte degli episodi, il fatto di sangue si consuma sul finire della puntata.

Essendo la serie un prodotto destinato prettamente ai più giovani, è proprio a questi ultimi che si rivolge. E lo fa adottando un linguaggio a loro noto, rimarcando soprattutto l’interesse per le nuove tecnologie.
I dialoghi sono semplici, veloci, di facile apprendimento. Lo stesso contesto, una classe liceale, li rende ancor più attinenti al girato. Scream non mira a dialoghi impegnati o profondi. Si segue il ritmo serrato del ‘botta e risposta’, con innesti di humor e, spesso, cinismo. Non manca l’ironia e, nota di merito, si affrontano con ricorso a linguaggio semplice e dinamico temi rilevanti: cyberbullismo, omofobia, discriminazione, emarginazione, differenze sociali.

 

Nico Parente

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