Sandokan

Sandokan

Non c’è molta differenza fra te e me: tu sei un ladro e io sono un pirata! Quindi non ti preoccupare, sei in buona compagnia! Mi chiamano la Tigre della Malesia! (Sandokan; 1, 1)

Lo sceneggiato televisivo Sandokan, diretto da Sergio Sollima, trasmesso dalla Rai in sei puntate dal 6 gennaio all’8 febbraio 1976, mette in scena le avventure del pirata protagonista delle Tigri di Mompracem e di altre storie del ciclo malese di Emilio Salgari, pubblicate nei primi anni del 1900 e rappresenta, meritatamente, il più travolgente successo di pubblico della tv alla fine degli anni Settanta (ventisette milioni di telespettatori), al confine tra paleo- e neotelevisione, e prende il nome dal protagonista, interpretato, come tutti ricordano, da Kabir Bedi, un attore semi-sconosciuto all’inizio delle riprese ed entrato di fatto, grazie alla sua interpretazione, nella memoria collettiva. Nonostante ciò, piuttosto fredda è stata l’accoglienza della critica; come ricorda il conduttore radiofonico Umberto Broccoli,  la critica italiana lo bollò come una «operazione culturale sciocca e inutile di riesumare in televisione romanzi ridicoli» [1].
Sandokan riassume/adatta un romanzo del ciclo malese di Emilio Salgari, Le tigri di Mompracem, con forti innesti tematici da altri romanzi dello stesso ciclo (soprattutto I pirati della Malesia) e dal ciclo indiano (I misteri della Jungla nera), che si fonde con quello malese quando i protagonisti, da una parte Sandokan e Yanez e dall’altra Tremal-Naik e Kammamuri, si spostano ora sull’uno e ora sull’altro scenario per affrontare, e di solito sconfiggere, il nemico di turno. Il finale aperto di Sandokan invoglia alla produzione di sequel, che puntualmente arrivano (uno, La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa!, è dello stesso Sollima), ma sono di livello insignificante e cadono subito nel dimenticatoio; la RAI, inoltre, ha prodotto una serie a cartoni animati intitolata Sandokan La tigre della Malesia. Altre volte il ciclo malese era stato al centro di tentativi di riduzione per il piccolo e per il grande schermo; dai romanzi e dai racconti di Emilio Salgari sono stati tratti ben 31 soggetti cinematografici e televisivi [Rossi, 2006: 122]. Gli sceneggiati televisivi precedenti risentono, però, di un’impostazione nettamente teatrale, in linea con quella della prima fase della paleotelevisione.
L’adattamento dal romanzo di partenza è piuttosto libero, come si diceva. I nodi narrativi divergenti sono vari. Si va dal pretesto iniziale, il rapimento dei principini da parte di emissari dello spietato James Brooke (assente nel romanzo) alla morte di Marianna, che nei romanzi di Salgari è un’insopprimibile esigenza la quale cade però tra un romanzo e l’altro (non sarebbe apparso credibile il fatto che Sandokan, trasformatosi in un buon padre di famiglia, continuasse le sue avventure) e nello sceneggiato è parte integrante del racconto; fino alla caduta di Mompracem, che nel romanzo è il semplice effetto della soverchiante potenza dello schieramento nemico e nello sceneggiato è invece propiziata dal tradimento e dal colera diffuso attraverso l’acqua dei pozzi (va ricordato, a proposito di guerra batteriologica, che essa è un espediente narrativo precocemente usato dalla fervida capacità immaginativa di Salgari, che la narra in altri romanzi ambientati in India).
La rappresentazione dei personaggi, soprattutto in alcuni casi, è molto meno monolitica che nei romanzi salgariani. James Brooke/Adolfo Celi è un antagonista che riflette in modo molto articolato e molto ironico (o cinico) sugli europei malesizzati e sul colonialismo, a differenza dell’avventuriero senza passioni rappresentato nei libri dello scrittore veronese, ed è anche capace di grandi gesti («Colonnello / cos’è l’Inghilterra per lei? // il verde dei prati della sua contea / le luci di Trafalgar Square la notte di Natale / il suo college / l’accademia militare // il suo circolo / la corte di Saint James // per gli inglesi come me / nati e vissuti lontano dalla madrepatria / è diverso // l’Inghilterra / è l’Impero / sono le corse dei Berberi nel deserto illuminato dalla luna / è il sergente irlandese che mi insegnava da bambino le canzoni militari / è il mercato di Lahore / dove mille dialetti indiani si confondono / è il ribelle mussulmano del Nilo / è la strage dei bambini afgani / è l’avventura ed è // anche Sandokan»). Eppure non ci sentiremmo di affermare che l’essenza del romanzo sia stata tradita: molto dello spirito originario rimane anzi intatto, solo rinverdito in una narrazione condotta con un taglio epico più moderno.
L’ambientazione esotica fu una novità sia al momento della pubblicazione dell’opera letteraria, sia al passaggio in televisione delle vicende narrate sullo sfondo di paesaggi stranieri e selvaggi. Le riprese dello sceneggiato furono infatti effettuate tra India, Malesia e Thailandia; la produzione interessò le televisioni italiana (RAI), tedesca (Bavaria Film) e francese (O. R. T. F.).
La colonna sonora, composta dai fratelli De Angelis, coadiuvati, per i testi, dallo stesso Sollima e da Duncan Smith, contiene la notissima canzone Sandokan, riproposta in ogni puntata come sigla di apertura e chiusura, mentre, su uno sfondo animato e coloratissimo raffigurante la testa di una tigre, scorrono i titoli di testa scritti in carattere orientaleggiante.

La trasposizione televisiva, definita da Maria Rapisarda “una concessione alla paraletteratura” [Alfieri-Bonomi 2008: 251], risulta un libero adattamento dell’originale salgariano. A cominciare dall’incipit, in cui è stato inserito uno spunto narrativo assente nel romanzo, ovvero il rapimento dei principini di un piccolo impero malese da parte di emissari dello spietato James Brooke, il Rajah Bianco di Sarawak (soprannominato lo “Sterminatore di pirati”), diventato talmente potente da essere riuscito a creare un regno indipendente dalla madrepatria, la Gran Bretagna. A questi si oppone Sandokan, soprannominato la “Tigre della Malesia”, un principe che, dopo aver perduto il regno della Compagnia delle Indie, diviene un pirata allo scopo di rivendicare i suoi possidimenti e di liberare il popolo malese dall’ingerenza inglese. Brooke, con la complicità del colonnello Fitzgerald e di un “tigrotto” traditore, nella prima puntata riesce ad attaccare la nave di Sandokan e ad uccidere il suo equipaggio. Questi, sopravvissuto per miracolo, si ritrova sulla spiaggia di Labuan dove viene soccorso dai servi di Lord Guillonk, capo della Compagnia delle Indie sui mari orientali.
Nella seconda puntata, il pirata, per non essere ucciso dagli inglesi, finge di essere un principe del Borneo, conquista la fiducia Lord Guillonk e si innamora della nipote Marianna, soprannominata la “Perla di Labuan”. In occasione della battuta di caccia alla tigre organizzata per il diciottesimo compleanno di Marianna, Sandokan decide di uccidere la tigre e di donarla alla ragazza per dichiararle il proprio amore, secondo un’usanza malese.
Nella terza puntata il protagonista viene però riconosciuto ed è costretto a fuggire, ma, con l’aiuto di  Tremal Naik ritrova i compagni venuti in suo soccorso, tra cui il fido amico portoghese Yanez de Gomera. Sandokan rapisce Marianna e parte per Mompracem, ma sulla strada per l’isola si imbatte un incrociatore inglese su cui viaggia proprio Brooke; per salvare Marianna, Sandokan è costretto ad arrendersi alla cattura.
Nella quarta puntata, per sfuggire al patibolo, finge la morte bevendo un veleno il cui effetto dura per tre ore; dopo essere stato gettato in mare, rinviene, ormai libero, e viene ripescato dal praho di Yanez. Il fedele amico, quindi, sotto le vesti di Sir Anthony Walker, affarista scozzese, giunge a Labuan per avvertire Marianna, in partenza per l’Inghilterra, che Sandokan è ancora vivo. Brooke, però, scopre l’inganno. Nel frattempo, Sandokan porta in salvo Marianna, riuscendo ad intercettare la sua carrozza prima dell’imbarco, uccide Fitzgerald e la sua scorta e poi neutralizza anche il successivo attacco di Brooke, facendolo prigioniero. Il Rajah bianco di Sarawak, quindi, viene riconsegnato in cambio di Yanez.
La quinta puntata continua con la celebrazione del matrimonio tra Sandokan e Marianna. Dopo un anno sereno e florido, a Mompracem si diffonde il colera, importato da Batu, rajah di Mati, al soldo di Brooke, che dimezza la popolazione dell’isola.
Nella sesta e ultima puntata, Brooke approfitta della debolezza di Sandokan e attacca Mompracem; negli scontri Marianna viene colpita da un proiettile e muore. Il Pirata della Malesia e i pochi superstiti si allontanano dall’isola, ma vi fanno ritorno poco dopo, aiutati da un gruppo di malesi pronti a combattere contro Brooke. Sandokan ritrova, così, la forza per continuare a lottare per la liberazione dagli invasori inglesi.
L’intento pedagogico perseguito dalla Rai con la messa in onda di prodotti ad alto contenuto educativo e culturale è evidente, nello sceneggiato, nella presenza di una voce fuori campo che apre i sei episodi inquadrando la vicenda dal punto di vista storico-geografico; la voce, partire dalla seconda puntata, funge anche da riassunto delle precedenti.

Sollima cercò a lungo, e lo fece in Asia, un attore capace di interpretare un personaggio carismatico come quello di Sandokan. Kabir Bedi, all’epoca sconosciuto, si presentò ai provini per ricoprire il ruolo di Tremal Naik, ma la produzione lo trovò adatto per dare il volto al protagonista. L’attore, nonostante avesse il fascino giusto, dovette allenarsi duramente per assumere le qualità fisiche del personaggio, imparò ad andare a cavallo e a nuotare.
Per il ruolo di Tremal Naik fu assunto Kumar Ganesh, uno dei camerieri di un albergo di Madras.
Nei panni di Lady Marianna, il regista pretese l’attrice francese Carole André, rifiutando di attribuire il ruolo all’attrice italiana suggeritagli dalla produzione e della quale non è mai stato svelato il nome.
La coppia Bedi-André fu riproposta dallo stesso Sollima per i protagonisti dell’adattamento di un altro romanzo di Salgari, Il corsaro nero.
Adolfo Celi e Philippe Leroy furono subito giudicati perfetti per interpretare rispettivamente James Brooke e Yanez de Gomera; Andrea Giordana appare nelle vesti di Sir William Fitzgerald.

Se lo sceneggiato si discosta nei contenuti dall’originale letterario [Aprile – De Fazio 2010: 93], i dialoghi, invece, conservano la ricercatezza della lingua e descrivono efficacemente lo spirito avventuroso delle vicende.
La lingua di Sandokan può essere ascritta ad un livello di parlato medio-alto, colto e raffinato, ma senza riuscire per questo artefatto. Il compromesso è realizzato attraverso una sapiente miscela delle variabili linguistiche, che vede, accanto ad una costruzione testuale e lessicale perlopiù ricercata, la presenza di tratti morfosintattici di tipo medio e la loro sapiente combinazione. Lo sceneggiato inizia con un’introduzione piuttosto didascalica (una palese eredità della concezione educativa della televisione un tempo vigente) che dà conto della situazione storico-sociale del Sud-est asiatico ed introduce il protagonista inserendolo in questa cornice («La Compagnia delle Indie / fondata sul finire del 1500 / rappresentò / per oltre duecentocinquant’anni / lo strumento di penetrazione economica e commerciale della Gran Bretagna nei territori del Sud-est asiatico / come l’India e la Malesia // verso la metà dell’800 / durante il lungo regno della regina Vittoria / la compagnia costituiva ormai la struttura portante dell’amministrazione inglese d’oltremare / e si preparava a cedere le sue prerogative alla corona / aprendo così la strada alla costituzione dell’Impero britannico // le vicende della trasformazione di un dominio commerciale in una vera e propria sovranità territoriale videro all’opera soprattutto nei mari della Malesia uomini spregiudicati / pronti a usare tutti i mezzi per assicurare all’Inghilterra lo sfruttamento delle risorse naturali di quei paesi // tra questi uomini al servizio della corona / il più famoso fu certamente Sir James Brooke / il rajah bianco di Sarawak / che veniva chiamato lo “sterminatore di pirati” // già allora però vi furono altri uomini / entrati nella leggenda come eroi popolari / che si opposero alla colonizzazione dei bianchi // tra questi uomini si colloca il personaggio inventato dallo scrittore Emilio Salgari / Sandokan / un pirata di nobili origini / soprannominato la “Tigre della Malesia”»).
Il testo si presenta chiaramente come un brano scritto per essere letto (o letto-recitato), ma, dal nostro punto di vista, è interessante in quanto introduce alcune informazioni sui personaggi che incontreremo nel corso della storia, come le loro caratteristiche morali e il loro “nome di battaglia”, e perché vi si utilizza un chiaro espediente da sceneggiato: allo spettatore vengono “presentati” i fautori delle vicende che stanno per seguire.
Dicevamo delle scelte linguistiche piuttosto ricercate (gli esempi sono tratti dai primi due episodi). Si va dall’impiego quasi sistematico del pronome ciò («Allora è vero ciò che dicono a Labuan», «È il bottino della nave olandese / ciò che c’era di meglio», «Ciò significa che non possiamo usare i nostri cannoni», «Restituisci ciò che hai preso»), alla preferenza per il pronome interrogativo standard che cosa («E questo che cos’è?»), mentre che ricorre in contesti di maggiore enfasi («Portiamoci sottobordo / vedremo che si può fare per loro»); anche nel settore degli aggettivi interrogativi non manca l’uso di quale («E a quale scopo / se lo mangeranno i pescecani», «Tu in quale dio credi»). L’enclisi pronominale non è rara (qui anche con verbo servile: «Io vi ho liberato da Brooke / dalla paura dovete liberarvi da soli»), così come non mancano casi di d eufonica, anche se nel caso più frequente dell’incontro tra vocali uguali («Ed è protetta poco anche da terra», «Ed è // anche Sandokan»).
La stessa morfologia verbale è rigorosamente standard: sia nell’impiego del congiuntivo, sistematicamente preferito all’indicativo («Dicono che sia un’annata eccezionale», «Mi fa piacere che stia meglio», «Cosa le fa pensare che io sia di sangue reale», «Lei crede, perché sono un malese, che io non sappia ciò che volete da noi?», «Se fosse rimasto un mondo a misura d’uomo, forse non avrei provato questo dannato bisogno di scappar via»), sia per quanto riguarda il futuro. Più in generale, si fa uso di un largo ventaglio di soluzioni verbali sia in relazione ai modi, sia in relazione ai tempi, comprese strutture oramai desuete nel parlato, come la temporale implicita premessa alla principale («Andati via i mercantili / i magazzini traboccavano»).
Ma la sceneggiatura non è schiava della grammatica: al momento opportuno si utilizzano anche alternative più colloquiali. Si veda nella battuta che segue, in cui Brooke risponde all’accusa di usare metodi di governo non propriamente ortodossi, l’impiego del che interrogativo e di quello che preferiti alle due alternative standard; qui in abbinamento con una sapiente struttura sintattica e testuale basata sulla coordinazione asindetica e sulla struttura binaria («Che ne sanno a Londra di questi paesi / che ne sanno di quello che ci vuole per tenerli a freno»), oppure è il lessico (concedere, sentenze capitali, trofei) che contribuisce ad innalzare scelte morfologiche anche substandard come il gli generalizzato e il riflessivo di tipo affettivo («Ho solo dovuto concedergli di eseguire le sentenze capitali e di prendersi le teste come trofei»).
Questi elementi sono però appaiati ad una sintassi rapida e incisiva, spesso basata sulla coordinazione («Ho un trono / ma continuo a servire l’Inghilterra», «Sei proprio incorreggibile / Sandokan // fai il pirata / e sei l’uomo più generoso del mondo», «Eri completamente ubriaco / avrei dovuto farti impiccare / ma io non faccio impiccare i coraggiosi»). Contribuiscono a movimentare la sintassi le frasi scisse («È da un giorno che se n’è andato e ancora non ritorna», «Ma è lei, Sir James, che mi sta mostrando i colpi più nuovi», «Era lui che comandava la nave», «È mia nipote Marianna che sta suonando», «È a te che devo la vita»), spesso di tipo implicito («Quell’uomo si illude che sarà Sandokan a distruggere me», «È stato il nostro servo Daro a trovarla / un povero sordomuto»); rare le dislocazioni («Ce l’abbiamo quindici navi e duemila uomini?», «Questa regola non l’avevi mai detta», «La tigre l’aspetterò da solo», «Certe mascherate le trovo di pessimo gusto») e il c’è presentativo («C’è una poesia malese che dice…»).
La testualità è piuttosto ricercata. Si va dalle frequenti strutture binarie di tipo verbale («Lei è un uomo molto rispettato / o dovrei dire molto temuto?», «Un malese può tradire un amico ma non tradisce se stesso», «Pronti a combattere e morire per lui», «Imbarchiamoci e attacchiamo Labuan»), ma non solo («I miei metodi sono i soli possibili / almeno per ora e in questi luoghi», «Convenienza economica e paura sono la base di molte amicizie», «Quattro pallottole e quattro giorni in coma / se si salva sarà anche merito suo / dottore», «Sono sorpreso e felice di sentirti ragionare»,«Ho perduto nave e carico»), ternarie («Le materie prime, il carbone per far camminare le vostre navi, l’antimonio», «Se ha bisogno di navi, di cannoni e di altri uomini, non ha che dirlo», «Ci sono degli uomini capaci di interpretare i sentimenti, gli istinti, i bisogni degli altri uomini», «Yanez di Gomera, intelligente, colto, tremendamente astuto»), alle ripetizioni («Bisogna ripulire presto questo mare / perché possa diventare un mare inglese», «Guarda che il tè è una cosa molto importante / gli inglesi hanno conquistato il mondo col tè»), accumuli («Le navi hanno scaricato tutto nei magazzini […]: gomma, the, spezie, broccato», «Il verde dei prati della sua contea, le luci di Trafalgar Square la notte di Natale, il suo college, l’accademia militare, il suo circolo, la corte di Saint James»).
E poi, variamente disseminate nella sceneggiatura, iperboli («Te l’avrò detto almeno mille volte»), gradationes («Non morire / non puoi / non devi»), metafore («Il suo sguardo ha acceso nel mio cuore un incendio»), anafore («Raccontiamo seduti sulla nuda terra tristi storie della morte dei re, come alcuni furono deposti, altri uccisi in guerra, altri perseguitati dagli spettri di coloro cui avevano tolto il trono, alcuni avvelenati dalle mogli, altri trucidati nel sonno», «L’Inghilterra è l’impero, è le corse dei berberi nel deserto illuminato dalla luna, è il sergente irlandese che mi insegnava da bambino le canzoni militari, è il mercato di Lahore dove mille dialetti indiani si confondono, è il ribelle mussulmano del Nilo, è la strage dei bambini afghani, è l’avventura ed è anche Sandokan», «In quei momenti mi appariva l’immagine di una donna meravigliosa, una donna che sembrava potesse capirmi, potesse amarmi così come mi stava curando, una donna che speravo non mi avrebbe mai lasciato»), epifore («La morte di un re, perché Sandokan era un re», «Mio fratello era console in Italia presso il Papa. Adesso mi domanderà chi è il Papa!»), poliptoti temporali («Mi dirà di sì perché ho trovato il modo per non farmi dire di no», «Sono sbarcato a Sarawak, sbarcherò a Labuan», «Fate quello che faccio io»), anadiplosi («È un dono. Dono di mio fratello»), chiasmi («Io vi ho liberati da Brooke, dalla paura dovrete liberarvi da soli»), climax ascendenti («Ho preso anche delle armi, moltissime armi, un intero arsenale») e iperboli («Te l’avrò detto almeno mille volte»).
Non mancano spezzoni di stile gnomico o sentenzioso, che conferiscono solennità alle battute, basato perlopiù su metafore e similitudini («Inglese / il tuo sole sta per calare in mare // presto la tigre ti spezzerà il cuore», «Quando questo accade gli stracci diventano divise / i pugnali diventano cannoni», «Questo tè inglese prova che un popolo / quando è veramente forte / riesce a imporre anche le sue peggiori abitudini», «Quelle iene fuggono davanti alle tigri vive», «Lei […] è la nostra punta di diamante in questo settore», «Non più di una bianca nuvola di latte»), così come citazioni da e di scrittori di lingua inglese («Coleridge aveva ragione / in ogni conquistatore c’è un poeta»).
La fonetica evidenzia il frequente ricorso ad elisioni («Me l’immagino», «Un giorno spero anch’io d’incontrarmi con lui») e troncamenti («Vuol venire anche lei?», «Questo dannato bisogno di scappar via»).
Le scelte morfologiche evidenziano inoltre Lei come unico allocutivo di cortesia («La situazione è cambiata da quando lei ha lasciato il palazzo», «Lei vuole arrivare a Sandokan», «Lei forse non dovrebbe sapere che i principini sono miei prigionieri», «Lei sa, capitano, che la sua vita è nelle mie mani?»), l’occorrenza di soggetti e complementi oggetti partitivi («Ci sono degli uomini capaci di interpretare i sentimenti…», «Ho preso anche delle armi», «Vedo del fumo»).

 

Francesca Sammarco, Debora De Fazio

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