Outsourced

Outsourced

Outsourced è una serie televisiva statunitense ispirata all’omonimo film del 2006 diretto da John Jeffcoat e riadattata per il piccolo schermo nel 2010 da Ken Kwapis e Robert Borden, che figura come produttore esecutivo.
È prodotta dalla Universal Media Studios in collaborazione con In Cahoots Productions e racconta il mondo del lavoro nel periodo della crisi. Incentrato, come si evince dal titolo, sull’esternalizzazione di un settore produttivo dell’azienda in un paese più povero di quello di partenza, con i problemi e le incomprensioni che si possono creare anche per le differenze culturali di due grandi paesi come gli USA e l’India.
La serie è stata trasmessa in prima visione dalla rete televisiva statunitense NBC dal 23 settembre 2010 al 12 maggio 2011 e un anno dopo, dal 30 settembre al 10 dicembre 2011, è andata in onda in Italia sul canale a pagamento Joi; successivamente, dal 21 novembre 2012 su Italia 2, mentre dal 1° giugno 2014 sono andate in onda le repliche su Italia 1.
La serie conta una sola stagione di 22 episodi della durata di 25 minuti ciascuno, in quanto il 13 maggio 2011 la NBC ne ha annunciato la cancellazione a causa dei bassi ascolti e delle numerose polemiche sul presunto razzismo.

Outsourced è una serie comica che, attraverso stereotipi e risate, ironizza sul mondo del lavoro e racconta in maniera leggera i pro e i contro dell’outsourcing, ovvero quella pratica economica che spinge sempre più aziende internazionali a “delocalizzare” una parte produttiva dell’impresa, trasferendola in un paese in via di sviluppo, in questo caso l’India, dove i costi del lavoro sono più bassi. Nonostante i visibili vantaggi economici per le imprese, questa pratica porta con sé altrettanti svantaggi socio-culturali che sono il fulcro portante di questa sit-com.
La società in questione è la Mid America che produce e vende “Gli introvabili d’America”, gadget inutili e strampalati come cuscini whoopee, dita di spugna e portafogli fatti di bacon. L’azienda ha trasferito la propria divisione vendite in outsourcing in India, nella città di Mumbai, dove risulta ambientata la serie, anche se in realtà le riprese sono state girate interamente in America, a Los Angeles in California, all’interno dei Radford Studios di Studio City.
La serie si sviluppa attraverso l’esperienza del protagonista, Todd Dempsy, che, al ritorno da un programma di formazione per i manager di Mid America, apprende che il call center presso cui aveva lavorato fino a quel momento è in outsourcing in India e deve decidere se continuare a lavorare, trasferendosi e diventandone il direttore, o in alternativa perdere il posto di lavoro. Todd accetta, ma, non essendosi mai avventurato fuori dall’America, non è preparato ad affrontare lo shock culturale che lo aspetta. Giunto a destinazione, già dal primo giorno di lavoro, scopre che il suo nuovo staff, composto interamente da gente del posto, non ha la minima idea di come affrontare la vendita dei gadget, considerando la scarsa conoscenza del gruppo della cultura americana. Secondo lui, il suo staff ha bisogno di un corso accelerato di aggiornamento su usi e costumi americani, così da facilitare l’apprendimento della linea di prodotti e far decollare le vendite. Il tentativo del protagonista di rendere più statunitensi, sia nel look che nel modo di pensare i suoi dipendenti, tende però a farli apparire ridicoli, accentuando ancora di più le numerose differenze tra la cultura indiana e quella americana.
Proprio per questi continui riferimenti alla diversità tra i due continenti, Outsourced è stata criticata con accuse ai limiti dei razzismo, per via, per esempio, di battute politicamente scorrette sul cibo e sulla cultura indiana. “Gli americani di origine indiana lamentano il perpetuarsi di stereotipi razzisti, gli americani (di origine indiana e non) sono molto più toccati dal dettaglio economico: deridere la delocalizzazione, causa della perdita di posti di lavoro, è per loro una scelta insensibile. In realtà tutto ciò sembra esagerato dati i toni leggeri dello show. Gli indiani (quelli dell’India) l’hanno visto e si sono divertiti, al massimo hanno giudicato obsoleta la realtà descritta nella serie: ormai quel tipo di call center sembra superato nell’economia indiana, i nuovi sono molto più specializzati e non si occupano solo di clientela americana”.

Il protagonista Todd Dempsy, interpretato da Ben Rappaport, è un giovane manager, alla sua prima esperienza di direzione aziendale nel settore vendite. È gentile, disponibile e molto alla mano anche nei confronti dei suoi dipendenti, con i quali, più che un rapporto autoritario e gerarchico, ha un atteggiamento amichevole.
Il team di vendita asiatico che accompagna Todd è aperto da Rajiv (Rizwan Manji), l’assistente manager di Todd. Scaltro, puntiglioso e senza scrupoli, aspira al posto di direttore occupato da Todd, sperando in una promozione anche a costo che quest’ultimo fallisca o rischi un rimpiazzo, titolo che riesce ad ottenere solo quando Todd viene promosso a Manager esecutivo (in seguito si scoprirà che il motivo di tanta insistenza è dato dal fatto che Rajiv, per poter sposare la sua amata, ha bisogno di un titolo lavorativo importante).
Gupta (Parvesh Cheena) è un impiegato indiscreto, insopportabilmente logorroico e socialmente imbarazzante, che vorrebbe essere sempre al centro dell’attenzione dei suoi colleghi, i quali però, fanno di tutto per evitarlo e non restare intrappolati in uno dei suoi infiniti racconti.
Manmeet (Sacha Dhawan) è un ragazzo disinvolto con il quale Todd stringe subito amicizia. È molto spigliato e innamorato della cultura americana, di cui apprezza soprattutto le donne e la libertà sessuale, limitata invece dalla sua cultura.
Asha (Rebecca Hazlewood) è una donna intelligente e affascinante con uno stile molto occidentale; spesso fa le funzioni di portavoce del gruppo, fatto che incuriosisce Todd il quale prova un interesse particolare nei suoi confronti, fino a quando non scopre che lei è promessa sposa in un matrimonio combinato.
Madhuri (Anisha Nagarajan) è una ragazza molto riservata, per la quale anche una pacca sulla spalla può essere considerata molestia sessuale, e che soffre di timidezza estrema, tanto da parlare con un filo di voce. Proveniente dalla casta sociale più bassa, è impegnata a sostenere economicamente tutta la sua numerosa famiglia con il profitto derivante dal suo lavoro.
Oltre ai suoi dipendenti, nell’edificio dove lavora, Todd conosce altre persone che come lui sono state “esternalizzate” a Mumbai presso altri uffici di diverse società: per esempio Charlie Davies (Diedrich Bader), un americano un po’ orso e rozzo nell’approccio con le donne, che diventerà il suo migliore amico. Charlie è il responsabile del centro richiesta di una società denominata All-American Hunter di cui gestisce il call center, mentre Tonya (Pippa Black), una bella australiana, gestisce il call center per Koala Air. Todd sarà coinvolto in un triangolo amoroso tra Asha e Tonya.

La struttura degli episodi di Outsourced ricalca quella della maggior parte delle sitcom: ambientazioni quasi esclusivamente interne – in questo caso i vari luoghi dell’edificio dove si lavora – situazioni che si ripetono senza mai evolvere e un numero ristretto di personaggi attorno ai quali si sviluppano gli eventi. Si differenzia però dalle comuni caratteristiche delle sitcom statunitensi per l’assenza delle risate registrate per scandire i tempi comici.
È un tipo di serialità estremamente verticale, con episodi auto-conclusivi, ovvero i personaggi e le relazioni fra di essi sono statici e gli eventi di ogni episodio si risolvono nell’episodio stesso, ripristinando lo status quo.
Gli avvenimenti degli episodi precedenti sono menzionati solo raramente, quindi risulta facilmente fruibile da chiunque in qualsiasi momento.
Nonostante molti elementi siano rappresentati da stereotipi, soprattutto nelle prime puntate, la serie è in grado di strappare facilmente qualche sorriso.
L’episodio si apre con un breve teaser, della durata di pochi minuti, che costituisce l’input iniziale dell’episodio, anche se non è raro che il teaser sia una gag che si discosta dal resto della puntata.
Alla fine del teaser ha inizio la sigla e sulle note di una melodia indiana vengono presentati i vari personaggi.

Sigla: La sigla si apre con un’inquadratura esterna della strada in cui sono presenti vari cartelloni pubblicitari che presentano i personaggi. La scena si stringe sulla scritta Outsourced, con caratteri bianchi, presente sul cartellone che raffigura il mezzo volto di Asha su uno sfondo rosso. Segue Todd, che ha come sfondo il cartellone della società per cui lavora, con il nome dell’attore scritto in azzurro. L’immagine scorre e passa a presentare Madhuri, intenta a leggere il catalogo dei prodotti con la sua solita espressione dagli occhi sgranati, su uno sfondo giallo, con il nome dell’attrice a caratteri bianchi. Continua con Charlie, posto davanti ad uno sfondo che raffigura il deserto e un elefante. Per Gupta l’immagine scelta rappresenta uno stradone del deserto con un cammello in lontananza. Tonya, molto sorridente, è su uno sfondo a cerchi concentrici colorato da sfumature del rosso e dell’arancione. Asha come sfondo ha delle rose rosse. Rajiv, mani incrociate e un’espressione molto seria, ha come immagine di presentazione la città. Infine appare Manmeet, che ha un’espressione da playboy, mentre si tira su il colletto della polo. Il modo in cui sono presentate le immagini e la posa che assumono i personaggi racchiudono le caratteristiche principali dei protagonisti. La sigla si conclude attraverso l’ultima schermata con un ritorno della prima immagine dell’inizio della sigla, posta in senso orizzontale, all’interno della quale compare il nome del produttore esecutivo.

Non vi è molto da segnalare dal punto di vista della regia, della fotografia, del montaggio e della colonna sonora. Le inquadrature sono molto semplici, ottenute con camera fissa sul soggetto ripreso a mezzo busto; i dialoghi sono inquadrati con la camera a 45 gradi. Il montaggio è lineare senza nessun particolare effetto e spesso il cambio di scena è segnalato da un’inquadratura della strada circostante l’ufficio o è accompagnato da un sottofondo musicale costituito da motivetti di musica indiana, in modalità over, come conclusione in crescendo di una sequenza e accentuazione dello stacco rispetto alla seguente.

Outsourced, appartenendo alla categoria sitcom, ha uno schema narrativo incentrato sui dialoghi, costituiti da battute ricercate soprattutto per far notare le (e ridere delle) enormi differenze socio-culturali tra paesi così distanti tra loro, ma sempre più in comunicazione, in un mondo tendente alla globalizzazione. Non è sempre facile raccontare e mettere a confronto due culture senza cadere in battute costituite per la maggior parte da stereotipi che a volte sono recepiti come insulti: è il destino ingiusto subìto, per es., da I Soprano in Italia. Per di più, le stesse abitudini occidentali sono abbondantemente prese di mira, basti ricordare che tipo di oggetti questa azienda vende. In entrambi i casi, il rispetto reciproco non manca.
Questa serie viene presentata attraverso un pilot che manca un po’ di ritmo e fa leva su alcuni stereotipi già ben radicati nella mente dello spettatore, inoltre, risulta a tratti didascalico. Fortunatamente, già nel secondo episodio tutto diventa più fluido e si intravedono primi segnali di tormentoni, come ad esempio il “beccheggio indiano”, un movimento ondeggiato della testa, che non significa né sì né no, ma forse.
Di seguito verranno riportati alcuni esempi di dialoghi, incentrati appunto sulle differenze culturali.

Todd è collegato tramite videochiamata con il direttore aziendale che nel frattempo mangia una costoletta, facendo aumentare la voglia di cibo americano al povero Todd. Nel frattempo si avvicina Manmeet per chiedere informazioni:

[Manmeet] Oh, mio Dio, sta mangiando carne umana, è Hannibal Lecter!

[Todd] Ci sentiamo dopo, Jerry.

Calmati, è solo un barbecue, mi mancava il cibo di casa mia.

[Manmeet] Ti manca mangiare le bistecche?

[Todd] Oh, tu non lo puoi capire perché sei vegetariano, ma fare il barbecue è quasi una religione per noi che veniamo dal Kansas. Pensa che i bambini non succhiano il ciuccio, ma succhiano le bistecche! (Outsourced, 1,2)

[Todd] Rajiv, tutti qui dentro hanno potenziale.

[Rajiv] “Tutti hanno potenziale”. Questa la archivierò sotto “Miti americani”, tra “Il cielo è il limite” e la “Lega professionistica di basket femminile”. (Outsourced, 1,2)

Alcune battute nascono anche attraverso i nomi dei protagonisti e i loro significati:

[Manmeet] Salve, ciao, mi chiamo Manmeet.

[Todd] Manmeet?!

[Manmeet] Sì, Manmeet.

[Todd] (ride) Ti chiami Man-meet?

[Manmeet] Sì!

[Todd] Cavolo, sarà difficile rispondere al telefono con un nome che significa incontro uomini

[Manmeet] …

[Todd] Benissimo, ci vediamo dopo, eh! (Outsourced, 1,1)

Inoltre, molte battute cambiano quando sono tradotte e riadattate dall’originale in lingua italiana:

[Todd] Salve!

[Asha] Salve, io sono Asha.

[Todd] Molto piacere Asha, gran bel nome!

[Asha] Significa speranza.

[Todd] Davvero?…Però, in questo caso “L’Asha” che ti conoscia… Lascia che ti conosca!

[Asha] Sì, avevo capito.  (Outsourced, 1,1)

Versione inglese:

[Todd] Hello

[Asha] Hello. I’m Asha

[Todd] Ah, nice to meet you, Asha. That is a pretty name!

[Asha] Thank you. It means “Hope”

[Todd] Really?..Well, in that case, I “Asha” to get to know you better… Hope to get to know you.

[Asha] yes, I understand.

 

Deborah Santoro, Alessandra Ciraci, Marcello Aprile

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