One tree hill

One tree hill

[Lucas] Io gioco nei Ravens, I corvi. Cìè chi crede che I corvi guidino i viaggiatori verso la meta. Altri pensano che avvistare un corvo solitario porti fortuna e uno stormo intero invece sia un cattivo presagio. Ma vederne uno prima di una battaglia significa una vittoria. (One Tree Hill; 1, 22)

One tree hill è un teen drama americano, genere di fondamentale importanza nella serialità televisiva (su alcuni dei suoi snodi fondamentali cfr. Cosenza 2008). La serie è conclusa. Ne sono state trasmesse, complessivamente, nove stagioni (2003-2012); quattro seguono la vita dei protagonisti negli anni del liceo, le restanti dopo il college.

Negli Stati Uniti le prime tre stagioni della serie sono state trasmesse sulla rete The WB (dal 2003 la prima, dal 2004 la seconda e dal 2005 la terza). Dopo la fusione tra The WB e il network UPN, che ha dato vita alla rete The CW, la serie è stata trasmessa su quest’ultima: dal 2006 la quarta stagione, dal gennaio 2008 la quinta e dal settembre 2008 la sesta. In Italia, la prima stagione è stata trasmessa su Raidue dal 6 giugno 2005; dopo un anno e mezzo è stata trasmessa la seconda stagione, dal dicembre 2006, cui è seguita la terza dal 26 febbraio 2007. La stessa rete ha riproposto le repliche delle prime tre stagioni per rimediare alla programmazione ballerina dei mesi precedenti, e di seguito è stata trasmessa la quarta stagione in prima TV. La rete privata Mya ha trasmesso la serie dal 21 maggio 2008, partendo dalla prima stagione, e, dal 4 settembre 2008, ha trasmesso la quinta, ancora inedita per la rete pubblica.

Anche in altri paesi la serie è stata trasmessa, spesso con modifiche del titolo originale (cfr. per i dettagli l’abbondante documentazione della voce di Wikipedia). La programmazione della settima stagione della serie è partita il 25 febbraio 2009 sul canale The CW nel palinsesto 2009/2010.

Per una serie di schede tecniche e informazioni aggiuntive si rinvia a wikipedia.it.

Numerosi telefilm hanno tentato di insidiare il trono di audience e successo lasciato libero da Dawson’s Creek. L’erede più degno è, a nostro avviso, One Tree Hill, serie statunitense che ha trovato una sua collocazione originale all’interno delle regole del genere teen-drama, «un particolare genere di fiction che è insieme messinscena del mondo dei giovani e prodotto a loro espressamente dedicato» [Grasso 2007: 7]. A differenza di altri telefilm, come The O.C., i cui protagonisti presentano situazioni di benessere, quasi idilliache, questa serie punta sulla complessità di ogni personaggio, sulla compresenza di bene e male, di pregi e difetti, sullo scavo, insomma, dentro i comportamenti e i pensieri di ognuno.

La critica non ha mai perdonato l’ispirazione apertamente “dawsoniana” della serie. Le riprese sono effettuate interamente a Wilmington, la stessa cittadina del North Carolina e dell’America profonda in cui qualche anno fa veniva girato Dawson’s Creek. Né si tratta dell’unica caratteristica che rimanda al passaggio di testimone da un telefilm all’altro: Chad Michael Murray, interprete di uno dei cinque protagonisti della serie, impersonava Charlie Todd nella quinta stagione del “vecchio” telefilm (lo si vedeva anche nei panni di Tristan DuGrey nella prima di Una mamma per amica). Perciò il “nuovo” telefilm ha la garanzia di vantare, in continuità, uno dei volti già noti al pubblico teenager. Lo stesso Murray è stato l’unico a vincere il premio Miglior Attore Emergente ai Teen Choice Awards del 2004.

Le novità tematiche sono però evidenti quanto lo è l’eredità: il basket, e lo sport in generale, non erano mai stati messi al centro di un telefilm per ragazzi, e il nucleo familiare intorno a cui ruotano le vicende non potrebbe essere più lontano dallo stereotipo della famiglia americana felice che troviamo altrove. Tratto che, invece, accomuna One Tree Hill agli altri telefilm teen è il fatto che, attraverso la programmazione settimanale (la fascia oraria, va da sé, è il daytime), i protagonisti accompagnano la vita dei loro spettatori aiutando meccanismi di crescita e di identificazione; come osserva ancora Aldo Grasso [2007: 8], le serie che rientrano in questo genere «coprono l’arco di quasi tutta la stagione televisiva, modellandosi sul tempo di vita del proprio pubblico: di puntata in puntata i protagonisti del teen-drama “crescono” insieme ai propri spettatori, vivono i grandi appuntamenti annuali (il Natale, i test scolastici, il ballo di fine anno), rafforzando notevolmente il senso di rispecchiamento». Attraverso le vicende dei personaggi, One Tree Hill dimostra come sia facile prendere strade molto diverse, sviluppare il proprio carattere anche in base all’ambiente in cui si cresce e accettare le regole della società in cui si vive desiderando, al tempo stesso, di farle a pezzi.

Il progetto originario prevedeva un copione, intitolato Ravens, scritto per il grande schermo da Mark Schwahn, che aveva già preso parte alla sceneggiatura del film Coach Carter (2004), una storia sui ragazzi e il basket. Non riuscendo a trovare un finanziatore per il film, Schwahn decise di trasformare l’idea in una serie tv, cambiando il titolo in An Unkindness of Ravens. Il network stava per rimanere orfano di Dawson’s Creek e, avendo bisogno di una serie che la sostituisse, comprò il progetto chiedendo all’autore di cambiare il titolo, diventato One Tree Hill in omaggio alla canzone degli U2: Tree Hill è la città sfondo della vicenda, mentre one fa riferimento alla dicotomia dei due protagonisti, tanto diversi pur essendo fratelli [Poli 2005: 47-49].

Il nucleo di testa di One Tree Hill è costituito da cinque protagonisti corali, gli stessi che compaiono nelle foto che campeggiano sui cofanetti dvd: i due fratelli (di madre diversa) Nathan e Lucas Scott, dai rapporti molto complicati e in equilibrio dinamico, e le loro tre amiche e compagne di liceo: Peyton, una ragazza profonda, complessa e di talento, la cui madre è morta di tumore (forse un’altra citazione della Joey di Dawson’s Creek), la solare Brooke, dall’apparenza superficiale contraddetta poi dagli sviluppi delle vicende, e Haley, una ragazza acqua e sapone; «tutta la dimensione più malferma dell’adolescenza, l’inquietudine e l’insicurezza, ma anche la frantumazione della famiglia e le difficoltà che colpiscono i protagonisti di queste storie rimbalzano continuamente dalla sponda dei desideri a quella della negazione dei medesimi, in un gioco che non obbedisce alle sole leggi della razionalità» [Grasso 2007: 8].

In One Tree Hill il ricco repertorio di personaggi comprende i teenagers (quelli principali e quelli di seconda fila), ma anche i loro genitori, i quali da adulti si trovano a dover rispondere di scelte fatte in passato che ricadono nel presente sulle loro vite e su quelle dei figli. Tra gli adulti, in particolare, hanno un ruolo decisivo il padre dei fratelli Scott e le loro due madri. Ogni personaggio di questa serie ha un ruolo molto definito, che permette lo svolgimento e l’intrecciarsi della vicenda principale con altre minori. I rapporti familiari sono molto complessi; la famiglia tipo, quella del lontanissimo antecedente Happy days, non è quasi rappresentata, se non in forme estinte (si veda per esempio l’amore del coach Withey per la moglie scomparsa da anni). L’ambiente sociale oscilla tra varie declinazioni della middle class. Dalle azioni dei personaggi emergono quelli che a buon diritto si possono considerare temi chiave: come si è detto, il basket, in cui direttamente o indirettamente sono coinvolti quattro su cinque dei protagonisti adolescenti, nonché il padre dei fratelli Scott, invasivo ex giocatore che proietta sul primo figlio le sue frustrazioni da mancati successi, nonché molti dei temi chiave individuati da Cosenza 2008: 285-288, a proposito del modello, Dawson’s Creek: amore e sessualità, problemi dei e con i genitori, stabilità affettiva, impegno e realizzazione nello studio, amicizia (ma qui è molto sentita anche quella femminile), riflessione e dialogo tra coetanei.

Ogni episodio della serie presenta poi un voiceover, una voce fuori campo che coincide con il pensiero dei personaggi relativo alla trama della puntata. Lucas è il personaggio che enuncia la maggior parte dei pensieri nel telefilm (e forse, anche per questo, il fratello maggiore degli Scott sembra il primus inter pares della serie); la sua passione per la letteratura gli consente di citare spesso aforismi di scrittori, poeti e filosofi famosi (www.wikiquote.it). Ad esempio, nell’episodio 1,2 Are You True? (titolo di una canzone dei New Amsterdams) (La squadra contro, nell’edizione italiana) Lucas riprende un pensiero di Lee Cummings, «Essere nient’altro che se stessi in un mondo che fa di tutto, giorno e notte, per farti diventare qualcun altro, vuol dire combattere la battaglia più difficile che un essere umano possa affrontare. Senza smettere mai di lottare» (nell’episodio in questione, la squadra di basket non lo accetta e lo costringe ad andarsene; il ragazzo lotta contro le cattiverie dimostrando di avere un carattere forte); al termine dell’episodio 2,23 The Leavers Dance (canzone dei The Veils) (Vacanze estive, nell’edizione italiana) Lucas ripete un pensiero di Tennessee Williams, «Viviamo tutti in una casa che brucia. Nessun vigile del fuoco da chiamare. Nessuna via d’uscita. Solo la finestra del piano di sopra da cui guardare fuori, mentre il fuoco divora la casa con noi intrappolati, chiusi dentro». Questo pensiero ricalca la scena in cui Deb, dopo aver drogato Dan, appicca un incendio nell’autosalone e abbandona il marito al suo destino. Le citazioni fuori campo sono piuttosto frequenti anche per gli altri personaggi, persino per Nathan e Brooke che non sembrano avere un grande rapporto con i libri. Come osserva Aldo Grasso, gli sceneggiatori della grande serialità americana conoscono molto bene, al di là dei meccanismi di citazione, le soluzioni della letteratura “alta”: forse «è difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca ma è molto probabile che sappia tutto di “O.C.”, di “Beverly Hills”, di “Dawson’s Creek” ed molto probabile che in queste serie trovi soluzioni linguistiche tratte da autori famosi».

Il titolo di ciascun episodio riprende il titolo di una canzone che ha qualcosa in comune con il tema della puntata. Per esempio, l’episodio pilota 1,1, The Places You Have Come To Fear The Most (Combattere le paure, nell’edizione italiana), porta il titolo di una canzone dei Dashboard Confessional in cui il personaggio principale capisce che il basket è l’unica sicurezza della sua vita. Oppure l’episodio 3,22 The Show Must Go On (Chi si salverà?, nell’edizione italiana) porta il titolo di una famosissima canzone dei Queen in cui i protagonisti comprendono che, nonostante le difficoltà e le difficili situazioni da superare, la vita va avanti. L’effetto va perso nel doppiaggio, in cui i titoli degli episodi cambiano quasi tutti.

Sigla. La sigla di One Tree Hill è composta da quaranta secondi della canzone I Dont’t Want to Be del cantante Gavin DeGraw. Anche in questo caso, la scelta non è stata casuale perché il testo del brano è attinente al tema di fondo del telefilm: i personaggi tentano di affrontare la vita di ogni giorno cercando di rimanere il più possibile se stessi, anche quando si presentano situazioni in cui non sanno come comportarsi. Giovani e adulti vanno alla ricerca di una propria identità (o di ridefinirla in base alle circostanze).

A partire dalla quinta stagione, ogni episodio si apre con il logo della serie su sfondo nero, nodo microtestuale già usato nelle precedenti stagioni quando accadeva un avvenimento molto importante e determinante per i personaggi (si tratta dei cosiddetti black credits). Il tema della sigla, anche tralasciando motivazioni diverse e contingenti, non era più coerente con la nuova stagione in quanto i protagonisti sono ormai diventati adulti (www.telesimo.it).

L’importanza della componente musicale è evidente fin dall’inizio. La scelta della musica si rivela un vero concentrato di pop americano degli ultimi anni. Dalla seconda serie, dato che le precedenti soluzioni tampone non erano più sufficienti, viene addirittura pensato un locale, il Tric, gestito da una dei protagonisti, Peyton, che svolge l’importante ruolo di palcoscenico in cui si esibiscono i più grandi artisti del momento. Il network ha poi organizzato, come originale forma di marketing, un One Tree Hill Concert Tour, partito a febbraio 2005, che ha toccato ben ventitré città del nord America come Vancouver, San Francisco, Los Angeles, New York, Philadelphia, Boston, Washington DC; in ognuna era presente un diverso attore del cast che presentava la serata.

La musica determina il tono, lo stato d’animo e il ritmo di ogni episodio: è un ottimo strumento in quanto permette di percepire meglio le sensazioni ed emozioni che vuole comunicare una determinata scena. La musica diventa un vero e proprio nodo testuale: nel quinto atto di ciascun episodio, chiamato coda, c’è sempre una canzone inserita per intero con la funzione di riassumere l’episodio e di accompagnare il montaggio parallelo che si muove dall’uno all’altro dei protagonisti con piani sequenza dalle svariate soluzioni. Facciamo un esempio: la colonna sonora della coda dell’episodio 1,8 With Arms Outstretched (Segnali Contradditori, nell’edizione italiana) è la canzone Re-Offender dei Travis, un brano dal ritmo a tratti lento e a tratti forte che sottolinea in modo evidente e abbraccia in tutto il corso della sua durata quattro scene che si svolgono in contemporanea: l’imbarazzo di Lucas di fronte alla dichiarazione d’amore di Peyton mentre la sua fidanzata Brooke è presente nella stanza, la decisione del coach Withey di sospendere gli allenamenti di basket della squadra in seguito ad un episodio di droga riguardante Nathan, Nathan che chiede a Haley di poter dormire con lei per essere confortato e il rimorso di Deb mentre vede il marito uscire di casa dopo averlo minacciato di andarsene. L’impatto emotivo di questa soluzione tecnica, peculiare di One Tree Hill, è molto notevole.

One Tree Hill trova un suo particolare spazio stilistico all’interno di un genere da sempre importante per la programmazione televisiva, il teen drama, uno dei cui caratteri fondanti, come sostiene Grasso [2007: 174], «è sempre la messa in scena della gioventù vista però con gli occhi degli adulti».

Si tratta di un telefilm che, episodio per episodio, sviluppa un contatto sempre più mimetico con la realtà anche quando i temi affrontati sono scomodi (la paternità precoce, l’omosessualità e, per converso, l’omofobia); esso punta a una propria visione del sogno americano (qui espresso attraverso il basket e, mutuando una categoria italiana, la cantautorialità) e premia l’arte sotto tutte le sue forme, dal fumetto alla letteratura, ma badando bene al fatto che le citazioni, letterarie o no, «non sono un semplice contorno, ma una modalità del racconto» [Grasso 2007: 174]; ed è sorretta da una recitazione di prim’ordine e da una tecnica registica di qualità, molto attenta ai dettagli. Il successo della serie rende ampiamente conto di queste premesse.

 

Antonio Scorrano

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