Nip/tuck

Nip/tuck

Mi dica cosa non le piace di se stesso. (Sean McNamara)

Ideata da Ryan Murphy e prodotta dalla Warner Bros Television e The Shepard Robin Company, il primo episodio della serie Nip/Tuck è andato in onda il 22 luglio 2003 in America sul canale via cavo FX e ha raggiunto oltre tre milioni di spettatori a settimana (il più grande successo in termini di audience per una serie inedita trasmessa da una TV via cavo nel corso del 2003). In Italia, le prime quattro stagioni sono state trasmesse su Italia Uno, quasi un anno dopo la messa in onda americana, raggiungendo il 17% di share; successivamente la serie è stata mandata in onda su Mya, canale della piattaforma Mediaset Premium. La serie negli States si è conclusa, dopo sei stagioni, il 3 marzo 2010 con il centesimo episodio [1].

Negli ultimi anni, dopo l’indiscusso successo di E.RMedici in prima linea, della durata di ben quindici stagioni, il genere dei Medical Drama ha preso piede nell’immensa varietà dei telefilm. Serie TV come Scrubs, Dr. House Medical Division e Grey’s Anatomy vanno per la maggiore perché in esse dolore, vita, amori, passioni, morte e speranza s’intrecciano dando allo spettatore la possibilità di immedesimarsi nelle storie che di volta in volta si susseguono in corsia.
Nip/Tuck, pur rientrando nel genere dei Medical Drama, ne ha modificato le regole: a differenza delle altre serie TV citate, infatti, Nip/Tuck (che letteralmente significa taglia&cuci) tratta specificamente di un settore della medicina, la chirurgia plastica, piuttosto che di medicina generale. I protagonisti, due chirurghi di Miami, poco hanno in comune con i medici visti in TV prima d’ora: sarcastici più di Dr. House, cinici più di Scrubs, belli più di George Clooney in E.R., Sean McNamara e Christian Troy del McNamara–Troy sono belli, ricchi, famosi e senza scrupoli.
La serie è cruda ma divertente, irriverente, spietata e a tratti commovente, attuale ma soprattutto non usa filtri per arrivare allo spettatore. Ma Nip/Tuck non può essere di certo accusato di aver barato con i propri telespettatori. Sin dalla prima puntata, infatti, vediamo tutto di tutte le operazioni: liposuzioni, lifting, rinoplastiche, aumenti del seno sono all’ordine del giorno nella clinica più “in” di South Beach, dove superficialità e fama vanno spesso mano nella mano. Sean e Christian, però, hanno una vita privata decisamente opposta: il primo è un uomo sposato in crisi con la moglie, con i figli, con l’età che avanza, un chirurgo professionale, innamorato del suo lavoro. Il secondo, invece, punta al denaro, è un playboy sempre in cerca di donne da sedurre, da usare e da abbandonare e non si fa scrupoli ad avere relazioni con le sue pazienti, nonostante questo vada contro l’etica professionale.
Come sostiene un articolo di Cinema Avvenire, «Nip/Tuck è il serial più tagliente della TV americana» e ha aperto le porte ad una nuova era dove reality show e serie TV si uniscono per dare vita a quella che a tutt’oggi è la serie più politicamente scorretta della televisione. Lo stesso regista e creatore Ryan Murphy ha ammesso in un’intervista rilasciata alla rivista Total Film che l’idea di un telefilm che raccontasse la storia di due affermati chirurgo-plastici e dei loro pazienti sempre più accecati dalla voglia di apparire gli è venuta in mente mentre guardava il programma televisivo Extreme Makeover.La voglia e la consapevolezza di poter creare un dramma televisivo abbastanza audace da riuscire a battere ai Golden Globe I Soprano (il che è effettivamente accaduto nel 2005) hanno fatto il resto e, così, si è ritrovato a dare vita ad una delle serie TV più acclamate dell’ultimo decennio. Vanno, inoltre, riconosciuti all’ideatore Murphy il coraggio e la franchezza nel mostrare, senza falsi moralismi, il lato oscuro che si cela dietro la fabbrica della bellezza americana.

Christian e Sean: oltre l’apparenza. «Mi dica: cosa non le piace di se stesso?». È questo l’incipit del pilot della serie. Sean McNamara è seduto alla sua scrivania e dietro di sé fa da sfondo un meraviglioso acquario che ci dà subito l’idea della lussuosità della clinica. Di fronte a lui sono seduti due fratelli colombiani, uno dei quali, Silvio Perez, ha bisogno di una radicale plastica facciale, ma a parlare dei dettagli dell’operazione è suo fratello Alejandro. Sean vuole sentire direttamente da Silvio il perché di un cambiamento così drastico ma, non conoscendo lo spagnolo, lingua parlata dal colombiano, cede il caso a Christian Troy, suo collega e socio della clinica. Christian capisce subito che il paziente non è affetto da BDD (dismorfobia), come invece aveva sospettato Sean, ma che Perez sta scappando da qualcosa ed è per questo vuole cambiare completamente il suo aspetto. Perez ammette che ha bisogno di quest’intervento perché ha insidiato la figlia del capo e offre a Christian ben trecentomila dollari per l’operazione, nonostante la parcella dei due chirurghi sia “solo” di trenta mila dollari. Al rientro di Sean nello studio, Christian tace la situazione al collega e afferma che Perez non è affetto da BDD ma che vuole solo cambiare aspetto dopo il divorzio; così Sean accetta di modificare l’aspetto del paziente. Successivamente, il dottor McNamara scoprirà che il suo collega ha accettato un extra e teme che quei trecentomila dollari possano essere soldi sporchi, ma Christian è troppo impegnato a scegliere l’arredamento del bagno turco di cui fornirà la clinica per preoccuparsi della provenienza del denaro. Il senso di colpa, però, lo divorerà quando verrà alla luce il reale motivo per cui Perez aveva deciso di sottoporsi ad un intervento chirurgico così drastico: avere un volto più piacevole per riuscire ad insediare le bambine. Infatti, quando, durante il colloquio preliminare, Silvio parla della figlia del suo capo, si riferisce ad una bambina di sei anni.
La prima puntata della prima stagione è iniziata da circa trenta minuti e la dicotomia tra Christian Troy e Sean McNamara, i due chirurghi-amici co-proprietari della clinica McNamara-Troy, è già nettissima e sarà uno dei fili conduttori che ci accompagnerà nell’arco di tutte le puntate.
Siamo circa al quinto minuto, e, subito dopo la sigla, la scena si apre con la visione di una modella che sorseggia champagne seduta in un bar di lusso e Troy che, prima di tornare a casa al termine della giornata di lavoro, butta giù l’ultimo bicchierino. La ragazza non sembra essere attratta dalle avance mosse da Christian, ma, quando apprende dal nostro dottore che di professione fa il chirurgo plastico, la situazione cambia radicalmente. La scena si sposta bruscamente in una camera da letto dove i due stanno consumando un intenso rapporto sessuale. Straordinario è il parallelismo che gli autori creano in questo punto: mentre Christian e la ragazza danno sfogo a tutta la loro passione, la scena si sposta in un’altra camera da letto, quella di Sean, anch’egli impegnato nella stessa attività con la moglie Julia ma senza entusiasmo, sintomo questo di una profonda crisi nella coppia.
Il mattino dopo, il parallelismo tra la vita delle due coppie continua, ma a saltare subito all’occhio è nuovamente il profondo contrasto tra Christian e Sean. Il primo insinua nella mente di Kimber, la modella che s’innalza a dea, il germe della non perfezione, convincendola, dopo averla meticolosamente scrutata, che in realtà anche lei avrebbe bisogno di qualche ritocco: «Quando smetterai di cercare la perfezione sarà la tua fine» [Nip/Tuck 1,1]. Sean, invece, prende con leggerezza la volontà di Julia di rifarsi il seno e le dà una valutazione decisamente distante, affermando che ha un seno perfetto.
Sean ha dei problemi anche con il figlio maggiore, il sedicenne Matt, che preferisce confidarsi con Christian piuttosto che con suo padre. D’altronde lo “zio Christian” si comporta come un amico, non ha responsabilità nei confronti del ragazzo e, anzi, lo asseconda in tutte le sue scelte, sbagliate o giuste che siano. Basti pensare a quando Troy fa saltare la scuola a Matt per incontrarlo sulla sua barca, The Boatox, dove il ragazzo gli esterna la sua voglia di circoncidersi e Christian lo rassicura promettendogli che ne parlerà a suo padre e cercherà di convincerlo ad operarlo. Ma, al momento dell’incontro tra i due chirurghi, altri abissi sembrano separarli. Questa volta, emerge la visone radicalmente opposta di come Christian e Sean vedono il loro lavoro. Si riporta di seguito un dialogo tra i due che meglio spiega le loro posizioni [Nip/Tuck 1,1]:

[Sean] Matt non ha bisogno di una circoncisione, è pura vanità.

[Christian] Noi campiamo proprio su quello, sulla vanità.

[Sean] Non farò niente al pene di mio figlio e neanche al seno di mia moglie. Non voglio che la mia famiglia sia contagiata da quello che facciamo qua.

[Christian] E cosa credi che facciamo qua se non rendere la gente più felice del suo aspetto?

[Sean] Noi permettiamo ai pazienti di esternare l’odio che provano per la loro immagine, ecco perché assumeremo una psicologa, per sceglierli un po’ meglio. Da quando c’è il Boatox siamo peggio di una fabbrica: nessuna selezione, nessun controllo!

[Christian] È un giro d’affari, Sean, un ottimo giro d’affari e ci sistemerà per tutta la vita.

[Sean] Forse non ci voglio più entrare in questo giro!

È evidente come Christian abbia sviluppato una sorta di cinismo nei confronti del suo lavoro e, dunque, nei confronti dei pazienti che accetta di operare, indipendentemente dalle loro richieste o dalle loro motivazioni; è convinto che il loro lavoro sia «vendere giovinezza».
Sean, invece, si dimostra più sensibile e attento, tanto da assumere la dottoressa Grace Santiago, interpretata da Valerie Cruz, per valutare dal punto di vista psicologico i potenziali clienti e da decidere di operare pro bono quei pazienti in difficoltà economica che hanno bisogno di un intervento non puramente estetico ma curativo.
Vista da questa prospettiva, Nip/Tuck può sembrare una serie piena dei soliti cliché presenti in tutte le serie: il buono contro il cattivo, il responsabile contro l’incosciente, l’idealista contro il cinico e in effetti così è, ma non solo.
Durante le prime puntate, Sean appare come il classico padre di famiglia che cerca di svolgere diligentemente i propri doveri. «Avere qualcuno da salvare è il suo chiodo fisso. Vuole salvare la clinica, il suo matrimonio, suo figlio Matt, la vita di sua moglie nonché di tutti i suoi pazienti. Inibito nella maggior parte dei suoi atti, invidia la spregiudicatezza dell’amico anche nelle occasioni in cui la condanna» [Zappoli-Galeotto 2007]. Christian appare come la sua antitesi, il suo alter ago: un playboy sessodipendente e immorale sotto ogni punto di vista. «Tanto Sean usa la sua arte medica per salvare qualcuno, tanto Christian la utilizza per sedurre» [Zappoli-Galeotto 2007]. Ma anche un uomo così impassibile ha qualcosa da invidiare: una famiglia. Molto spesso Troy cerca di inserirsi nelle dinamiche familiari dell’amico, cerca di essere sempre disponibile per quella che ritiene anche la sua famiglia. Nel corso delle serie, però, i due stereotipi subiscono profonde mutazioni: si dilatano, si allargano al punto di fondersi l’un l’altro. Ci ritroveremo, pertanto, davanti ad un Christian disarmato nel ricordare la violenza sessuale subita da bambino dal suo patrigno e allo stesso tempo pronto a riscattarsi come uomo proprio nelle vesti di padre, un Christian innamorato, deciso a portare la sua amata all’altare e sconvolto quando davanti a quell’altare rimarrà da solo. Sotto la sua immagine di uomo deciso, Christian nasconde un animo fragile. Al contempo, assisteremo al tradimento di Sean, alla sua scarsa risolutezza nel prendere le decisioni non solo in famiglia ma anche nei confronti del suo stesso socio. L’anestesista Liz, che in più di una occasione rappresenta la coscienza dei due dottori, non esita a riprendere Sean facendogli notare come, in realtà, pur essendo soci alla pari, il più delle volte è il più risoluto Troy a prendere l’iniziativa.
Sean, dunque, pur essendo un fuoriclasse del bisturi – non sono pochi i casi in cui deve rimediare agli errori che Christian causa in sala operatoria – si lascia spesso sopraffare dalle scelte discutibili del socio ed è per questo che decide di assumere una psicologa, per avere qualcuno dalla sua parte, qualcuno che gli indichi le scelte più giuste.
Christian Troy e Sean McNamara sono, dunque, due antieroi: uno perché, invece di tenersi e tenere lontano le persone a lui care da affari torbidi, fa di tutto per entrarci, l’altro perché manca di audacia. Se con Dr. House la figura del medico diventa l’opposto di quella che noi tutti abbiamo nell’immaginario collettivo (non si può certo dire che Gregory House rappresenti la figura del medico, vista la sua estrema scontrosità e la poca empatia nei confronti dei suoi pazienti), in Nip/Tuck scopriamo il lato dark dei medici che mai prima d’ora era stato analizzato in altre serie TV. Si è parlato spesso di politici e poliziotti corrotti ed è stata una bella sfida da parte degli autori proporre l’aspetto negativo di una categoria, quella medica, che da sempre è vista come portatrice di sani valori e principi, perlomeno in televisione.

In ogni episodio, dalla durata di quaranta/quarantacinque minuti circa, si intrecciano le vite di due chirurghi plastici: Sean McNamara, interpretato da Dylan Walsh, e Christian Troy, interpretato da Julian McMahon, e dei loro pazienti. Tutte le puntate sono intitolate con i nomi dei pazienti che si rivolgeranno alla clinica privata dei due soci, nonché amici sin dai tempi del college, per effettuare un intervento estetico. Molte sono le situazioni, le immagini, le frasi che accompagnano lo spettatore nel corso di tutte le stagioni, attribuendo alla serie, in un certo senso, una sensazione di continuità. C’è una sorta di rituale che viene seguito ogni qual volta un paziente si siede di fronte ai due chirurghi per il consulto, cioè gli viene sempre chiesto, anche quando l’inestetismo è palese, «ci dica cosa non le piace di sé stesso/a»; poi c’è l’insostituibile anestesista Liz (Roma Maffia), che prima di somministrare l’anestesia esige, per usare le sue parole, «un bel conto alla rovescia»; ma anche pennarello, lama da quindici e musica sono parole che ritroviamo in quasi tutte le puntate. La serie, inoltre, calibra benissimo la verticalità e l’orizzontalità della trama: la presenza costante di uno schema che prevede la presentazione del paziente, l’operazione e il post operazione sono contrastati da una narrazione costante della vita personale dei protagonisti, elemento di scarsa presenza in altri medical drama (vedi Dr. House, nel quale la risoluzione del caso clinico è al centro dell’episodio e le storie personali fanno solo da contorno).

Sigla. Essenziale per comprendere la serie è l’analisi della sigla, della durata di un minuto e venti. Come sfondo alla canzone cantata da The Engine Room passano le immagini di alcuni manichini su cui vengono tracciate con un pennarello rosso le linee da seguire successivamente con il bisturi, mentre altri senza braccia sono abbandonati in alcune scatole mettendo in evidenza la loro inefficacia. Alla fine, il manichino prende vita, quasi a sottolineare l’inutilità del corpo a meno che non sia perfetto. E come giungere alla perfezione se non artificialmente? Tutto ciò è magistralmente reso dal testo della canzone: «Make me beautiful, make a perfect soul, a perfect mind, a perfect face, a perfect lie».

In verità, la musica assume un aspetto fondamentale in tutta la serie. Partendo dalla sala operatoria, nella quale durante ogni intervento viene ascoltato un cd, passando alle scene di sesso e arrivando alle lunghe riprese panoramiche, la musica non può essere definita semplicemente come colonna sonora, ma merita un ruolo da protagonista.
Nip/Tuck deve il suo successo non solo alle vite da sogno dei due protagonisti, ma anche alle stranissime ed interessanti storie dei pazienti che spesso sono davvero ai limiti della realtà. La chirurgia estetica diventa, dunque, un pretesto per raccontare disagi più profondi di quelli meramente cutanei. Insomma, c’è davvero un mondo da scoprire dietro ogni puntata di questo telefilm «eccessivo e a tratti insostenibile che indaga con la stessa profondità degli interventi sulla psicologia di pazienti e medici, regalandoci un affresco dal taglio inedito della moderna società dell’immagine».

La bellezza è una sventura per il mondo?

Settima puntata della seconda stagione. Gli appassionati di Nip/Tuck non possono dimenticare queste coordinate, perché in questa puntata dal titolo Naomi Gains fa la sua comparsa la figura del Macellaio.
Alla clinica McNamara/Troy arriva una ragazza deturpata in viso, Naomi, convocata personalmente da Sean che è rimasto colpito dalla sua storia e ha deciso di aiutarla. Naomi è una delle prime vittime del Macellaio, uno squilibrato che, dopo avere stuprato le sue vittime, incide il loro volto con un coltello affermando: «La bellezza è una sventura per il mondo».
I telespettatori risentiranno parlare di lui solo nella quindicesima puntata, nella quale il Macellaio ricomparirà mietendo un’altra vittima. Questa volta, si tratta di un modello, un ragazzo laureato in legge che ha preferito la carriera artistica a quella da avvocato e per questo si dà la colpa per quello che gli è successo: «la mia avvenenza è stata la vera maledizione della mia vita» [Nip/Tuck,15,2] afferma durante il colloquio con i due chirurghi, e in più chiede espressamente di lasciare un piccolo segno sulla sua guancia destra perché vuole dimostrare a se stesso di essere qualcosa di più di una semplice immagine bidimensionale su una copertina.
Ryan Murphy, durante un’intervista per gli inserti speciali dei cofanetti della serie, ammette che l’idea iniziale era quella di far apparire la figura del Macellaio in una sola puntata. Ma il personaggio è piaciuto così tanto alla gente che Murphy ha deciso di farlo diventare un vero e proprio antagonista che, con i suoi crimini, ha tenuto il pubblico incollato alla TV fino all’ultima puntata della terza stagione, puntata nella quale è stata svelata l’identità del serial killer.
Naturalmente, la più grande paura del regista era quella che prima della fine della stagione il mistero sull’identità del Macellaio venisse svelato, magari su qualche sito internet. Ma così non è stato e gli ascolti dell’ultima puntata sono stati esorbitanti: 5.700.000 di spettatori incollati davanti alla TV (cifra record tra tutte quelle fatte registrare dalle serie trasmesse su FX) [2].
Nonostante il Macellaio fosse il marchio di fabbrica della terza stagione, il suo personaggio non appare in tutte le puntate, ma è sempre in agguato e anche i nostri chirurghi lo conosceranno da vicino. Il primo ad incontrarlo è Sean, che se lo ritrova in bagno. È la prima volta che lo vediamo: è interamente vestito di nero e ha una maschera bianca che gli copre il volto. Sean viene sfigurato, ma non subisce violenza sessuale perché non è una vittima come gli altri: il Macellaio si reca a casa sua per spaventarlo, per fargli capire che non deve più mettere le mani sulle sue opere d’arte. Ecco che cosa dice a Sean [Nip/Tuck 3,15]:

[Macellaio] Senza controllo, così trascorrono la vita molte persone schiave della tirannia della bellezza… Io sto cercando di salvarle da tutto questo e tu stai distruggendo il mio lavoro. Mi chiamano il Macellaio ma io sono un artista, sei tu il macellaio: cinquanta nasi tutti uguali, un migliaio di seni perfetti. Sei tu il mostro… La bellezza è una sventura per il mondo, ti impedisce di vedere chi sono i veri mostri. Correggi ancora uno dei miei capolavori e ti uccido .

Successivamente, anche Christian avrà la sventura di incontrare il Macellaio, ma il trattamento riservatogli sarà diverso rispetto a quello di Sean: Christian, infatti, subirà una violenza sessuale che lo sconvolgerà totalmente, perché gli riporterà alla mente le violenze subite da bambino.

Chirurgia estetica: le follie dei pazienti

Con la chirurgia plastica si può cercare di nascondere, di cancellare segni esteriori, ma non appena sotto la pelle si rimane la stessa persona.
Sembra che questo monito poco condizioni i pazienti che si rivolgono alla clinica McNamara/Troy, pazienti che come sola priorità hanno quella di apparire. Durante queste sei stagioni, infatti, i due chirurghi hanno ascoltato e preso nota delle richieste più assurde: un uomo si presenta con la richiesta di un seno femminile (sua moglie ha subito una mastectomia e l’uomo ha deciso di farsi impiantare delle protesi al silicone, come gesto di solidarietà nei suoi confronti). Il Sig. Parks offre ai due chirurghi ben centocinquantamila dollari se accetteranno di fare un trapianto di peli dalla coda alla testa al suo cane, per aumentare le possibilità di vittoria in una competizione canina. La signora Grubman, paziente fissa della clinica, chiede al dottor Troy una liposuzione particolare: avendo un cancro ai polmoni in fase avanzata non sopravvivrebbe ad alcun tipo di operazione e, non volendo rinunciare ad una taglia trentotto, supplica il chirurgo perché la operi non appena defunta. Si tratta di storie realmente accadute o, in alcuni casi, di vicende riprese dalle cronache e adattate alla sceneggiatura.
Molte critiche, arrivate da più parti su questo telefilm, trovano il punto debole della serie nell’uso eccessivo e fuori luogo di alcune scene di sesso piuttosto esplicite che nulla aggiungono al senso della storia narrata o alla caratterizzazione dei personaggi. Ma tutti sono concordi nel riconoscere i forti riscontri delle storie narrate nella vita reale.
Nip/Tuck è attuale proprio per questo, perché non banalizza le tematiche che affronta, ma cerca di trattarle con serietà dando spazio anche all’approfondimento psicologico di ogni personaggio.
Il signor Shain è un uomo che si è sottoposto ad un intervento al pene per eliminare un grosso emangioma (una “voglia”) che gli crea un forte imbarazzo con la sua ragazza. La prima volta che lo incontriamo, sta effettuando una visita di controllo con Sean, anche se il chirurgo che lo ha operato è Christian. Sean sembra molto soddisfatto di come stia procedendo la guarigione, ma il paziente nota un piccolo segno e inizia a preoccuparsi. Il chirurgo lo rassicura, affermando che sia soltanto una pigmentazione dovuta all’utilizzo del laser, ma il signor Shain sembra infastidito e motiva il suo disappunto confidando a Sean il suo imminente matrimonio, per il quale conta che non si noti più nulla.
Il paziente esige che sia il dottor Troy a concludere la visita. Con Christian, il signor Shain è subito più rilassato e prega il chirurgo di trovare una soluzione per quegli arrossamenti che potrebbero inibire la sua fidanzata. Troy gli prescrive una pomata schiarente e il paziente torna a casa soddisfatto.
Peccato che il nostro chirurgo abbia deciso di aiutare la persona sbagliata: durante la messa in onda di un notiziario, Christian scoprirà la vera identità dell’uomo e il reale motivo che l’ha spinto ad operarsi. Ecco la notizia [Nip/Tuck 1,8]:

«Un sacerdote cattolico è stato scagionato per aver superato l’esame fisico volto a comprovare l’accusa mossagli secondo cui avrebbe abusato di dieci ragazzini negli ultimi due anni.
Il prete, padre Michael Shannon della parrocchia di Sant’Agostino, ha provato la sua innocenza grazie ad un esame della prova genitale che non ha rilevato segni di una voglia distintiva che tutti i ragazzi avevano citato come prova della violenza subita».

Christian corre subito da Sean per raccontargli ciò che ha appena scoperto e, anche questa volta, i due medici sono su posizioni contrapposte. Il primo vorrebbe dire tutto alla polizia, il secondo gli ricorda che sono coperti dal segreto professionale e che non possono rivelare l’identità dei loro pazienti. Ecco un altro esempio di dicotomia tra i due protagonisti: Christian, che solitamente è sempre poco interessato alle persone che si presentano nel suo studio e che considera semplice carne da macello, questa volta è profondamente convinto che sia un loro dovere morale denunciare padre Shannon alle autorità. Sean, invece, sempre molto calibrato ed etico nelle sue scelte, in questa occasione preferisce difendere i loro affari e afferma che, se denunceranno il prete, la voce che hanno infranto il segreto professionale si spargerà a macchia d’olio tra i loro clienti. Christian, incredulo dinanzi alla freddezza di Sean, gli urla contro: «Ha violentato dei minori!». Questa frase scuote profondamente Sean e lo convince che devono fare qualcosa. A prendere l’iniziativa è, però, Christian, che si reca nella parrocchia di padre Shannon. Qui entra nel confessionale e, svelata la sua identità, è il prete che si lascia andare ad una libera confessione, prontamente registrata dal dottor Troy [Nip/Tuck 1,8]:

[Christian] Mi perdoni, padre, perché ho peccato, sono quasi ventidue anni che non mi confesso, ecco le mie colpe. Ho bevuto, ho provato droghe, ho fornicato con innumerevoli donne e poi le ho gettate come stracci, ho dannato il mio spirito. I minori che ha violentato diranno la stessa cosa tra vent’anni, lo sapeva?

[Padre Shannon] So che come genitore di uno dei miei accusatori per lei non è facile guardare suo figlio e accettare che menta. I bambini sono fantasiosi.

[Christian] Non sono un genitore, sono il suo chirurgo plastico, padre. Si ricorda di me?

[Padre Shannon] Non è più successo. Ero malato, ma ora sono guarito, non tocco più un bambino da due anni.

[Christian] È una confessione, padre?

[Padre Shannon] A modo mio, mi sono pentito. Non giudichi, non lo fa neanche Dio.

[Christian] Allora è pronto a rilasciare una confessione, padre?

[Padre Shannon] Sono condannato a vivere nel rimorso, non è abbastanza?

[Christian] Allora è pronto a rilasciare una confessione padre? Confessi tutto, chiami la polizia e confessi tutto o la lascerò crepare dissanguato, so bene quale arteria tagliare.

[Padre Shannon] Non posso, ho paura. Se finisco in prigione mi uccidono.

[Christian] Credeva davvero di farla franca?

[Padre Shannon] Non c’era altro modo. Dopotutto, il suo lavoro non è fatto di falsità? Voglio smetterla, davvero, ma quando vedo i ragazzi sento certe cose. Oh Dio, perdonami, io li desidero.

[Christian] Mi fa schifo. Vuole la redenzione? Si costituisca, finirà comunque in prigione ma dipende da lei se andrà all’inferno o no

Ecco perché Nip/Tuck è stata definita la serie più tagliente della TV, perché non è un semplice telefilm: è attualità, perché i temi trattati sono all’ordine del giorno; è coraggio, perché non usa falsi moralismi e non ha paura di scioccare; è innovazione, perché mai in TV si era vista una serie che conoscesse tanto bene i paletti del piccolo schermo e sapesse, comunque, spingersi al limite.

Chirurgia estetica: una speranza per i pazienti

Molti chirurghi di professione hanno criticato la serie perché si sono sentiti offesi dalla rappresentazione che questa propone del loro lavoro e la accusano di mandare in onda scene irreali. Il presidente dell’America Society of Plastic Surgeons, Rod Rohrich, ha affermato che lo show non ritrae scene di vita reale e crea un disservizio per milioni di pazienti [3]. Questa critica, come altre analoghe per altre serie, è priva di fondamenta: parliamo di un’opera narrativa in cui nessuno associa i protagonisti ai medici reali. Sono semplicemente analizzati degli stereotipi in storie di taglio altamente realistico.
Facciamo due esempi. La prima storia riguarda Rose e Raven Rosemberg, interpretate da Lori Schappell e Reba Schappell, due sorelle realmente siamesi, unite nella parte superiore del cranio. Nella serie, Rose ha un cancro e, per curarlo, ha bisogno di sottoporsi alla chemioterapia, ma Raven è troppo debole per sopportarla e per questo si è deciso di staccarle, così da curare Rose singolarmente. Nell’équipe di medici composta da neurochirurghi, otorinolaringoiatri, specialisti in microchirurgia neuro-vascolare ci sono anche i nostri due chirurghi plastici, Christian e Sean. Sono tutti chiamati a tentare quest’intervento che passerà alla storia: le due sorelle sono, infatti, le pazienti più adulte che si siano sottoposte ad una simile operazione. Purtroppo, durante l’intervento, la più fragile delle due, Raven, non sopravvive a causa del sopraggiungere di una emorragia e Rose, come se avesse percepito il distacco dalla sorella, cerca di arrendersi, ma i medici riusciranno a salvarla. La mamma delle gemelle, successivamente, ammetterà a Sean che Rose e Raven avevano fatto testamento prima di sottoporsi all’intervento, chiedendo che, se una delle due fosse morta durante l’operazione, i medici non avrebbero dovuto rianimare l’altra. La donna ha taciuto la volontà delle figlie per egoismo, perché sperava di poterne riabbracciare almeno una, ma quando le tornano in mente le parole che Rose e Raven avevano detto ai medici prima dell’intervento («Per voi vederci attaccate è agghiacciante, ma per noi è tutto»), capisce che il posto di Rose è accanto a sua sorella. Per questo, decide di staccare le macchine che tengono in vita Rose e chiede a Sean di riunire le due sorelle anche fisicamente.

Un’altra storia che analizza una patologia realmente esistente è quella che ci viene esposta nella seconda puntata della quarta stagione: Sean è in un bar a prendere un caffè e si trova davanti ad un commesso affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una rara malattia genetica caratterizzata dalla deformità cranio-facciale [4].
Sean rimane immobile a fissare il volto dell’uomo mettendolo in imbarazzo, tanto da indurre il commesso a farglielo notare. Sean si scusa immediatamente e gli lascia il suo bigliettino da visita perché potrebbe dargli una mano. L’uomo accetta di sottoporsi alla visita e ad un’operazione preliminare, durante la quale Sean si rende conto di non poter risolvere tutto con un solo intervento: ci sono dei problemi con la mandibola e l’unico modo per risolverli è collegare un distrattore mandibolare all’esterno del viso ed espanderlo periodicamente.
Al risveglio del paziente, Sean gli spiega le complicazioni sorte e il modo per superarle, ma l’uomo preferisce rimanere con il suo volto, al quale ormai è abituato, piuttosto che passare tre o quattro anni della sua vita con dei fili di ferro sulla faccia e spaventare di più la gente.
La scelta di questo paziente si trova in netta contrapposizione con le scelte fatte dai clienti che, già esteticamente piacevoli, fanno di tutto per rendesi perfetti. La scelta di quest’uomo è accettare il proprio aspetto nel momento in cui la chirurgia plastica, prima di migliorare, ha bisogno di peggiorare le sue fattezze.
Il dottor Mark Urata, pediatra e chirurgo maxillofacciale, collabora con la serie dal primo anno e, in un’intervista presente all’interno dei contenuti speciali, afferma che in Nip/Tuck entrano molte innovazioni che si usano realmente in chirurgia plastica: non solo macchinari, ma anche vere e proprie tecniche operatorie all’avanguardia. È questo il caso di due pazienti. Il primo è Burt Landau, un uomo avanti con l’età che viene colpito da un attacco ischemico e chiede l’aiuto di Christian e Sean per recuperare la mobilità del lato sinistro del labbro danneggiato dalla paralisi. L’intervento a cui viene sottoposto è un vero e proprio trapianto: vengono rimossi diversi nervi dalla gamba e vengono inseriti nel viso. Questa tipologia d’intervento è un vero e proprio passo in avanti nella chirurgia, e il fatto che ciò sia presentato in un telefilm genera speranza nello spettatore.

Un altro ambito in cui la chirurgia plastica ha fatto enormi passi avanti è la cura dell’ectrodattilia, una malattia genetica che comporta la mancanza o lo sviluppo incompleto di una o più dita degli arti superiori o inferiori. Conor McNamara è il terzo figlio di Sean e Julia, concepito alla fine della terza stagione. Julia scoprirà durante un’ecografia che il figlio che porta in grembo è affetto da questa rara malattia alle mani, ma lo terrà nascosto a Sean che ne verrà a conoscenza solo nella quarta stagione.
Una volta nato il piccolo, naturalmente Sean mette a disposizione tutta la sua esperienza e le sue capacità per sottoporlo ad un delicato intervento che gli permetterà di ricostruire le dita delle mani e quindi di consentire al figlio di avere la capacità di afferrare gli oggetti normalmente e di condurre una vita priva di problemi. Nella realtà, questa deformazione interessa un bambino su 90.000 ed è correggibile proprio grazie ad interventi chirurgici da effettuare entro il primo anno di età.

In Nip/Tuck, dunque, non troviamo solo il tema della chirurgia plastica invasiva, della futilità del nostro essere in confronto al nostro apparire, dell’importanza della bellezza nella nostra cultura e della sua caducità. In Nip/Tuck troviamo anche la speranza, la voglia, la forza dei pazienti che vedono nella chirurgia non solo la possibilità di assomigliare a Jennifer Lopez o a Michael Jackson, ma anche la possibilità di guarire e di ricominciare a vivere.
Come afferma lo stesso Sean, «la professione del chirurgo plastico è l’unica che si occupa allo stesso tempo di aggiustare ciò che non è rotto e di ricostruire l’irreparabile» [Nip/Tuck 3,14]. Nip/Tuck non è però un telefilm per tutti. Bisogna entrare in questo mondo senza pregiudizi e senza moralismi, avere la voglia di capire determinate scelte stilistiche, ma soprattutto bisogna rendersi conto che si tratta di un prodotto finzionale e che le sue provocazioni, i suoi colpi bassi e le sue scelte, il più delle volte politicamente scorrette, vanno accettate per quello che sono.

 

Alessandra Ciraci

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