My name is Earl

My name is Earl

Strana cosa il karma! (Tagline della serie)

Andata in onda dal 20 settembre 2005 al 14 maggio 2009 sulla rete televisiva statunitense NBC, My name is Earl è una commedia sull’imprevedibilità del fato. È stata creata da Greg Garcia (Prima o poi divorzio!, Aiutami Hope!) e prodotta dalla 20th Century Fox. I 96 episodi da 20 minuti che compongono le 4 stagioni sono andati in onda in Italia su Italia 1 dal 18 settembre 2006 al 26 gennaio 2011 in maniera decisamente travagliata, con brusche ed inspiegabili interruzioni ed improvvise riprese della programmazione.

My name is Earl è una divertente commedia ben riassunta dalla frase iniziale di ogni episodio: «Avete presente il tipo di soggetto che fa una bastardata dopo l’altra e a un certo punto si meraviglia che la sua vita fa schifo? Bene, quello ero io».
Ci troviamo nell’immaginario luogo di Camden County. Earl conduce un’esistenza piena di scelte sbagliate e di errori, vive di espedienti e di piccoli furti. Ma per uno scherzo del destino è costretto a meditare sulla sua vita. Pochi secondi dopo aver vinto alla lotteria, viene investito e si ritrova in ospedale dove, poco dopo aver firmato il foglio di divorzio portatogli da sua moglie, guarda un programma televisivo. Il conduttore Carson Daly sta parlando della sua fortuna e dice che il suo successo è il diretto risultato del suo comportamento. Il Karma, insomma.
Earl in quel momento capisce che per avere un’esistenza felice deve correggere ogni brutta azione che ha commesso nella sua vita. Scrive così una lista delle sue malefatte, che in ogni puntata cercherà di smaltire. In molti casi Earl scoprirà che le sue cattive azioni hanno avuto ripercussioni molto più grandi di quanto avrebbe potuto immaginare. Col passare del tempo, però, svilupperà un vero senso di moralità e di etica che lo porteranno ad essere un uomo e cittadino (quasi) modello. Ad aiutarlo, a modo loro, ci penseranno il fratello, l’ex moglie con il suo attuale marito e una sexy cameriera conosciuta in albergo.
Inizialmente Greg Garcia ha proposto la serie a FOX, per poi indirizzarsi alla NBC, che l’ha trasmessa effettivamente. È stata ben accolta da pubblico e critica –  è stata candidata due volte come miglior programma internazionale per i British Academy Television Awards nel 2007 e 2008 vincendo, tra l’altro, numerosi premi, tra i quali figurano cinque Emmy, un GLAAD Media Award ed un People’s Choice Award – ma si è mantenuta lontana dai record di audience di altre serie; il core fandom ha naturalmente protestato quando il 19 maggio 2009 la serie è stata chiusa. L’ultimo episodio della quarta stagione si è concluso con la didascalia «To Be Continued». I network a cui Greg Garcia ha provato a vendere la sua creatura (Fox, TBS, TNT) hanno declinato l’offerta perché certi di non poter erogare alla serie un budget ed uno sforzo di produzione tale da assicurare al telefilm la sua consueta qualità [1].
Nel mese di ottobre 2011 l’attore protagonista Jason Lee ha dichiarato di essere in trattativa con Garcia per dare alla serie una degna conclusione tramite un film (si è parlato prima di un lungometraggio destinato alla televisione, dopo di un movie vero e proprio) che, stando alle ultime voci in merito, potrebbe uscire online.
Alcuni critici ritengono che la serie abbia avuto da sempre la tara della relazione con Scientology [2], della quale fanno parte molti attori principali e forse anche Greg Garcia, che, però, in qualche intervista si è dichiarato cattolico.
Negli episodi sono presenti moltissimi riferimenti ad altri film, come Taxi Driver, Il Padrino, Arma Letale, The Elephant Man, Forrest Gump, Il Grande Lebowski e sono riscontrabili anche riferimenti a popolari video di Youtube o a serie tv come 24 e CSI: Miami; non mancano inoltre citazioni di serie televisive come Miami Medical e Aiutami Hope!, quest’ultima dello stesso Greg Garcia.
Moltissime sono state le guest star che hanno partecipato alle riprese; tra queste David Arquette, Larry Joe Campbell, Erik Estrada, Jenna Elfman, Paris Hilton, Clint Howard, Jenny McCarthy, Alyssa Milano, Jane Seymour.
Tra le iniziative parallele alla serie erano previsti anche fumetti, annunciati dall’editore indipendente Oni Press, ma mai stati pubblicati a causa della cancellazione [3].
Un’ultima curiosità: Jason Lee, Earl, prima di diventare attore, a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 era un skateboarder professionista famoso a livello mondiale, nonché uno dei primi al quale fu dedicata una “pro model shoes” [4].

Earl Hickey (Jason Lee) è il protagonista e narratore della serie. Ha la peculiarità di uscire in tutte le foto sempre con gli occhi chiusi. Durante il processo di redenzione conseguente alla vincita alla lotteria e all’incidente sarà aiutato ed ostacolato da tutti gli altri membri del cast, a cominciare da suo fratello minore Randy Hickey (Ethan Suplee), un uomo molto gentile con un lieve ritardo mentale.
Vi è poi Joy Turner (Jamie Pressly), ex moglie di Earl che funge un po’ da antagonista della serie. Ha due figli e il secondo sarebbe dovuto essere di Earl, ma, con un colpo di scena molto utilizzato, il giorno del parto il colore della pelle del bambino non corrisponde a quello del presunto padre, che è in realtà Darnell “Gamberone” Turner (Eddie Steeples), uno dei migliori amici di Earl (celebri i loro dialoghi: Darnell: «Bella, Earl!»; risposta di Earl: «Ehilà, Gamberone!»),che si dimostra spesso più intelligente.
Catalina Aruca (Nadine Velazquez), infine, è la bella cameriera del motel dove alloggiano Earl e Randy.

Gli episodi di My name is Earl seguono una formula abbastanza consolidata: la maggior parte di essi, infatti, comincia con Earl che fa una premessa alla serie che funge in un certo senso da sigla:

«Conoscete quel tipo di soggetto che fa una bastardata dopo l’altra e a un certo punto si meraviglia che la sua vita fa schifo? Bene, quello ero io! Ogni volta che mi capitava qualcosa di buono, qualcosa di cattivo era in agguato dietro l’angolo. È il karma. Ecco perché ho deciso di cambiare. Ho fatto una lista di tutte le mie cattive azioni e da allora cerco di rimediare agli errori che ho commesso. Mi sto solo sforzando di essere una persona migliore. Il mio nome? Earl!»

Dopo quest’introduzione, Earl sceglie casualmente una voce da spuntare dalla lista di malefatte (anche se possono passare fino a dieci minuti prima che la narrazione entri nel vivo ed Earl faccia la sua scelta), si presenta alla sua vittima chiedendo scusa e proponendo un modo per rimediare. Il suo modus operandi purtroppo produce solo altri guai, ma inaspettatamente la vittima apprezza e lo perdona. Di solito poi c’è un tag finale di un minuto circa, molto spesso avente come protagonisti Earl ed il fratello.
Questo schema in realtà è applicabile pienamente solo alla prima stagione, in quanto già alla fine della seconda qualcosa cambia, con Earl che tenta di recuperare la sua vita, conquistando il diploma, un lavoro e una casa; la stessa premessa iniziale è sempre più spesso sostituita da un breve teaser.
La serie, comunque, è rimasta caratterizzata da una storia divertente, da un forte nonsense, con personaggi non protagonisti veramente degni di nota.
La terza stagione segna un netto stacco con le precedenti: Earl è in prigione, impossibilitato a rimediare alle sue malefatte, ma con la filosofia karmica che funge da motore della serie. In questo contesto Earl è diventato buono, ma è circondato da criminali e, fuori di prigione, da amici e familiari che sono rimasti bizzarramente cattivi ed egoisti e, senza dubbio, comici.
Quello che si può notare nel succedersi delle stagioni è proprio la trasformazione di Earl: non muta mai il suo abbigliamento, indossa sempre le stesse camicie di flanella, ma inizialmente è un personaggio passivo, che trascorre le sue giornate nell’ozio o al limite della sopravvivenza; dopo l’incidente diventa dinamico ed in perenne evoluzione, sempre più attivo e sostiene sempre più l’orientamento del racconto [Casetti – Di Chio 1991]. Ha il pregio anche di influenzare la vita del fratello Randy, che viene sempre più coinvolto nelle buone azioni di Earl. Non si può dire lo stesso degli altri personaggi, Joy in primis, che continuano imperterriti nei loro comportamenti, a volte cercando di aiutare Earl con la sua lista o con la missione della settimana, ma in fondo cercando il modo per imbrogliare il prossimo. Quello che accomuna tutti i personaggi sono i continui flashback presenti in ogni episodio, che danno la possibilità al telespettatore di conoscere sempre un po’ di più i protagonisti, giungendo, passo dopo passo, ad una descrizione completa (tranne Gamberone, il quale nasconde un passato oscuro su cui non si farà mai pienamente luce).
Earl è anche il narratore della serie, la sua voce infatti è la prima e l’ultima che si ascolta all’interno dell’episodio. Si tratta di un narratore omodiegetico ed onnisciente con una focalizzazione interna alla storia.
Il montaggio dei flashback segue uno schema fisso: prima che inizi si ha un fermo-immagine o un piano sequenza sulla faccia di Earl; dopodiché inizia la musica (generalmente veloce e abbastanza rock) che accompagna il montaggio e la scena narrata non dura più di una manciata di secondi.
Le riprese della serie sono eseguite nella San Fernando Valley, California meridionale. Molto utilizzata la camera fissa o il dolly,  a scapito della camera a mano che compare solo raramente. Sono presenti effetti speciali, anche se probabilmente non puntano ad ottenere riconoscimenti per la qualità.
La colonna sonora, infine, è onnipresente, tanto da essere diventata una caratteristica imprescindibile della serie. Può vantare artisti del calibro di Rolling Stones, Lynyrd Skynyrd, Simon & Garfunkel, Metallica, Ac/Dc, Iron Maiden, Bob Dylan, Johnny Cash, e tanti altri.

My name is Earl ha come caratteristica distintiva la comicità. Tutto il cast possiede un’ironia che rende la serie piacevole e facilmente fruibile.
In My name is Earl siamo di fronte ad un nuovo tipo di comicità, una tipologia che negli ultimi anni ha preso piede nella serialità televisiva dando vita a prodotti come Scrubs, How I met your mother, The big bang theory e Modern Family. In queste serie è fondamentale l’umorismo di ogni protagonista: tutti hanno un fattore caratterizzante che rende unico ogni singolo personaggio e che crea dei dialoghi esilaranti. È opportuno precisare che queste diversità non creano all’interno delle serie squilibrio o instabilità tra le varie relazioni, anzi generano maggiore coesione.
In My name is Earl, ad esempio, la comicità di Earl è brillante e geniale, capace di suscitare una risata aperta e fragorosa, come si vede negli esempi seguenti:

[Voce narrante di Earl] Quando sei così ubriaco da sposare accidentalmente una sconosciuta incinta di sei mesi, è il momento di smettere di bere. Ma anche quello giusto per ricominciare.

Un altro personaggio esilarante è il fratello di Earl, Randy. Con l’immagine di bambino cresciuto, un omaccione che ispira tenerezza, Randy passa per lo scemo del gruppo, per colui che arriva sempre un secondo dopo gli altri. Ha una comicità diversa, inconscia: fa ridere e sorridere perché è spontaneo, le sue battute spesso non nascono come tali ma come affermazioni, ed è proprio questo che risulta divertente per lo spettatore. Ecco qualche esempio:

[Randy] Ciao mamma, io e Joy siamo qui per cancellare il punto della lista “Rovinato vacanze dei genitori” mentre Earl è in coma.

[Mamma] Earl è in coma? Carl, Earl è in coma! Prendi le valigie!

[Padre] Earl è in coma?

[Randy]È stato investito da un auto un mese fa.

[Mamma] È stato investito un mese fa?

[Padre] Un mese fa?! E non hai pensato di dircelo quando sei venuto a pranzo domenica scorsa?!

[Randy] Me ne sono scordato, ok?

E ancora:

[Randy] Mi è piaciuta molto l’ora di scienze. Tu lo sapevi che prima eravamo scimmie?

[Earl] Davvero? E cosa eravamo prima di essere delle scimmie?

[Randy] Non lo so, non mi ricordo neanche che ero una scimmia…

Per gli appassionati di questa serie tra i momenti più esilaranti, non per lo scambio di battute in sé ma per la ripetizione estenuante dello sketch, ci sono i continui saluti tra Earl e Darnell.

[Earl] Ehilà, Gamberone!

[Darnell] Bella, Earl!

Nell’ottava puntata della prima stagione questo breve dialogo è reso ancor più divertente dall’inserimento di un elemento nuovo che, cambiando la struttura originale dello scambio di battute, la rende imprevedibile:

[Earl] Ehilà, Gamberone, che classe! E chi è quella bellezza accanto a te?

[Darnell] È la mia mamma!

[Earl] Ehilà, gambero mamma!

[Mamma Darnell] Bella, Earl!

My name is Earl è una serie che ha tratto ispirazione dallo spirito della sitcom ma ne ha ampliato l’orizzonte sia per i cambi di location e di spazi, sia per la struttura dei dialoghi che non hanno le risate registrate di fondo. Inoltre, la serie aiuta, grazie alla morale conclusiva di ogni episodio, a riflettere sugli aspetti meno scontati e nascosti dell’animo ironico della serie, ma facilmente rintracciabili appena sotto l’involucro della comicità. «L’arma narrativa è l’ironia che non cede mai al cattivo gusto e fa emergere ogni sfumatura sociale, in situazioni quali divorzi, delinquenza, solitudine, smarrimento e cattiveria».

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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