Mr. Robot

Mr. Robot

Democracy has been hacked! (Tagline della serie)

Nata dall’impegno e dalla dedizione dello sceneggiatore Sam Esmail, Mr. Robot è una serie televisiva di genere drammatico-thriller trasmessa per la prima volta il 24 giugno 2015 dall’emittente USA Network negli Stati Uniti e in onda, in Italia, su Mediaset Premium Stories a partire dal 3 marzo 2016, annunciata da una campagna pubblicitaria alquanto insolita: il 24 febbraio 2016 le pagine Facebook di alcuni personaggi Mediaset vennero prese d’assalto da un presunto attacco hacker ad opera del sito “Italeak.it”. Nelle pagine comparivano riferimenti all’azienda All Safe e in seguito un video in cui un uomo con una maschera parlava di come ci avrebbe svelato i segreti dell’hacking. Alcuni giorni dopo il sito “Italeak.it” divenne mrrobotitalia.it”, rivelandosi così una mossa promozionale finalizzata a pubblicizzare l’uscita di Mr. Robot.

La serie ha avuto un grandissimo successo: nella prima puntata ha avuto 1.75 milioni di spettatori televisivi e altri 2.07 milioni di spettatori da piattaforme online. Ha raggiunto i 3.09 milioni nel secondo episodio, ad una sola settimana di distanza. Anche dal punto di vista della critica Mr. Robot è stato molto apprezzato, non a caso il sito “Rotten Tomatoes” (il più grande sito web di recensioni al mondo) ha assegnato al telefilm un indice di gradimento pari al 96% per la prima stagione e del 94% per la seconda. La serie, pur essendo solo alla sua seconda stagione, è stata vincitrice di due Golden Globe, uno come miglior serie drammatica e un secondo riconoscimento a Christian Slater come miglior attore non protagonista di una serie drammatica; un premio di riconoscimento è andato alle performance di Rami Malek e Christian Slater ai Critics’ Choice Television. Inoltre, il 20 giugno 2016 è stato trasmesso in America uno speciale dal titolo Mr. Robot_dec0d3d.doc in cui vengono analizzati l’autenticità e l’impatto sociale che questo telefilm ha avuto, grazie ai pareri di giornalisti ed esperti di hacking e sicurezza informatica ed interviste al cast e alla troupe che di giorno in giorno ha lavorato per portare sugli schermi un prodotto di  qualità.
Il grande successo delle prime due stagioni di  Mr. Robot ha permesso ai produttori di farci vivere ancora le avventure di Elliot Alderson in una terza stagione, il cui debutto è previsto in America per l’autunno 2017.

Mr. Robot racconta la storia di Elliot Alderson, un giovane ingegnere informatico impiegato di giorno presso la All Safe Cybersecurity, un’azienda che si occupa di sicurezza informatica, che di notte si trasforma in un hacker, ricercando i segreti più oscuri delle persone con cui viene a contatto, smascherando criminali, pedofili e truffatori.
Sociofobico, depresso, al confine con la schizofrenia e con una dipendenza da morfina che cerca di controllare con il suboxone. Questo è il ritratto di Elliot.
Una sera, si ritrova a dimostrare le sue abilità sventando un attacco cibernetico alla E-Corp (chiamata ironicamente dal protagonista Evil Corp), una delle più grandi multinazionali mondiali e il più importante cliente della All safe. Risalendo al fautore dell’attacco, Elliot fa la conoscenza di Mr. Robot, un apparente tranquillo uomo di mezz’età a capo di un gruppo di potentissimi hacker, il cui obiettivo è quello di distruggere la E-Corp e ribellarsi al sistema capitalistico. Il giovane hacker si ritrova, così, a scegliere quale sia la strada più giusta da percorrere, se tentare di cambiare il mondo e distruggere quella società che ha sempre odiato oppure continuare la sua vita di sempre.
La serie, acclamata ormai in tutto il mondo come una delle migliori produzioni degli ultimi anni, segue la scia rivoluzionaria di Fight Club, non a caso è possibile riscontrare delle somiglianze tra i protagonisti delle due pellicole. D’altro canto, l’ideatore della serie, proprio per evidenziare tutto ciò, decide di inserire Where is my mind? dei Pixies, la ormai nota soundtrack del film di Fincher.
Mr. Robot non vuole, però. solo affermarsi come erede di una rivoluzione iniziata da altri produttori, ma punta più in alto. Partendo dalla sua critica a Steve Jobs, in cui produttore ci spiega così le sue motivazioni per aver inserito riferimenti a Jobs nella serie: «Ero un nerd, stavo sul mio computer per tutto il tempo, ero un fan di Steve Jobs, ero ossessionato da lui. All’inizio sembrava contro Microsoft, poi un giorno l’ho visto insieme a Bill Gates e hanno unito le forze. Ricordo di essere rimasto tanto scoraggiato e disilluso. Penso che ci siano un sacco di continue delusioni quando si tratta dei nostri eroi, purtroppo. Tutti pensano fosse un grande uomo ma ha fatto i miliardi sfruttando i bambini. Tutto il mondo non è che un grande imbroglio. I social media agiscono come surrogato dell’intimità…» [1], finisce per parlare di tre attacchi informatici piuttosto importanti nell’ultimo anno: quello contro la Hacking Team (l’azienda italiana che si occupa di software spia per i governi), l’attacco alla società statunitense che si occupa della conservazione dei dati dei dipendenti del governo federale, ossia l’OPM Hacke, infine, quasi come una premonizione, Esmail parla dell’attacco all’agenzia di dating Ashley Madison, inserito nello script della serie prima che il sito venisse hackerato.
Ovviamente, anche i riferimenti a V per Vendetta e Anonymous non mancano: la F-Society ne è la rappresentazione quasi perfetta se non fosse che Anonymous non si presenta come una minaccia di cyberterrorismo mentre F-Society a tratti minaccia di distruggere centrali elettriche o sistemi industriali.

Il cast di Mr. Robot è eccellente, seppur con nomi non molto conosciuti, la qualità della recitazione è encomiabile e i personaggi sono stati pensati alla perfezione.
Il protagonista è Elliot Alderson (interpretato da Rami Malek), un hacker venticinquenne sociofobico e drogato, costretto a fare alcuni inutili incontri con la psicologa Krista Gordon (Gloria Reuben) a cui lui non dà mai risposte a voce alta perché impegnato a parlare con il suo amico immaginario.
La sua unica amica è Angela Moss (Portia Doubleday) che conosce fin da bambino e che diventerà una sua collega alla All Safe. All’inizio pare quasi che Elliot sia interessato a lei, ma poi finisce per fidanzarsi con la sua spacciatrice Shayla Nico (Frankie Shaw), una ragazza tanto attraente quanto problematica che finisce per mettersi nei guai con uno stalker proprio a causa di Elliot e la sua dipendenza.
Mr. Robot (Christian Slater) è il leader della F-Society, deciso a reclutare Elliot. È un uomo molto forte e deciso a cambiare la società. Ha una spiccata intelligenza e cerca di tenere Elliot e il suo team il più nascosti possibile.
Darlene (Carly Chaikin) è un membro della F-Society dotata di una forte leggerezza per la vita, aiuta Elliot in molte situazioni. Si scopre, poi, che è una persona molto importante nella vita del ragazzo.
Infine, abbiamo Tyrell Wellick (Martin Wallström), il vicepresidente della E Corp. Sin da subito appare un ragazzo molto ambizioso, disposto a tutto per ottenere il posto di presidente dell’azienda e sentirsi all’altezza della bellissima e spietata moglie. Ma tutto ciò è reale? Tyrell è la copia di Patrick Bateman, ossia il protagonista di American Psyco.

La struttura degli episodi di Mr. Robot non si può definire innovativa, in quanto, come ormai la maggior parte delle serie tv, ha una struttura orizzontale che comincia con un riassunto delle puntate precedenti (che dura dai 35 ai 50 secondi), ad esclusione del primo episodio che inizia con una schermata nera in cui compaiono i nomi della casa di produzione con in sottofondo un monologo del protagonista ad un fantomatico amico.
La durata di ogni episodio va dai 64 minuti del primo, ai classici 42-45 minuti del resto delle puntate.
Dopo il riassunto delle puntate precedenti, si entra nel vivo dell’azione con la prima scena o i primi monologhi del protagonista che si dissolvono lasciando spazio ad una canzone, diversa in ogni episodio, e alla schermata con il titolo del telefilm.
La scelta di non inserire una vera e propria sigla, ma dei fotogrammi con il nome Mr. Robot sta quasi ad indicare come questo possa subentrare prepotentemente nella scena, proprio come fa un hacker con un pc o dei sistemi.
Ciò che contraddistingue Mr. Robot da altri telefilm e che gli ha permesso di vincere un Golden globe già alla sua prima stagione, è la sapienza e l’accuratezza con la quale sono state prodotte le inquadrature, fuori dai canoni della maggior parte dei telefilm. Pur utilizzando sempre dei primi e primissimi piani e dei campi medi, spesso vengono utilizzate delle inquadrature in cui il soggetto o i soggetti vengono decentrati, lasciando il vuoto dietro di essi, creando nello spettatore un senso di disordine e precarietà che rimanda alla psiche del protagonista. Infatti, tutto il mondo narrativo di Mr. Robot ruota attorno alle percezioni di Elliot, distorte e talvolta offuscate. Le tecniche utilizzate dal regista sono tutte volte a mettere in contatto lo spettatore con la psiche del protagonista.
La colonna sonora è un altro elemento degno di attenzione della serie: le tracce spaziano dal genere classico al rock, dai Queen a Maria Callas, alla London Philharmonic Orchestra, ai The Cure e ai Pixies.

In Mr. Robot il linguaggio in ogni sua forma è fondamentale, a partire dai titoli di ogni episodio. Essi sono, infatti, scritti in leet e richiamano la terminologia tecnica del mondo informatico; ciascun titolo, inoltre, termina con un’estensione tipica dei file video e ha un duplice significato che riguarda un aspetto che verrà analizzato nell’episodio. Per fare un esempio, il terzo episodio ha per titolo: eps1.3_da3m0ns.mp4”: i Daemons sono programmi che in alcuni sistemi operativi funzionano dall’avvio allo spegnimento del computer, ma vengono attivati dal sistema, e non dall’amministratore, solo quando hanno dei compiti da svolgere, rimangono così in una sorta di latenza proprio come i demoni di Elliot che saranno analizzati nella puntata a cui facciamo riferimento.
I dialoghi sono unici e, seppur a tratti tecnici, possono esser capiti da ogni tipo di spettatore. Inoltre, l’associazione di ogni sfaccettatura dell’essere umano e della società con il mondo informatico crea curiosità e spiega molto allo spettatore del gergo tecnico:

«Molti programmatori pensano che debuggare un programma significhi sistemare un errore. Ma è una stronzata. In realtà lo scopo del debug è solo trovare l’errore, capire perché ci sia quell’errore, tanto per cominciare e sapere che non è un caso che esista. Viene da te per consegnarti un messaggio, come un’inconscia bolla che fugge verso la superficie e scoppia, rivelandoti qualcosa che hai sempre saputo. Non so perché sto dicendo tutto questo. Forse è perché sono drogato con qualche sostanza legale con la quale gli spacciatori fanno soldi oggigiorno. Ma di solito è perché lo sento arrivare. Il ronzio di un insetto che arriva verso di me per tutti i piani finché mi obbliga a prendere una decisione».

«Se riesci ad hackerare la persona giusta è come se usassi un malware molto potente. Le persone sono gli exploit migliori ed è facile per me hackerarle. Se le ascolti, le osservi, le vulnerabilità gli si accendono sulla fronte come un’insegna al neon».

Numerosi sono, inoltre, i monologhi e dialoghi di Elliot rivolti allo spettatore con lo scopo di avanzare delle denunce sociali, come:

– Perché la società ti delude in questo modo?
– Forse perché pensiamo tutti che Steve Jobs fosse un grand’uomo anche dopo aver saputo che ha fatto miliardi sulle spalle dei bambini? O forse perché abbiamo l’impressione che tutti i nostri eroi siano dei falsi. Tutto il mondo è un gran imbroglio. Ci spammiamo l’un l’altro intere cronache su delle stronzate mascherandole da opinioni, usando i social media come surrogato dell’intimità. O magari abbiamo votato perché fosse così? Non con le nostre elezioni truccate, ma con le nostre cose, con le nostre verità, i nostri soldi. Non dico niente di nuovo, forse sappiamo perché lo facciamo, non perché i libri di Hunger Games ci rendano felici… Ma perché desideriamo essere sedati. Perché è doloroso non far finta… Perché siamo dei codardi. Fanculo la società.

O, ancora:

Il mondo è un posto pericoloso ma non per colpa di criminali, ma di quelli che se ne stanno a guardare.

 

Tatiana Puce

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