Mondo senza fine

Mondo senza fine

Quando mi hanno consegnato la sceneggiatura e l’ho letta ero molto nervoso. Fortunatamente è un gran copione, sono molto contento, e la mia ansia è sparita.
(Da un’intervista a Ken Follet sulla serie Mondo senza fine)

Mondo senza fine è una miniserie di produzione internazionale in otto episodi basata sul romanzo di Ken Follett World Without End (tradotto in Italia per Mondadori, 2007) e girata in Ungheria, Slovacchia e Austria. Si tratta della prosecuzione ideale de I pilastri della terra, anche se personaggi e circostanze delle due vicende sono diversi, dato che Mondo senza fine è ambientato due secoli dopo e il tratto di congiunzione è dato dall’immaginaria cittadina di Kingsbridge. Trasmessa in quattro puntate da Sky Cinema 1 nel novembre-dicembre del 2012, è andata poi in onda in chiaro su La7. Per qualche incongruità narrativa e per le differenze di trama tra il romanzo di Follett e la serie televisiva si rinvia all’esaustiva trattazione di Wikipedia.

Si tratta di un grandioso affresco della società tardo-medievale inglese, di cui sono rappresentate le vicende drammatiche e i temi dominanti: il rapporto tra fanatismo religioso e progresso scientifico (con qualche pulsione illuminista e razionalista forse un po’ fuori tempo da parte di alcuni protagonisti, quelli della parte “buona”, in particolare nell’interesse di Caris verso la medicina moderna), le invidie e gli intrighi di potere e di palazzo, i colpi di scena, il desiderio sessuale come molla della storia e della macrostoria, la violenza, spesso gratuita, verso i servi della gleba, il continuo uso del veleno come mezzo per liberarsi dell’avversario di turno, il rapporto tra oscurantismo e libertà.

Sullo sfondo degli avvenimenti storici europei (due su tutti: la Guerra dei cent’anni e la peste nera) si dipanano le vicende di Kingsbridge, un immaginario centro dell’Inghilterra trecentesca che diventa strategico per la storia nazionale perché vi si dipanano vicende che la riguarderanno, sia pur marginalmente. I protagonisti sono divisi piuttosto rigidamente tra il Bene e il Male e seguono alcune linee narrative principali: la costruzione della cattedrale di Kingsbridge, le trame del priore Godwin per raggiungere il potere con l’aiuto della perfida madre Petranilla, le contrastate vicende amorose di Caris e Merthin, il rapporto tra i fratelli Merthin e Ralph, l’oscura storia del monaco Thomas Langley, che rappresenta il legame principale con le macrovicende storiche.

I personaggi sono bidimensionali, e quindi non troppo complessi, in modo più accentuato rispetto al romanzo di Ken Follett alla base della miniserie.

I principali personaggi positivi sono Merthin (Tom Weston-Jones), giovane mastro e progettista di grande valore che costruisce il ponte di pietra di Kingsbridge, e Caris (Charlotte Riley), una giovane coraggiosa e determinata che ha forse lo statuto di protagonista principale della serie, dal momento che tutte le microvicende, dalla difesa della medicina dal fanatismo religioso alla costruzione dell’ospitale, ruotano intorno a lei. Intorno a Caris e a Merthin vanno ricordati, per il ruolo positivo, almeno Gwenda (Nora von Waldstätten), una ragazza ribelle e prefemminista che contesterà il sistema schiavile a cui lei e il marito Wulfric sono sottoposti, e il misterioso padre Thomas (Ben Chaplin), la cui importanza per le vicende macrostoriche si precisa ed emerge quando le vicende sono ormai mature. I personaggi antagonisti di peso sono Godwyn (Rupert Evans), cugino di Caris, eletto priore che contrasta con tutti i mezzi, leciti e illeciti, il progresso di Kingsbridge e assume su di sé tutte le possibili caratteristiche negative di un personaggio (è crudele, corrotto, assassino, fanatico e presenta persino pulsioni sessuali incestuose verso la cugina, attribuite naturalmente al demonio di cui Caris sarebbe uno strumento), la madre Petranilla (Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the City), che differisce dal figlio per un’astuzia più sottile, e, sempre più nello sviluppo della storia, Ralph (Oliver Jackson-Cohen), il fratello violento di Merthin.

Sigla. Ha inizio intorno al terzo minuto di ogni episodio e come primo frame appare una sorta di copertina sulla quale sono riportati il nome della serie e quello di Ken Follet, autore del libro dal quale essa prende spunto. Entrambe le scritte, grazie all’utilizzo di un colore come il bronzo, ben si contrappongono allo sfondo blu intenso.

Questa prima immagine, che appare solitamente dopo uno stacco netto dalla scena precedente realizzato con l’introduzione impercettibile di uno sfondo nero, è presentata allo spettatore con la tecnica dello zoomato. Partendo da un dettaglio molto stretto, in questo caso è ripreso lo sfondo blu interno alla lettera O della parola World, l’inquadratura si allarga fino a mostrare l’intero titolo riportato, anche nella versione italiana, in lingua originale.

Escludendo il primo e il secondo episodio nei quali, dopo la presentazione del logo della serie, è introdotta una panoramica dall’alto sul fiume della città accompagnata da una musica di suggestione medioevale di sottofondo, negli altri due episodi al frame iniziale segue nuovamente la narrazione della trama.

Sono dilatati in più di due minuti gli open credits, i titoli di testa: scritti in bianco e collocati sulla parte bassa dello schermo, presentano il cast e i nomi di alcuni addetti ai lavori. Sono presenti alla fine di ogni episodio anche i titoli di coda i quali, in circa trenta secondi, elencano su sfondo nero e in modo più dettagliato i componenti dell’intera troupe.

La costruzione dei dialoghi italiani avviene in modo di solito convincente, a parte qualche eccesso affettato e innaturale (“affrontare l’argomento in tale frangente”, episodio 2) e qualche traduzione dipendente dall’inglese in modo troppo diretto, anche se si tratta ormai di caratteristiche generali del doppiaggese: “toglietelo dalla mia vista” (episodio 1), “buon per te” (2), evidenza nel senso di ‘prova’. Il piacere visivo è di ottimo livello e la storia è ben costruita.

 

Marcello Aprile, Alessandra Ciraci

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