Medicina Generale

Medicina Generale

– Le avete fatto una TAC?
– Sì ma il diametro del rigonfiamento evidenzia il rischio di rottura.
– Bisogna operare subito.
– È quello che penso anch’io.
(Medicina Generale; 1, 3)

Medicina generale (2007-2010, due stagioni, RaiUno, poi RaiTre), girato al San Camillo di Roma, racconta le vicende di un gruppo di medici e infermieri. Sospesa già una prima volta per i bassi ascolti, continua a registrare problemi anche nella seconda, lunga stagione (di 26 episodi). Per ulteriori dati generali si rinvia alla voce di Wikipedia.

Per quanto il montaggio e la fotografia siano nettamente più casalinghi di quelli ormai in atto nelle serie mediche di taglio moderno, e per quanto le vicende risentano di una maggiore lentezza nel ritmo e di una certa propensione al melodramma e lo spazio per la tecnologia sia incomparabilmente più limitato, Medicina generale rappresenta un tentativo almeno dignitoso di competere con i giganti americani, E.R. in testa, dato che Incantesimo rappresenta il genere medical in modo molto lato. La quasi totalità delle scene è girata all’interno dell’ospedale e i colori che prevalgono sono il bianco e l’azzurro, rispettivamente camici di medici e divise di infermieri, dando alla fotografia un aspetto omogeneo e rilevante. La vita frenetica di un reparto di medicina è data dalle emergenze che in ogni puntata arrivano in reparto: si alza la voce in momenti di particolare tensione, come nel caso di improvvise convulsioni o perdita di polso dei pazienti.

Spesso, poi, i parlanti si accavallano, per rendere più credibile e realistica una scena: per esempio, in una sequenza in cui un paziente ha una crisi convulsiva, le uniche battute che si possono ascoltare con chiarezza sono quella di Anna, «Marco, la cartella clinica di Silvano» e quella di Giacomo: «Prepara 500 mg di Aspegic!». Tutto il resto è un misto di «corri», «iniezione», «presto!».

La pezzatura molto lunga, oltre un’ora e mezzo netta, imposta dalla programmazione del prime time italiano, provoca anche l’affastellarsi di casi verticali, forse troppi: nell’episodio 1,13, da cui è tratta l’esemplificazione, ve ne sono almeno tre (la ricerca di un bambino indiano affetto da una malformazione e la successiva operazione, un caso di avvelenamento da piombo, il parto di Anna). L’empatia italiana, come d’altra parte nelle analoghe serie poliziesche (cfr. la scheda su RIS), ha un certo peso accanto all’investigazione scientifica.

Nel serial sono rappresentati in modo realistico e aperto vari difetti comportamentali italiani, come la deplorevole abitudine di rispondere continuamente al cellulare in ospedale (qui dato, però, come comportamento normale, non censurabile), e le tensioni e le invidie tra colleghi di reparto (argomento praticamente bandito nei polizieschi di investigazione collettiva, i cui meccanismi narrativi sono tutti giocati proprio sulla compattezza granitica della squadra). La narrazione si distingue anche per un modo un po’ meno oleografico di quello corrente di rappresentare la multiculturalità (cfr. la scheda su Butta la luna), in questo caso la realtà di Mumbay, su cui si apre peraltro un lungo excursus ricco di falsi cambi di turno perché sembri il meno possibile una lezione o un documentario:

[Thomas] Guarda quegli uomini

[Giacomo] Che fanno?

[Thomas] Portano il pranzo agli impiegati

[Giacomo] Lavorano per dei ristoranti?

[Thomas] Vengono da fuori / anche dalle periferie // Passano di casa in casa / ritirano i thermos che mogli o madri hanno riempito // e poi li portano qui / col treno / e si dividono per farli arrivare nei diversi uffici // Si chiamano dabbawala / ‘portatori di dabbà’ / cioè di thermos

[Giacomo] Madonna che caldo // Che c’è?

[Thomas] Non mi chiedi perché? // Perché non vanno a mangiare a una tavola calda o prendono un panino a un bar? Sarebbe più semplice / no?

[Giacomo] Magari lo fanno per risparmiare

[Thomas] Anche / ma non si fidano // Mangiare è una questione molto complicata // C’entra di tutto // Da dove vieni / la religione / le abitudini

[Giacomo] E allora?

[Thomas] E allora uno vuole che il cibo sia cucinato in un certo modo // e soprattutto toccato dalle persone di cui si fida // Capito?

I due personaggi principali, almeno nella prima stagione, sono l’infermiera Anna Morelli (Nicole Grimaudo) e il medico Giacomo Pogliani (Andrea Di Stefano), che vivranno una problematica storia d’amore (sono entrambi separati e con figli). Altri personaggi di peso sono due medici in conflitto, il dott. Sassi (Giampiero Judica) e il dott. Bergamini (Roberto Citran), e la memoria storica del reparto, l’infermiere De Santis (Antonello Fassari).

Abbonda, come nei modelli americani, la terminologia scientifica non spiegata al telespettatore, segno di una certa attenzione alla professionalità, ma anche del fatto che la presenza di termini ignoti alla maggioranza dei riceventi, lungi dall’incidere negativamente sulla comprensibilità della narrazione, ne aiuta il realismo e la credibilità. Sono molto ricchi di tecnicismi della medicina, ovviamente, i dialoghi tra colleghi che si confrontano su una diagnosi su cui esistono pareri diversi. Il tono è innalzato anche da un alto numero di tecnicismi collaterali (una locuzione introdotta negli studi da Serianni 1989: 103), come, nel dialogo che segue, registrare (un aumento); sta poi alle inquadrature e al tono dei partecipanti aiutare gli spettatori a decidere quale dei medici è, o sembra momentaneamente essere, nel giusto. Si osservi il seguente dialogo:

[Gabriella] L’acido aminolevulinico…

[Dott. Sassi] <Non è> porfiria congenita // le urine sono chiare // e non è porfiria cutanea / perché non ci sono eritemi // questo esclude anche la porfiria variegata // e la coproporfiria

[…][Dott. Bergamini] Cosa dicevi / Gabriella / a proposito dell’acido aminolevulinico?

[Gabriella] È aumentato di ben quaranta volte / mentre il porfirobilinogeno registra un aumento molto minore // è soltanto quadruplicato

[Dott. Bergamini] E?

[Gabriella] È strano per una porfiria

[Dott. Sassi] Infatti / non si tratta di porfiria

[Dott. Bergamini] È stato chiesto uno striscio periferico?

[Dott. Sassi] Certo che sì.

O ancora:

[Dott. Bergamini] La paziente è stata ricoverata per una serie di svenimenti, ha quattordici anni. All’auscultazione si percepisce un soffio continuo di intensità variabile con ritmo della pulsazione cardiaca. E, come se non bastasse, nella radiografia del torace è ben visibile un doppio rigonfiamento al profilo sinistro dell’aorta.

[Dott.ssa Gullotta] Le avete fatto una TAC?

[Dott. Bergamini] Sì. // Il diametro del rigonfiamento evidenzia il rischio di una rottura.

[Dott.ssa Gullotta] Bisogna operare subito.

[Dott. Bergamini] È quello che penso anch’io.

Per il resto, l’impasto linguistico del serial è rappresentativo dell’italiano dell’uso medio, di cui sono documentati quasi per intero i tratti, qualche volta anche quelli marcati come più bassi, come la ripetizione del pronome («Non me lo dire a me»), senza però eccessi (mancano per esempio i tipi più substandard del che polivalente). Il peso dell’italiano regionale romanesco è tutto sommato piuttosto contenuto, considerando che la vicenda si svolge nella capitale.

 

Debora De Fazio, Maria Letizia Raganato

Cerca la serie tv

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *