Le regole del delitto perfetto
(How to get away with murder)

Le regole del delitto perfetto (How to get away with murder)

Sono la professoressa Annalise Keating e questo è Diritto Penale I, o come preferisco chiamarlo io: Come evitare una condanna per omicidio. (Le regole del delitto perfetto; 1, 1)

How to get away with murder (Titolo italiano: Le regole del delitto perfetto), è un mystery-legal drama creato da Peter Nowalk e prodotto da Shonda Rhimes, già nota per l’ideazione del popolare medical drama Grey’s Anatomy.
Trasmessa negli USA dalla ABC a partire dal 25 settembre 2014, in Italia è approdata sul canale Fox il 27 gennaio 2015; si è aggiudicata dall’American Film Institute il premio come programma TV dell’anno. Tra il 2015 e il 2017 sono state trasmesse la seconda e la terza stagione e la serie è ancora in produzione. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Emmy Award nel 2015 (a Viola Davis come miglior attrice protagonista in una serie televisiva drammatica).

Carisma, intelligenza, ambizione e scaltrezza sono solo alcune delle virtù di Annalise Keating, spietato avvocato difensore che all’attività in tribunale affianca quella di docente di Diritto Penale presso la Middleton University di Philadelphia.
Ogni anno, la Keating concede la possibilità, ad alcuni dei suoi studenti più acuti e brillanti, di lavorare a stretto contatto con lei e con i suoi associati Bonnie e Frank. Questa volta, i tirocinanti prescelti saranno i sagaci “Keating Five”, studenti dalle personalità e qualità più disparate, legati l’un l’altro dalla brama di primeggiare; la loro sete di successo, continuamente alimentata da Annalise, li porterà a una competizione serrata che, pur di conquistare l’esigente professoressa, li vedrà protagonisti anche di azioni al limite dell’arbitrarietà. Ma le vite dell’idealista Wes, dello spregiudicato Connor, dell’introversa Laurel, della sfrontata Michaela e del saccente Asher finiranno tuttavia per intrecciarsi indissolubilmente anche all’infuori del contesto universitario. I “Keating Five”, infatti, saranno coinvolti in prima persona in un delitto, ove solo la subdola Annalise, mettendo in pratica i suoi insegnamenti, potrà aiutarli a rispettare le regole del delitto perfetto. How to get away with murder è, dunque, un thriller a sfondo forense che nematicamente si muove sulla linea sottile che divide lecito e illecito – e, quindi, sulla lotta tra il bene e il male. Questa lotta converge nella figura di Annalise Keating: Avvocato del diavolo da un lato e donna capace di provare sentimenti genuini dall’altro.
Le torbide vicende della serie, che vertono su giochi di favore, accordi illeciti e rapporti sessuali occasionali per ottenere informazioni, dimostrano l’intenzione degli autori di volersi discostare volutamente dal morality tale. How to get away with murder, infatti, non intende insistere sulla moralità o sull’eticità delle azioni dei personaggi, bensì sul coinvolgere lo spettatore in uno show interattivo, dove spetta a lui inserire i tasselli mancanti di un complesso puzzle narrativo.

Annalise Keating si è affermata nel mondo del lavoro come brillante avvocato difensore e docente di Diritto Penale alla Middleton University, alternando la sua presenza fra le aule dell’università e quelle del tribunale. Forte, risoluta e carismatica, grazie al suo temperamento, Annalise non ha mai perso una causa e parallelamente è anche impegnata a gestire un matrimonio problematico con Sam. Ma Annalise è chi dice di essere? Durante la serie, episodio dopo episodio, il personaggio della Keating si configura in modo sempre più complesso e sfaccettato: spogliata della sua apparente spietatezza, manifestatasi soprattutto nei primi episodi, Annalise mette a nudo la sua tormentata umanità, dimostrando le sue debolezze.
Le vittorie in tribunale di Annalise avvengono anche per merito dei suoi due associati: l’astuto Frank Delfino, sempre pronto a sbrigare gli “affari sporchi”, e la scrupolosa Bonnie Winterbottom, gran lavoratrice e spettatrice silenziosa della vita matrimoniale di Annalise. Seppur leali al loro capo, entrambi le tengono nascosta la loro relazione con due dei “Keating Five”.
Gli ambiziosi e per nulla candidi praticanti di Annalise presentano personalità differenti l’uno dall’altro: l’idealista Wes Gibbins, ammesso alla Middleton University grazie ad un fortunato ripescaggio; lo spregiudicato Connor Walsh, che pur di emergere è disposto a svendere anche il proprio corpo; la baldanzosa Michaela Pratt, che cerca costantemente di attirare l’attenzione di Annalise; la taciturna Laurel Castillo, iscrittasi alla facoltà di legge per inseguire i suoi ideali di giustizia; l’esuberante Asher Millstone, l’outsider del gruppo.
A fare da cornice al quadro intervengono poi altri personaggi cruciali: Nate Lahey, detective e amante di Annalise, e la schiva Rebecca Sutter, vicina di casa di Wes.
Le regole del delitto perfetto risulta essere il giusto mix di una complessa trama legale intrecciata all’attenzione per l’introspezione psicologica di ogni singolo personaggio. Il suo impianto narrativo sembra ruotare attorno alle vicende lavorative e personali di Annalise Keating, che emerge, dunque, come personaggio centrale di tutta la serie. Tuttavia, non si può parlare di un unico protagonista poiché, durante il susseguirsi degli episodi, anche agli altri personaggi, definiti via via nella loro tridimensionalità, è dedicato ampio respiro.
«Dopo medici e politici, Shonda Rhimes, l’osannata e potente autrice di Grey’s Anatomy e Scandal, si occupa di avvocati. […] Il tocco di Shonda si vede quando il pubblico si mescola al privato, quando le fragilità dei protagonisti cominciano a intralciare il corso delle indagini, quando i cinque ragazzi vengono coinvolti in qualcosa di orribile. E questa è indubbiamente la parte più interessante della serie » [A. Grasso su Corriere.it].

Il plot de Le regole del delitto perfetto presenta un concatenarsi di vicende verticali che tendono ad autoconcludersi, con quelle orizzontali che costituiscono, invece, l’intero scheletro della serie.
Il file rouge di tutto lo show, che si basa sulla gestione di un duplice mistero, si sviluppa su un doppio piano temporale: alla narrativa del presente appartiene l’indagine per l’omicidio della studentessa Lila Stangard, mentre a quella del futuro l’assassinio di Sam Keating.
Ogni episodio si apre con il riepilogo delle puntate precedenti e il teaser, che offre allo spettatore le linee guida per capire quel che accadrà nello show. Al quinto minuto circa, sulla scena, irrompe il titolo della serie, evidenziando la parola “murder”, leitmotiv di tutta la serie, seguito dai titoli di testa on screen. Negli episodi, orizzontalità e verticalità si alternano efficacemente, anche grazie alle tecniche di flashforward, che danno allo spettatore il background necessario per poter sciogliere l’enigma.
Questo continuo intervallarsi tra presente e futuro, troverà il suo punto di giuntura solo nel nono episodio Uccidimi, uccidimi, uccidimi. «Dopo le rivelazioni sulla fatale notte della morte di Sam, […] le successive sei puntate de Le regole del delitto perfetto hanno rinunciato allo sdoppiamento dei piani temporali per concentrare, invece, tutta la tensione sugli sforzi, da parte dei giovani comprimari, per mantenere il silenzio a proposito dell’uccisione di Sam e per resistere ad un logorante senso di colpa, nonché alla paura di essere smascherati e arrestati» [1].

Nella serie Le regole del delitto perfetto, il fitto intrecciarsi tra le vicende lavorative e private, conferisce allo show un’ambivalenza linguistica, il cui filo conduttore è costituito da una certa teatralità dei dialoghi.
In tribunale, dove accusa e difesa si scontrano per aggiudicarsi la vittoria del caso, si fa spesso ricorso a un lessico giuridico specifico. L’impiego di questa terminologia non serve tanto alla comprensione, quanto a conferire un’aura di credibilità alla narrazione. La stessa motivazione vale per il lessico impiegato durante le lezioni in aula della Keating.
Il dialogo tra i personaggi è usato spesso come strumento per riportare riflessioni circa gli sviluppi di una causa. All’infuori delle aule del tribunale, abbandonato il linguaggio “ciceroniano”, i dialoghi impiegati sono caratterizzati da battute brevi e coincise. Ecco un esempio:

[Annalise Keating]: Così abbiamo stabilito l’actus reus. Qual’era la mens rea? Wesley Gibbins.

[Wes Gibbins]: La mens rea?! Certo.

[Annalise Keating]: Impreparato al primo giorno?

[Wes Gibbins]: No… beh, sì. Ma non sapevo ci fosse qualcosa da preparare.

[Annalise Keating] : Ho inviato per email l’argomento a tutta la classe due giorni fa!

[Wes Gibbins]: Ah, io non l’ho ricevuta.

[Annalise Keating]: Signor Gibbins, come avvocato difensore passo la maggior parte del mio tempo insieme a bugiardi professionisti, quindi dovrà impegnarsi parecchio per fregarmi.

[Wes Gibbins]: Sono stato accettato qui solo due giorni fa, ero in lista d’attesa, perciò probabilmente è per questo che non ha avuto il mio indirizzo mail.

[Annalise Keating]: Mi permetta di aiutarla. Actus reus vuol dire “reato”, cioè l’avvelenamento del signor Kaufman con l’aspirina. Mens rea vuole dire “mente colpevole”. La signorina Sadowski quale mens rea aveva? Rifletta signor Gibbins, è solo semplice buon senso.

Nella serie Le regole del delitto perfetto «riconosciamo i diversi piani narrativi, le battute fulminanti ma anche le sdolcinature, le frasi fatte, le trappole del guilty pleasure. Di diverso, rispetto soprattutto a Grey’s Anatomy, c’è il modo di girare: dialoghi serrati alla Sorkin» [A. Grasso su Corriere.it].

 

Nicole Quarta (autore), Andrea Donaera (revisore)

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