La Piovra

La Piovra

La mafia esiste là dove i cittadini non credono nello Stato e dove lo Stato è debole. (La Piovra; 1, 1)

Luigi Perelli, Damiano Damiani, Florestano Vancini e Giacomo Battiato sono i registi succedutisi nella messa in scena delle dieci miniserie de La Piovra andate in onda dal 1984 al 2001. È significativo ricordare come la qualità e il successo di questa serie televisiva italiana abbiano contribuito all’esportazione oltre confine in ben 80 paesi.
La prima puntata de La Piovra è andata in onda su Rai uno il 1° marzo del 1984 ed è stata seguita da circa 15 milioni di telespettatori nei successivi cinque appuntamenti.
Si tratta di un hard boiled fortemente realistico.
La Piovra degli anni ’80 ha avuto un tale successo di pubblico da essere riproposta fino al 2001. Il peso che questa serie ha avuto nella storia della televisione italiana è facilmente riscontrabile se si pensa che l’ultima puntata de La piovra 4, caratterizzata dalla morte del commissario Corrado Cattani, è stata seguita da 17 milioni 201 000 telespettatori con il 58,91% di share, il miglior risultato in termini di ascolti per una fiction televisiva [1].

Ci occuperemo essenzialmente della prima stagione, diretta da Damiano Damiani; le successive scadono notevolmente di livello qualitativo. La linea di sviluppo narrativo inizia con la morte del commissario capo di polizia Marineo, ritrovato una notte nella sua auto abbandonata. Questa circostanza determina come conseguenza il trasferimento del commissario Cattani, insieme alla sua famiglia, da Milano in Sicilia, precisamente a Trapani, per indagare sull’accaduto. Parallelamente a questi eventi, la contessa Eleonora Pecci Scialoja muore apparentemente suicida. Da questo episodio nasce una stretta frequentazione tra il Cattani e Titti, figlia della contessa.
La ragazza, tossicomane da tempo, è sentimentalmente legata a Sante Cirinnà, narcotrafficante e boss della zona, il quale risulterà in seguito essere l’assassino della madre di Titti e del commissario Marineo.
La narrazione sconfina nelle vicende personali del commissario Cattani raccontandone la crisi coniugale con la moglie Else, ritornata successivamente a Milano, il rapporto intenso con la figlia Paola, che provocherà in Cattani un turbamento profondo quando la piccola verrà rapita dagli uomini di Cirinnà, costringendo il commissario a scendere a patti con la mafia pur di salvarla.
Il  passare del tempo lo vede sempre più solo nello svolgimento delle indagini. Circondato da un forte clima di omertà, Cattani arriverà a scoprire non solo come la mafia nei suoi traffici di droga sia finanziata da una banca ma persino il coinvolgimento di alcune tra le più importanti personalità della città, compresa la ricchissima vedova Olga Camastra, che sembra ignorare l’illegalità degli affari.
Il titolo scelto per serie rappresenta una metafora sul potere mafioso in grado di diffondersi come una piovra con i suoi tentacoli nelle varie ramificazioni dello Stato «fino al significato più profondo con cui viene impiegato nel corpus dei discorsi: organizzazione criminale con ramificazioni molto complesse, il cui potere e la cui influenza si estendono in forme anche spietate e in disparati settori della realtà politica, sociale ed economica; l’espressione fa allusione non solo ai lunghi e forti tentacoli del mollusco, ma anche alla sua vita abissale» [2]

Corrado Cattani, commissario capo della polizia, è interpretato da Michele Placido. Chiamato da Milano per indagare sull’omicidio del commissario Marineo, dai primi episodi si nota la sua forte e spiccata personalità nella lotta al crimine. Uomo di coraggio e tutto d’un pezzo è sempre pronto ad affrontare i suoi avversari in prima persona.

Leo De Maria (Massimo Bonetti) è vice commissario. La sua figura sarà presente all’interno della vicenda per un brevissimo periodo: morirà, infatti, per un agguato alle spalle, prima di poter svelare importanti informazioni necessarie allo svolgimento delle indagini.

Giuseppe Altero (Renato Mori) è un collega di Cattani che inizialmente non gode appieno della fiducia del commissario. Si rivelerà in seguito un collaboratore affidabile e prezioso.

Else Cattani (Nicole Jamet) è la moglie del commissario. Lascerà presto la Sicilia a causa di una forte crisi coniugale per farvi ritorno in un secondo tempo quando percepisce le difficoltà del marito.

Paola Cattani (Cariddi Narduli) è la figlia del commissario Cattani. Si tratta di una figura importante all’interno delle vicende personali, sia per il profondo rapporto che la lega al padre sia per le circostanze che la vedono protagonista in un rapimento a scopo di vendetta.

L’avvocato Terrasini (François Périer), primo nemico di Cattani, è il difensore di Cirinnà, in affari con Olga Camastra e il banchiere Ravanusa.

Titti Scialoja (Barbara De Rossi), figlia della contessa Pecci Scialoja, morta in circostanze misteriose, è una figura di rottura nel contesto della borghesia locale. Eroinomane, nonostante gli aiuti ricevuti da Cattani, morirà in circostanze non pienamente definibili.

Sante Cirinnà (Angelo Infanti), boss locale, è un noto trafficante di stupefacenti, conosciuto in città negli ambienti della droga e dei tossicodipendenti.

Nanni Santamaria (Pino Colizzi) è un assillante giornalista che gravita intorno a Cattani interferendo anche nella sua vita familiare. Diventerà infatti l’amante della moglie causando l’allontanamento tra i due coniugi.

Olga Camastra (Florinda Bolkan) è un’aristocratica ricchissima dal fascino misterioso. Attratta da Cattani, è tormentata da sentimenti contrastanti che la vedono vacillare tra il desiderio di aiutarlo e quello di salvaguardare la propria posizione.

I sei episodi di questa prima stagione, ciascuno della durata di poco più di un’ora, non presentano titoli ad hoc.

Sigla. La scritta “La Rai Radio televisione italiana presenta” apre la sigla de La Piovra. Nonostante siano state girate dieci stagioni di questa serie, la struttura della sigla è rimasta pressoché identica almeno per quel che riguarda le sigle a partire dalla terza stagione fino all’ultima. La struttura, infatti, prevede un’apertura con il nome della serie e il numero della stagione in rosso su sfondo nero. Successivamente sono presentati i nomi degli attori e dello staff tecnico.

Per quanto riguarda, invece, le prime due stagioni, rimane invariata l’apertura mentre diversa è la concezione dello sfondo che accompagna i nomi del cast. Le immagini della sigla, infatti, variano a seconda delle puntate: dallo sfondo monocolore della prima si passa all’inquadratura di una cupola nella seconda, chiaro riferimento allegorico alla “Cupola Siciliana”, organo direttivo di Cosa Nostra, nata agli inizi degli anni ’70 su proposta del capo di una famiglia di spicco della mafia [3].
La colonna sonora, scritta dal maestro Ennio Morricone, accompagna le immagini con note basse e incalzanti, poco orecchiabili e ripetitive, è lenta, cupa e induce uno stato di ansia e inquietudine tipica della suspense.
La trama di tutta la serie è incentrata sulla figura del commissario Cattani. La Piovra, nella sua composizione, rispecchia da vicino la struttura degli sceneggiati dell’epoca, con l’ovvia differenza di non poggiare su un’opera letteraria.
Il riassunto delle puntate precedenti è raccontato da una voce fuori campo dai toni dimessi con l’unico sottofondo dei rumori della realtà rappresentata (colpi di pistola, lo stridio delle gomme dell’auto di Cattani ecc.), mentre scorrono le immagini a cui i rumori si riferiscono.
Non sono rappresentate azioni eroiche poco credibili e lontane dalla realtà.
Anche lo stile dei personaggi riflette i modelli di quegli anni sia nell’abbigliamento sia nel vissuto sociale. Allo sfarzo delle feste dell’alta società cui fanno parte Olga Camastra e la contessa Pecci Scialoja si contrappone la ribellione interiore di Titti, figlia della Scialoja, che trascina nella decadenza tutto ciò che le appartiene, dal suo aspetto fisico al luogo in cui vive, opponendosi con discutibili scelte al suo stesso status sociale.
Gli ambienti, a parte le residenze sfarzose della borghesia locale, sono quelli dove si svolge la maggior parte dell’opera televisiva: gli uffici della questura. Qui gli arredi sono sobri e severi, quasi austeri, essenziali ma efficienti, come a voler dare risalto al rigore della vita lavorativa.

Il tono utilizzato nel linguaggio de La Piovra ne fa una serie più di genere drammatico che poliziesco, grazie anche alla presenza di attori del calibro di Michele Placido che hanno saputo ricreare, in modo più che realistico, il clima di paura e timore di quegli anni difficili.
I dialoghi risultano puliti, per niente rozzi, e molti termini sono fondamentalmente sconosciuti perché verranno sdoganati televisivamente solo negli anni successivi.
I registri utilizzati sono sempre molto informali e raramente lasciano spazio a dialoghi di carattere confidenziale. Rappresenta un’eccezione quello, di seguito riportato, che fa riferimento ad un litigio tra il commissario e la moglie Else (La Piovra 1,3):

[Else] Ah bravo! Così puoi trattarmi come una puttana!

[Corrado Cattani] Questa parola non l’ho mai usata! Né tanto meno pensata!

Un secondo tratto caratterizzante del linguaggio usato ne La Piovra è la quasi totale assenza di dialettalismi siciliani nel lessico, anche nelle personalità mafiose. La pronuncia, invece, è caratterizzata da una forte presenza dell’italiano regionale, soprattutto in alcuni tratti bandiera come la retroflessione.
Il gergo criminale, triviale e intimidatorio, lo si può individuare solo negli ultimi due episodi, in particolare nei momenti in cui il commissario Cattani è a diretto contatto con i rapitori della figlia Paola (La Piovra 1,5):

[Rapitore] Allora, sbirro, che fai, obbedisci?

[Corrado Cattani] Cosa volete?

[Rapitore] Prima una risposta, obbedisci?

[Corrado Cattani] Sì.

[Rapitore] Bene, allora vestiti normale come se niente fosse […], vai in ufficio e comportati pure da padreterno e dai ordini a quei quaquaraquà che lavorano con te. Ma ricordati che d’ora in poi gli ordini, quelli che contano, li diamo noi.

E ancora, dallo stesso episodio:

[Rapitore #1] Non s’allarmi, siamo amici. Ci scusi se siamo entrati così, senza permesso […]. Ma che fa dottore, non risponde? La vedo con la mente in aria. Noi siamo venuti soltanto per farvi un piacere e anche per comunicarle quello che sarebbe bene che lei facesse per noi.

[Corrado Cattani] Io non faccio più niente per voi.

[Rapitore #2] Dottore! Ma chi sugnu sti tricchi e tracchi? E la posi quella rivoltella. Noi lo sentimmo che nell’aria c’era qualcosa di diverso. Minchia ma no fino a ’sto punto!  Dottore, lei esagera […]. Noi cerchiamo di capire, di perdonare, ma i patti, caro dottore, so’ patti.

Un altro elemento di analisi è il classico atteggiamento di difesa nelle relazioni e nelle conversazioni di alcuni personaggi che cela, in realtà, reticenza e omertà. Aspetto che si percepisce nella conversazione, di seguito riportata, in cui il comportamento di Olga Camastra lascia trasparire un certo riserbo, anche quando Corrado Cattani non nasconde forti sospetti su alcuni uomini di notevole peso, verso i quali però non ha elementi di prova sufficienti e concreti (La Piovra 1,6):

[Olga Camastra] Io non lo sapevo che avevano rapito sua figlia. Io non l’avrei mai accettato! Mai permesso!

[Corrado Cattani] Non mi interessa.

[Olga Camastra] Non è mai successa una cosa simile, le donne, i figli piccoli li hanno sempre rispettati!

[Corrado Cattani] Ma la smetta! Cosa sta cercando di crearsi? Un alibi? Mia figlia è stata rapita. E violentata! E questo anche per difendere gli interessi di gente come lei!

[Olga Camastra] Ma non si può sempre sapere da dove provengono i denari che si maneggiano.

[Corrado Cattani] Lei è una riciclatrice di danaro sporco, sì. E che sia anche sporco di sangue, lei, che si reputa tanto intelligente, lo sa benissimo. Ma di fare il processo a lei non me ne importa proprio niente!

[Olga Camastra] Anche se non mi crede, io sono molto addolorata. Mi dica qualcosa della sua bambina.

[Corrado Cattani] Lei deve dire a Terrasini e Ravanusa che voglio giustizia. Loro sanno cosa voglio dire.

[Olga Camastra] Le daranno tutto quello che vuole.

[Corrado Cattani] Sta parlando di danaro, naturalmente.

[Olga Camastra] Può diventare ricco.

[Corrado Cattani] Gratta gratta sotto è rimasta la serva di sempre.

[Olga Camastra] Allora? Che cosa vuole?

[Corrado Cattani] Il carceriere.

 

Ludovica Monteforte

Cerca la serie tv

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *