Il Sistema

Il Sistema

Questa non era la vita che volevo… Ci sono finita dentro e non ho voluto uscirne… Anche se so che i soldi sono sporchi… mi piacevano. E poi… i ricatti, la mafia, e i morti, io non… Questo gioco è più grande di me. Non riesco a guardarmi più allo specchio perché mi vergogno… (Il Sistema; 3, 1)

Il Sistema è una fiction televisiva italiana di genere poliziesco finanziata dalla “Apulia Film Commission” e prodotta da Fulvio e Paola Lucisano per “Italian International Film”, la cui creazione si è avvalsa della consulenza tecnica del corpo della Guardia di Finanza. Le riprese sono state effettuate principalmente a Roma, poi anche in Puglia (tra Bari, Monopoli, Fasano e Santeramo in Colle), e infine a Milano e Istanbul, in Turchia. Sotto la regia di Carmine Elia, la prima ed attualmente unica stagione è andata in onda in prima serata su Rai 1, tra l’aprile e il maggio del 2016, in sei puntate di circa 95-100 minuti: 18 aprile, 25 aprile, 2 maggio, 9 maggio, 16 maggio, 17 maggio. La miniserie ha riscosso buoni dati di ascolto, con una media di oltre 4 milioni di telespettatori per ogni singola puntata.

Si tratta di una fiction dai contenuti estremamente contemporanei e attuali, alla cui base vi è un’indagine ricca di aggiornamenti, stravolgimenti e colpi di scena, condotta da un gruppo di agenti della Guardia di Finanza. Attorno a questi protagonisti ruotano i poli tematici principali, posti in risalto dal racconto sottoforma di antinomie: la continua lotta tra bene e male, tra legalità e illegalità, tra giustizia e corruzione, tra limiti ed eccessi, tra lavoro e vita privata.
La situazione si sviluppa a partire da un evento drammatico: la morte del fratello del maggiore Alessandro Luce, protagonista della fiction. Apparentemente di facile risoluzione, l’indagine sul fantomatico suicidio svelerà gradualmente agli agenti quel “sistema” di criminalità organizzata che dall’interno comanda, corrompe e consuma in primis la capitale d’Italia, fino a spingersi oltre i confini nazionali.
Tra le due facce della Roma contemporanea – gli onorevoli, i politici e gli altolocati della buona società da un lato; i banditi di strada, ignoranti ma avidi di sangue e denaro, dall’altro – s’inserisce una cosca criminale che fa da collante tra questi mondi in apparenza divisi e paralleli. La banda controlla e gestisce prestiti a usura, traffici di merce contraffatta, spaccio di droga e riciclaggio di abnormi quantità di denaro, provenienti soprattutto da attività illecite e da potenti famiglie mafiose della ’ndrangheta calabrese, che sfruttano la banda per investire i guadagni sporchi del traffico di droga.
La mente “intellettuale” della banda è un prestigioso avvocato, appassionato e grande collezionista d’arte, mentre la mano armata è costituita da un ex terrorista. Gli affari condotti dalla cosca criminale riguardano gli appalti (antinomia giustizia-corruzione), il riciclaggio di rifiuti (antinomia legalità-illegalità), le società estere (antinomia limiti-eccessi); i suoi appartenenti fanno un uso estremo di violenza, minacce e torture contro i rivali, i nemici o presunti tali, senza alcuna pietà per donne e bambini.
Spossatezza e sfinimento causati da questi metodi brutali avrebbero ridotto sull’orlo di una crisi personale uno degli industriali ricattati dai criminali, fino al punto di fargli decidere di togliersi la vita. Il suicida in questione è il fratello del maggiore Alessandro Luce, il quale nutre più di un sospetto e decide di scrutare a fondo in questa drammatica situazione familiare. Scopre presto, infatti, che la profonda crisi economica in cui versava l’azienda di famiglia aveva indotto il fratello, nonché titolare dell’industria, a cedere alla tentazione di accettare denaro dagli strozzini.
Alessandro decide di non arrestarli subito perché, con la sua squadra, intende smontare il sistema labirintico che deteriora e distrugge Roma. E tenta la via più rischiosa: con il sostegno del GICO (Gruppo d’Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza) sceglie di infiltrarsi nella banda, nelle finte vesti di un affarista in crisi, bisognoso di denaro e pronto a qualsiasi illegalità pur di ottenerlo subito e in gran mole. Un’impresa a dir poco pericolosa e azzardata, dove una parola fuori posto o un minimo sospetto da parte delle bestie criminali avrebbero potuto costargli la vita (antinomia bene-male). La dedizione e il coraggio lo portano a scoprire, pezzo dopo pezzo, la scala gerarchica di complici e affiliati, sospettabili e no, sino all’identità del “sistemista”, che regge i fili di tutto.
Nel corso dell’indagine, il maggiore Luce arriverà a innamorarsi della contabile della banda, Daria, che, con astuzia e raffinatezza, è in grado di ripulire il denaro sporco investendolo in fondi economici esteri e in imprese completamente a norma di legge. L’amore appare corrisposto tant’è che, dopo un’iniziale e obbligata finzione, Alessandro lascerà cadere la propria maschera e le svelerà la sua posizione (antinomia lavoro-vita privata). Una storia intrisa di passione, costantemente in bilico tra le emozioni reciproche di due amanti e la razionalità beffarda di chi è conscio di essere l’uno antagonista dell’altra. Il finale, sorprendente e imprevedibile, ne è l’emblema.

Per la ricostruzione delle caratteristiche dei personaggi ci avvaliamo di una serie di interviste tratte dalla pagina ufficiale della fiction contenuta nel sito della Rai.
Alessandro Luce (Claudio Gioè) è un maggiore della Guardia di Finanza, che presta servizio a Bari. A causa del “suicidio” di suo fratello Raoul, titolare di un’azienda di famiglia e industriale in crisi, taglieggiato da un gruppo di strozzini criminali che gestiscono prestiti a usura, traffici di merce contraffatta, spaccio di droga e riciclaggio di denaro sporco, è indotto a spostarsi a Roma per ricercare la verità. Scaltro e coraggioso, decide di non effettuare un arresto repentino e di infiltrarsi nella banda in qualità di un imprenditore alla disperata ricerca di denaro, pronto a tutto per accaparrarselo, conseguendo, così, la fiducia dei malavitosi. La sua azione gli consentirà di scovare gradualmente i gradini della gerarchia sistemistica che infesta la politica e l’economia di Roma.
In un’intervista alla Rai (attraverso Teleblog.it, la stessa fonte da cui, salvo diversamente indicato, sono tratte le citazioni di questo paragrafo sui Personaggi), Claudio Gioè parla così del suo personaggio: “Per me interpretare questo ruolo è stato un onore perché rappresenta tutte le sfaccettature di questi uomini che combattono quotidianamente la corruzione e tutti i livelli di traffici di cui questo paese, purtroppo, è pieno. È un personaggio complesso con un passato drammatico, che viene improvvisamente ripescato dagli eventi. Ci sono state tante sequenze action in questa serie che non si fanno molto spesso in Italia. Per noi interpreti è sempre un’occasione di imparare, divertendosi, ma cercando di essere il più realistici possibile. L’elemento che ho più sentito vicino a me è questa voglia di legalità e di cercare di mettere i valori dello Stato sopra ogni cosa. Alessandro Luce dovrà combattere contro il suo cuore per tenere fede ai suoi impegni”.
Daria Fabbri (Gabriella Pession) è la contabile della banda, una mente “economica”, dai modi astuti e raffinati, capace di “lavare” il denaro sporco attraverso investimenti in fondi esteri e corrompendo imprese in crisi, ma perfettamente legali. Di lei s’innamorerà il maggiore Luce che, dopo un primo approccio di finzione obbligata, le rivelerà la sua identità e il suo obiettivo. Un amore corrisposto, ma razionalmente impossibile. L’attrice descrive così la sua interpretazione: “È un personaggio che ha una crisi di coscienza e ama il potere. Una donna che ricicla denaro sporco, ma è una figlia premurosa che ama il papà malato terminale. Una donna che si innamora di chi non si dovrebbe e non riesce a farne a meno. Una donna che ha paura, che cerca di cambiare ma non ci riesce. È una donna che si lascia corrompere. Ha tantissimi elementi e, come attrice, è un regalo che mi hanno fatto gli sceneggiatori. Sono partita dall’esteriorità di questo personaggio: avevo l’urgenza di creare una distanza fisica tra me e lei, perché lei è molto lontana da quella che sono io, anche come linguaggio e movenze. Avevo bisogno di una maschera, perciò il taglio dei capelli a caschetto nero e i costumi assolutamente geometrici che la potessero definire in maniera stilizzata e astratta. Ho voluto portare un personaggio da cui la gente non dovesse discostarsi o odiare, ma che soffrisse con lei. Però lei è una maledetta, una dark lady”.
Floriana Ferro (Valeria Bilello) è il capitano della squadra del GICO. Con rigidità e perseveranza, guida i suoi agenti nella sorveglianza sotto copertura del collega infiltrato, il maggiore Luce, suo ex fidanzato, per il quale non ha mai smesso del tutto di provare dei sentimenti, fino a un finale a sorpresa. L’attrice spiega in questo modo la personalità di Floriana: “Un personaggio tostissimo, perennemente in conflitto fra le scelte da prendere come capitano della squadra e la persona ancora innamorata del maggiore Luce e spaventata per lui. Di mio ci ho messo quella paura che poi diventa una maschera interessante nel gestire una posizione di grande responsabilità senza essere al cento per cento convinta di poterla ricoprire in ogni suo aspetto, a 360 gradi”.
Michele Grandi (Lino Guanciale) è un sottotenente del GICO che prende parte dall’esterno all’indagine sotto copertura contro gli affiliati e i complici del Sistema. È l’ombra del maggiore Luce, di cui monitora ogni passo e azione. D’animo burlone e stravagante, è sinonimo di professionalità e coraggio.
Guido Alcamo (Massimo Venturiello) è un affermato avvocato, appassionato e grande collezionista di opere d’arte. È la mente della banda criminale che agisce a Roma. Intrattiene rapporti nazionali e internazionali con gli altri gerarchi del Sistema e con i politici corrotti. Amante del lusso e della fastosità, pagherà a caro prezzo per la sua indole corruttrice e assetata di potere.
Romolo Fabrizi detto “Rosso” (Antonio Gerardi) è la mano armata e braccio destro dell’avvocato Alcamo. È un ex terrorista nero. Minaccia, tortura, violenta, picchia e uccide chiunque osi ostacolare i sistemisti. La sua vita di eccessi e sregolatezza è destinata a cattiva sorte. L’attore dà una descrizione precisa del suo personaggio: “Il Rosso si occupa di malaffare, quindi è una persona che non ha scrupoli. Non ha neanche coscienza. Per lui la vita vale poco. È disposto a qualunque cosa pur di ottenere quello che vuole. È stato il personaggio più difficile che mi sia mai capitato d’interpretare perché è così lontano da me nei suoi modi di fare e nei pensieri. Riguardando alcune scene ho sinceramente provato un senso di vergogna”.
Thomas Triunfera (Thomas Trabacchi) è il colonnello del GICO. Con spirito di protezione, acuta intelligenza e profonda umanità, ha il ruolo di supervisionare e dirigere l’indagine sotto copertura del maggiore Luce contro il Sistema di criminalità organizzata di Alcamo e la sua banda: “Il colonnello Triunfera è colui che gestisce le azioni sul campo, è il capo della squadra. Quello del GICO era un mondo che non conoscevo e che ho conosciuto grazie a questo lavoro”.
Emma Vinci (Flaminia Lera) è la tenente del GICO, dedita al lavoro, amica e consigliera fidata del capitano Ferro: “È una donna molto frizzante, una buona amica dal punto di vista umano e sul lavoro è molto preparata. Mi accomuna col personaggio la forte determinazione, l’allegria e la gioia di vivere”, spiega l’attrice.
Arturo Ongaro (Pio Stellaccio) è il maresciallo capo del GICO. Un uomo semplice e bizzarro, amante della musica metal, il cui ascolto lo rilassa nei periodi di appostamento: “È un personaggio estremamente positivo. Nel GICO si occupa del materiale di intercettazione. È un uomo un po’ ombroso, amante della musica metal, del sarcasmo e dei bambini. Per interpretare questo ruolo ho attinto alla mia parte più malinconica e ironica”.
Ottavio Quaranta (Gianluca Gobbi) è l’altro maresciallo capo del GICO, costretto ai lavori d’ufficio a causa di un incidente nel corso di un blitz passato. Esperto di informatica ed economia.
Altri personaggi minori: Aurora Bulgarelli (Paola Benocci) è il Pubblico Ministero a cui sottostà il GICO, dalla personalità autoritaria, ma lungimirante; Nicola Nardelli (Ninni Bruschetta) è “il Sistemista”, latitante a Istanbul, da dove gestisce il narcotraffico dei colombiani con l’Italia; Massimo e Riccardo Regina (Massimo De Santis, Marco Conidi) sono i bracci armati alle strette dipendenze del “Rosso”: De Santis afferma: “Assieme a Riccardo Regina e al Rosso rappresento la parte nera della serie, in tutti i sensi: nera, politicamente parlando e nera perché siamo la parte cattiva”; don Gaetano Talarico (Lollo Franco) è il pater familias vecchio stampo della famiglia ’ndraghetista calabrese; Oreste Setola (Massimo Bonetti) è uno dei tanti imprenditori in crisi vittime degli strozzini; Raoul Luce (Fausto Maria Sciarappa) è il fratello del maggior Luce e presunto suicida a causa delle minacce della banda criminale di estorsori; Angela Luce (Raffaella Rea) è la moglie vedova di Raoul Luce, madre e zia apprensiva, dall’animo forte e combattivo: sul suo personaggio, l’attrice dice: “È una donna provata dalle difficoltà della vita. Tuttavia resterà forte e concreta e sarà d’aiuto nelle indagini attraverso i racconti, i ricordi e i consigli trasmessi al cognato Alessandro Luce”; Jacopo Luce (Niccolò Cavagna) è il figlio del maggiore Alessandro Luce, di cui soffrirà l’assenza durante la sua operazione da infiltrato; Marco Pesce (Francesco Siciliano) è l’onorevole corrotto che trucca gli appalti a favore della banda di Alcamo & co.: sul suo ruolo, Siciliano dichiara: “È un personaggio cattivo, losco, orrendo, pieno di lati oscuri. È uno di quei protagonisti tremendi che pullulano le cronache dei giornali o i pezzi televisivi, e che tutti vorremmo dietro le sbarre”; Professor Fabbri (Nello Mascia) è il padre di Daria, ex docente di Chimica, intellettuale ed estremamente erudito, padre protettivo e consigliere, ma innocentemente ingenuo, forte nella sua battaglia contro la malattia terminale che lo logora giorno dopo giorno; Manomozza (Enzo Salvi) è un affiliato e amico fraterno del Rosso, un killer amante dei suoi cani ed estremamente rozzo e violento.

Quella del Sistema è una sceneggiatura d’impianto classico che racconta la storia dell’innamoramento di una dark lady e di un maggiore della Guardia di Finanza, nonché protagonista principale della serie. È, dunque, una fiction poliziesca d’azione, ma è anche una grande storia d’amore. Il regista, Carmine Elia, a tal proposito, puntualizza che “la cosa che interessava a me era non far diventare eroico il male, come spesso accade in molte fiction, anche perché i personaggi cattivi sono spesso molto affascinanti. In questa serie, i cattivi sono cattivi, i buoni, seppur con le loro fragilità e le loro debolezze, tendono sempre e comunque a qualcosa di positivo. Mi piace l’idea di raccontare che esiste un senso civile e che le regole vanno rispettate. Il concetto che deve passare, banalmente, è che la macchina non si mette in doppia fila, non perché il vigile ti fa la multa, ma perché non si fa e basta. E che i vuoti non possono essere riempiti dalla malavita, ma dal senso civico di ogni cittadino”.
Gli sceneggiatori, Sandrone Dazieri e Valter Lupo, hanno optato per la realizzazione di una tipologia di eroi diversa da quella consueta: non si tratta di eroi senza macchia e prevedibilmente dalla parte della ragione totale, bensì di eroi molto interessanti narrativamente, dall’animo fragile, che pur sbagliando per amore o per odio, pur perdendo le staffe e cadendo in profonda crisi, alla fine si rialzano: “È nel loro rialzarsi la misura del loro eroismo, nel loro non arrendersi. I nostri eroi hanno il volto tumefatto dei pugili sul viale del tramonto, che rimangono in piedi anche quando perdono ai punti. Hanno la schiena dritta di chi non fa le scelte più facili, anche se il prezzo da pagare è alto. Hanno mille ferite e cicatrici, e per questo stanno dalla parte delle vittime, dei più deboli. Hanno paura, ma non si fermano”. Il Sistema non è un documentario né un’inchiesta giornalistica, ma è una grande avventura di amore e morte, in cui la criminalità organizzata e i suoi traffici illeciti vengono palesati, con passione e intrattenimento, come un mondo reale che deturpa Roma dal suo profondo interno e, dunque, come un cancro da estirpare.
La produzione della fiction mira allo scopo di “rendere onore al lavoro della Guardia di Finanza attraverso una serie tv action con un linguaggio moderno e internazionale, risaltando il ruolo delle Fiamme Gialle nella lotta allo spreco del danaro pubblico, alla corruzione e ai grandi traffici illegali che colpiscono il nostro Paese, in cui i grandi reati si commettono più con i computer che con le pistole e per arrestare i grandi criminali non occorre soltanto sangue freddo e buona mira, ma soprattutto un grande fiuto per intercettare i grandi flussi di danaro sporco”, come spiega la produttrice Paola Lucisano.
Per quanto concerne la struttura della puntata, la serie si compone di sei puntate della durata di circa 95-100 minuti ognuna.
La narrazione seriale segue una trama orizzontale: lo sviluppo della vicenda (ovvero l’indagine sottocopertura del maggiore Luce, infiltrato nella banda di criminali) è continuo attraverso le varie puntate della serie. Si tratta fondamentalmente di una trama principale unica (che riflette il polo tematico della lotta tra bene e male, legalità e illegalità, giustizia e corruzione), alla quale si interseca una trama secondaria che trascende il genere poliziesco, in virtù della grande passione d’amore che si genera tra lo stesso maggiore Luce e la dark lady, contabile della banda, Daria Fabbri.
Nel dare avvio alla trama è di grande importanza l’incipit della prima puntata, che si apre con un lungo teaser di 4 minuti e 27 secondi in cui, parallelamente in due indicazioni geografiche differenti (Ruvo di Puglia in provincia di Bari e Ponte Milvio a Roma), segue due situazioni diverse: un’azione di blitz operata da una squadra della Guardia di Finanza e l’attesa nervosa di un uomo visibilmente teso e preoccupato.

Sigla. La sigla, di durata alquanto lunga (1 minuto e 14 secondi), risponde perfettamente alle tre funzioni principali tipiche della stessa: presentazione del cast, presentazione del tema e presentazione del logo. Immagini, volti dei personaggi e brevissime scene tratte dalle puntate si susseguono, non del tutto nitide, all’interno o in profondità di una sorta di tracciato labirintico. Si tratta di immagini e scene mirate a palesare quelli che saranno i poli tematici della serie: le operazioni della Guardia di Finanza, gli scontri armati, la violenza, il lusso, il sesso. Al contempo, scorrono i titoli di testa (opening titles). La sigla, accompagnata musicalmente dalla colonna sonora intitolata Live On (scritta da Pino Donaggio e cantata da Mark Schwaiger), si conclude con la ricomposizione in un blocco unico dei tracciati labirintici, da cui emergerà in bianco lucente il titolo della fiction, Il Sistema, che scomparirà in progressiva dissolvenza lasciando spazio alla ripresa della puntata. È utile rimarcare l’evidente metafora: il Sistema è paragonato a un labirinto, cioè a una costruzione architettonica caratterizzata da una pianta talmente tortuosa, intricata e complicata da rendere estremamente arduo l’orientamento e l’uscita. Il GICO sarà chiamato a risolvere questo enigma.

A partire dalla seconda puntata, oltre ai consueti prologhi, compare il riassunto delle puntate precedenti, che alterna la voce narrante del protagonista principale – il maggiore Alessandro Luce – che si esprime in prima persona nel riepilogo di quanto accaduto in precedenza, e alcuni spezzoni filmici fondamentali per la comprensione e il prosieguo della visione. Il riassunto è reso particolarmente utile perché riprende la narrazione a partire da un cliffhanger, una brusca interruzione in corrispondenza di un momento culminante.
La fiction pullula di flashback che spesso sono inseriti in una rappresentazione in bianco e nero.
I momenti di massima tensione emotiva e le situazioni clou sono scandite dall’accompagnamento musicale della colonna sonora succitata, che ritorna conferendo maggiore suspense e adrenalina grazie al suo andamento crescente.
Le riprese sono state effettuate principalmente a Roma, poi anche in Puglia (tra Bari, Monopoli, Fasano e Santeremo in Colle), e infine a Milano e Istanbul, in Turchia.
Quanto alle inquadrature, è rilevabile ogni tipologia di campi, che risaltano la presenza o il protagonismo dell’ambiente. Medesimo discorso vale per i piani, in cui è chiaramente la persona ad avere maggiore rilievo. Abbondano, in particolare, primi e primissimi piani (che palesano gli stati d’animo, le emozioni e l’aspetto psicologico del personaggio), e in determinate circostanze anche i particolari (di mani e occhi).
I titoli di coda (end credits), scanditi dalla colonna sonora, includono i ringraziamenti alla Guardia di Finanza, al contributo di “Apulia Film Commission”, alla Regione Puglia e all’Unione Europea e l’elencazione di: Regista II unità (Giampaolo Tescari), Consulenza Legale “Italian International Film” (Avv. Alessandro Giussani), Responsabile amministrativo (Clara Mancini), Responsabile post-produzione (Fabio Volpentesta per “Inlusion srl”) e tutto il cast artistico.

Il Sistema è una serie di genere fondamentalmente poliziesco, con una forte commistione di elementi drammatici nella rappresentazione dei vissuti dei protagonisti, in particolare del maggiore Luce (un uomo solo, vedovo che, alle prese con la crescita del piccolo figlio di appena nove anni, è costretto ad allontanarsi da lui durante tutto il corso dell’operazione sotto copertura con non pochi risentimenti da ambo le parti), di Daria Fabbri (la dark lady, contabile della banda di Alcamo e il Rosso, tormentata dai rimorsi di coscienza e i sensi di colpa per la cattiva scelta di vita intrapresa e mai abbandonata, e preoccupata dalle condizioni precarie del padre malato terminale, a cui è molto legata, pur celandogli da sempre la sua vera identità criminale) e di Angela Luce (cognata del maggiore Luce, ritrovatasi improvvisamente vedova del marito suicida Raoul e così catapultata a badare da sola alle due figlie, alle quali si aggiungerà il nipote, figlio di Alessandro, impegnato intanto nell’operazione da infiltrato). Il linguaggio riflette di conseguenza queste situazioni, alternando ai tecnicismi settoriali della Guardia di Finanza i dialoghi più familiari e confidenziali nei momenti di massima intimità e drammaticità.
Un simile fenomeno di alternanza è riscontrabile all’interno della stessa squadra del GICO, che utilizza di base un linguaggio piuttosto forbito e professionalmente adeguato alle operazioni in cui è chiamata ad agire, ma che è spesso protagonista di dialoghi, espressioni o esclamazioni piuttosto informali in determinati momenti di concitazione e frustrazione, causate da eventi inattesi e poco favorevoli allo sviluppo dell’azione.
Come sempre accade nella fiction italiana, una parte costitutiva è il plurilinguismo interno, in quanto la lingua italiana dell’uso medio è contornata dalla presenza ricorrente di dialetti, in particolare il solito romanesco (“Mo lo vedi quello che te famo, nun te preoccupà”, ep. 5), il napoletano (“Uagliù, velocizzate! La vuliti passà accà a nuttata?”, ep. 3) e calabrese (la forma bandiera fetusu, ep. 3, usata significativamente dal boss don Gaetano Talarico, e qualche modo di dire che contribuisce al colore locale, come “Muoviti che senza farina pane non se ne fa”, ancora Talarico nella sesta e ultima puntata). Appare decisamente frequente la mescidanza col turpiloquio (rozzezza e volgarismi sono abituali e caratteristici dell’ambiente malavitoso in tutta la fiction), come accade per il romanesco nella schiettezza espressiva del Rosso: “Alessà, tu mi piaci, sei elegante, carino, simpatico, però non devi cagà er cazzo!” (ep. 3).
La proiezione internazionale dell’inchiesta si concretizza in qualche breve dialogo in inglese e in qualche ispanismo. Ecco un breve dialogo in inglese tra il capitano Ferro e l’autista turco, dopo l’atterraggio all’aeroporto di Istanbul (niente che non sia facilmente comprensibile):

[Capitano Ferro]: Hi!

[Autista turco]: Hi! (Nome autista) Welcome to Istanbul.

[Capitano Ferro]: Capitano Ferro, nice to meet you.

[Tenente Vinci]: Tenente Vinci.

[Capitano Ferro]: Thanks for your help.

[Autista turco]: We are happy to help. Where do you need to go?

[Capitano Ferro]: We don’t know yet. We have a person following that car, they’ll find out.

[Autista turco]: Ok.

Gli ispanismi compaiono nel contesto del bunker allestito per sé e i suoi affiliati dal temibile narcotrafficante colombiano Rodrigo Ortega, che “accoglie” a modo suo l’infiltrato, il maggiore Luce: “Un bravo niño como tu”, “Amigo”, “Por siempre” (ep. 4).
Risalta, infine, l’emblematico epiteto in inglese attribuito al “Sistemista”, Nicola Nardelli: “The King”.

 

Tommaso Stefanachi

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