I Borgia

I Borgia

I Borgia è una serie televisiva di genere storico. Creata da Tom Fontana (celebre per aver già firmato lavori come Oz e Homicide: Life on the street), è una co-produzione internazionale franco-tedesca, girata tra Praga e Roma, dalle case di produzione Atlantique Productions, Canal+, EOS Entertainment e ETIC Films, da non confondersi con l’omonima serie creata da Neil Jordan per la televisione canadese.
La prima puntata, comprendente due episodi, è andata in onda, in anteprima mondiale, su Sky Cinema 1 il 10 luglio 2011. Dopo il grande successo della prima stagione, sono state prodotte anche la seconda e terza stagione, andate in onda rispettivamente su Sky Cinema 1 e su Sky Atlantic nel 2013 e nel 2014.
Le tre stagioni sono composte cmplessivamente da 38 episodi, 12 per le prime due e 14 per la terza, dalla durata di 60 minuti circa.
La serie mette nero su bianco e descrive le oscure vicende che hanno caratterizzato una delle famiglie più influenti della Roma rinascimentale, insieme alle famiglie Orsini e Colonna.

La serie racconta le vicende della celebre famiglia Borgia, protagonista del Rinascimento italiano. La dinastia rappresenta l’emblema della famiglia aristocratica feroce e corrotta che incarna i vizi capitali, sulla cui leggendaria storia si sono ispirati, nei secoli, numerosi scrittori e registi. Nell’immaginario collettivo, ai Borgia sono riconducibili i concetti di potere, corruzione, nepotismo, violenza, delitti, interessi, sesso e congiure. Ciò conferisce loro un misterioso e enigmatico fascino.
La narrazione, nella serie, comincia poco prima del decesso di Papa Innocenzo VIII. Viene immediatamente presentato il personaggio di Rodrigo Borgia, ai tempi Cardinale, dipinto come arrivista e assetato di potere, disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo: diventare Papa. Riuscirà a raggiungere l’obiettivo, tra intrighi e complotti, con l’aiuto non sempre spontaneo dei suoi familiari e di astute alleanze, nel 1492, quando viene eletto Papa con il nome di Alessandro VI.
Dopo l’elezione, Rodrigo deve gestire il suo operato e le sue ambizioni sui figli, Cesare e Lucrezia, nati dalla relazione con Vannozza Cattanei. Da questo momento in poi risulta chiaro come le trame scaturite per diventare pontefice siano solo un piccolo assaggio di ciò che questa famiglia sarà capace di compiere nell’arco della sua storia.
Ogni stagione rappresenta un periodo storico ben definito della dinastia: nella prima, la trama si concentra sulla battaglia di Rodrigo Borgia per diventare pontefice con ogni mezzo e sul rapporto tribolato con i suoi figli; la seconda stagione, invece, narra degli anni d’oro del pontificato di Papa Alessandro VI e della sete di potere del figlio Cesare; mentre, nella terza e ultima stagione, la trama racconta il declino e la fine della dinastia dei Borgia.
Filo conduttore di tutte e tre le stagioni è il rapporto turbolento tra Rodrigo e i figli, e tra gli stessi due fratelli. Rodrigo e Cesare sono, infatti, innamorati ed ossessionati dalla, rispettivamente, figlia e sorella Lucrezia.

Lo stesso creatore, Tom Fontana, ha dichiarato che “i personaggi della serie tv hanno desideri fortemente contemporanei, e che per lui la serie potrebbe essere considerata la storia di una società multinazionale, e racconta quindi della famiglia di uno degli amministratori delegati dove tutti cercano, partendo dal basso, di raggiungere i vertici aziendali” [1].

Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, scrive che “l’idea portante di Tom Fontana è che «I Borgia siano l’equivalente delle famiglie mafiose: le dinamiche e le motivazioni sono le stesse. Quello che ho cercato di fare creando la serie è stato cercare di rendere i personaggi il più possibile contemporanei». Forse qui si annida la debolezza di fondo della serie: al racconto manca tutta la dimensione psicologica, la sottigliezza dei personaggi, la complessità dell’intrigo. Sono famiglie mafiose cresciute con «Beautiful» senza mai aver visto una sola puntata dei «Soprano». Di contemporaneo c’è questo: i personaggi passano da un eccesso a un altro, non sapendo più a quale dedicarsi, né quale risolvere, sperimentandone fin troppi. Nella lotta tra la Bestia e l’ Arcangelo, dice Cesare Borgia, vince sempre la prima”.

Dai protagonisti alle comparse, si evince una cura attenta dei dettagli, utili a una ricostruzione storica e funzionali a una narrazione limpida ma anche intrisa di sottotrame. Da Rodrigo a Cesare, passando per Lucrezia e Vannozza, e finendo con Giulia, la messa a fuoco psicologica è d’impatto. Ogni personaggio è dotato – volutamente – di una fortissima passionalità, che sarà il motore della narrazione.
Rodrigo / Papa Alessandro VI, è interpretato dal bravissimo attore statunitense John Doman, che grazie a questa performance si consacrerà a livello internazionale. Egli è riuscito a incarnare alla perfezione il ruolo del controverso e carismatico Borgia bramoso di potere e senza scrupoli.
Anche i figli, Cesare, Lucrezia e Giovanni, personaggi molto complessi, sono interpretati con grande passione e successo. Cesare Borgia, il Principe a cui si ispira Machiavelli, “Il Valentino” per tutti, è interpretato dal nord-irlandese Mark Ryder, alla sua prima apparizione in un ruolo da protagonista; Lucrezia Borgia, giovane donna che emana un deciso erotismo e farà della sua bellezza un’arma efficace per ogni conquista, sia sentimentale che di potere, è interpretata dall’attrice tedesca di origini russe Isolda Dychauk; Stanley Weber, invece, veste i panni del figlio prediletto di Rodrigo, ovvero Giovanni Borgia. Quest’ultimo vivrà un rapporto turbolento con il fratello Cesare; entrambi sono figli di Vannozza Cattaneo, interpretata dalla spagnola Assumpta Serna.
Troviamo la bellissima italiana Marta Gastini nei panni di Giulia Farnese, storica amante di Papa Alessandro VI, che, sfruttando la sua avvenenza, aprirà a se stessa e alla sua famiglia la via del potere e della ricchezza, dando inizio alle fortune di casa Farnese, insieme al fratello Alessandro, interpretato dall’irlandese Diarmuid Noyes.
Altri personaggi principali, che compariranno nel corso delle tre stagioni, sono il fidato segretario del pontefice Francesc Gacet, interpretato da Art Malik; Ascanio Sforza nel cui ruolo troviamo Christian McKay; Scott Winters e Dejan Cukic prestano il volto, rispettivamente, a Raffaele Riario-Sansoni e a Giuliano della Rovere.
Figure secondarie ma ricorrenti nella serie sono: Goffredo Borgia (Adam Misik), Alfonso d’Este (Andrew Hawley), Alfonso di Calabria (Alejandro Albarracin), Giovanni Colonna (Karel Dobry), Giovanni Sforza (Manuel Rubey).

La serie si struttura in tre stagioni, con 38 episodi in totale, sufficienti per raccontare con cura tutte le vicende dei Borgia, seguendo un’impostazione tipica del romanzo, non sempre coerente con i fatti storici documentati, ma non per questo meno credibile.
È impossibile proporre uno schema standard degli episodi, in quanto la serie è caratterizzata da continui cambi di ambientazione e di scena; la complessità della trama viene proposta attraverso una struttura orizzontale, sviluppata all’interno dei singoli episodi per tutta la durata delle tre stagioni.
Ogni episodio inizia con il resoconto, da parte di una voce narrante, delle puntate precedenti, con la durata di circa un minuto e mezzo.
Il finale, invece, rimane sempre aperto, come evidenzia l’ultima scena di ogni puntata, in cui i personaggi lasciano intendere che qualcosa di imminente accadrà in quella successiva; grazie a questi cliffhanger gli autori stimolano l’interesse dello spettatore provocando impazienza e grande attesa per l’episodio successivo.

 La sigla cambia tra la prima e la seconda stagione, e ha sempre la durata di circa un minuto e mezzo. Nella prima stagione si avvia con l’inquadratura di un panorama di campagna al tramonto, su cui appaiono le scritte che presentano la produzione. Successivamente inizia la presentazione degli interpreti e di tutti i componenti della produzione, mentre scorrono immagini inerenti la vita quotidiana del tempo, il sesso, la guerra e la religione, temi che caratterizzano le vicende della dinastia dei Borgia. Tutte queste scene vengono separate tra loro da una dissolvenza rossa, con un chiaro riferimento sia al sangue che ai colori papali, mentre ai lati vengono raffigurati i volti degli attori tagliati a metà. La sigla si conclude con la scritta I Borgia in grande al centro che si dissolve in un’esplosione di luce bianca. Il tema musicale è di Cyril Morin dal titolo Glorious Rome.
Nella seconda stagione, la sigla presenta le stesse caratteristiche della precedente con la sola differenza nell’eliminazione della dissolvenza tra una scena e l’altra. Si conclude con una ripresa dal basso di una cupola aperta, e al centro appare la scritta I Borgia su uno sfondo color cielo. Il tema musicale è Borgia main title, firmato da Éric Neveux.

La serie è una delle produzioni europee con il più alto budget di sempre (30 milioni di dollari a stagione) e, fortunatamente, i risultati non hanno deluso. I dialoghi sono ben articolati e molto efficaci, come anche i costumi e le scenografie si presentano curati nei minimi dettagli. Riesce a narrare le vicende storiche senza mai annoiare e riuscendo a coinvolgere lo spettatore episodio dopo episodio, grazie alla splendida ricostruzione degli ambienti storici.

I Borgia sono una serie storica che presenta un mix tra il linguaggio attuale e quello dell’epoca raccontata. La serie è interamente girata in inglese, nonostate sia una produzione francese, ed è stata doppiata in italiano utilizzando un linguaggio semplice e lineare, con molti termini che fanno riferimento alla vita quotidiana e usando raramente una terminologia risalente al latino o all’italiano del tempo.

Per quanto riguarda la morfologia, si può notare l’uso continuo del plurale maiestatis nel rivolgersi ai reali, attraverso l’uso delle espressioni “Vostra Maestà” o “Vostra Grazia”; da notare anche il “Noi” utilizzato da Papa Alessandro nel riferirsi a sé stesso. I verbi sono spesso declinati al passato remoto, anche nella descrizione di avvenimenti non troppo lontani nel tempo.
Due esempi, fra i tanti:

[Papa Alessandro VI] (al figlio Cesare): Come ti sei permesso a mancare di rispetto a noi!

oppure

[Papa Alessadro VI] (ad Alessandro Farnese): Ora che siamo Papa, decideremo chi Dio ritiene più adatto a governare.

Nei dialoghi viene spesso utilizzato un lessico molto volgare o si fa ricorso al turpiloquio, specialmente nelle scene di violenza o quelle in cui a parlare sono personaggi molto arroganti o di basso rango sociale.

 

Paolo Costa (autore); revisione a cura di Andrea Martina e Francesca Sammarco

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