Guerra e Pace

Guerra e Pace

È tutto così semplice… il mondo vuole che lo amiamo e non è difficile, è facile. Ho sentito come una flebile luce che sussurrava, simile a una lontana melodia e ho capito che era il ronzio di una mosca. Lei voleva che io la amassi e io l’ho fatto, l’ho amata… e mi sono reso conto che si può amare qualunque cosa.
(Guerra e Pace; 7, 1 – monologo del principe Andrej)

Guerra e Pace è una miniserie televisiva storica, prodotta dalla BBC e appartenente al genere costume drama. È andata in onda per la prima volta nel Regno Unito su BBC One dal 3 gennaio al 7 febbraio 2016, in 6 episodi. In Italia ha fatto la sua prima comparsa sul canale La EFFE, appartenente al gruppo Feltrinelli e in on demand su Sky Italia il 16 settembre 2016, in 8 episodi.
La miniserie è il secondo adattamento della BBC del romanzo omonimo di Lev Tolstoj, in russo Война и мир (Vojna i mir), pubblicato a puntate tra il 1865 e il 1869 sulla rivista letteraria Russkij vesti. Esso narra le vicende sentimentali del conte Pierre Bezuchov e di due famiglie aristocratiche, i Rostov e i Bolkonskij, durante l’invasione napoleonica dell’Impero russo agli inizi dell’Ottocento.
La regia è stata affidata al regista britannico Tom Harper e l’adattamento ad Andrew Davies (premio BAFTA per la carriera nel 2002). Nella versione originale, i 6 episodi sono di 60 e 82 minuti ciascuno; in quella italiana tutti gli episodi hanno una durata complessiva di 42-43 minuti. Le riprese sono state girate in Russia, Lettonia e Lituania.
La serie è stata trasmessa in Europa, Usa, Asia e Australia. Il grande successo riscontrato presso il pubblico e la critica ha portato all’aumento esponenziale di copie vendute del romanzo, tanto da farlo entrare per la prima volta nella classifica dei 50 romanzi più venduti nel Regno Unito [1]; mentre Times, Untertainment Weekly e Guardian non hanno risparmiato critiche positive. Il Telegraph l’ha posizionato al quinto posto fra i migliori adattamenti cinematografici e il Daily Mail gli ha assegnato il punteggio massimo di 5 stelle. Ottimi punteggi anche sulle piattaforme online Metacritic e Rotten Tomatoes.

La storia, di stampo corale, è articolata sull’intreccio delle vicende tra personaggi reali e personaggi fittizi e si dipana in un arco cronologico che va dal 1805 al 1812, con un salto temporale di qualche anno nell’ultimo episodio. Essa è costruita su due binari che procedono parallelamente per tutta la narrazione, i momenti “di guerra” e quelli “di pace”.
Mosca 1805. Alla serata in casa della principessa Anna Pavlovna Scherer fanno il loro ingresso alcuni dei personaggi principali della serie: Vasilij Kuragin con i figli Anatole ed Hélène, Pierre, figlio illegittimo del conte Bezuchov e il principe Andrej Bolkonskij. Pierre, cresciuto all’estero, ritorna in Russia con l’aggravarsi delle condizioni di salute del vecchio padre e, dopo una serie di spiacevoli vicende, riesce ad ottenere l’eredità paterna, divenendo uno degli uomini più ricchi del paese. L’amico Andrej, stanco della vita mondana e del matrimonio, affida la moglie incinta Lise al suo burbero padre e alla sorella Mar’ja e parte, come aiutante di campo del generale Kutuzov, per fermare l’avanzata di Napoleone. Nel frattempo, viene presentata un’altra famiglia moscovita, i Rostov, composta dai coniugi Ilja e Natalia e dai figli: il piccolo Petja, Natasha e Nikolaj, infatuato della cugina Sonja. Alle scene di guerra si alternano le vicende sentimentali dei protagonisti, che ruotano attorno alla figura della giovane e vitale Natasha, della quale si innamorano sia Pierre che il principe Andrej.
Fedelissima al racconto di Lev Tolstoj, la serie riesce a riassumere con fluidità e senza forzature un romanzo di oltre millequattrocento pagine, un’opera-mondo di straordinaria levatura filosofica e morale. I temi su cui lo scrittore, e, di seguito, anche il regista hanno posto l’attenzione sono la ricerca di un senso alla vita, il perdono, l’illusione dell’amore romantico, la fugacità della gloria militare, il rapporto genitori-figli, il valore della Storia come l’insieme di tutte le vite umane che partecipano ad essa, senza distinzione tra imperatori (Napoleone/Alessandro I) e uomini umili (Karataev). Cimentarsi in un’opera corale, un esempio di épos moderno, quale Guerra e Pace non è stato semplice, ma Tom Harper ed Andrew Davies (sceneggiatore della miniserie Orgoglio e Pregiudizio prodotta dalla BBC nel 1995) sono riusciti ad adattarla sapientemente, lasciando ad ogni personaggio una porzione di episodio. Quel che ne emerge è una visione globale della psicologia dei personaggi, per nulla frammentata, bensì coerente con i rapporti interpersonali che intessono fra di loro. Le digressioni filosofiche, storiche ed economiche presenti nel romanzo sono state condensate nella personalità di alcuni personaggi.
Fatti storici e vicende sentimentali si intrecciano senza confondersi, nonostante le parti “di pace” superino quelle “di guerra” per incontrare i gusti del grande pubblico. I costumi e gli ambienti sono stati ricostruiti magistralmente e lo stesso Andrew Davies ha proposto di inserire danze e musiche russe, per rendere questo adattamento “il più russo possibile e non un altro costume drama qualunque” [2].

“Pierre” Pëtr Bezuchov (interpretato da Paul Dano), protagonista della storia, è il figlio illegittimo del potente conte Bezuchov e all’inizio della serie è appena tornato in Russia dall’Europa. Grande idealista, ma uomo poco pratico, Pierre cerca a tutti i costi di trovare un senso alla propria vita attraverso le azioni più disparate, dall’entrare nella massoneria al partecipare alla battaglia di Borodino come cronista. Imponente, goffo, bizzarro, Pierre è caratterizzato da una grande sensibilità e filantropia, che lo portano a stringere amicizia con moltissimi personaggi. È segretamente innamorato della contessina Natasha Rostova ed è il miglior amico del principe Andrej Bolkonskij.

FAMIGLIA BOLKONSKIJ

Andrej Bolkonskij (James Norton), co-protagonista di Pierre, è il cinico ed intelligente aiutante di campo del generale Kutuzov. Parte in guerra perché oppresso dai legami familiari e partecipa alle battaglie di Austerlitz e di Borodino. Eroe romantico per eccellenza, si abbandona a riflessioni esistenziali e trova nell’amore per Natasha Rostova il fine ultimo della sua ricerca spirituale.
Mar’ja Bolkonskaja (Jessie Buckley) è la pia e dolce sorella di Andrej. Il suo misticismo religioso genera frustrazione nel vecchio padre, il conte Nikolaj Bolkonskij. La maturazione del personaggio avverrà dopo l’incontro con Nikolaj Rostov.
Nikolaj Bolkonskij (Jim Broadbent) è il patriarca della famiglia Bolkonskij. Uomo razionale e sempre severo con i figli, non riesce ad abbandonarsi ad alcun sentimentalismo.

FAMIGLIA ROSTOV

Natasha Rostova (Lily James), protagonista femminile, è un’adolescente appassionata, vitale e amante della musica e del ballo. La continua ricerca dell’amore romantico la porterà a fare un grave errore, attraverso il quale potrà completare un percorso di maturazione. Il suo essere spontanea, infantile e “in armonia con il mondo”, la porteranno ad essere amata sia dal principe Andrej Bolkonskij che dal conte Pierre Bezuchov.
Nikolaj Rostov (Jack Lowden) è il figlio maggiore della famiglia Rostov. Ha uno stretto legame con la sorella Natasha e con la cugina Sonja, di cui è infatuato. Orgoglioso, patriottico, testardo e immaturo, porta la famiglia sul lastrico dopo aver perso una grande fortuna al gioco. La possibilità del riscatto è data dall’incontro con Mar’ja.
Sonja Rostova (Aisling Loftus) è la nipote orfana dei conti Rostov. Viene cresciuta come una figlia, ma il suo amore incondizionato per il cugino Nikolaj è ostacolato dagli zii, che desiderano per il figlio un matrimonio di convenienza per rimettere in sesto le finanze familiari.
Conte Ilja Rostov (Adrian Edmondson) è il padre di Nikolaj, Natasha e Petja. Il suo carattere debole e l’eccessivo ottimismo non gli permettono di proteggere i figli dalle cattive intenzioni di chi li circonda. È, tuttavia, un padre paziente, amorevole e bendisposto al perdono.
Contessa Natalia Rostova (Greta Scacchi) è la matriarca della famiglia Rostov. Donna pratica e di buon senso, vuole impedire al figlio Nikolaj il matrimonio con la cugina Sonja per ammogliarlo con una ricca principessa.

FAMIGLIA KURAGIN

Principe Vasilij Kuragin (Stephen Rea) lontano parente del conte Kirill Vladimirovič Bezuchov, tenta di impadronirsi dell’eredità di quest’ultimo. Successivamente, organizza il fidanzamento di Pierre con sua figlia Hélène.
Hélène Kuragina (Tuppence Middleton) donna perversa e lussuriosa, ama la vita mondana e sposa Pierre per denaro e prestigio. I continui tradimenti e l’inganno teso a Natasha Rostova  la condurranno alla perdita della sua reputazione presso l’alta società.
Anatole Kuragin (Callum Turner) è il vizioso e scellerato figlio del principe Vasilij e fratello di Hélène, con la quale  intrattiene una relazione incestuosa. Tenta di sedurre Natasha Rostova con l’aiuto della sorella, ma il progetto di fuga viene sventato da Sonja.

Fëdor Dolochov (Tom Burke) è un ufficiale amico di Pierre e Anatole Kuragin. In casa Bezuchov intrattiene una relazione extraconiugale con Hélène, spinge il giovane Rostov a perdere al gioco e aiuta Anatole a sedurre Natasha Rostova. La sua redenzione avverrà con il perdono da parte di Pierre, successivamente alla battaglia di Borodino.
Boris Drubeckoj (Aneurin Barnard) è un giovane ufficiale, amante di Héléne. Sarà scelto dall’imperatore Alessandro I per recapitare un messaggio a Napoleone Bonaparte.
Principessa Anna Michailovna Drubeckoja (Rebecca Front) è la madre di Boris Drubeckoj. Non disponendo di ingenti quantità di denaro, tenta di aiutare il figlio nella carriera militare sfruttando la conoscenza del principe Vasilij Kuragin. Alla morte del conte Bezuchov, aiuta Pierre a far valere i suoi diritti come legittimo erede.
Generale Michail Kutuzov (Brian Cox) è il sarcastico e brillante generale dell’esercito russo. Sempre in contrasto con le direttive dello zar Alessandro I e degli altri ufficiali, riuscirà a far prevalere la tattica della terra bruciata, sconfiggendo il più grande conquistatore dell’epoca: Napoleone Bonaparte.
Napoleone Bonaparte (Mathieu Kassovitz) è presentato come un uomo borioso, collerico, megalomane e sicuro della vittoria nella campagna di Russia.

Guerra e Pace è uno dei migliori adattamenti cinematografici tratti da un classico della letteratura mondiale mai prodotti (tanto da valere la candidatura al prestigioso British Academy Television Award alla miglior serie drammatica 2017), grazie ad una struttura impeccabile, una notevole cura dei dettagli, e, soprattutto, grazie alla straordinaria sapienza dello sceneggiatore e scrittore Andrew Davies, specialista della riproposizione su pellicola di costume drama quali Orgoglio e Pregiudizio (1995) e Ragione e Sentimento (2008), tratti dai relativi romanzi austeniani, ma anche del Dottor Zhivago (2002), che condivide con l’opera di Tolstoj l’ambientazione russa.
Ѐ pressoché impossibile delineare una struttura standard per gli episodi di questa miniserie (avente meno di 10 episodi), che solitamente seguono uno schema libero e cangiante, come, ad esempio, è riscontrabile nell’assenza dei dialoghi tra i personaggi negli episodi 1, 3, 4 e 6 durante lo scorrimento iniziale dei crediti, dialoghi che sono invece presenti nei restanti quattro episodi. In concomitanza allo scorrere dei crediti è presente solitamente un sottofondo sonoro, che può essere di musica extradiegetica, come la colonna sonora o la soundtrack di un personaggio in particolare, o diegetica, con suoni o rumori appartenenti all’ambiente. I crediti scorrono in media per circa un minuto dall’inizio dell’episodio, fino ad un massimo di 3 minuti, raggiunti nell’episodio finale, e vedono, in ordine, i nomi degli attori che interpretano i tre protagonisti, i restanti attori del cast che interpretano personaggi secondari o minori, il riferimento a Lev Tolstoj, autore del romanzo da cui è tratta la serie ed infine lo sceneggiatore (Andrew Davies), il produttore (Julia Stannard) e il regista (Tom Harper). Successivamente abbiamo la comparsa in sovraimpressione del titolo, al centro, in caratteri grandi e con evidenti richiami grafici ad uno stile tipicamente ottocentesco. Sempre al centro, posto nella parte sottostante al titolo vi è il logo della BBC, l’emittente televisiva che ha mandato in onda la serie, mentre in alto a destra vi è il logo di La EFFE, che, come avevamo anticipato, è il canale televisivo appartenente al gruppo Feltrinelli che ha trasmesso l’edizione italiana.
Guerra e Pace vanta un’eccellente regia, caratterizzata da inquadrature originali e dinamiche, che emozionano e coinvolgono lo spettatore grazie alla sapiente alternanza che va dai primi piani sulle espressioni e i gesti dei personaggi, alle suggestive e romantiche riprese grandangolari sui tipici paesaggi rurali russi. Spicca, inoltre, l’eccellente qualità recitativa del cast (fra tutti emerge l’interpretazione del protagonista Paul Dano) nonostante il livello medio di notorietà dei singoli non sia elevatissimo.
Non da meno la fotografia, che si avvale di un utilizzo molto “naturale” delle luci e valorizza appieno i colori e i contrasti cromatici, fornendo un  forte impatto visivo, volutamente romantico, sia nelle scene all’aperto, colme di elementi caratteristici, come il cielo al tramonto o fitti boschi di conifere, ma anche al chiuso, sfruttando i ricchissimi arredamenti neoclassici dei palazzi ottocenteschi russi ed i ricercati abiti delle donne dell’alta nobiltà. Appare subito evidente la particolare attenzione posta dal regista per i minimi dettagli, anche i più realistici e crudi, dal primo piano sulle tremende ferite dei soldati martoriati dai colpi dei nemici, all’incredibile e realistica macro effettuata su una mosca posata su un cadavere. Per quanto concerne il lavoro grafico e gli effetti speciali, la serie raggiunge livelli sorprendenti (valevoli la candidatura al British Academy Television Craft Award for Special, Visual & Graphic Effects 2017) con alcune ricostruzioni (soprattutto nelle scene di guerra) rese magnificamente e con una credibilità che non ha nulla da invidiare ai migliori prodotti hollywoodiani. Tra le riprese più emblematiche e d’effetto ricordiamo quella presente all’inizio dell’episodio 7, in cui il protagonista, Pierre Bezukhov, viene spazzato via dall’onda d’urto causata dall’esplosione di un carico di munizioni centrato dal colpo di un cannone nemico, e in cui la telecamera, a pochi centimetri da terra, segue il soggetto per tutto il tragitto dello scoppio, accompagnata da un suono simile ad un fischio, per indicare ed acuire il senso di stordimento del protagonista/spettatore.
Un altro elogio va di diritto al lavoro fatto sulla struttura dei personaggi, davvero ben riusciti e mai banali. Giunti a questo punto è necessario però fare una precisazione: non ci sono state sostanziali modifiche all’interno della serie, né sulla trama né sui personaggi, che seguono quasi di pari passo, psicologicamente e caratterialmente (e a volte anche con vere e proprie citazioni) le proprie controparti “originali” nel romanzo. Ciò implica, di conseguenza, che gran parte del merito vada necessariamente allo scrittore, che ha plasmato e dato vita alle personalità e ai profili dei protagonisti della nostra storia. Ѐ anche vero che il regista e lo sceneggiatore hanno avuto l’arduo compito di riproporre al meglio ogni sfumatura di questi ultimi, evidenziandone l’evoluzione e la maturazione. Il caso più evidente riguarda, ad esempio, il personaggio principale (nonché alter ego di Tolstoj), Pierre Bezuchov, goffo ed incerto all’inizio, determinato ed intraprendente nel finale.
Inoltre, lodevole il lavoro dei costumisti e degli scenografi nel ricostruire le atmosfere della Russia imperiale di inizio Ottocento, con interni resi magistralmente da arredamenti e corredi di pregevole fattura e l’utilizzo, per numerose riprese (anche esterne), degli edifici originali, come nel caso della memorabile scena del primo ballo tra il principe Andrej Bolkonskij e la contessina Natasha Rostova, ambientato all’interno del famoso Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo.
La narrazione risulta fluida e ben congegnata, poiché il montaggio si sposta repentinamente (ma non in modo sgradevole) da un personaggio all’altro, da una vicenda all’altra, contribuendo a non annoiare mai, e a dare un piacevole senso di suspence, accresciuto ulteriormente dal taglio utilizzato per la parte conclusiva di ogni episodio, che fa sì che la scena finale trovi risposta in quello successivo (nonostante questa caratteristica si sia in parte perduta con il passaggio da sei a otto episodi per la versione italiana). Non vi è, inoltre, l’utilizzo frequente di strutture narrative quali flashback o flashforward, se non in un paio di isolate circostanze, e ciò fa sì che i ritmi siano ben scanditi e alternino momenti frenetici e carichi di tensione (come avviene, ad esempio, nelle scene della battaglia di Borodino) a pause, caratterizzate talvolta da momenti di silenzio relativamente lunghi, senza suoni di natura diegetica o extradiegetica, né dialoghi tra i personaggi; è proprio in queste scene che la natura fa da protagonista e l’inquadratura si sposta dagli splendidi paesaggi boschivi, al cielo squarciato dai raggi solari, ad una mosca che cammina sul vetro di una finestra.
Il grado di coinvolgimento e di adrenalina è ampliato da un eccelso reparto sonoro, scritto e curato dal compositore inglese Martin Phipps (Primetime Emmy Award alla miglior composizione musicale per miniserie, film o speciale e British Academy Television Craft Award for Best Original Television Music) che ci regala brani specifici per ogni circostanza di maggior rilievo, come Battle  che ritorna nelle scene di guerra ed è caratterizzata da un ritmo frenetico e carico di pàthos o le composizioni ideate per ognuno dei personaggi principali, che aiutano a delinearne lo stato d’animo e le emozioni. Sono spesso presenti musiche e canzoni di natura diegetica, interpretate da alcuni dei personaggi stessi (come ad esempio avviene nell’episodio 3, con protagonisti Natasha ed il fratello Nikolaj) o brani tipici del folklore russo, religiosi e non, cantati in lingua originale e volutamente non doppiati/tradotti.

Dal punto di vista linguistico in Guerra e Pace si ripropone, in maniera evidente, l’utilizzo di un linguaggio semplice e diretto eppure a tratti solenne, che riesce a mantenere la fluidità strutturale della narrazione restando, peraltro, particolarmente fedele alla matrice linguistica “insolitamente” scorrevole del romanzo originale. È opportuno sottolineare la scelta precisa ed apprezzabile di mantenere, anzitutto, alcune parole in lingua originale, soprattutto nelle numerose parti cantate, che dunque si avvalgono dell’utilizzo del russo (davvero ammirevole l’impegno degli attori), ma soprattutto, di tutti i francesismi che caratterizzavano l’alta società russa di metà Ottocento. Fino alla Rivoluzione bolscevica, infatti, l’uso della lingua francese era una consuetudine che contraddistingueva l’aristocrazia dal popolo e circoscriveva il russo quasi esclusivamente alle circostanze più informali (lo stesso Pierre lo ribadisce in casa di Anna Pavlovna Scherer). I nomignoli tipici della lingua russa, non mancano e lo stesso Pierre viene più volte chiamato “Petruška”. Fuori luogo sarebbe stata qualunque forma di turpiloquio, marchio di fabbrica del parlato informale, qui sostituito da espressioni ingiuriose che al giorno d’oggi fanno quasi sorridere, quali “canaglia”. Tra le caratteristiche principali ricordiamo l’utilizzo della forma allocutiva cortese “voi”, usata anche nei dialoghi fra amici o familiari (parliamo, dunque, di deissi sociale). Si veda questo dialogo, ricco di connettivi testuali, tra Pierre e Andrej, nel quale sono ben sintetizzate le aspirazioni e la personalità dei due personaggi all’inizio della serie.

[Pierre]: Andate davvero in guerra? Non penserete anche voi che Napoleone sia l’anticristo?

[Andrej]: Non c’entra niente Napoleone.

[Pierre]: Allora, perché?

[Andrej]: Perché non sopporto più questa vita. I salotti, i pettegolezzi, balli, vanità notte dopo notte. Non guardatemi così, è la verità! Non sposatevi Pierre, non fate il mio errore.

[Pierre]: Ma Lise non è come le altre, è la più gentile, la più dolce…

[Andrej]: Oh lo so, lo so. È una donna stupenda e l’amo profondamente, ma mi sento soffocare Pierre. Preferirei morire combattendo contro Napoleone.

[Pierre]: Ma voi siete un uomo brillante, potreste fare qualunque cosa!

[Andrej]: Così si dice… Ditemi di voi, avete deciso che cosa farete?

[Pierre]: Mi credereste? Ancora non lo so. Io credo di poter realizzare qualcosa nella vita, qualcosa di straordinario…

[Andrej]: Guidare una rivoluzione, magari?

[Pierre]: Lo so, merito il vostro scherno, se sapeste come spreco le mie notti…

[Andrej]: Ah sì, beh, se volete il mio consiglio eviterei Anatole Kuragin e la sua cerchia. La loro dissolutezza non vi sia addice.

[Pierre]: Ah … ma le donne, mio caro! Le donne … Ma sì, voi avete ragione! In effetti, ci avevo pensato anch’io, devo smettere di frequentarli e smetterò subito! All’istante!

[Andrej]: Lo promettete?

[Pierre]: Parola d’onore.

Il lessico dominante spazia dai termini indicanti titoli nobiliari (conte/contessa, principe/principessa, sire, eccellenza, imperatore, zar) alla sfera militare (generale, comandante, aiutante di campo, armata, ussari, citazioni famose come “il dado è tratto”), a quella della struttura familiare-sociale dell’aristocrazia russa del tempo (ballo, promessa, fidanzamento, matrimonio di convenienza, ingresso in società ed espressioni come “Potrei chiedervi il piacere di un ballo”, “Vi sfido a duello” o “Parola d’onore”). Si prenda ad esempio un dialogo tra Pierre e l’amico Dolochov.

[Dolochov]: (alzando un calice di vino) Ai mariti delle belle donne e alla salute delle belle donne… alla salute delle belle donne, Petruška, e ai loro amanti!

[Pierre]: Non osate prendere ciò che è mio!

[Dolochov]: Non capisco, Petruška, che vi prende?

[Pierre]: Canaglia! Io vi sfido! Io vi sfido…

[Dolochov]: E io accetto!

I dialoghi sono molto curati e spaziano da argomentazioni filosofiche alla religione,   all’esistenzialismo, alla politica, alle strategie militari, ma sono presenti anche digressioni sull’amore (soprattutto da parte di Natasha e Sonja Rostova). Spesso questi dialoghi assumono connotazioni tipiche del testo argomentativo e riprendono esatte espressioni del romanzo tolstoiano. Pierre appare sulla scena per la prima volta proprio nel tentativo di convincere degli aristocratici, riunitisi in casa di Anna Pavlovna Scherer, che gli ideali della Rivoluzione francese sono necessari in Russia.

[Nobile]: Napoleone ha completamente distrutto il proprio paese.

[Pierre]: No no, questo non è vero!

[Nobile]: La Francia non è più un luogo per persone civilizzate.

[Pierre]: Al contrario, Napoleone è un grand’uomo.

(Dal fondocampo) È oltraggioso!

[Nobile]: Lo pensate davvero, monsieur?

[Anna Pavlovna]: (prendendo Pierre per un braccio) Venite, sediamoci a quel tavolo.

[Pierre]: No, permettetemi di dirlo: sì, certo, Napoleone è un grand’uomo! Ha domato la Rivoluzione, mettendo fine ai suoi abusi e tenendo solo il buono di essa.

[Nobile]: C’è del buono in una Rivoluzione?

[Pierre]: L’uguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di parola. Libertà, uguaglianza, fraternità sono idee di cui avremmo bisogno in Russia. I nostri salotti sono pieni di grassi aristocratici che non hanno idea di cosa sia la vita reale e hanno persino dimenticato la propria lingua! Diamine, la Rivoluzione dovremmo farla qui!

E ancora, un dialogo fra il massone Osip Bazdeev e Pierre.

[Pierre]: (rivolgendosi al suo compagno di locanda) Cosa c’è?

[Osip Bazdeev] “Penso di avere il piacere di parlare con il conte Bezuchov. Ho sentito le sfortune chi vi sono capitate e mi dispiace molto. Vorrei potervi aiutare, se posso … ma se per caso trovate spiacevole questa conversazione vi prego di dirmelo.

[Pierre]: No, sono lieto di conoscervi.

[Osip Bazdeev]: Lasciate, allora, che vi stringa la mano.

[Pierre]: (stringendo la mano al suo interlocutore vede un anello con il simbolo della massoneria e chiede) Siete un massone?

[Osip Bazdeev]: Sì, appartengo alla fratellanza dei Fra’ Massoni.

[Pierre]: Temo che il mio modo di pensare sia molto diverso. Non credo in Dio.

[Osip Bazdeev]: No, naturalmente. Non credete in Dio perché non lo conoscete e siete infelice per questo motivo.

[Pierre]: Sono infelice, è vero. Immagino sia visibile a tutti, ma cosa posso farci? Come posso conoscere Dio, se il mio raziocinio mi dice che non può esistere?

[Osip Bazdeev]: Dio non si comprende con la ragione, figliolo, ma con la vita.

[Pierre]: Non vi capisco, signore.

[Osip Bazdeev]: Beh, siete giovane, siete ricco, siete istruito. Che cosa avete fatto con tutte queste cose che vi sono state donate?

[Pierre]: Molto poco, finora.

[Osip Bazdeev]: Avete bisogno di purificarvi. Ascoltate la vostra coscienza, guardatevi dentro … chiedetevi, siete contento di voi stesso? Della vostra vita?

[Pierre]: No, odio la mia vita, odio me stesso.

[Osip Bazdeev]: Bene, avete fatto il primo passo.

Il personaggio di Pierre, sempre combattuto tra l’inerzia e l’impossibilità di realizzare i suoi progetti, trova in Natasha e nel contadino Platon Karataev due confidenti che cercano di instillare in lui l’autostima, aiutandolo a trovare un senso e una giustificazione alle sue scelte ed esperienze.

[Platon Karataev]: I tuoi genitori sono vivi?

[Pierre]: Morti entrambi.

[Platon Karataev]: Ah, è un peccato. I miei sono ancora vivi e vegeti. Fratelli o sorelle?

[Pierre]: Nessuno.

[Platon Karataev]: Non importa, sarò io tuo fratello mentre siamo qui. È stato un bene che abbiano reclutato me, così i miei fratelli non hanno lasciato la famiglia. Tu sei stato precettato o sei un volontario?

[Pierre]: Sono andato solo a vedere com’era. Un tempo ero un grande ammiratore di Napoleone, volevo quasi essere lui, ma… quando ho visto cosa aveva portato la sua ambizione, tutta quell’inutile morte e distruzione, io ho cambiato opinione. Il mondo sarebbe un posto migliore senza di lui. Così mi è venuta l’idea, dopo Borodino avrei potuto assassinare Napoleone, pensavo fosse il mio destino, capisci? E guardami adesso…

[Platon Karataev]: Entrambi siamo troppo buoni per questo gioco. Sono nell’esercito da ormai dieci anni e non ho mai ucciso nessuno, né avrei voluto. Guarda la piccola Sašenka (riferendosi alla sua cagnolina). Ha riconosciuto subito il tuo buon cuore. Cani e gatti sanno più cose di noi.

Un dialogo tra Natasha e Pierre, ormai innamorato, che stenta a confessare i suoi sentimenti con ripetute interruzioni.

[Pierre]: Vorrei che tornaste a suonare e a cantare come un tempo.

[Natasha]: A volte ci provo, ma mi sembra sbagliato, come se non avessi più voce per cantare.

[Pierre]: Tornerà, siete stata molto malata, ci vuole tempo.

[Natasha]: Ma quello che ho fatto ad Andrej…

[Pierre]: Andrej dovrebbe perdonarvi. Lasciarvi da sola per un anno, senza una ragione e come potevate sapere che uomo era Kuragin? Natasha, voi avete fatto un errore in una vita che ha portato gioia a chiunque conosciate. Un solo errore… su, guardate me! La mia vita è stata un errore dopo l’altro.

[Natasha]: È così che la vedete?

[Pierre]: Come potrebbe essere altrimenti? Volevo cambiare il mondo in meglio, aiutare il mio prossimo e guardatemi: sono un grasso, ubriacone che riesce a combinare solamente pasticci. Natasha, non ho fatto niente nella vita, niente.

[Natasha]: Siete stato gentile con me.

[Pierre]: E questo solo perché… non importa.

[Natasha]: Nessuno è gentile come voi. Nessuno riesce a comprendermi quanto voi. Se mai non mi foste stato accanto ultimamente, non so cosa ne sarebbe stato di me.

[Pierre]: Se solo sapeste… no, ho sbagliato.

[Natasha]: Cosa? Cosa è sbagliato?

[Pierre]: Natasha, è meglio che non venga a farvi visita così spesso.

[Natasha]: Ma perché? Oh, ditemelo!

Infine, occorre evidenziare la grande importanza che i monologhi ricoprono all’interno della struttura linguistica della serie. Spesso accompagnati dalla colonna sonora che conferisce maggiore pàthos, il loro scopo è quello di mettere in evidenza gli ideali più profondi che animano i personaggi o le verità esistenziali a cui finalmente, essi sono giunti. Significativo il monologo di Napoleone in marcia su Mosca, che si mostra arrogante e vanaglorioso, sicuro della vittoria e della conquista della Russia:

«Finalmente Mosca. Eccola là in tutta la sua bellezza, pronta ad accoglierci. Basterebbe una mia parola per farla distruggere per sempre, ma io la risparmierò e più di questo, le porterò giustizia e le mostrerò cosa significa la vera civiltà. Sarò clemente con i suoi precedenti governanti, dirò loro. “Vengo in pace, la vostra felicità è preziosa per me, come quella di tutti i miei sudditi”. Questa è l’alba di una nuova era in Russia».

Commoventi i due monologhi di Pierre e Andrej, con i quali si concludono le loro vicende nella serie. Nel primo, Andrej gravemente ferito, racconta a Natasha di essere riuscito finalmente a perdonare il suo rivale Anatole Kuragin e, grazie alla presenza vivificatrice di lei, conclude il suo  cammino di purificazione spirituale.

«È tutto così semplice… il mondo vuole che lo amiamo e non è difficile, è facile. Ho sentito come una flebile luce che sussurrava, simile a una lontana melodia e ho capito che era il ronzio di una mosca. Lei voleva che io la amassi e io l’ho fatto, l’ho amata… e mi sono reso conto che si può amare qualunque cosa».

Infine, il monologo di Pierre, che riesce finalmente a trovare un senso alla sua vita, dopo la lunga prigionia sotto Napoleone.

«Si dice che la sofferenza sia una sventura, ma se mi chiedessero di scegliere fra restare com’ero prima di essere preso prigioniero o rivivere quell’inferno, direi, per l’amor di Dio, fatemi prigioniero di nuovo. Quando la vita ci fa andare fuori rotta pensiamo che tutto sia perduto, ma è solo l’inizio di qualcosa di nuovo e di buono. Fin quando c’è vita, c’è felicità, ce n’è tantissima e tanta ne arriverà ancora».

 

Giulia Nicazza

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