Grey's anatomy

Grey's Anatomy

Per diventare un chirurgo bravo, devi sempre pensare come un chirurgo. Le emozioni confondono. Bisogna lasciarle fuori quando entri in sala operatoria, pulita e sterile, dove quello che devi fare è molto semplice: tagliare, suturare e chiudere. Ma qualche ferita a volte non riesci a chiuderla. È una ferita che non si rimargina, che resta aperta.
(Grey’s Anatomy; 2, 1)

Grey’s Anatomy è un medical drama trasmesso dal 2005 ed ancora in produzione. Sono state registrate 13 stagioni per un totale di 292 episodi da 40 minuti circa. Ideata da Shonda Rhimes e prodotta da ShondaLand, The Mark Gordon Company e dagli ABC Studios, la serie ha avuto il suo debutto televisivo il 27 marzo 2005 sulla ABC. In Italia dal 6 settembre 2005 è trasmessa in prima assoluta dal canale satellitare FOX Life, sul quale è andata in onda la tredicesima stagione stagione. In chiaro invece la serie debutta su Italia 1 nel dicembre dello stesso anno. Il canale di proprietà della Mediaset trasmette le prime sette stagioni ma successivamente Grey’s Anatomy approda sul canale La 7.

Meredith Grey, dopo la laurea in medicina, deve affrontare i sette anni di specializzazione che la separano dall’essere un chirurgo a tutti gli effetti. Ad accompagnarla in questo viaggio ci sarà un corposo gruppo di protagonisti che nel corso delle stagioni subirà dei cambiamenti.
Il pilot di Grey’s Anatomy racconta le prime infernali quarantotto ore da specializzandi di Meredith, Izzie, Alex, Cristina e George, i quali sotto la custodia della dottoressa Bailey (detta “la nazista” a causa del suo carattere molto irascibile) iniziano ad entrare in contatto con quella che sarà la loro vita da adesso in poi.
Sin da subito, però, ci si rende conto che Grey’s Anatomy è più una sorta di soap nella quale «il letto più importante forse non è quello che si trova in corsia» [Grasso 2007]
Il pilot, infatti, inizia con Meredith che si risveglia accanto a un uomo, Derek, conosciuto la sera prima in un bar, con il quale ha passato la notte. La donna scoprirà, una volta arrivata in ospedale, che quel Derek è in realtà il dottor Derek Shepherd, neurochirurgo dell’ospedale, nonché suo supervisore. Insomma, sin dalla prima puntata ci si rende conto che la serie «non si preoccupa tanto di descrivere i particolari tecnici degli interventi medici (diagnosi, interventi, cure), quanto piuttosto di rappresentare […] gli intrecci amorosi» [Grasso 2007].
Nonostante le numerose nomination e i riconoscimenti vinti (su tutti un Golden Globe nel 2007 come migliore serie drammatica e cinque NAACP Image Award sempre come miglior serie drammatica [1]) e un ascolto medio negli Stati Uniti di quindici milioni di persone a stagione, con picchi di diciannove milioni, la serie ha ricevuto delle critiche, «da quelle mediche sull’incuratezza delle indagini cliniche, a quelle sociologiche sulla scarsa stima verso il grado di infermiere, a quelle di simil-plagio della serie Scrubs – Medici ai primi ferri» [AA.VV. Serialmania, IV volume p.67].
Le inesattezze e la poca precisione con le quali sono trattate le situazioni cliniche, che non sempre hanno una reale corrispondenza nel campo della medicina [2], hanno infastidito soprattutto i medici, i quali non condividono la scelta di appellare la serie come un medical drama.
In effetti, come accennato in precedenza, Grey’s Anatomy ha più l’aspetto di una soap e gli elementi per affermarlo sono presenti sia nella struttura narrativa, sia nella composizione dei dialoghi. In realtà, però, già osservando la sigla, lo spettatore si rende conto che quello a cui sta per assistere non è solo un medical drama, ma anche una serie nella quale saranno presenti storie sentimentali, e il racconto procede su una scala emozionale che ha solo come scenografia il mondo della medicina. Se in Dr. House – Medical Division il fulcro di ogni episodio è la soluzione di un caso clinico e l’uso continuo e preciso di un linguaggio prettamente medico è un punto irrinunciabile, in Grey’s Anatomy la cura del paziente o le procedure mediche sono il collante per mettere in scena «la parte più squisitamente intima dei protagonisti» [Grasso 2007].
In ogni caso, è interessante seguire la crescita non solo umana ma anche professionale del cast che, di stagione in stagione, appassiona una grossa fetta di pubblico prettamente femminile: amore, lavoro, delusione, frustrazione, competizione, amicizia, vita e morte sono tutti elementi presenti in questa serie in cui le donne sono le protagoniste indiscusse.
Nel 2007, Shonda Rhimes, ideatrice della serie, crea anche uno spin-off: Private Practice, ambientata nella clinica privata Oceanside – Wellness Group di Los Angeles. La protagonista è la dottoressa Addison Montgomery, già conosciuta in Grey’s Anatomy come ex moglie del dottor Shepherd.

Le vicende di Meredith Grey (Ellen Pompeo), brillante tirocinante del Seattle Grece, sin dalla prima puntata della serie si legano a quelle del Dottor Derek Shepherd (Patrick Dempsey), affascinante neurochirurgo.
Cristina Yang (Sandra Oh) è la migliore amica di Meredith. Tirocinante competitiva, cinica e razionale, ha grossi problemi ad esporre le sue emozioni. Col trascorrere delle stagioni, sposerà Owen Hunt (Kevin McKidd), un chirurgo rimasto scioccato dagli orrori visti durante la guerra in Iraq.
Alexander “Alex” Michael Karev (Justin Chambers) è sin da subito evitato dai suoi colleghi, perché presuntuoso e antipatico. La prima a vederlo con occhi diversi è Isobel “Izzie” Katherine Stevens (Katherine Heigl), ex modella di biancheria intima a cui verrà diagnosticato un cancro.
George O’Malley (T. R. Knight) vive con Meredith e Izzie. È un ragazzo sensibile e corretto e proprio il suo carattere farà innamorare la dottoressa Calliope “Callie” Iphigenia Torres (Sara Ramírez). Callie, però, in seguito si scoprirà innamorata di una collega di pediatria, la dottoressa Arizona Robbins (Jessica Capshaw).
Miranda Bailey (Chandra Wilson) all’inizio della serie è una specializzanda. Nonostante le sia stato dato l’appellativo di “nazi”, nel corso delle stagioni si affezionerà molto ai suoi specializzandi.
Richard Webber (James Pickens, Jr.) è il primario dell’ospedale. Da giovane ha avuto una relazione con la madre di Meredith e, per questo, si sente molto legato alla ragazza. A causa dello stress per la fusione del Seattle Grace con un altro ospedale, avrà seri problemi d’alcolismo.
Mark Sloan (Eric Dane), chirurgo plastico e amico di vecchia data di Derek, entra a far parte del cast a partire dalla seconda stagione. Arrogante latin lover, ha diverse relazioni. Una delle storie più importanti è con Alexandra Caroline “Lexie” Grey (Chyler Leigh), sorella minore di Meredith.

Ogni puntata di Grey’s Antatomy inizia, in genere, con la voce narrante di Meredith Grey che un po’ sommessamente apre il tema della puntata. Ogni stagione tende a rappresentare l’anno accademico dei medici e termina con un finale coinvolgente che può essere un evento tragico o la partenza di uno dei protagonisti.
Grey’s Anatomy è un connubio tra E.R. e Sex and The City, in quanto non descrive nel dettaglio le attività mediche, ma rende bene il carico di stress emotivo di chi lavora in ospedale; e anche se i medici trattano le malattie dei loro pazienti – spesso in maniera complessa – la loro motivazione è generalmente la lode e la concorrenza.
La maggior parte degli episodi ruota intorno alla vita quotidiana dei medici ma con un accento marcato più sulla loro vita personale che su quella professionale.
Grey’s Anatomy ripete costantemente gli stessi plot (per lo più amorosi) applicandoli di volta in volta anche a personaggi differenti. Le soap possono durare per decenni, la struttura e il tema amoroso lo permettono con più facilità e, oltretutto, creano dipendenza.
Grey’s Anatomy è una serie che negli anni è cambiata per non cambiare: l’ambientarla in un ospedale è un’ottima strategia per poter rinnovare il cast (proprio come nella realtà si rinnovano i medici nelle strutture ospedaliere) senza scioccare il telespettatore.
Nonostante sia presente un cast compatto, Meredith è rappresentata come il personaggio centrale già dall’incipit dell’episodio, detenendo, come detto, anche il ruolo di narratrice fuori campo dall’inizio alla fine nella quasi totalità degli episodi; voce off che spesso si trasforma in un discorso diretto appena la camera inquadra la protagonista.
La puntata si apre con un breve riassunto della durata di massimo un minuto, che serve a fare il punto della situazione.
Con la voce della dottoressa Grey inizia il teaser di durata variabile dai sei agli undici minuti, che unisce bene tecniche di montaggio frenetico, musica coinvolgente – che termina in fade-out – e una frase iniziale che introduce l’episodio in una maniera che potrebbe sembrare banale, ma che dipanerà, all’interno della puntata, le perplessità che vengono poste nelle prime battute.
Subito dopo parte la sigla.

Sigla. La sigla di Grey’s Anatomy ha come colonna sonora la canzone Cosy in the rocket del duo Psapp e la parte del testo della canzone riprodotta è «Nobody knows where they might wake up, nobody knows».
Nonostante la durata di soli venticinque secondi, la sigla di questa serie TV è esplicita sui contenuti che lo spettatore può aspettarsi: non solo operazioni, medici e pazienti, ma anche storie d’amore, amicizie e passioni al Seattle Grace Hospital.
La sigla comincia con una panoramica da destra verso sinistra di una panchina di uno spogliatoio dell’ospedale.Su questa panchina è ripreso per primo un busto intero seduto di cui non vediamo il volto, poi la telecamera continua a spostarsi per inquadrare delle scarpe sterili, pronte per entrare in sala operatoria e, per ultime, sono inquadrate un paio di décolleté rosse, che creano un forte contrasto con i colori piatti del resto della scenografia.
Con la tecnica della dissolvenza incrociata è inquadrato un carrello con gli strumenti operatori sistemati da una mano con un guanto monouso, poi una mano senza guanto e con le unghie tinte di rosso si appropria di uno di questi strumenti. L’inquadratura cambia nuovamente e, con la tecnica del montage [in Casetti-Di Chio 1991 con montage s’intende l’associazione d’immagini che non hanno un legame diretto tra loro ma lo acquisiscono per il fatto di essere messe vicine), è mostrato il primissimo piano di un occhio a cui vengono piegate le ciglia con lo strumento preso dal carrello nell’inquadratura precedente.
Le successive due immagini proposte sono associate per analogia [in Casetti-di Chio 1991 con associazione per analogia s’intende il rinvenimento di elementi simili o grosso modo equivalenti ma non identici]: nella prima la camera inquadra, con un primissimo piano, la schiena di una donna e le mani di un uomo che chiudono la cerniera di un abito nero, nella seconda abbiamo lo stesso tipo di inquadratura, ma questa volta le mani hanno dei guanti chirurgici e stanno allacciando il camice monouso di un medico pronto ad operare.
La sigla continua con l’inquadratura ravvicinata di una flebo: la camera, spostandosi dall’alto verso il basso, segue il tragitto del liquido presente all’interno dei tubi. Questo liquido, con il cambiare dell’inquadratura attraverso un impercettibile effetto di dissolvenza, diventa un cocktail versato in una coppa di champagne con all’interno del ghiaccio e una ciliegia.
Successivamente, la camera inquadra una sorta di sala operatoria con un lettino sul quale sono distesi due corpi coperti da un lenzuolo solo fino alle ginocchia. La camera è posizionata frontalmente in modo tale da non rendere visibile le teste dei due corpi e da focalizzare l’attenzione dello spettatore sui quattro piedi che si accarezzano. Il tema della sigla, Nobody knows where they might wake up, si lega perfettamente all’immagine di questi due corpi che si sono dovuti ritagliare uno spazio d’intimità sul luogo di lavoro perché «nessuno sa dove potrebbe risvegliarsi».
A questo punto, compare la scritta bianca con il nome della serie e, subito dopo, dalla sinistra dello schermo, appare una tenda ospedaliera azzurra che, come se fosse un sipario, oscura l’immagine precedente, costringendo la camera a spostare la ripresa per l’ultimo frame sul pavimento dove ritroviamo le décolleté rosse presenti nei primi secondi della sigla.

Lo spettacolo dipinge così, tra scene, battibecchi e casi ospedalieri, la crescita delle relazioni tra i medici, sia amichevoli che sessuali, spesso derivanti da uno scontro tra la loro vita personale e professionale. In questo modo, però, le caratteristiche dei personaggi rimangono più o meno le stesse, senza particolari crescite, cosa che probabilmente ci si aspetterebbe da persone che provano emozioni intense come quelle che si possono vivere all’interno di un ospedale. Ecco, quindi, che abbiamo Meredith la romantica, George il timido, Izzie la sensibile, Alex il cinico e Cristina l’arrivista.
Alla fine di ogni episodio, troviamo nuovamente la voce di Meredith, in contrasto o in collegamento con quella iniziale, che dispensa una morale, o meglio una lezione di vita, imparata nella puntata appena trascorsa.
Ad eccezione di pochissimi, ogni episodio finisce con scritta «Grey’s Anatomy» bianca su sfondo nero, per poi lasciare posto alla musica e ai titoli di coda.
Shonda Rhimes aveva pensato di ambientare la serie a Chicago, ma, per distinguerlo da E.R., ha deciso di sfruttare la bella cornice che offre Seattle [3].
Vengono utilizzati spesso panorami della città che cambia dal giorno alla notte o a volte tramite la tecnica del time-lapse per cambiare scena. Questo suggerisce che l’ospedale è vicino allo Space Needle, una delle strutture più famose di Seattle, che compare spesso in questi cambi di scena; tuttavia le scene all’interno della struttura ospedaliera sono girate in maggioranza nel VA Sepulveda Ambulatory Care Center a North Hills, in California. Sono rare le scene di esterni.
La serie è ripresa con una telecamera a configurazione singola, come molti altri drama. È girata spesso con la tecnica del “camminare e parlare”, tecnica di ripresa molto popolare in serie come The West Wing e Dr. House – Medical Division.
Oltre alla camera a mano, però, non mancano riprese forzatamente effettuate da tutte le angolazioni (dall’alto, tramite carrello e dolly) con un particolare accento posto sui dialoghi, in cui spesso uno dei due interlocutori dà le spalle all’altro e la camera rimane fissa, giocando sul punto di messa a fuoco.
Frequentissimi suoni e voci fuoricampo che in ospedale richiamano medici o annunciano emergenze. Quando viene affrontato il tema della morte, non è raro trovarsi silenzi profondi, seguiti da una musica che crea la giusta atmosfera.
Le scene emotive sono spesso accompagnate da un sottofondo di canzoni indie rock, che sono diventate ormai un marchio di fabbrica della serie.

Il titolo della serie Grey’s Anatomy racchiude al suo interno diversi elementi di omofonia: Grey è il cognome della protagonista della serie, Meredith Grey, ma è anche il cognome del chirurgo e anatomista inglese Henry Gray il quale scrisse il Gray’s Anatomy, l’Anatomia del Gray, «un manuale medico-chirurgico di anatomia umana normale» [4]. Inoltre, l’ospedale dove si svolgono le vicende si chiama Seattle Grace, la cui pronuncia è identica a Grey’s.
Varie imprecisioni di traduzione sono state riscontrate nel passaggio dall’originale al doppiaggio italiano, nel definire i ruoli della gerarchia ospedaliera: ad esempio, se in italiano Meredith, Izzie, George, Alex e Cristina sono considerati specializzandi, così come la dottoressa Bailey, Carrie e Sydney, in inglese c’è una netta differenza tra i due gruppi. Il primo è considerato il gruppo degli intern, i secondi sono considerati come resident. Per superare il grado è necessario che gli intern sostengano un esame alla fine del primo anno da specializzandi. Anche per i resident, non ancora medici, è possibile salire di grado terminando l’apprendistato e diventando specializzati (attenting in inglese, in italiano tradotto con strutturato). Sul gradino più alto sale il primario di chirurgia, Richard Webber [5].
È molto frequente che i personaggi, tra di loro, usino degli appellativi (“la Nazista” per la Beiley, “la Dottoressa modella” per Izzie, “Bambi” per George) o dei veri e propri neologismi per chiamarsi. Purtroppo, però, nella versione italiana alcuni sono andati perduti. Per esempio:

McDreamy, tradotto in italiano con Dottor Stranamore è il soprannome dato da Cristina a Derek;

McMarried, McSposato: l’appellativo usato da George in seguito all’arrivo di Addison e alla rivelazione che Derek è sposato con lei. Izzie è meno gentile: lo rinomina McBastard, McBastardo;

McDog, McCane, ossia il cane di Derek e Meredith;

McSteamy, Dottor Bollore: il soprannome che le tirocinanti danno a Mark;

McHot, McSexy: soprannome dato a Addison da Alex;

McFreakin’ Code of Silence, McSpaventoso codice del silenzio: espressione che usa Callie dicendo a Meredith di tenere segreta la sua relazione con Sloan.

Quella di aggiungere il prefisso Mc davanti al nome è un’abitudine prettamente americana, e anche per questo gli appellativi in italiano non sono efficaci quanto in lingua originale.
Purtroppo, la traduzione dall’inglese all’italiano ha danneggiato anche i titoli dei singoli episodi, i quali sono titoli di canzoni che di volta in volta sono usate come colonna sonora all’interno dell’episodio. Ad esempio, l’episodio pilota A Hard Day’s Night si riferisce alla omonima canzone dei Beatles, ma gli artisti chiamati in causa sono moltissimi: REM, The Doors, ABBA, AC/DC, Yes, The Who, Stevie Wonder, The Cure, Nirvana, Kiss, Whitney Houston, Frank Sinatra, Bob Dylan, Madonna, Metallica, Iron Maiden, Pink Floyd, Rolling Stones e Led Zeppelin, solo per citarne alcuni.
In Grey’s Anatomy sono presenti due elementi ricorrenti: l’ascensore e il ferry-boat.
L’ascensore è un luogo determinante per questa serie, un luogo in cui poter piangere senza essere visti, baciare, litigare, confidarsi, rifugiarsi o nascondersi, insomma un non-luogo all’interno dell’ospedale, nel quale sono state girate molte più scene di quante si possa immaginare. Ma l’ascensore è anche il luogo associato al dottor Shepherd: quando la Bailey deve descrivere in due parole Shepherd dice solo: «Molti capelli, troppe donne. Gli piacciono gli ascensori e le passeggiate sulla spiaggia». Sicuramente Derek ha una predilezione per l’ascensore, e lo sanno tutti, anche Cristina quando si ritrova con lui: «Siamo nell’ascensore. È la sua specialità, giusto? I momenti del dott. Stranamore nell’ascensore!».
L’altro elemento ricorrente nella serie è, come accennato in precedenza, il ferry-boat. Molto frequente a Seattle, questa sorta di battello viene citato frequentemente dai protagonisti della serie: ad esempio, Derek, nella seconda puntata della prima stagione, dice a Meredith di essere affascinato dai ferry-boat: «Io sono di New York, sono geneticamente programmato per odiare qualsiasi posto tranne Manhattan. Ma ho un debole per i ferry-boat».
Anche Mark, quando si trasferisce, dice al capo di essere a Seattle perché gli piacciono i ferry-boat, quando in realtà vuole riconquistare Addison. E la stessa Addison si ritrova sul ferry-boat in lacrime, dopo essere stata lasciata definitivamente da Derek.
Inoltre, il ferry-boat è reso protagonista della puntata Walk on water della terza stagione, nella quale si scontra con una nave, provocando un incidente spaventoso.
Per quanto riguarda i dialoghi, come detto in precedenza, la serie usa un linguaggio colloquiale, scorrevole, contemporaneo e nel quale lo spettatore si può riconoscere.
Il linguaggio medico, nonostante le critiche di inesattezza, è utilizzato sia quando è comunicata al paziente la diagnosi, sia in sala operatoria, che nei consulti tra i medici. Non si può affermare che il linguaggio scientifico sia il fulcro della narrazione come accade in altri medical (esempi illustri sono Dr. House – Medical Division e ER-Medici in prima linea) ma in ogni episodio sono presenti elementi che conferiscono alla serie un taglio medico.
L’elemento che subito salta all’occhio quando si guarda una puntata di Grey’s Anatomy è la voce fuori campo di Meredith che accompagna, dall’inizio alla fine, quasi tutte le puntate delle stagioni andate in onda. Con i suoi pensieri ad alta voce, Meredith non solo si sfoga, ma aiuta lo spettatore a riflettere, lo fa sentire un confidente, un diario al quale vengono raccontati tutti i pensieri che le passano per la testa. Spesso la parte iniziale del monologo di Meredith ha un filo logico che viene seguito nell’arco di tutta la puntata (o in altri monologhi o nei dialoghi con gli altri personaggi) per poi trovare la conclusione nel monologo finale. Inoltre, non è raro che il pensiero esposto dalla protagonista all’inizio dell’episodio abbia, alla fine, una conclusione in netto contrasto con quanto affermato in precedenza. Ecco un esempio tratto dal secondo episodio della prima stagione:

Voce fuori campo di Meredith all’inizio dell’episodio:

È tutta una questione di linee, di confini: la linea del traguardo alla fine della specializzazione, quella invisibile tra te e il tavolo operatorio. E poi la più importante di tutte, quella che ti separa dalle persone con cui lavori. Non è d’aiuto diventare troppo intimi, fare amicizia. Devi alzare delle barriere tra te e il resto del mondo. Gli altri sono troppo complicati e occorre mettere dei confini. Tracciare linee sulla sabbia e pregare intensamente che nessuno le attraversi.

Dialogo tra Meredith e Derek all’interno dello stesso episodio:

[…] [Meredith] Mi stai molestando sessualmente.

[Derek] Sto salendo con l’ascensore.

[Meredith] Sto tracciando una linea. Una linea di confine. Ed è molto netta.

[Derek] Questa linea di confine è immaginaria oppure ti serve un pennarello?

Ed infine il monologo di Meredith che conclude l’episodio:

A un certo punto devi prendere una decisione: i confini non tengono fuori gli altri, servono solo a soffocarti. La vita è un problema e noi siamo fatti così. Quindi puoi sprecare la tua vita a tracciare confini. Oppure puoi decidere di vivere superandoli. Ma ci sono dei confini che è decisamente troppo pericoloso varcare. Però una cosa la so: se sei pronto a correre il rischio, la vita dall’altra parte è spettacolare.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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