Gossip girl

Gossip girl

Sono Gossip Girl, la vostra sola fonte di notizie sulle vite scandalose dell’élite di Manhattan.
(Incipit di ogni episodio)

Gossip Girl è un teen drama ispirato ai romanzi della scrittrice statunitense Cecily Brooke von Ziegesar, ed offre un ritratto realistico ed inclemente della “generazione Paris Hilton”. Ideata da Josh Schwartz, la serie è trasmessa dal network The CW dal 19 settembre 2007; in Italia è stata mandata in onda in anteprima da Mya, canale pay di Mediaset Premium, dal 19 gennaio 2008 mentre in chiaro è trasmessa su Italia 1 a partire dal 7 gennaio 2009. Sono state prodotte sei stagioni per un totale di 121 episodi della durata di 40 minuti ciascuno.

Il telefilm racconta la vita scandalosa di un gruppo di amici che vive nel quartiere più lussuoso di Manhattan: Upper East Side.
Le vite di questi ragazzi sono scandite dagli eccessi: sesso, droga, alcol e soldi. Sembra che nulla possa turbare le loro esistenze da sogno. In realtà i protagonisti della serie hanno tutti qualche segreto da tenere nascosto soprattutto a Gossip Girl, una blogger anonima che posta sul suo blog tutti i pettegolezzi, anche i più scabrosi, di questi viziati rampolli milionari.
Nessuno conosce l’identità di Gossip Girl ma in molti le inviano scoop e foto compromettenti che in pochi secondi fanno il giro dell’intera Manhattan.
Serena Van Der Woodsen e Blair Waldorf sono le protagoniste indiscusse di questa serie. Amiche del cuore ma all’occorrenza anche acerrime nemiche, S. e B. (così si chiamano tra di loro le due ragazze) hanno ruoli diversi: nella prestigiosa scuola Costance Billard, Blair è la Queen Bee (ape regina), la reginetta che decide cosa è in e cosa è out; ma fuori dalla scuola è Serena a far parlare di sé e dei suoi eccessi.
Gossip Girl possiede tutti gli elementi presenti nel target dei teen drama: la vita a scuola, i contrasti con i genitori e con gli insegnanti, i rapporti tra coetanei, ma questa serie TV in qualche modo modifica gli elementi standard dei telefilm per ragazzi. Rivolta ad un pubblico più adulto (16-20 anni), Gossip Girl non ha solo un taglio sentimentale, ma anche una facciata oscura fatta di corruzione, di compromessi e di cattive abitudini. Naturalmente altri teen drama come The O.C. e Dawson’s Creek avevano trattato temi delicati quali le dipendenze, l’instabilità familiare o il suicidio, ma in questo caso è come se tutti questi elementi venissero trattati con leggerezza come se, per l’élite di Manhattan, non costituissero un problema ma la normalità.
La serie ha vinto ben 17 Teen Choice Award tra il 2008 e il 2011 tra cui migliore show emergente nel 2008 e migliore serie televisiva drammatica per tutti e quattro gli anni di seguito.

Serena Van Der Woodsen (Blake Lively) e Blair Waldorf (Leighton Meester) sono le protagoniste principali. La prima, dopo essere stata in collegio, torna a Manhattan con l’intenzione di cambiare stile di vita; la seconda, indispettita dal ritorno dell’amica-rivale, farà di tutto per rimanere la reginetta dell’Upper Est Side. Nate Archibald (Chace Crawford) è il pomo della discordia: storico fidanzato di Blair, cerca di reprimere la sua forte attrazione per Serena. Chuck Bass (Ed Westwick) è il bad boy del gruppo: viziato, lussurioso e doppiogiochista, riesce sempre ad ottenere ciò che vuole. Dan Humphrey (Penn Badgley) e Jenny Humphrey (Taylor Momsen) sono due fratelli che vivono a Brooklyn, lontano dal lusso che circonda i loro compagni di scuola. Dan, timido e segretamente innamorato di Serena, cerca di stare lontano dalla mondanità. Sua sorella Jenny invece fa di tutto per entrare nelle grazie di Blair.

Non è affatto semplice elaborare un modello per un telefilm come Gossip Girl.
Il teaser è caratterizzato solitamente da un lungo fermo immagine del sito di Gossip Girl o in alternativa da un montaggio frenetico di sfuggenti inquadrature della città di New York alternate a immagini dei protagonisti dell’episodio. La voce di Gossip Girl che introduce la puntata con la frase “Buongiorno Upper Side, sono Gossip Girl” è seguita da un breve riassunto che di solito non si protrae per più di 40 secondi.

Sigla. Quando siamo quasi al 6′ minuto ha inizio la sigla di Gossip Girl. Dalla durata di soli dieci secondi, la sigla non presenta nessun personaggio. Sulla canzone dei Transcenders Gossip Girl Main Title, centinaia di luci colorate appaiono su uno sfondo nero, e pian piano si congiungono delineando il profilo della città di Manhattan. Successivamente le luci si addensano al centro dello schermo e, diventando tutte gialle, danno vita al logo della serie.
In sovrapposizione alla canzone dei Transcenders ascoltiamo le parole di Gossip Girl: «…and where’s been Serena? And who am I? That’s a secret that I never tell. You know you love me… xoxo, Gossip Girl.»
I titoli di testo scorrono molto lentamente e arrivano fino al decimo minuto quando ormai la narrazione è entrata nel vivo.
Da questo momento ha inizio il montaggio di una lunga serie di spezzoni di dialoghi tra i personaggi, intervallati solo dalla voce di Gossip Girl, anello di congiunzione tra le varie location. Discostandosi totalmente dal cinema della continuità, in Gossip Girl sembra quasi che il montaggio alternato non abbia alcuna valenza narrativa ma serva unicamente per non accostare continuamente gli stessi attori.
In questo modo in Gossip Girl succede tutto e niente, quasi aleggiasse un non-sense alla Beautiful. Come detto, caratteristica della serie è una forte orizzontalità che però non può essere compresa se non, paradossalmente, accettando l’irrilevanza della continuity. Intrighi, giri di coppie, personaggi che scompaiono per lasciare spazio ad altri che a loro volta scompariranno quando ritorneranno i vecchi protagonisti. Nei 42 minuti medi a puntata, sempre scanditi da un ritmo veloce ed incalzante, non si può fare a meno di prendere atto dell’inutilità della storilyne. Se togliamo il rumore di fondo della sceneggiatura, rimangono solo i picchi. È un continuo susseguirsi di disastri, sotterfugi, macchinazioni che alla fine non lasciano tempo allo spettatore per riuscire a districarsi dai meandri del caos. C’è sempre qualcuno che “casualmente” ascolta o vede ciò che non avrebbe dovuto vedere; i personaggi, contrariamente a quello che dicono di se stessi, non evolvono o al limite lo fanno se prendiamo in considerazione non le singole stagioni ma la totalità della serie: essi continuano a fare le stesse scelte, ad avere gli stessi dubbi, a commettere gli stessi errori.

Le uniche due costanti sono che intorno al minuto 23 di ogni episodio accade una complicazione che difficilmente sarà risolta entro i successivi 19 minuti, anche se entro la fine dell’episodio si saranno ripristinati tutti gli equilibri. La seconda costante è il finale, un cliffanger caratterizzato da una serie di domande poste da Gossip Girl con la musica che, dopo un continuo crescendo, si spegne sulle parole “Kiss kiss, Gossip Girl”.

La prima cosa che si nota guardando un qualsiasi episodio è l’enorme presenza dei caratteri extradiegetici: oltre alla voce fuoricampo, che accompagna la puntata dall’inizio alla fine, la musica è sempre in primo piano, sia che ci si trovi ad una festa sia che il personaggio stia in treno assorto nei suoi pensieri.
Le inquadrature partono spesso con una panoramica in campo lungo e, attraverso rapidi tagli di sequenze, si passa dal generale al particolare per lasciare subito spazio ai dialoghi. Questi di contro sono quasi totalmente a camera fissa ed è usato molto il controcampo. Gli attori sono ripresi di solito in piano medio anche se non mancano le riprese in mezzo primo piano e primo piano.
Gossip Girl si comporta come un narratore omodiegetico, ma di fatto è assolutamente onnisciente. Un esempio si trova nell’episodio “Il brunch selvaggio”, in cui ad introdurre la pausa pubblicitaria è la frase “Il pranzo è servito: ecco cosa prevede il menu” come accompagnamento di un rapido montaggio di scene di ciò che succederà dopo l’interruzione.

Come detto, gli episodi di Gossip Girl sono orientati principalmente all’orizzontalità: il copioso numero di protagonisti e di personaggi secondari introduce più linee narrative che solitamente non vengono esaurite in una sola puntata. Infatti “è possibile osservare una fortissima interazione tra le linee narrative dovuta alla presenza ripetitiva, in tutte, degli stessi personaggi del gruppo del protagonista, ma con ruoli diversi” (Pozzato – Grignaffini 2008).
La verticalità invece appare come un supporto: l’argomento trattato nel singolo episodio è un ausilio per lo spettatore che in questo modo conosce più a fondo i personaggi.
In parallelo al progetto di uno spin-off sulla giovinezza di Lily e Rufus, abbandonato a causa dei pessimi ascolti, nel 2009 sono stati realizzati sei mini-episodi disponibili sul web ed incentrati sul personaggio di Dorota, la fidata governante di casa Waldorf [1].

In Gossip Girl, oltre alla coralità degli interpreti, non vanno dimenticati altri due ingredienti che non fanno da corollario alla serie ma sono dei veri e propri coprotagonisti: la moda e la città di New York.
La moda in questa serie TV ha avuto una rilevanza straordinaria. Lo stilista della serie, Eric Daman, ex collaboratore di Patricia Field in Sex and the City, in un’intervista rilasciata a Vogue ha affermato che i personaggi della serie si definiscono anche grazie ai vestiti che indossano; sono icone di stile sia nello show che nella realtà. Ogni personaggio ha una sua identità e gli abiti devono rispecchiarla. Lo stilista si è ispirato a mondi diversi: per vestire Blair si è rifatto allo stile delle dive di Hollywood old style, per Serena ha pensato un look alla Kate Moss, mentre lo stile dandy di Chuck è ripreso da Oscar Wild [2].

Gli abiti di Gossip Girl in America sono diventati un vero e proprio fenomeno di costume tanto da indurre “Romeo & Juliet Couture” a lanciare una linea di abiti e accessori ispirata allo show, ma con prezzi accessibili.
Altro fattore importante presente nella serie è New York. Anche in Gossip Girl, come in Sex and the city, la grande mela è un personaggio centrale. Basti pensare che in onore del centesimo episodio della serie il sindaco di New York Michael Bloomberg, dopo aver visitato il set, ha proclamato il 26 gennaio Gossip Girl Day, parlando dell’influenza culturale della serie e dell’impatto sull’economia cittadina.

The New York Palace Hotel, le scale del Metropolitan Museum e Henry Bendel, una delle mecche dello shopping di Manhattan sono solo alcune delle location scelte come scenografia per questo telefilm alla moda.
In Gossip Girl l’aspetto linguistico risente del social setting della serie, in particolar modo quando ci sono confronti generazionali o sociali. Tra di loro i ragazzi assumono invece un linguaggio più comune e spesso si lasciano sfuggire espressioni colorite. Il più irrequieto di tutti è senza dubbio Chuck Bass. Ecco parte di un dialogo tra il giovane Bass e il suo amico Nate Archibald:

[Chuck] Nate stai finalmente per scopare con la tua ragazza, hai l’aria di uno che va al patibolo!

[Nate] No, sto bene.

[…]

[Nate] Insomma non abbiamo diritto alla felicità?

[Chuck] Sta a sentire, Socrate. Quello a cui abbiamo diritto è un fondo fiduciario, forse una casa agli Hamptons, o una bella malattia. Ma la felicità non sembra essere contemplata. Quindi adesso fuma [gli passa uno spinello] e sancisci l’accordo con Blair perché di certo ora hai diritto ad una scopata!

In definitiva, possiamo affermare che, almeno per quanto riguarda l’aspetto linguistico, i protagonisti di Gossip Girl si avvicinano molto agli adolescenti che il target di partenza cerca di fidelizzare. Infatti, al contrario di altri teen drama come Dawson’s Creek nel quale ad una facile immedesimazione con le vite dei protagonisti si oppongono talvolta dialoghi che sembrano un po’ forzati, in Gossip Girl, nonostante l’impossibilità di identificazione con le vite dei liceali dell’Upper East Side, il linguaggio sembra più adatto al pubblico di riferimento.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

Cerca la serie tv

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *