Friends

Friends

Monica: Chandler sei figlio unico vero? Non hai avuto queste noie!
Chandler: No, no. Anche se devo dire che avevo un amico immaginario che i miei genitori preferivano a me” (Friends; 1,2)

Creata da Marta Kauffmann, David Crane e Kevin Bright e prodotta dalla Warner Bros., Friends racconta la vita di un gruppo di giovani amici che abitano a New York. La prima visione americana è avvenuta il 22 settembre 1994 su NBC, terminando il 6 maggio del 2004, dopo 10 stagioni e 236 episodi da 20 minuti ciascuno. In Italia, trasmesso in prima TV dal 1997 al 2005, le prime quattro stagioni sono andate in onda su Rai 3, per poi passare su Rai 2.

Da decenni, e ancora oggi, la situation comedy, al cui interno Friends si colloca pienamente, rappresentando il genere assieme, ad esempio, a Scrubs, è il formato televisivo più consistente nella programmazione televisiva americana. Una sitcom condivide con gli altri formati seriali alcuni criteri di sviluppo [cfr. Blum 1987]:

– desiderabilità dell’idea: perché un programma sia in grado di affermarsi nella fascia primetime, quella serale, è necessario che esso attragga un certo numero di spettatori. Friends ottiene questi risultati fin dalla puntata pilota;

– abilità nel sostenere il concept di base durante numerosi episodi e nel mantenere viva un’idea, senza esaurirne subito le potenzialità. Friends, nonostante le ben dieci serie, non è mai risultato noioso e non è calato di audience grazie alla sceneggiatura;

– conflitto interno tra i personaggi. In Friends i conflitti sono continui e temporanei, sia all’interno del sestetto sia attraverso personaggi esterni, con situazioni che si protraggono per più episodi, in base alla necessità degli autori.

Friends è il punto d’arrivo di tante famiglie che sul piccolo schermo si sono amate, hanno litigato, hanno vissuto nei salotti della middle class americana; «Friends è diventata la più popolare sitcom americana degli anni Novanta, tanto da aver generato svariati cloni e un numero sterminato di pubblicazioni, segno che le avventure parlate dei sei ragazzi sono diventate un simulacro generazionale con cui confrontarsi» [Grasso 2007: 133]. La serie ha trovato un nuovo punto di vista dal quale affrontare le stesse situazioni e vicissitudini di quelle famiglie: amori, amicizie, lavoro, rapporti familiari, omosessualità sono presentati ad un pubblico smaliziato con un sottotesto esplicito, mettendo in evidenza, cioè, i meccanismi e giocando con i principali generi (sentimentale, drammatico, comico, ecc.).

La fortuna di Friends nasce anche dal fatto che questa situation comedy si afferma in un periodo in cui la società americana prima, italiana e di tutto il resto del mondo poi, conosceva già le famiglie allargate, le madri surrogate, il divorzio, le nascite multiple, l’omosessualità e molti altri degli argomenti trattati, e in un momento in cui la sensibilità etica era stata formata dalla cultura pop, sviluppatasi durante gli anni Settanta e Ottanta.

Le caratteristiche formali del genere sitcom sono rimaste invariate: le risate off, all’inizio meno presenti ma man mano più forti e prolungate (registrate dal vivo ma inserite dopo nel montaggio, e tuttavia preregistrate nella versione italiana, con cancellazione degli applausi), le ambientazioni in interni con inquadrature di esterni-ponte che fanno da raccordo, personaggi fissi e personaggi ricorrenti, la centralità del divano come feticcio, come luogo di aggregazione, come palco dal quale lanciare le battute più divertenti. E tuttavia, anche se siamo saldamente all’interno del genere, come osserva Grignaffini, «lo schema fisso che vede i personaggi sempre uguali a se stessi episodio dopo episodio, con l’unico elemento di variazione rappresentato dal mutare del problema da risolvere, è stato via via messo in crisi dall’inserimento di elementi di continuità che vengono a legare gli episodi, attraverso la creazione di rapporti sentimentali tra i protagonisti» [Grignaffini 2004: 67]. La sitcom che ha introdotto questi cambiamenti, osserva giustamente lo studioso, è proprio Friends, «che nel corso degli anni ha intrecciato la storia raccontata in ogni puntata alle vicende di legami e separazioni che hanno interessato i sei protagonisti, il cui status da semplici “amici”, come indica il titolo, è mutato attraverso matrimoni, gravidanze, divorzi».

Guardando Friends ci si sente a casa propria, ci si dimentica dei problemi della giornata e ci si immerge nel gruppo, sentendosi come il suo settimo elemento. La sitcom può essere definita “emotiva”, nel senso che noi non penetriamo nelle scene collocandoci al fianco dei personaggi, restando estranei alla vicenda, ma in qualche modo partecipiamo alla vicenda stessa, mediante identificazione con i vari protagonisti [Casetti-Villa 1992; cfr. anche Buonanno 2004: 30-31].

Friends è stato seguito da una media di circa 23 milioni di telespettatori nei soli Stati Uniti, raggiungendo picchi di quasi 50 milioni. Anche nel resto del mondo Friends non ha deluso in termini di ascolti (dati in Villa 2007-08). In Italia ci sono voluti due anni perché diventasse uno dei programmi più seguiti, con picchi di cinque milioni di spettatori, inusuali nel nostro Paese per le fiction straniere.

Il vero cuore di una sitcom sono i personaggi, e i rapporti che si instaurano tra loro fidelizzano il pubblico settimana dopo settimana. In genere tutti i personaggi devono risultare interessanti e sono costruiti in modo che ci si possa riconoscere in essi, negli aspetti positivi e in quelli negativi. Wolff sostiene che «i personaggi non sono mai presi in considerazione singolarmente. Quello che veramente fa funzionare una serie è la dinamica dei rapporti fra i personaggi. In qualche misura, gli sceneggiatori finiscono con l’essere alla mercé degli attori, e un buon casting è di grande importanza, ma prima che arrivi a questo, gli scrittori devono inventare un gruppo di persone che noi possiamo trovare interessante ed attraente a qualche livello» [Wolff 2000].

I personaggi principali in Friends sono suddivisi in due gruppi: tre uomini e tre donne. Tutti affrontano la crisi d’identità ed il processo dell’ingresso nei trent’anni, visto come un cambiamento importante, come assunzione di decisioni serie nella vita di tutti i giorni. Durante le dieci serie, i personaggi cambiano molto. Quando li incontriamo la prima volta nel pilota Matrimonio mancato, sono un gruppo di ventiduenni carini e simpatici, vestiti e acconciati secondo la moda degli anni Ottanta, che passano la maggior parte del loro tempo in caffetteria, il Central Perk, chiamato così perché situato di fronte al Central Park.

I personaggi sono tutti un po’ nevrotici e mostrano tic e gestualità peculiari; tutti balbettano o ripetono le parole più volte di seguito quando sono imbarazzati o nervosi, o si trovano in difficoltà. La loro tipologia risulta marcata e stabile, cioè il loro modo di essere (gesti, preferenze, modi di dire, comportamenti abituali, ecc.), il loro pensiero sugli altri del gruppo, il ruolo che essi occupano al suo interno, da un lato risultano fortemente ribaditi, mentre dall’altro sono il presupposto per la comprensione di ogni nuova vicenda. Le storie del serial agiscono in funzione dei personaggi più di quanto i personaggi siano funzionali alla storia stessa. La struttura fortemente iterativa degli episodi consente il costruirsi, entro la mappa di conoscenze del lettore fedele, di una costellazione di informazioni dei personaggi che al momento della lettura di ogni nuovo episodio viene chiamata in causa: la tipologia dei personaggi è, infatti, premessa per la comprensione di quanto, di volta in volta, viene proposto.

In Friends tutti i personaggi hanno una visione simile del mondo, com’è del resto normale per un gruppo di amici che vive insieme la quotidianità. Perciò i conflitti risultano piccoli anche se a volte essi sembrano insormontabili, se visti dai protagonisti. Ogni specifica identità alimenta tanti microconflitti, rendendo le situazioni che si vengono a creare molto interessanti per lo spettatore.

Nel processo di creazione di una sitcom, e di Friends in particolare, si cerca di offrire ai personaggi una valida ragione per stare insieme perché il pubblico si rapporti con loro: una “famiglia surrogata” rappresentata dagli amici di vecchia data, nei quali rifugiarsi per ogni evenienza; essi vivono insieme o vicini, anche se poi cresceranno e svilupperanno certe individualità, ma dopo che il pubblico si è affezionato a loro.

La descrizione dell’aspetto fisico dei personaggi, del modo in cui si vestono assume perciò un’importanza determinante. Monica dedica molta attenzione al suo guardaroba, riflettendovi la stessa accuratezza che la caratterizza nella vita; Phoebe a volte è eccentrica anche per i suoi vestiti a fiori, simboli della pace appesi al collo, disegni psichedelici che rimandano agli anni Sessanta; Joey non è molto interessato all’abbigliamento; Chandler ha nel suo guardaroba una collezione di gilet che gli vediamo indossare al lavoro come nelle serate in casa, insieme a giacca e cravatta. Quando è depresso, invece, si posiziona sul divano in pigiama o t-shirt o maglioni. Ross alterna giacca e cravatta per il lavoro ad un abbigliamento casual per le serate con gli amici; Rachel passa dall’indossare gonna e t-shirt ad un abbigliamento più sofisticato e trendy.

Ciò che noi osserviamo sullo schermo è solo un segmento della loro vita, perché vediamo come i personaggi sono oggi, ma non sappiamo ancora nulla del periodo precedente. Solitamente, il loro background sarà tanto maggiore quanta più credibilità si vorrà dare loro agli occhi dello spettatore. La descrizione dell’infanzia dei personaggi è, quindi, un fattore influente sulle correnti relazioni amorose e di amicizia. Durante le dieci stagioni, gli sceneggiatori hanno avuto modo di mostrare alcune scene con flashback, o interi episodi ad essi dedicati (per es. 5,6 e 10,11), in modo da rendere visibili ai telespettatori le vite dei personaggi, per mostrare come si sono conosciuti e sono diventati buoni amici.

L’amore, nell’accezione più ampia del termine (come sesso, sentimento amoroso, forte amicizia o legame indissolubile) è il filo conduttore di tutta la sitcom. Ogni personaggio ha una propria visione dell’amore.

L’occupazione, le relazioni che intessono, gli hobby, le abitudini alimentari, i programmi televisivi, i film, i luoghi di ritrovo, ecc. costituiscono una forte caratterizzazione nella costituzione dei personaggi. Un aspetto stimolante è mostrare la loro filosofia di vita «larger than life», tenendosi radicati sempre alla vita quotidiana. Ciascuno di loro ha un flusso di comicità che deve essere messo in relazione con le storie, che deve procacciargli guai o situazioni paradossali. Per esempio, i continui divorzi di Ross diventano un tormentone ed un motivo di continue ironie.

Un modo per tirare fuori questo flusso comico, sono i contrasti tra le sei personalità. Per esempio, l’ordinatissima Monica entra a volte in contatto con le confusionarie Rachel e Phoebe; da qui nasce una serie di situazioni divertenti aventi per protagoniste le tre ragazze. Situazioni apertamente comiche riguardano poi Joey e chiunque si imbatta nel suo mondo. La sua ingenuità è spesso il bersaglio preferito di Chandler, e di solito la reazione a queste rafforza ancora di più la sua spontaneità.

Di altri personaggi la cui presenza dura un episodio solo o addirittura pochi minuti la sitcom è piena, perché essi contribuiscono a creare complicazioni narrative.

Il montaggio più frequente in un telefilm, e soprattutto in una sitcom, è quello analitico, che segue una logica cronologica e consequenziale dei fatti, non comporta particolare difficoltà di comprensione della trama e del tema, favorisce la riconoscibilità del genere e permette, sin dall’inizio, l’evidenziazione dei tratti caratteristici della serie (personaggi, ambienti, situazioni, atteggiamenti).

Questo tipo di montaggio permette una struttura sintattica che non concede errori nell’orientamento dello spettatore: innanzitutto è mostrato per intero il luogo dell’azione (establishment shot), poi l’azione e lo spazio sono frammentati in più inquadrature (break-down shot), infine viene nuovamente mostrato tutto lo spazio in una visione unitaria (re-establishing shot). Lo spettatore, così, sa sempre dove si trova e che cosa sta guardando, come un’azione continua in uno spazio fluido [Casetti-Di Chio 1990: 105].

Quanto ai codici della composizione iconica, prevalgono immagini “centrate”, che collocano il soggetto al centro dell’inquadratura. Ciò limita sia i richiami al fuori campo, sia un’immediata saturazione di questi richiami, perché ciò che non si vede ora si vedrà bene nelle prossime scene [Casetti-Di Chio 1990: 106].

La struttura di ogni episodio di Friends è composta da due atti, ciascuno di circa dieci minuti, e due brevi scene d’introduzione e conclusione di un minuto circa l’una. Eccone la struttura:

    • Teaser: breve scena introduttiva seguita da una interruzione pubblicitaria; di lunghezza variabile da uno a due minuti, introduce il problema dell’episodio, il disfacimento dello status quo, in modo tale da lasciare lo spettatore impaziente di sapere come procederà l’episodio;
    • Atto primo: prima metà dell’azione della storia, che dura dai nove ai dieci minuti; in esso si presentano il problema di ogni story line e le complicazioni e le azioni svolte dai personaggi, che portano alla confusione della situazione proprio poco prima del secondo stacco pubblicitario;
    • Interruzione dell’atto: principale interruzione pubblicitaria alla metà della programmazione;
    • Atto secondo: seconda metà dell’azione seguita da una terza interruzione pubblicitaria. Dura anch’esso dai nove ai dieci minuti e inizia ricordando agli spettatori a quale punto era ferma la narrazione. Nel secondo Atto si ha la risoluzione della situazione confusa creatasi prima; segue il terzo e conclusivo blocco pubblicitario;
    • Tag: breve scena conclusiva, sulla quale scorrono i titoli di coda, che dura solitamente non più di un minuto. Il tag è connesso ad uno sketch finale a sua volta collegato ad una delle story line minori. Il suo scopo è mostrare allo spettatore che lo status quo è stato ricreato, per lasciarlo con una sensazione di ilarità, in modo che voglia sintonizzarsi nuovamente la settimana successiva.

Il modello standard delle sitcom è pienamente rispettato per Friends. Quella che si può attribuire a questo prodotto è una narrazione forte, cioè composta da una psicologia subordinata all’intreccio, da una spettacolarizzazione dell’azione, personaggi risoluti e stabili.

Nella situation comedy la “situation” è solo lo schema generale degli eventi, cioè un fatto divertente che accade durante la settimana ad un gruppo di personaggi principali o secondari. Prendiamo, ad esempio, la struttura di un episodio, L’allievo e l’insegnante (3,18), che presenta le seguenti story line:

  • Frank Jr., il fratellastro di Phoebe, si ferma al Central Perk per avvisarla che sta per sposarsi (affermazione). Sebbene Phoebe sia inizialmente eccitata dalla notizia, quando incontra la fidanzata cambia idea e vorrebbe che il matrimonio non si facesse più. Frank, infatti, sta per sposare la Signora Knight, sua insegnante, che ha il doppio dei suoi anni (complicazione). Nonostante i due siano innamorati, Phoebe incarica Ross e Joey di persuadere il fratello, ma le cose non vanno come previsto e i due lo assecondano ancora di più, accordandosi per essere l’uno il porta anelli e l’altro il testimone (confusione). Phoebe allora decide di affrontare Alice di persona e, nonostante sia decisa a convincerla del contrario, non può evitare che i due ricadano in un incontro appassionato. Phoebe non ha quindi altra scelta se non dare loro la propria benedizione (soluzione).
  • Monica confessa a Rachel di sentirsi un po’ frustrata perché sono passati mesi dal suo ultimo appuntamento (affermazione). Pete, un cliente assiduo che siede proprio accanto a Rachel, si offre per l’ennesima volta di uscire con lei (complicazione). Nonostante il rifiuto iniziale, quando poi Monica e Rachel scoprono che Pete è un miliardario, Rachel riesce a convincerla ad accettare un suo invito a cena (confusione). Finiscono per andare a Roma per mangiare una pizza (soluzione).
  • Chandler ha ricominciato a fumare e Rachel gli presta un’audiocassetta dalle funzioni ipnotiche, precedentemente utilizzata da una sua collega che era riuscita a smettere (affermazione). La cassetta però ha strani effetti collaterali (complicazione), perché Chandler inizia ad avere degli atteggiamenti un po’ effeminati (confusione). Joey, che scopre la cassetta, la utilizza per registrare un messaggio che convinca Chandler a preparargli un panino al formaggio tutti i giorni e a comprargli abiti. Finalmente Chandler smette di fumare e torna alla normalità nonostante le interferenze di Joey (soluzione).

Il numero delle story line dipende dal fatto che il genere è caratterizzato da serialità, ripetizione ed espansione. I personaggi appariranno la settimana successiva in situazioni non dipendenti da quelle della settimana passata, anche se a volte alcuni episodi non concludono interamente le loro story line, ancora una volta per avvincere gli spettatori e farli tornare a vedere la serie.

La sceneggiatura per sitcom rappresenta una delle aree più complesse della scrittura televisiva: gli intrecci devono essere ben solidi, ben strutturati ed imprevedibili, i personaggi credibili, interessanti e al passo con i tempi, i dialoghi divertenti ed originali. Senza dubbio, come osserva Pozzato, vanno considerati con attenzione livello discorsivo e modalità di testualizzazione: «nelle sitcom il ritmo, le inquadrature, il modo di dire le battute, la complicità con lo spettatore eccetera sono più importanti della storia e introducono in questo genere finzionale elementi propri dei generi di intrattenimento» [Pozzato 2008: 11]. Friends, essendo una serie ben strutturata, ha sviluppato durante gli anni le proprie peculiarità, sia per quanto concerne la struttura delle scene e lo sviluppo delle storie, sia per quanto riguarda la frequenza delle battute, e quindi delle risate, e il bilanciamento di scherzi verbali e visivi.

Durante i dieci anni di produzione, lo staff di sceneggiatori è cambiato diverse volte, vedendo circa una quarantina di persone alternarsi durante i 228 episodi. Nonostante i cambiamenti, l’efficacia della sceneggiatura è pressoché rimasta costante, anche grazie alla continua supervisione di Bright, Kauffman e Crane, che garantiscono agli episodi uniformità di stile, tempo e ritmo. I produttori giocano un ruolo decisivo nel processo di scrittura, essendo essi stessi sceneggiatori di molti episodi.

Privilegiando le ambientazioni di interni per le riprese, le azioni fisiche che possono accadere all’interno di ogni set di sitcom sono abbastanza limitate. Di conseguenza, il dialogo è chiamato a svolgere la maggior parte delle funzioni e rimane il principale elemento responsabile della comicità. Ogni personaggio deve parlare in modo riconoscibile e tutto ciò che dice dovrebbe essere divertente e, allo stesso tempo, consentire la prosecuzione della storia. A volte i personaggi alterano il proprio tono di voce, rendendolo più serio, per rimarcare, rendere ridicole o sottolineare alcune situazioni. Il linguaggio si mimetizza talmente tanto in quello comune che quando si parla con un linguaggio più tecnico, come succede con Ross quando cita fatti di paleontologia, gli altri lo deridono perché è noioso e tornano subito ad un codice facilmente comprensibile. In alcuni momenti, però, sono utilizzati termini più ricercati come «pruriginoso», «salubre», «hardrive» e «hardisk», «dandy» e «referenza», detti da Joey che sostiene di avere un nuovo vocabolario e di averlo letto (durante tutta la puntata egli sembra una persona più colta); nell’episodio 2,24 Phoebe chiama «cyborg-ragazza» quella conosciuta da Chandler in rete, e che scopre essere poi Janice; la cometa di Bubstein King che Joey chiama, con un perfetto caso di paretimologia, «cometa di Burger King» sia per la sua famelicità che per la sua scarsa conoscenza di astronomia; «acronimia» è una parola usata da Joey per fare colpo su una collega di Ross e sembrare quindi più intelligente (e tuttavia, non conoscendone il significato, ottiene l’effetto contrario). Una situazione simile si verifica quando Joey dimostra di non sapere il significato della parola «supposizione».

Molte sono anche le parole inventate (ricordiamo che, ovviamente, stiamo parlando di scelte di doppiaggio): «rachelate» (2,19), «scapolopoli», «soloville» e «eremitycity» sono parole che Chandler utilizza quando esprime la propria paura di rimanere solo nella vita; «macholada» e «pescetacchi», rispettivamente un surrogato della cioccolata e un miscuglio di pistacchi e pesce secco pressati, sono i nomi di alcuni prodotti usati da Monica per conto di un’azienda in cui è in prova; «slinky» è il nome di una grossa molla che, se messa sulle scale, scende da sola; «cagneria», «smucinare» e «ditare» sono verbi inventati a scopo espressivo; «hockeyttieri» è una formazione usata da Joey per apostrofare se stesso, Chandler e Ross mentre stanno guardando in tv La ruota della fortuna in versione americana, e si parla di hockey; «deursularizzarsi» è usato da Phoebe per indicare l’atto di liberarsi dalla sua sorella gemella Ursula da parte di un ragazzo; «barabarama, preparati la bara» è un gioco di parole che usa Ross durante una partita di rugby; «gazziglione» è usato da Rachel come equivalente di ‘tantissimo tempo fa’; «capezzolettomia» è utilizzato da Chandler per intendere l’operazione con cui ha fatto asportare il terzo capezzolo; «monicata» è la forma utilizzata per designare gesti o reazioni tipiche del suo personaggio; «Monicler» è una fusione di Monica e Chandler; «spermastico» definisce un ragazzo che potrebbe essere il perfetto donatore di sperma.

Un occhio particolare è riservato all’Italia. Vi sono continui riferimenti al nostro Paese (ampio campionario in Villa 2007-08). In particolare, segnaliamo un paio di casi che mettono in difficoltà i responsabili della traduzione. In una puntata (5,19, Pizza a domicilio) Joey riceve la visita della nonna italiana che non parla e non capisce bene l’inglese. Joey le si rivolge in alcune occasioni parlando in italiano, e anche la nonna risponde nella nostra lingua. Nella versione doppiata in italiano era impossibile rendere evidente la situazione e quindi si fa passare la nonna per poco lucida e sorda, in modo da giustificare gli equivoci linguistici. Durante la prima stagione fa la sua comparsa un ragazzo italiano di nome Paolo, appena giunto negli USA dall’Italia, che conosce solo poche parole in inglese; la maggioranza delle sue battute, durante le varie puntate in cui è presente, è recitata in italiano (e spesso e volentieri gli altri “friends” si prendono gioco di lui e del suo modo di parlare). Anche in questo caso, essendo impossibile per i doppiatori rendere evidente il disagio linguistico, Paolo è stato trasformato in Pablo, e le sue battute in italiano sono state doppiate in spagnolo. Inoltre, in numerose puntate, a turno Rachel, Pheobe, Monica e Joey usano alcuni insulti o imprecazioni volgari in italiano (come «stronzo», oppure un insolito «vaffannapoli») per non farsi capire dal loro interlocutore del momento e poterlo offendere liberamente, secondo una consolidata tradizione criptolinguistica.

Ma il dialogo più divertente è tale soprattutto grazie a chi lo pronuncia. Così, nel caso di Friends, una battuta può essere riuscita perché, ad esempio, riflette il fatto che Phoebe non è particolarmente intelligente, o perché riflette la vanità di Joey come attore, o ancora, il senso di insicurezza di Ross. Alcune battute attribuite a Chandler, invece, fanno eccezione poiché, all’interno del gruppo, è il personaggio che si sforza il più possibile di rendersi ridicolo agli occhi degli altri. Tuttavia, per la maggior parte del tempo, gli attori sembrano semplicemente reagire alle situazioni in cui si trovano, e noi, in quanto spettatori, troviamo divertenti le loro battute, create secondo modelli standard dei dialoghi delle commedie (ci sono battute basate sulla sorpresa, sul fraintendimento, sul doppio senso). In Friends sono numerose le freddure, da parte più o meno di tutti i personaggi principali e non.

Il tema del sesso è uno dei più trattati all’interno delle story line degli episodi. Anche in questo Friends si inscrive perfettamente nelle regole di genere: il sesso, in generale, è di gran lunga l’argomento preferito di moltissime sitcom. Nel nostro caso se ne parla, sin dalle prime puntate della prima serie, in maniera del tutto diretta. Ogni personaggio parla volentieri delle proprie esperienze, e sono presenti in numerose puntate donne che rappresentano la sessualità, come spogliarelliste o modelle; peraltro, un aspetto fondante della tematica è l’ambiguità, esibita o accennata in molti personaggi, sia nell’omosessualità maschile sia in quella femminile. Nel telefilm, però, c’è una sorta di pudore tabuistico, perché le parole che indicano la sessualità in modo diretto vengono sostituite, almeno nella scelte di doppiaggio (e quindi nell’effetto linguistico effettivamente giocato sul pubblico italiano) con metafore o discorsi allusivi, o con sinonimi. Così viene usato «testosteronico» per indicare un atteggiamento di particolare vivacità; «se mando all’attacco il mio generale…» è un’espressione usata da Joey nell’episodio 2,10; in 2,14 Joey usa «fare un balletto» per indicare l’atto sessuale, mentre in altre circostanze Ross dice «consumavamo come ricci»; in 2,19 è usata la metafora «la mia marionetta» per indicare il membro maschile, e la parola «stazza» viene utilizzata per indicarne le dimensioni; nella nona serie Phoebe indica le parti intime maschili con il classico «gioielli di famiglia». Lo sperma, invece, viene chiamato con una serie di metafore: «girini», «affari», «prodotto», «unità». Sono abbondanti le metafore anche per le parti intime femminili: «fiorellino», «tenerello».

I personaggi di solito delegati a pronunciare le battute con forti allusioni sessuali sono Joey e Chandler, proprio per la loro natura: Joey ha una vera e propria ossessione per il sesso e Chandler tradisce così tutta la sua insicurezza e i traumi passati. La battuta diventa per lui un mezzo per comunicare pubblicamente fantasie e pulsioni sessuali, attenuandole e mascherandole attraverso il complesso codice dei processi primari, così da coinvolgere emotivamente gli ascoltatori in maniera né traumatica né tanto meno aggressiva, cioè senza cadere nella volgarità determinata da un discorso troppo esplicito. Lo spettatore è stato toccato nella sua sfera emotiva più profonda ed intima.

L’ambientazione

Friends è ambientato al Greenwich Village, chiamato familiarmente «Village» tra gli amici, è il quartiere di Manhattan in passato popolato da artisti e poeti della Beat Generation.

Le scene girate in esterna sono un’eccezione. La sitcom è costruita tutta sul one-room set, un set costituito da una sola stanza. Con lo sviluppo delle storie e delle carriere dei personaggi, si è resa necessaria la costruzione di nuovi set, detti swing sets: posti di lavoro (l’ufficio di Chandler, l’ufficio di Rachel, il ristorante in cui lavora Monica, il centro massaggi in cui lavora Phoebe, le stanze del museo in cui lavora Ross, i provini a cui si presenta Joey), appartamenti vari e altri locali in base alle esigenze delle story line (la lavanderia, l’appartamento dei genitori Geller, l’appartamento del vicino di casa Heckles, l’appartamento di Phoebe, ecc.), l’ospedale.

Friends segue un generale senso di irreale tipico della maggior parte delle sitcom, in cui si verificano situazioni improbabili, i personaggi sopravvivono svolgendo lavori inverosimili e vivono in altrettanto improbabili appartamenti, nel senso che in condizioni “normali” non se li potrebbero permettere.

Tuttavia, ci sono tre standing sets (cioè i set situati sempre nella stessa posizione, in piedi, fin dalla puntata pilota) principali, che sono rimasti gli stessi durante i dieci anni di produzione: l’appartamento di Monica, l’appartamento di Chandler, il Central Perk. La presenza di un pubblico in sala fa sì che ci sia un palco davanti agli stand dove siedono gli spettatori. Oltre a rispondere a criteri pratici (è inutile montare e smontare in continuazione un set presente pressoché in ogni episodio), la stabilità dei set riguarda anche la funzione che i creatori hanno dato loro nell’economia dello show. L’appartamento di Monica è costituito da una cucina ed una sala da pranzo, connesse al salotto dal quale si accede nelle camere da letto e al balcone. Questi ultimi set, sebbene utilizzati spesso, non sono visibili tutti allo stesso tempo; funzionano quindi come spazio off-screen e, quando sono necessari, vengono costruiti di volta in volta su palchi differenti, trasformandosi in palchi on-screen.

Attrezzi ed utensili tipici da cucina, cornici, mobili, poltrone, divano, tv, sedie, mensole, cuscini, cassapanca: sui set si trova di tutto un po’, ma ogni oggetto è scelto per essere in perfetta armonia e stile con l’ambiente in cui si trova. Inoltre, è importante che tutto rimanga esattamente com’è durante tutte le serie, perché si tratta del luogo principale di ritrovo della compagnia, che dà pertanto allo spettatore un senso di familiarità.

La parte della cucina più frequentata è il salotto, arredato con una poltrona ed un divano sistemati attorno ad un piccolo tavolo, con la tv di fronte. Ma non è insolito ritrovare gli amici intorno al tavolo in cucina per la colazione mattutina prima di andare al lavoro o per uno spuntino.

Non è facile, però, inquadrare i personaggi in un determinato momento della giornata, perché il tempo sembra un concetto piuttosto relativo. Ci accorgiamo se è giorno o notte solo dalle riprese panoramiche della città, che poi si soffermano sempre sulle Twin Towers, centro economico di Manhattan. Un’immagine che ricorre spesso, sia nella sigla che durante la puntata stessa, è quella delle Twin Towers del World Trade Center. L’immagine ricorre anche nell’ottava stagione, anno 2000-2001, quando le Torri erano già state distrutte.

I personaggi dormono di notte ma, per quanto ne possiamo sapere, potrebbe essere anche giorno; non si distinguono bene gli orari in cui si svolgono le scene, perché vediamo i personaggi al lavoro anche in notturna. Difficile è distinguere anche in quale ordine si susseguano le stagioni: lo potremmo intuire dai vestiti, ma le ragazze indossano quasi sempre indumenti leggeri e i ragazzi magliette e jeans. Questo concetto si applica anche al Central Perk: sembra che questo bar non abbia orari, perché i personaggi sono qui seduti in qualsiasi momento della giornata, anche durante le festività (che intuiamo grazie agli addobbi natalizi realizzati da Monica).

Altra incognita sembra essere lo spazio: non si capiscono bene le distanze tra un luogo e l’altro, perché gli attori viaggiano su qualunque mezzo senza alcun problema, ma senza che si possano determinare gli spazi che percorrono.

I colori dell’appartamento sono molto accesi e colpiscono l’attenzione dello spettatore. Ad esempio, il Central Perk, scenario di quasi tutte le story line, è decisamente variopinto, a partire dalla particolarità delle tazze e delle stampe appese alle pareti, fino all’arredamento; l’appartamento di Joey, invece, non è molto colorato, fatto che rispecchia la sua intelligenza e la sua situazione economica.

L’appartamento di Monica è l’ambientazione per eccellenza: nell’ultimo episodio, al momento del congedo, l’inquadratura finale è una panoramica della casa svuotata anche dei mobili, che termina con uno zoom sullo spioncino della porta. È come se la porta chiusa raffigurasse la fine di qualcosa, di un’epoca appunto, ma lo sguardo allo spioncino riaccendesse la speranza di veder entrare ancora qualcuno. Altro luogo topico è il Central Perk, che svolge un po’ lo stesso ruolo dell’appartamento di Monica: pur essendo un luogo pubblico, è come se fosse la seconda casa dei personaggi. Nel locale c’è una particolare zona vicino al bancone che ricalca perfettamente l’arredamento del salotto: una sedia, un divano, una poltrona sistemati attorno ad un tavolino da caffè.

Il cambiamento dell’ambientazione riflette le trasformazioni che hanno subito le sitcom di gruppo degli anni Novanta. Nelle domestic comedy, in passato, le stanze erano definite per funzioni e specificità, essendo usate per intenti particolari, «comandate» da particolari membri della famiglia. La cucina era il luogo della madre, dove qualsiasi problema dei membri della famiglia veniva discusso e risolto. Nelle stanze da letto, invece, si affrontava la sessualità in generale, o si parlava dei figli e dei loro problemi. In Friends i ruoli ricoperti da specifici locali all’interno della casa non sono più ben definiti. Forse un unico oggetto ha mantenuto il suo originario ruolo: il frigorifero. Tutti i personaggi, appena entrano in una casa, per prima cosa aprono il frigo e ne tirano fuori cibo o bevande, il che è come dimostrare di essere a proprio agio, sentirsi a casa propria, e creare allo stesso tempo situazioni familiari.


Alessandra Villa

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