Donna detective

Donna detective

Appartenente al filone poliziesco, nella sotto-categoria dell’investigazione individuale, Donna Detective è un riuscito esperimento di Rai Fiction; la prima stagione (di Cinzia TH Torrini) conta sei episodi, la seconda (di Fabrizio Costa) ben 16. La fiction, trasmessa su Rai Uno per la prima volta nel 2007 e poi (tardivamente, come spesso succede nella fiction italiana) nel 2010, ruota attorno alle vicende professionali e personali di una donna energica e dinamica, Lisa Milani, interpretata da Lucrezia Lante della Rovere.

Lisa vive una tranquilla esistenza nella bella campagna di Tivoli, insieme al marito pediatra Michele (Kaspar Capparoni) e ai tre figli, Ludovica, Francesco e Giacomo. La quiete familiare si interrompe bruscamente quando Lisa decide di tornare alla vita investigativa in un commissariato di Roma, sotto l’insistente richiesta di un ex collega, Alberto Giordano (Toni Garrani) che le chiede di tornare a collaborare con la sua squadra, composta da Sergio Lorenzi (Stefano Masciarelli), Grazia Bini, Giovanni Fortuna detto Nanni (Flavio Montrucchio), Giuseppe Calabrò e Salvatore Rizzo.

Lisa si ritrova, così, a fare «su e giù, Tivoli – Roma, Roma – Tivoli», come afferma ella stessa. Già nella prima puntata è chiaro che la donna non dovrà combattere solo con problemi organizzativi e logistici, bensì con qualcosa di ben più grave che sconvolge l’equilibrio della sua famiglia: il marito Michele viene accusato dell’omicidio di una giovane collega, che si scoprirà più avanti essere la sua amante. Questo avvenimento costituirà la continuing story che si svilupperà per tutta la durata della fiction. In ogni episodio, però, Lisa dovrà risolvere casi verticali di ogni tipo: assassini seriali che uccidono giovani donne secondo una logica malata e ossessiva, morti per droga e violenze sessuali. Sono frequenti le scene d’azione con tanto di inseguimenti in auto a sirene spiegate e corpi a corpo che terminano sempre con un paio di manette ai polsi, e che ci portano talvolta verso scenari da poliziesco di area tedesca.

Trovandoci in un comando di Polizia, è naturale ascoltare dialoghi, non particolarmente ricchi di tecnicismi ma di forme lessicali a medio-basso contenuto specialistico, che si suppone siano quelli tipici dell’ambiente. Ne dà un chiaro esempio questo scambio di battute tra Lisa e Giordano:

[Lisa]: Non possono, non possono accusare Michele di omicidio!

[Giordano]: Purtroppo quella è la prassi: hanno trovato l’arma del delitto nella stanza di un indiziato. Non possono fare altrimenti.

[Lisa]: Certo.

[Giordano]: Però manca il movente. Senza il movente è difficile sostenere l’accusa di omicidio.

[Lisa]: Io spero che abbia ragione lei.

Abbondano, pertanto, forme come omicidio preterintenzionale, ipotesi, vittima, convalidare il fermo; la fiction presenta inoltre una serie di espressioni riconducibili all’ambiente medico, sia perché il marito di Lisa è un pediatra e lavora in ospedale, sia perché gli agenti di polizia collaborano spesso con i medici legali.

Inoltre, Il medico legale che appare in fiction, Norman, ha un accento straniero e non pronuncia bene le sillabe, riuscendo tuttavia a farsi capire, citando nomi di farmaci, droghe e termini tecnici: autopsia, tracce ipostatiche (glossato immediatamente con cioè degli ematomi prodotti dopo la morte), barbiturico, reattività, ecc. Si ha l’impressione generale che le espressioni mediche, al contrario di quanto avviene nei medical drama, vengano spiegate direttamente agli agenti e indirettamente ai telespettatori, che riescono a farsi così un’idea dell’accaduto.

Come già detto, la fiction si snoda sullo sfondo di Roma e Tivoli; l’unico personaggio decisamente connotato in senso romanesco è l’agente Sergio Lorenzi (Masciarelli); sfugge agli spettatori non laziali qualche elemento forse riconducibile alla provincia più che alla città, come la connotazione tivolese della tata dei figli di Lisa.

Di forte carica emotiva è il tema della colonna sonora della fiction, scritto da Savio Riccardi, che funge molto spesso da commento extra-diegetico alla storia.

 

Maria Letizia Raganato

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