Dirty sexy money

Dirty sexy money

Nick: «Perché io suppongo che tu…»
Patrick: «Sì, tu supponi supponi… Poi la supposta la prendo io!»
(Dirty Sexy Money; 1,1)

La serie è incentrata sulle vicende di Nick George, avvocato idealista cresciuto all’ombra dei Darling (la famiglia più ricca e potente di New York) perché il padre ne era rappresentate legale; egli stesso ne diviene l’avvocato dopo la morte del padre. Dirty Sexy Money è però anche una saga familiare, incentrata sui Darling, sui loro segreti, sui loro equilibri precari. Scritta da Craig Wright (che ha lavorato a Six Feet Under e steso due episodi di Lost), è stata poi prodotta dalla ABC Studios con la collaborazione, tra gli altri, di Greg Berlanti con la sua Berlanti Television (ha scritto Everwood) e Bryan Singer con la sua Bad Hat Harry Production (House, MD). Entrambi poi risultano anche produttori esecutivi. Considerando l’ideatore, i produttori esecutivi, il cast stellare composto, tra gli altri, da Peter Krause (Six Feet Under, appunto) nei panni di Nick, Donald Sutherland in quelli del capofamiglia (più volte vincitore di Golden Globe), William Baldwin e Jill Clayburgh nei panni della signora Darling (più volte nominata agli Academy Award) non poteva non venirne fuori un capolavoro. La serie però ha vita breve e, nonostante un cast di altissimo livello, viene chiusa dopo solo due stagioni e 23 episodi.

Dirty Sexy Money, moderna nei contenuti e graffiante, cinica e sognatrice, è essenzialmente un’iperbole del mito della ricchezza e della fama, ribaltando il concetto per cui i soldi semplificano la vita, tanto caro alle vecchie soap opera. Nick George, valoroso avvocato dei diritti civili che cerca di aiutare i più deboli, è coinvolto suo malgrado nella follia collettiva dei Darling, con cui aveva voluto chiudere ogni rapporto (compreso quello con il padre, rappresentante legale della famiglia). L’offerta di sostituire il padre e di ricevere in cambio un fondo da dieci milioni di dollari l’anno per dedicarsi alla beneficenza sono irresistibili per Nick, che accetta, poi rinuncia, e poi torna ad accettare perché la morte sospetta del padre lo obbliga a fare chiarezza – visto che alcuni indizi iniziali conducono il delitto ad un membro della famiglia stessa. Dal quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

Purtroppo la breve vita di Dirty Sexy Money – la cui traduzione potrebbe essere ‘sporchi attraenti quattrini’ – è stata alquanto travagliata: prima lo sciopero degli sceneggiatori negli Stati Uniti ha limitato la serie a dieci episodi dei ventidue previsti nella prima stagione, poi un calo di ascolti enorme (e incomprensibile alla luce di una tale qualità) ne hanno decretato la fine. I motivi della caduta verticale degli ascolti restano per chi scrive un mistero. La trama è avvincente: ruota sull’asse orizzontale della ricerca di chi ha ucciso il padre di Nick e sulla verticalità delle avventure dei singoli componenti della bizzarra famiglia. Patrick IV (William Baldwin), il rampollo, candidato al Senato, dietro la faccia di premuroso padre di famiglia nasconde conflitti interiori e una amante transessuale. Karen, innamorata fin da piccola di Nick, ha già totalizzato tre divorzi e ne prepara un altro. Brian è un pastore protestante, ma poco dedito a seguire gli insegnamenti del Signore (da una sua relazione con un’amante ha avuto un bambino). I gemelli Jeremy e Juliet sono alla continua ricerca di successo e celebrità (il primo è dedito al poker, la seconda ad una vita alla Paris Hilton). Un meccanismo che miscela le vicende private di ogni componente, senza impedire che il racconto corale che ne viene fuori sia ottimo; il tutto mantenendo incentrata la narrazione su Nick George, come già si è detto, avvocato idealista (ma in gioventù amante di Karen) con una bella moglie e una figlia.

Craig Wright ripropone una Dynasty contemporanea, ma senza indulgere alla soap opera. Dirty Sexy Money è, insomma, un rinnovamento della saga familiare, con spunti pop e dialoghi frizzanti, contenendo al suo interno un concept molto semplice: tutto ha un prezzo.

Dirty Sexy Money ha una scrittura eccellente, un cast stellare (Peter Krause è perfetto nel ruolo di collante su cui poggia l’intera serie) in cui svettano Donald Sutherland e Jill Clayburgh; anche Glenn Fitzgerald nei panni del reverendo Brian Darling dona al personaggio una verve di pura cattiveria e cinismo, intervallata con una capacità di amore incondizionato verso suo figlio e la salvaguardia della famiglia in cui si è sempre sentito un alieno. Brian è un personaggio molto complesso, forse il migliore dal punto di vista dello script. Della sceneggiatura frizzante ed originale specificheremo tra poco le qualità, ma è bene sottolineare come tutta la serie sia pervasa da un’ironia soffusa, a tratti malinconica o da perfetta black comedy, a tratti esilarante, che funziona grazie agli attori molto bravi.

Insomma, Dirty Sexy Money è una serie che affonda i suoi princìpi in una sorta di grande fratello immaginario su una famiglia incredibilmente ricca che non è esente dai problemi di tutti, amplificati anzi per via del suo status.

Di taglio visivo cinematografico, Dirty Sexy Money ha una struttura ben definita con un teaser molto lungo, che spesso sostituisce il primo atto: nell’episodio pilota, ad esempio, esso dura solo cinque minuti e poco più, ma in altri episodi arriva anche a nove o dieci minuti.

Successivamente, appare una sigla brevissima molto efficace, formata dalle parole Dirty (in bianco), Sexy (fucsia) e Money (verde) sullo sfondo grigio del ponte di Brooklyn e di parte della città di New York. Anche le scritte in sovrimpressione sono colorate con le tre tonalità.

Dopo il teaser e la sigla, comincia la narrazione vera e propria: le riprese esterne della città montate velocemente fino ad arrivare all’ultima ripresa un po’ più lunga, anticipano l’azione nell’ultimo luogo mostrato in esterni. Nel caso del pilota, ad esempio, dopo le riprese dall’alto di New York, belle ed efficaci, è mostrato un edificio, al cui interno ci sarà mostrato Nick nel suo appartamento mentre dialoga con la moglie e le spiega perché accetta il lavoro dai Darling. Ogni trasferimento di luogo (e a volte di tempo) è sottolineato da esterni della città montati velocemente con il tema musicale della serie; sempre nell’esempio in questione, dopo Nick e Lisa, si arriva all’Imperial (il palazzo dove vive tutta la famiglia Darling, tranne Brian) e all’interno i membri della famiglia stanno litigando sulla possibile assunzione di Nick come rappresentante legale della famiglia, proprio mentre Nick e Patrick “Tripp” Darling III (cioè Donald Sutherland) stanno discutendo dell’accordo nello studio personale del capo famiglia.

I dialoghi sono frizzanti e originali; ne è un esempio proprio il momento in cui i membri della famiglia sono riuniti per la scelta di Nick. Quando Brian sta inveendo contro Nick, Karen interviene con un «“Nickas” non ha mai avanzato alcun diritto», ma Brian le risponde con un «Karen, stai zitta. Sei sbronza e innamorata di lui». Karen tuttavia non smentisce la seconda parte – nonostante il suo futuro marito le sia seduto accanto – ma solo la prima con un «Ho bevuto uno scotch. Uno solo».

All’inizio è la voce narrante di Nick ad introdurre la morte del padre. Gli autori avevano deciso che l’episodio pilota fosse strutturato come una lunga intervista da parte di una giornalista di una rivista patinata al protagonista. Poi hanno deciso di cambiare registro narrativo, per evitare un approccio troppo letterale. Per questo nell’episodio pilota vi è la voce fuori campo di Nick all’inizio e alla fine; le stesse parole sono poi riprese in molti altri episodi all’inizio aggiungendovi delle nuove informazioni a mo’ di riassunto.

Le scenografie e i costumi sono di grande accuratezza. Le scenografie sono sempre sgargianti e colorate, tranne lo studio di Tripp, in cui è intervenuto personalmente Donald Sutherland rendendolo come avrebbe voluto un ipotetico Tripp Darling.

Tranne il primo episodio, il resto della serie è stata girata a Los Angeles: ovviamente con gli effetti digitali sono stati inseriti gli sfondi di New York, verso cui l’omaggio è continuo, inferiore forse solo a Sex and the City.

Tornando proprio al primo episodio, Nick rientra a casa dalla moglie e spiega perché ha accettato il lavoro dai Darling. Ma mentre i due sono intenti in effusioni, le paure di Lisa a proposito di un lavoro che potrebbe mettere in discussione il tempo dedicato a se stesso e alla famiglia si materializzano: Jeremy è il primo a telefonare nel cuore della notte; una sorta di anticipazione di ciò che sarà. Qui possiamo individuare la fine del primo atto e l’inizio del secondo.

Così una famiglia da soap opera è vista con gli occhi e le azioni di un avvocato idealista. Nel secondo atto egli sarà messo a dura prova. Avrà a che fare con le carte matrimoniali di Karen che non eviterà di procurargli imbarazzo, poi con Brian e i problemi che ha nel far entrare il suo figlio illegittimo in una prestigiosa scuola, poi con Juliet che ha scoperto che il padre ha pagato la produzione teatrale pur di farla recitare, infine con Jeremy che è stato arrestato.

La regia è fin qui precisa e chiara, con uso elevato di steadycam e panoramiche a 360° attorno al soggetto della ripresa, un efficace campo lungo dall’alto della scalinata sul grande atrio dell’Imperial e un altro ancora più bello con una carrellata aerea sull’acqua, fino ad arrivare all’aereo caduto dov’era il padre di Nick.

Molte riprese del pilota sono di taglio cinematografico, con angolazioni particolari che privilegiano campi lunghi o profondità di campo; tutta la prima stagione ha un aspetto, come si è scritto, che rasenta il film pensato per la sala e spesso i piani americani (inquadrature della figura umana dalle ginocchia in su) sono posti in risalto dalla steadycam che si muove con loro.

Il secondo atto finisce proprio alla festa di Tripp e Letitia, dove sono rivelati al pubblico (e a Lisa, la moglie di Nick) i rapporti tra Nick e i Darling in passato. Qui è anche mostrata la relazione che Nick ha con ognuno di loro; è quasi un nipote di Tripp e Letitia, è come un cugino per Patrick, è il principe azzurro di Karen, è odiato da Brian ed è quasi un fratello maggiore dei gemelli. Il terzo atto si chiude con le rivelazioni da parte di Karen sul mistero della morte del padre e sul fatto che sua madre per quarant’anni ha avuto una relazione proprio con “Dutch” George, padre di Nick. Nel corso della stagione salterà fuori anche la figura ambigua di Simon Elder, ricco magnate nemico dei Darling, che aveva avuto dei rapporti con il padre di Nick.

Il finale di questo episodio pilota è una carrellata su tutti i protagonisti principali, con Patrick che non è riuscito a lasciare Carmelita (la transessuale con cui ha una storia parallela), Karen con il suo futuro marito che probabilmente non ama, Juliet che se ne va di casa, Brian che riceve il figlio illegittimo dalla donna con cui l’ha concepito e Jeremy su una barca che cerca di parlare con Justin Timberlake. C’è sempre un senso di malinconia e tristezza negli accadimenti di questa famiglia che Tripp inquadra fin dall’inizio nel dialogo con Nick, quando gli dice di ammirarlo perché, malgrado l’assenza del padre, è un padre di famiglia, di sani principi e un avvocato di successo: «se uno solo dei miei figli fosse così sarei contento».

Una curiosità finale. La visione in lingua originale consente di apprezzare l’uso dell’italiano come lingua “alta” della famiglia, in cui tutti sanno parlarlo; se ne segnala anche un uso criptico, per non farsi comprendere da terzi (Tripp si rivolge a Letitia con un «che cosa fai?» impeccabile). Ricorrente il buongiorno (con amici o cari al seguito) da parte di Letitia e Karen e il ciao usato per lo più da Jeremy (che, per inciso, guida una Vespa Piaggio senza casco per le strade di New York).

Simone Zeoli

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