Dexter

Dexter

Nessuno è come sembra, ma dobbiamo mantenere le apparenze per sopravvivere.
(Dexter; 1, 3)

Dexter è una serie televisiva statunitense che ha debuttato su Showtime il primo ottobre 2006 ed è andata in onda fino al 2013. Ricco di mistero e di suspense, è un thriller psicologico strutturato come un crime drama con tratti di commedia nera. È ideato da James Manos Jr. (I Sopranos), ed è prodotto da Daniel Cerone, Clyde Phyllips, John Goldwyn e Sara Colleton. Della serie sono state prodotte otto stagioni per un totale di 96 episodi che durano in media 50 minuti. In Italia la prima TV è avvenuta sul canale satellitare FOX Crime l’11 ottobre 2007, mentre sulla TV generalista Dexter è stato trasmesso dal 5 settembre 2008 da Italia 1 che, dopo la prima stagione, ha venduto i diritti alla rete televisiva Cielo.

La serie è tratta dal romanzo La mano sinistra di Dio di Jeff Lindsay e ruota attorno alla figura di un esperto tecnico della polizia che segretamente si trasforma in un feroce serial killer.

Rimasto orfano all’età di tre anni a causa dell’omicidio di sua madre, Dexter Morgan viene adottato da un poliziotto e da sua moglie. Sin dalla giovane età sente l’irrefrenabile istinto di uccidere, con una particolare attrazione verso il sangue. Il patrigno, scoperto il terribile segreto del figlio, gli insegna ad incanalare questo bisogno verso l’uccisione dei soli criminali sfuggiti alla legge.

«Parallelamente impegnato a portare avanti la sua immagine da ragazzo pulito e coscienzioso, Dexter è il nuovo American Psycho in formato televisivo, che è solito collezionare, come trofei delle sue sanguinarie scelleratezze, i vetrini contenenti il sangue delle sue vittime» [1].

La serie presenta delle differenze con il romanzo, in quanto quest’ultimo narra esclusivamente il pensiero di Dexter, ignorando le storie parallele dei personaggi secondari e, anche se il nome di Jeff Lindsay compare in tutte le stagioni, solo la prima è basata su La mano sinistra di Dio.

Il critico Mattia Nicoletti ha individuato il successo del serial «nel paradossale rapporto del personaggio principale con la morte, con se stesso e con gli altri. L’equilibrio di bene e male, tipico degli eroi attuali, rappresentato da un’indole superficialmente innocua e da una malata attrazione per il sangue, fa di Dexter un uomo dei segreti, rivelati solo a chi è di fronte allo schermo» [2].

L’attore che ha interpretato il ruolo principale, Michael C. Hall (già protagonista in Six feet under) ha rivelato di aver «letto vari dossier dell’FBI per comprendere i disturbi della personalità e le caratteristiche degli psicopatici», ma che l’idea di interpretare quel personaggio lo attraeva per il codice morale che Dexter segue: «solo chi ha fatto male può morire e questo porta il pubblico ad affezionarsi ad un personaggio simile» [3].

La prima stagione di Dexter è stata acclamata da pubblico e critica in maniera eccezionale ed anche le altre, sebbene con alcuni alti e bassi di qualità (ma mai di audience), hanno ricevuto valutazioni positive al punto che il sito di recensioni Metacritic ha calcolato un punteggio dato dagli utenti di 9,5/10 per la terza stagione e la première della settima è stato l’episodio più visto con oltre tre milioni di telespettatori.

Questo successo è valso alla serie la nomina per ben 19 Primetime Emmy Awards, 7 Golden Globes (vincendone 2), 14 Satellite Awards (vincendone 7), 18 Saturn Awards (5 vinti) ed ottenendo 13 Creative Arts Emmy Awards e uno Screen Actors Guild Awards [4].

La popolarità della serie si evince anche dalle parodie, come quella nella serie animata The Simpson nell’episodio La paura fa novanta XXII o le citazioni in altri telefilm come Weeds e 2 Broke Girls.

Intorno alla serie è nato un marketing che ha coinvolto action figures, giochi da tavolo e videogiochi per smartphone, PC e console; inoltre, segnaliamo la grande varietà di prodotti disponibili sul sito di Showtime, tra cui t-shirt, portachiavi, vetrini con sangue, etc. Sempre sul sito di Showtime sono stati resi pubblici quattro piccoli webisodi che costituiscono un prequel [5] della serie.

In alcuni delitti reali, gli assassini hanno tentato di emulare Dexter Morgan, dichiarando di aver preso spunto da alcuni episodi, come nel caso dell’omicidio commesso dal regista canadese Mark Twitchell o come nel caso del diciassettenne Andrew Conley, nell’Indiana, che ha strangolato il fratellino per venti minuti seguendo lo stesso modus operandi di Dexter.

Dexter Morgan (Michael C. Hall) è il protagonista assoluto della serie. È il serial killer per eccellenza, esperto e metodico, abile nel rimanere imprendibile, ma che per tutti è solo l’ematologo della polizia. Ha una sorella, Debra Morgan (Jennifer Carpenter), con la quale è in ottimi rapporti ma che, come tutti, del resto, non immagina minimamente la natura criminale del fratello.

Rita Bennett (Jilie Benz) è la fidanzata – e poi moglie – di Dexter, il quale è affezionato a lei e ai suoi due figli avuti dal matrimonio precedente; ne nascerà poi un terzo da Rita e Dexter.

Maria LaGuerta (Lauren Vélez) è il tenente della squadra omicidi della polizia di Miami, dipartimento dove lavorano anche il sergente James Doakes (Erik King), l’unico a sospettare della natura di sociopatico di Dexter, Angel Batista (Davud Zayas), un poliziotto che indossa ovunque un cappello a cui Dexter è molto legato e Vince Masuka (C. S. Lee), un collega del laboratorio del Dipartimento di polizia.

Completa la crew il personaggio virtuale di Harrison “Harry” Morgan (James Remar), il sergente di polizia che aveva trovato il piccolo Dexter sulla scena dell’omicidio di sua madre, decidendo di adottarlo. Harry, morto quando Dexter e Debra erano ancora piccoli, appare frequentemente al protagonista sotto forma di visione criticando o indirizzando le sue scelte e il suo comportamento.

Nessun altro telefilm come questo identifica il protagonista con la serie, nel senso che proprio la metodicità di Dexter coinvolge e condiziona in maniera unica la ripetitività degli episodi.

La stessa esistenza di Dex si fonda sul rito: la scelta della vittima da lontano, la pianificazione dell’omicidio, il fatto di commetterlo sempre ripetendo le stesse azioni, scandiscono i tempi e la trama ridondante della serie.

Ogni episodio, dopo un rapido resoconto di ciò che è avvenuto «nelle puntate precedenti», inizia direttamente con la sigla.

Sigla. La sigla di Dexter è un capolavoro: il montaggio, la musica, le immagini si legano alla perfezione e danno vita ad una delle sigle più interessanti create negli ultimi anni.

Il tema musicale è del compositore Rolfe Kent e s’intitola Dexter Main Title ed è «allegro ed inquietante allo stesso tempo, romantico e malinconico, ma anche con un ritmo leggero. È una musica complessa, eseguita con strumenti comuni miscelati con le sonorità africane prodotte dall’angklung e dallo shawm».

I titoli di testa, rigorosamente rosso sangue, compaiono per tutta la durata della sigla, di un minuto e quaranta. Secondo prospettive del tutto particolari, la camera segue Dexter nelle sue attività mattutine, dal risveglio all’uscita da casa. Tutta la sigla fonda il montaggio sull’uso di immagini a prospettiva ravvicinata.

Subito dopo il frame iniziale con la scritta bianca su sfondo nero «Showtime Presents», la camera inquadra il dettaglio di una zanzara che punge un lembo di pelle. La cornice si allarga per mostrare, in primissimo piano, il volto di Dexter il quale, steso nel suo letto, con un colpo deciso uccide la zanzara che rilascia sul braccio il sangue appena succhiato. A questo punto compare il logo della serie: la scritta rossa Dexter sembra essere tracciata con il sangue, complici anche le macchie e le sfumature presenti. L’inquadratura successiva riprende per un istante uno specchio sul quale è riflessa l’immagine ombrata del protagonista, per poi spostarsi su dettagli molto più nitidi: le sue dita accarezzano la pelle ispida. Il campo si allarga e il dettaglio della pelle si trasforma in un primissimo piano nel quale è mostrata una mano che con un rasoio si rade il collo: una goccia di sangue scende giù per la pelle per poi cadere nel lavandino e creare un forte contrasto di colori. Nel lavandino le gocce aumentano e la camera torna sul dettaglio del sangue sulla pelle, tamponato e assorbito da un pezzo di carta. Il focus si concentra proprio su questo pezzo di carta che occupa tutto lo schermo e da bianco diventa rosso.

La scena si sposta in cucina. Qui, sempre con una visuale molto ravvicinata, assistiamo alla preparazione della colazione: la carne è tagliata con un coltello, cotta in padella e mangiata da Dexter il quale poi prepara e divora due uova sulle quali aggiunge una salsa rossa, che richiama nuovamente il tema del sangue. Le immagini successive riguardano prima la macinazione del caffè e poi il taglio di un’arancia rossa. La camera si sofferma sul dettaglio della polpa dell’arancia appena spremuta, regalando allo spettatore un altro momento di totale realismo.

L’inquadratura successiva è quella delle dita di Dexter che stringono un filo bianco e nel momento in cui la scena cambia nuovamente ci si rende conto di essere tornati in bagno e che il filo tra le mani del protagonista altro non è che del filo interdentale. Poco dopo è riproposta la stessa immagine, ma tra le mani Dexter stringe dei lacci e lo spettatore assiste così al momento in cui mette le scarpe, sempre attraverso la ripresa di dettagli. L’uomo infila una maglietta bianca e finalmente si ha un inquadratura del suo volto frontale e in primissimo piano. Subito però si torna ai dettagli: una chiave nella serratura e infine l’immagine intera di Dexter fuori dalla sua casa.

È interessante notare come questa sigla ricordi «l’introduzione del film American Psycho nello stile e in alcuni dettagli, come le gocce di sangue o il coltello che taglia la carne» [6].

Dopo la sigla ed il titolo dell’episodio, che compare a tutto schermo, continuano i titoli di testa con scritte rosse che ricordano il logo della serie.

Dexter, inteso sia come personaggio che come serie, si divide tra vita professionale al dipartimento di polizia, vita privata con la moglie e la sorella e vita privatissima con le sue vittime. Queste tre esistenze viaggiano in parallelo in quanto una condiziona l’altra e viceversa.

La voce narrante di Dex, punto di vista estremamente soggettivo, è la colonna portante di tutti gli episodi. Come lui, anche noi spettatori la ascoltiamo continuamente, provando sempre più empatia per questo serial killer, anche quando è in procinto o nell’atto di uccidere le sue vittime.

Le storie dei personaggi secondari narrate non possono reggere il confronto con la psiche contorta del protagonista che, in qualche modo, riusciamo a comprendere.

Così, anche se la sorella si innamora per l’ennesima volta (probabilmente della persona sbagliata), o il dipartimento di polizia è impegnato a risolvere un caso complicatissimo, noi siamo sempre e solo affascinati da ciò che affascina Dexter, un uomo che peraltro ammette di non provare emozioni.

L’episodio scorre così, tra affermazioni quasi idilliache ed efferate scene di morte, tra i crimini irrisolti dalla polizia e la vita domestica del protagonista, in una maniera molto convincente e con accentuate trame orizzontali che proseguono per tutta la stagione, con un umorismo ben disposto e un po’ d’azione, risultando alla fine «molto godibile, ottimamente scritto e tecnicamente riuscito».

Dexter quindi è l’outlaw hero per eccellenza: individuale, libero, sognatore e solitario [Casetti – Di Chio 1991] che incarna desideri, pulsioni e aspetti caratteriali del grande pubblico che può liberamente esprimerli attraverso il piccolo schermo.

Nella struttura degli episodi è molto frequente l’utilizzo di flashback che aiutano a capire come e perché Dexter Morgan sia diventato l’uomo che conosciamo.

I registi giocano e osano con il quadro fino a realizzare inquadrature dal punto di vista della vittima stesa sul letto di morte, primissimi piani durante i dialoghi, (rari) piano-sequenza di Dexter che guarda dritto in camera, uniti ad un utilizzo della camera a mano con focus sui dettagli indicati dallo sguardo dell’ematologo. Da sottolineare che, quando è presente, Dexter è sempre al centro del quadro.

Bellissimi i giochi di luce, riscontrabili già nel pilot, che vedono il protagonista in ombra e lo sfondo della città pieno di colori. Questa è un’altra caratteristica della serie: spesso ci si trova a respirare l’aria densa di un omicidio avvenuto in uno scenario lugubre, contrapposta però all’ambientazione festosa e solare che può offrire la città dove si svolge la serie, Miami.

Questo clima di festa in realtà si può vivere anche durante gli omicidi grazie alla musica, fino addirittura a sentir suonare un allegro Cha Cha Cha mentre in video ci sono abbondantissimi schizzi di sangue. La colonna sonora, infatti, è difficile da inquadrare. È gioiosa ma angosciante allo stesso tempo, firmata, settimana dopo settimana, da Daniel Licht, autore noto soprattutto per gli horror. «Licht, con Dexter, si è davvero sbizzarrito e nel corso della prima stagione ha composto melodie tra le più disparate; passando dai ritmi latini a pezzi elettronici più scatenati, in un tripudio di strumenti e sonorità».

Analizzare questa serie sotto un profilo linguistico è molto interessante perché, nonostante il cast sia composto da diversi attori, non c’è tra di loro una coesione tale da riuscire a suscitare l’interesse che il personaggio di Dexter, da solo, suscita.

Si ha come l’impressione di essere di fronte a diversi personaggi che interpretano, nella serie, diversi ruoli: il protagonista, l’antagonista, l’aiutante. Il merito è dell’attore Michael C. Hall, il quale ha la capacità di far emergere, attraverso la recitazione, tutte le sfumature di un personaggio assolutamente perfetto.

Ad aiutare Hall nel risultare credibile nelle interpretazioni di Dexter ci pensano i dialoghi. Sin da subito lo spettatore si rende conto di essere completamente in balia del personaggio e dei suoi diversi ruoli: è spiazzato quando assiste per la prima volta ad un suo delitto, ma nello stesso tempo gli crea – e si crea – un alibi (in fondo la vittima se lo merita). Alla fine però è inorridito perché capisce che, nonostante la “giusta causa”, a Dexter piace uccidere.

Di seguito uno scambio di battute tra Dexter e la vittima del pilot:

[Dexter] Bravo, prega! Questi bambini t’imploravano?

[Vittima] Non riuscivo a trattenermi, non riuscivo. Ti prego, tu devi capirmi!

[Dexter] Fidati, ti capisco perfettamente. Neanch’io riesco a trattenermi.

Di seguito, però, scopriamo anche un lato ironico di Dexter. La sua è un’ironia nera: scherza sulla morte con estrema freddezza e le sue battute suscitano nel telespettatore una simpatia inaspettata. Ecco alcuni esempi:

[Dexter] È questo che mi pesa tanto, non biasimo i miei genitori adottivi, Harry e Doris Morgan hanno fatto un lavoro eccezionale crescendomi, ma ora sono morti tutti e due. Non li ho uccisi io eh, davvero!

E ancora:

[Dexter] Non piaccio agli animali, specialmente ai cani: non penso che approvino ciò che faccio ogni tanto ai loro padroni.

La voce di Dexter interviene all’interno delle puntate come voce narrante. Espone i suoi pensieri e le sue sensazioni, dialoga in qualche modo con gli spettatori che sono coinvolti totalmente dalla mente del protagonista. Spesso ci svela particolari sulla vita, sulla sua infanzia e sui consigli che suo padre gli ha dato per incanalare l’istinto irrefrenabile di uccidere.

[Dexter] Harry, il mio padre adottivo, mi ha dato delle regole, sarebbe soddisfatto e lo sono anch’io. Harry era un grande poliziotto qui a Miami, mi ha insegnato a pensare come uno di loro, mi ha insegnato come coprire le mie tracce: io sono un mostro molto pulito.

[Dexter] Prima regola di Harry: evitare coinvolgimenti emotivi.

[Dexter] C’è una cosa che Harry non mi ha insegnato, una cosa che non sapeva, che non poteva sapere: che l’atto di spezzare volontariamente una vita ti emargina dal genere umano, diventi un solitario che guarda sempre dentro di sé, sempre in cerca di compagnia.

Altre volte cerca quasi di giustificarsi con noi, come se volesse convincerci ad accettare la sua natura.

[Dexter] Non sono il mostro che vuole farmi diventare. Non sono né un uomo né una bestia. Sono qualcosa di completamente nuovo, e seguo le mie regole. Sono Dexter.

E in altre situazioni è in grado di dimostrare i suoi sentimenti che, come detto, all’inizio della serie pensava di non poter provare.

[Dexter] Rita noi siamo legati, ovunque vada sento che tu e i bambini siete sempre con me. Voi mi rendete vivo. […] Per questo so che voglio sposarti, perché una cosa semplice, come la sera della pizza, illumina la mia settimana, ma non senza i miei ragazzi. Cody, Astor, voi siete la mia famiglia, io voglio stare con voi per sempre. Vi prego, ditemi di sì.

Insomma, analizzando Dexter attraverso le sue affermazioni, ci si rende conto di essere di fronte ad un personaggio in continua evoluzione, in una metamorfosi continua che spiazza lo spettatore, al quale non rimane altro che godersi la serie senza sorprendersi se scoprirà, col passare delle puntate, di provare una stima latente per Dexter.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

Cerca la serie tv

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *