Criminal minds

Criminal minds

Una volta eliminato l’impossibile quel che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità.
(Criminal Minds; 1, 7)

Criminal Minds, serie televisiva statunitense, fa la sua comparsa il 22 settembre 2005 sul canale americano CBS. La serie, creata da Jeff Davis, in Italia viene trasmessa in prima TV nel febbraio 2006 sul canale satellitare Fox Crime mentre per la prima visione gratuita bisognerà attendere il 5 settembre 2006, quando la serie passerà sulla rete generalista Rai 2. Dalla struttura fortemente verticale la serie ha raggiunto la dodicesima stagione di messa in onda (in forse fino a marzo 2016) per un totale di 277 episodi.

Solitamente Criminal Minds è definito come un telefilm poliziesco, ma questa appare come un’etichetta generica e incompleta in quanto la serie, oltre ad avere tutte la caratteristiche tipiche del poliziesco (omicidio, scoperta del cadavere, indagine, analisi del caso, cattura del killer), introduce un elemento nuovo: alla soluzione del caso si arriva attraverso lo studio dettagliato della mente dell’assassino.
La squadra di Criminal Minds è composta da un gruppo di criminologi dell’FBI che fanno capo all’Unità di Analisi Comportamentale (BAU, Behavioral Analysis Unit). Nella realtà la BAU fornisce assistenza alle forze di polizia attraverso il processo di Analisi di indagine penale. L’analisi investigativa criminale è un processo di revisione dei crimini sia dal punto di vista comportamentale che quello delle prospettive di indagine. Il personale BAU conduce analisi dettagliate dei crimini allo scopo di fornire uno o più dei seguenti servizi: analisi della criminalità, suggerimenti investigativi, profili di ignoti delinquenti, analisi delle minacce, analisi critica dei crimini, analisi delle strategie, profili di gestione dei casi violenti, strategie di interazione con i testimoni [1].
Il telefilm, non a caso ritenuto uno dei più realistici del genere, diventa una sorta di replica della realtà e ci mostra come realmente operano gli agenti della BAU. Inoltre la credibilità della sceneggiatura di Criminal Minds si deve all’ausilio di un ex agente dell’FBI che attinge a piene mani dall’archivio dei profilers americani.
La figura del profiler, resa famosa dall’interpretazione del premio Oscar Jodie Foster nel film Il silenzio degli innocenti, in Criminal Minds è sdoganata ed è proposta allo spettatore in tutte le sue più profonde sfaccettature: ogni membro del team è specializzato in un compito specifico, ognuno ha la sua intuizione, ma alla fine è solo grazie al lavoro di squadra che si riesce a risolvere il caso.
Il pubblico americano ha apprezzato la verosimiglianza della serie, tanto che Criminal Minds attrae quasi 15 milioni di americani ogni mercoledì sera (Serialmania 2010: IV, 37).
Anche in Italia la serie è molto seguita: il primo episodio della settima stagione di Criminal Minds, andato in onda il 10 febbraio 2012 su Fox Crime, ha registrato un boom di ascolti ed è stato visto complessivamente da 648 mila spettatori con quasi un milione di contatti. Si tratta del miglior risultato di sempre per una serie TV in modalità live-vosdal (dato aggiornato a febbraio 2012).

La serie è a protagonismo collettivo.
Jason Gideon (Mandy Patinkin) è il profiler più esperto del gruppo, ma abbandona la serie all’inizio della terza stagione perché non riesce a superare la morte di una sua vecchia compagna di college per mano di un SI (il suo posto è preso da David Rossi, interpretato da Joe Mantegna); Aaron Hotchner (Thomas Gibson) è l’agente speciale supervisore della BAU di Quantico; Derek Morgan (Shemar Moore) è l’agente speciale senior, esperto in crimini ossessivi; Spencer Reid (Matthew Gray Gubler) è il genio del gruppo (ha un QI di 187), poco adatto all’azione e alle armi, spende spesso le sue doti deduttive per la soluzione dei casi; Jennifer “JJ” Jareau (A. J. Cook) è un’agente dell’FBI esperta in comunicazioni e rapporti con la burocrazia. Ha il compito di convocare gli agenti della squadra quando viene presentato un nuovo caso, gestire i media, indire conferenze stampa e parlare con le famiglie delle vittime; Penelope Garcia (Kirsten Vangsness) è l’esperta di informatica che si occupa del reperimento rapido delle informazioni che le vengono richieste; Elle Greenaway (Lola Glaudini) è un’esperta in crimini sessuali che nella seconda stagione uccide uno stupratore seriale e, nonostante l’omicidio sia considerato legittima difesa, decide di lasciare la BAU (il suo posto è preso da Emily Prentiss, interpretata da Paget Brewster); Ashley Seaver (Rachel Nichols) è un cadetto dell’FBI, figlia di un serial killer catturato dalla BAU, aiuta la squadra a risolvere un caso diventandone membro temporaneo.

La struttura degli episodi è concepita in eventi che scandiscono il ritmo della vicenda: privazione (il rapimento o l’omicidio); allontanamento (occultamento del cadavere); viaggio (fisico); divieto (viene scoperta un’altra vittima); obbligo (la missione da portare a termine); inganno (il killer è in un momento di vantaggio rispetto al team); prova (il team riesce a catturare l’assassino); rimozione della mancanza (viene ritrovata la persona rapita o il suo cadavere); ritorno (il ritorno della squadra a Quantico); celebrazione (solitamente dai parte dei mass-media per la cattura del killer seriale. Su questo aspetto si rimanda a Casetti e Di Chio, Analisi del film, p. 182-187).
In genere, ogni episodio inizia con un teaser di un paio di minuti in cui è descritto il crimine e nel cui atto il colpevole viene tenuto abilmente nascosto dalle telecamere. Segue la richiesta di aiuto che può venire, ad esempio, da parte della polizia locale che si sta occupando del caso, o da uno studente spaventato dal fatto di poter essere un potenziale killer, o da un politico spinto da affari personali.
Dopo sei minuti, riassumibili in delitto-briefing-partenza, comincia la sigla.

SiglaLa sigla di Criminal Minds ha inizio con il logo della serie. Nei successivi trenta secondi è presentato il cast al completo attraverso l’uso della transizione delle immagini: le immagini degli attori e dei loro nomi si intersecano con una serie di altri fotogrammi (titoli di giornali, foto di ricercati e alcuni indizi). Tutti i frame vengono introdotti e fatti “allontanare” con tecniche di movimento, quali l’entrata/uscita dall’alto o dal basso, la scacchiera e il pettine.

Il soggetto di questo telefilm risulta veritiero perché i casi che ci vengono proposti sono molto spesso ripresi dalla realtà, e questo aspetto ci viene sottolineato anche nella sigla, nella quale compaiono le foto di alcuni dei serial killer più famosi d’America (come Charles Manson, Richard Ramirez, David Berkowitz, Theodore Kaczynski e John Wayne Gacy) [2].
Mentre sono in viaggio in ogni parte del paese, i profiler iniziano a comporre il profilo dell’assassino e spesso le loro prime impressioni si rivelano incanalate nella giusta direzione.
Una volta stilato un profilo completo, alla squadra rimane il compito di identificare il killer, trovarlo ed arrestarlo.
L’episodio segue sempre le regole classiche del giallo di investigazione alla Sherlock Holmes, caratterizzato dalla sequenza crimine-inchiesta-soluzione e che lascia poco spazio agli avvenimenti personali dei protagonisti.
Numerose le citazioni e gli aforismi pronunciati sia in campo che fuoricampo, spesso a conclusione dell’episodio.
Anche se caratterizzata da una forte verticalità basata sulla caccia dei serial killer, la forza di Criminal Minds consiste nell’avere struttura e meccanismo ferrei e nel riuscire a far scivolare tutto senza che si scorga l’impalcatura scientifica costruita dagli sceneggiatori, abilità che l’ha resa ancora una serie di notevole freschezza dopo nove stagioni.
Di pregevole fattura la mano della regia che, sempre sobria, non invade mai la scena.
Molto apprezzabili anche i filtri per i colori che donano alla serie quel tocco noir tipico dei polizieschi anni ’80.
Tra i pochi espedienti grafici troviamo l’immergersi del profiler nell’ambientazione che sta solo immaginando o raccontando e anche qualche rara scena di repertorio riferita ad incendi o delitti.
Interessanti anche le ricostruzioni dei delitti che vedono il criminale spesso nascosto da sapienti inquadrature o da giochi di luce/ombra, fino alla sua scoperta.
Infine, la musica, importante ma non invadente, crea un continuo crescendo durante la caccia al SI, conclude in crescendo una sequenza e accentua lo stacco rispetto alla sequenza seguente [Casetti – Di Chio 1991: 94], come nell’istante in cui la vittima capisce di essere in pericolo, per poi tornare ad accompagnare dolcemente i protagonisti verso la fine dell’episodio.

Il linguaggio di Criminal Minds, un telefilm che ha un taglio preciso, ha un lessico particolarmente dettagliato, soprattutto quando a parlare sono l’agente speciale Reid, il genio del gruppo, e il tecnico informatico Penelope Garcia. I dialoghi sono spesso incalzanti, specie quando negli interrogatori si cerca di incastrare il sospettato. Ecco parte di un interrogatorio condotto da Hotchner che, capita la leva su cui spingere, entra nella mente del criminale:

[Agente 1] Cosa fa?

[Agente 2] Abbassa la temperatura, il freddo li innervosisce.

[Hotchner] Deve credere che tutti lavorano su un caso e mi servono anche un bel po’ di scatole. Riempitele! Non mi importa se sono fogli bianchi e scriveteci il nome.

[Vogel] sui lati.

[Hotchner] (Entrando nella stanza con uno scatolone in mano) Quattro mesi di indagini, una pratica e indovina Richard? Non è la tua pratica! Capisci? Tu non ci interessi. Ci interessa Vogel!

Inoltre, l’utilizzo di aforismi che spaziano dalla filosofia, alla musica, alla letteratura è frequentissimo, tanto da essere considerato una peculiarità della serie. Alcuni sono espressi durante i vari dialoghi, altri sono recitati da una voce narrante in una delle sequenze iniziali ed ancora in quella finale durante il viaggio di ritorno alla base. Spesso la citazione è legata al caso che si svolge nell’episodio; eccone alcuni esempi:

«Tutto è un enigma e la chiave di un enigma è un altro enigma». (Emerson)

«L’idea di una fonte sovrannaturale del male non è necessaria, gli uomini da soli sono capaci di ogni nequizia». (Conrad)

«Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio». (Beckett)

Anche il viaggio è un elemento riconoscibile della serie: durante i voli d’andata, il team studia il caso che gli è stato affidato, analizza gli indizi, fa supposizioni e traccia un primo profilo dell’assassino. Nei viaggi di ritorno, invece, il volo è un momento di bilanci, di soddisfazione per la chiusura del caso o di rammarico e di rabbia per non essere riusciti a salvare l’innocente.
Il modo in cui sono strutturati i dialoghi e l’utilizzo di citazioni colte rendono Criminal Minds un telefilm adatto ad un pubblico attento ed istruito.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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