Compagni di scuola

Compagni di scuola

Ma tajamoli ‘sti pini, no? C’hanno trecent’anni l’uno… Ma quanto li volemo fa’ campà?

Compagni di scuola (2001, una sola stagione lunga con 26 episodi, Raidue) è una fiction dedicata al mondo della scuola che ha per protagonisti alcuni docenti e ragazzi che frequentano il Liceo Scientifico Sperimentale di Roma intitolato a Giacomo Leopardi. Il format è quello della serie tv spagnola Compañeros. I protagonisti sono due fratelli, diversissimi tra loro: Giovanni Salina, interpretato da Paolo Sassanelli, professore di Scienze con un divorzio non ancora superato e una bambina di circa dieci anni, Sara, e il fratello maggiore Felice, un insolito ma credibile Massimo Lopez, cinquantenne single intellettuale, vice-preside, professore di Filosofia e Storia, molto rigido e severo. La fiction è un concentrato di giovani nomi che negli anni successivi hanno ottenuto un grande successo nel cinema italiano: Laura Chiatti, Brando De Sica, Cristiana Capotondi e Riccardo Scamarcio.
Gli errori di regia e le incongruenze di sceneggiatura appaiono piuttosto frequenti. In una sala professori di una scuola piuttosto grande sostano appena nove docenti e mai, nemmeno nelle riprese in corridoio, ne appaiono altri. Una classe della Primaria accolta nella struttura del Liceo adotta il maestro unico, Gustavo, mentre in Italia, nel 2001, vigeva il sistema del corpo docente articolato. Mentre Gustavo spiega, circondato da bambini attenti, ecco apparire un microfono; mentre i ragazzi sono in gita, seduti nel pullman, durante un dialogo, i posti a sedere dei ragazzi cambiano in continuazione; e, ancora, un primo piano di Martina (il personaggio della Capotondi) rivela che la ragazza ha perso un orecchino, per poi averlo nuovamente al lobo nelle successive inquadrature. Particolare di cui non ci saremmo forse accorti se la sceneggiatura non avesse previsto Michele che ammirasse gli orecchini a forma di rana di Martina: una scena sicuramente utilizzata come riempitivo, visto che di questi orecchini poi non si parla più. Inoltre, è totalmente assente l’alternarsi delle stagioni: il Leopardi sembra essere l’isola felice in cui è prevista solo la primavera, infatti i ragazzi hanno abiti leggeri, in alcuni casi addirittura estivi. La credibilità della fiction school americana, in cui l’alternarsi degli episodi segue da vicino la stagione scolastica dall’inizio al ballo di fine anno, è, insomma, lontanissima. Non mancano le incongruenze linguistiche: i due fratelli Salina non sono diversi solo esteticamente e caratterialmente, ma hanno un accento regionale molto diverso. Giovanni ha in molte occasioni uno spiccato accento barese, lingua d’origine dell’attore, Felice no. Per giunta, la loro madre (Valeria Valeri) esibisce un accento toscano, quello della provincia di Siena, per la precisione.
Malgrado le debolezze, Compagni di scuola non tralascia quasi nessuna delle problematiche giovanili abituali e le affronta con tranquillità e senza eccessi, dall’amore, all’amicizia, al rispetto, al futuro.

Quasi tutta la fiction si svolge a scuola e i ragazzi sono seduti ai loro posti per buona parte della storia. Le scene seguono spesso lo stesso iter: il docente di turno declama nozioni scolastiche mentre la classe cerca di seguire. Accortosi della difficoltà degli allievi, il docente interrompe la lezione e si passa al dibattito che può toccare gli argomenti più diversi.
L’esiguo corpo docente usa moderatamente tecnicismi scolastici come chiedere un permessoaspettativaprima oraschede di valutazione. Il vice-preside, il prof. Felice Salina, si distingue dagli altri colleghi per un linguaggio più forbito e moraleggiante («Il giovane risulta debolmente propositivo», «Il calcio è primitivo, fa leva sugli istinti primordiali del branco che deve difendere il suo territorio contro il nemico e trasforma l’attività aggressiva dell’uomo-scimmione in attività aggressiva del giocatore scimmione!») e inorridisce davanti alle espressioni sciatte dei ragazzi. Il fratello Giovanni, professore di Scienze, un uomo piacente sulla quarantina, fa da tramite tra alunni e docenti e nei momenti di maggior tensione emotiva utilizza un chiaro accento barese e frasi piuttosto marcate («La macchina era la mia!», «Una risposta prima o poi gliela devi dare!», «Io la conosco tua mamma», «Me la sono fatta la chiarezza»). La differenza tra i due fratelli è talvolta marcata anche metalinguisticamente:

[Giovanni] Perché non ci parli?

[Felice] Perché non le parli!

Un altro personaggio rilevante è Francesca, il complicato amore di Giovanni. Si tratta di una donna molto emotiva che, nei momenti in cui non riesce a esprimere con calma i suoi pensieri, si aiuta con connettivi discorsivi e incorre in una sintassi frantumata che concorre al realismo della rappresentazione:

[Francesca] Federico mi ha chiesto, sì, insomma, vuole un’altra possibilità…

Il gruppo dei docenti non presenta particolari caratteristiche linguistiche, così come gli alunni rappresentano modelli abbastanza stereotipati dei ragazzi degli anni 2000, che hanno familiarità con le nuove tecnologie e che hanno una libertà personale abbastanza ampia. La loro lingua presenta stereotipi collaudati («Non ti si fila», «Hai rotto», «Vado a palla», «La ragazza che la dà di più», «Le ragazze non ti si filano», «Andare in paranoia», «Fare casino», e qualche spunto lessicale più colorito, come «Sfracellare le palle», o più espressionistico, come «Essere appolpato a qualcuno»). Quando sono tra loro, quindi in una situazione diastratica paritaria, l’italiano è largamente informale, come nel caso delle proposizioni ipotetiche dell’irrealtà espresse con il doppio imperfetto indicativo («Se non cadevi, a quest’ora […]»,«Se non parcheggiavi sul marciapiede, non te la faceva la multa»), delle frequenti dislocazioni a destra e sinistra («Cambialo il motorino!», «Sempre roba da suicidio è», «Uno stronzo sei!», «Quello è deficiente, non io»).
Un personaggio molto connotato in senso regionale e popolare è Milva, la bidella della scuola, che si esprime in modo semplice e in molti casi anche colorito: «Adesso devo porta’ ’sto sarchiapone là dentro», «Ma tanto, se scopro chi è stato, lo sconocchio», quando non è rappresentata come semicolta (nel caso in cui pronuncia, per esempio, lagune per ‘lacune’).

 

Maria Letizia Raganato

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