Chuck

Chuck

Chuck è il computer! (Chuck; 1, 1)

Ideata da Josh Schwartz (The O.C.Gossip Girl) e Cris Fedak e prodotta da College Hill Pictures Inc., Wonderland Sound and Vision e dalla Warner Bros Television, Chuck è una serie televisiva andata in onda sulla rete americana NBC dal 2007 al 2012, anno in cui la serie è conclusa. In Italia è trasmessa in prima assoluta dal 22 giugno 2008 su Steel, canale pay della piattaforma Mediaset Premium, per poi essere data in chiaro al pubblico della TV generalista su Italia 1 dal 9 giugno 2009. Sono state prodotte 5 stagioni per un totale di 91 episodi della durata di 43 minuti ciascuno.
Chuck è un mix di generi, dosati sapientemente, in grado di funzionare grazie alla struttura parodistica della serie. Chuck è, infatti, una parodia, una delle migliori scritte e messe in onda finora.

Chuck Bartowski è un esperto di computer, troppo svogliato per diventare qualcuno e troppo legato al ricordo di Jill, sua fidanzata storica, che lo ha lasciato all’università, per poter andare avanti e cercare una relazione seria. Lavora a Burbank, California, più precisamente al Buy More, dove è il responsabile della squadra specializzata in informatica, la così detta «Nerd Herd». Il Buy More è anch’esso una parodia: si ispira al Best Buy, una catena realmente esistente negli Stati Uniti, la cui squadra di esperti in informatica è definita «Geek Squad». Il giorno del suo compleanno, Chuck riceve una mail da un suo compagno dell’Università di Stanford, che ora è un agente della CIA, anche se Chuck non lo sa e crede sia un contabile. Quando apre la mail (criptata), l’intero database, definito Intersect, contenuto nei computer della CIA e della NSA (Agenzia per la Sicurezza Nazionale) è scaricato nel suo cervello: Chuck, anche a causa della contemporanea distruzione dell’Intersect vero, diventa l’unico database che contiene le informazioni segrete statunitensi e per questa sua peculiarità sarà conteso da entrambi i servizi segreti. L’Intersect lavora in modo casuale, riportando le informazioni solo quando Chuck è stimolato visivamente (nelle stagioni successive, il sistema sarà perfezionato e quindi sarà in grado di permettere a Chuck di richiamare alcune caratteristiche volontariamente). Per tale motivo, Chuck deve essere protetto e lavorare sotto copertura. La vita del giovane quindi cambia drasticamente e il ragazzo si ritrova così a vivere emozionanti avventure ricche d’azione, simpatia e, scopriremo, anche di sentimenti.
Ogni episodio si intitola Chuck versus l’oggetto o la prova a cui sarà sottoposto. A volte il titolo è ironico, a volte drammatico, ma il senso è che riguarderà quella specifica avventura, come nel caso dell’episodio pilota, intitolato proprio Chuck vs. The Intersect. Questa strategia, assieme all’elevato valore della storia conferisce un’orizzontalità che non stanca mai.
Vincitrice di due Emmy Awards (2008 e 2009), due Teen Choice Award (2010) ed un Eddie Awards (2008), Chuck ha riscosso immediata popolarità, soprattutto in certe fasce d’età, diventando subito una serie culto della cultura pop contemporanea. Questa popolarità, tuttavia, non si è tradotta in ascolti adeguati, rischiando la chiusura fin dalla seconda stagione, salvato da campagne on-line e dall’aiuto di alcuni sponsor. Probabile che Chuck, nonostante gli spot promozionali della NBC e le ottime recensioni critiche ricevute, abbia sofferto la concorrenza (durante le prime stagioni) delle altre emittenti, soprattutto ABC con Dancing with the Stars (oggi in calo negli ascolti, ma allora vero rullo compressore), FOX con House e la serata comedy della CBS (con How I Met Your Mother su tutte). Si può anche ipotizzare, paradossalmente, che un serial così divertente, giovane e dinamico abbia raccolto più consenso attraverso Internet che nella messa in onda diretta.
Chuck è una parodia che non dimentica la lezione aristotelica della narrazione: tutto è preso sul serio nei contenuti (la vita, la morte, l’amore), ma non la serie stessa. Essa prende in giro continuamente tutta la produzione narrativa dello spionistico, sci-fi, sentimentale, avventuroso, d’azione, drammatico e commedia. In pratica, è una parodia sfacciatamente realistica, che evita l’autocompiacimento e colpisce senza pietà tutti i cliché dei vari generi, tritati e poi miscelati in questo prodotto colto e intelligente che evita il demenziale gratuito.
Non siamo pertanto dalle parti delle parodie alla Mel Brooks, senza trama, piene di non-sense e di metanarrazione: qui siamo di fronte a un meccanismo di semina e raccolta dei contenuti che normalmente si ritrova nei drama, ovvero tematiche che spaziano dai temi adolescenziali a quelli adulti.
Le tematiche adolescenziali, tipiche del romanzo di formazione, accompagnano il personaggio principale, Chuck Bartowski, durante la sua crescita e maturazione: dalla sindrome di Peter Pan all’abbandono del nido materno, passando per l’inadeguatezza sociale. Morgan Grimes, infine, come ogni romanzo di formazione (o viaggio dell’Eroe che dir si voglia), è la spalla, l’amico su cui poter contare sempre e comunque.
Le tematiche adulte sono invece una colonna portante del racconto stesso: la famiglia allargata o moderna, la solitudine e l’abbandono, l’amore e il tradimento, l’ingiustizia e l’ingiustizia del sistema; esemplare, in tal senso, è l’“abrogazione” della famiglia tradizionale, sostituita, invece, dalle relazioni che i singoli personaggi instaurano tra loro (la cui summa massima è il rapporto Sarah-Chuck), i quali hanno in un modo o nell’altro famiglie “disfunzionali” (Chuck e Ellie hanno subito prima l’abbandono materno, poi quello paterno; Sarah ha un padre truffatore che le ha rovinato l’infanzia; Casey scopre più tardi di avere una figlia con la quale deve imparare a rapportarsi). Geniale che in questo quadro l’unica famiglia che incarna i valori del “sogno americano” sia quella dei genitori di Devon, non a caso definito con il nickname “Captain Awesome” (fantastico), marito di Ellie e quindi cognato di Chuck, al quale tra l’altro fornisce supporto continuo e costante (usando sempre la formula statunitense “bro.”, fratello).
Come in tutte le parodie fatte bene, la componente comica non può solo essere autoreferenziale, ma deve necessariamente essere autonoma: è per questo che il microcosmo del Buy More è spesso centrale nelle narrazioni. La follia demenziale di Jeff&Lester, in risposta alla follia del sistema, è un atto anarchico in un Buy More metafora delle stratificazioni sociali, in cui l’innocua e simpatica mediocrità di Big Mike è al potere.
Il merito dei produttori Fedak e Schwartz è quello di aver dotato la serie di un’ottima struttura sulla quale poter poggiare i racconti sia del singolo episodio, sia dell’intero arco narrativo stagionale.
Le recensioni sulla serie sono state, non a caso, molto positive tanto che essa è stata inserita nella lista dei programmi preferiti (We Like To Watch) della celebre rivista Rolling Stone e Alan Sepinwall sul The Star-Ledger l’ha persino definita lo show con il più alto tasso di “puro intrattenimento”, spiegando che ciò che rende la serie speciale è il calore e l’umanità che fanno da sfondo alle scene comiche, nonché le ottime interpretazioni degli attori [1].
Numerosissime sono le guest star che hanno offerto la loro partecipazione nel corso delle stagioni, come Matthew Bomer – co-protagonista nelle serie Tru Calling e White Collar, Brandon Routh (il Superman di Superman Returns), Chevy Chase, l’attrice Nicole Richie, Christopher Lloyd, Dolph Lundgren – l’Ivan Drago di Rocky IV – e tanti altri: soprattutto i genitori di Chuck (Stephen J. e Mary Bartowski), cioè Scott Bakula – famoso in televisione per essere stato l’ideatore e protagonista di Quantum Leap – e Linda Hamilton, famosissima attrice grazie all’interpretazione di Sarah Connor madre di Jon Connor nei primi due Terminator. Proprio in riferimento al suo film, in uno degli episodi della quarta stagione, pronuncia la famosa frase “Venite con me se volete vivere”, impreziosendo così il lungo elenco di citazioni di cui la serie è piena.
Chuck ha anche un primato unico nel suo genere, in quanto è la prima serie televisiva al mondo a contenere un episodio interamente girato in 3D. Si tratta dell’episodio Chuck vs la Rockstar della seconda stagione, trasmesso in 3D anche in Italia su Steel.
A fronte di tutto ciò, non sorprende, quindi, che questa spy-story atipica si sia guadagnata il favore di una vasta fetta di pubblico anche in Italia, dove sono nati svariati fan club come chuckitalia.it, chuckitalia.com e chuckbartowski.it, per citarne alcuni.

Chuck Bartowski (Zachary Levi) è il protagonista indiscusso della serie, è l’Intersect, spesso impacciato, che con le sue visioni può cambiare il destino della sicurezza statunitense. Suscita, quindi, la curiosità della Sicurezza Nazionale e della CIA che gli affiancano John Casey (Adam Baldwin), che presterà servizio sotto copertura come apprendista al Buy More, e Sarah Walker (Yvonne Strahovski), che si fingerà la sua fidanzata. Sarah è una bella ragazza che finirà con l’innamorarsi veramente di Chuck, mentre John Casey è la spia senza cuore che pensa solo al lavoro ma che poi, lavorando fianco a fianco con l’Intersect, finisce per affezionarsi a Chuck e all’intero team.
Come ogni eroe che si rispetti, Chuck è affiancato dal suo migliore amico – ancora più nerd, se possibile – Morgan Grimes (Joshua Gomez), con il quale condivide la passione per i videogiochi e per i computer, che però non è a conoscenza del suo segreto.
Completano il cast Diane Beckman (Bonita Friedericy), generale di brigata e direttrice della NSA, posta a capo dell’Operazione Bartowski; la sorella di Chuck, Ellie Bartowski (Sarah Lancaster) con il marito Devon “Capitan Fenomeno” Woodcomb (Ryan McPartlin), la coppia Lester Patel (Vik Sahay) e Jeffrey “Jeff” Barnes (Scott Krinsky), due dipendenti del Buy More, utilizzati per le situazioni comiche; infine Big Mike (Mark Christopher Lawrence), il direttore generale del Buy More.
Sui personaggi, in Chuck si è fatto un lavoro di tutto rispetto: i personaggi hanno background ben definiti, sono sempre tridimensionali, anche quando appaiono solo per due o tre episodi o poco più; per questo, la sospensione di incredulità non viene mai meno. La veridicità dei protagonisti garantisce a Chuck una verosimiglianza delle storie, rendendo la serie longeva.

Lo schema narrativo di Chuck segue due grossi filoni, indivisibili per assicurare il successo della serie. Chuck, infatti, snoda la sua struttura attorno alla vita privata del protagonista e alla sua vita da spia.
Gli episodi non seguono una struttura precisa, essendo la serie connotata come parodia non solo del genere spionistico, ma di un mix originale e frizzante di più contenuti presi dai diversi “generi”.
Il teaser si apre di solito con scene di vita privata, ma non mancano puntate in cui la voce fuori campo del protagonista fa un breve riassunto, di massimo due minuti, delle puntate precedenti. Le scene di vita personale possono essere ambientate al Buy More con i colleghi di lavoro, ma possono svolgersi anche in casa, dove la nostra spia si confronta con i familiari e col migliore amico, Morgan. Qualcosa, però, interviene sempre a sconvolgere l’equilibrio iniziale e a preannunciare quale sarà la prossima missione. A questo punto, dopo un minimo di 2 minuti e un massimo di 8, parte la sigla seguita dai titoli di testa.

SiglaLa musica della sigla iniziale è una clip strumentale tratta dal brano Short Skirt/Long Jacket dei Cake [2]. Dalla durata di 36 secondi, la sigla di Chuck è strutturata principalmente su un flusso di immagini che si spostano sia verticalmente che orizzontalmente da sinistra a destra, e racchiude al suo interno una micro-storia costruita come un fumetto. L’omino disegnato sul cartellino da dipendente di Chuck prende vita e, con una valigia in mano, inizia a correre sia a piedi che con altri mezzi (skateboard, elicottero, fune), interagendo con i volti o con i nomi degli attori che di frame in frame vengono presentati. Costruita principalmente sui temi del rosso, del nero e del bianco, la sigla ci introduce al leitmotiv della serie: lo spionaggio.

La trama, mai banale, si svolge unicamente attorno alla figura dell’Intersect. La prima parte della storia si sviluppa nella costruzione del piano, la strategia d’attacco che attueranno le spie. Verso la metà dell’episodio, si entra nel vivo dell’azione che sembra dirigersi verso una facile conclusione. La storia, però, non può dirsi conclusa prima del superamento di un’ulteriore complicazione, che può essere, ad esempio, lo smascheramento della copertura o il rapimento di uno dei protagonisti. Entro la fine dell’episodio, si torna, comunque, alla normalità, con la soluzione della confusa situazione venutasi a creare e il ripristino del precedente clima di tranquillità.
Conclude l’episodio, dal minuto 36 in poi, un epilogo ambientato in casa o al Buy More che lascia un sapore agrodolce, avente il compito di garantire l’orizzontalità.
Si ricorre, talvolta, all’utilizzo dei flashback, inseriti di solito prima dell’entrata in azione dei protagonisti dell’episodio, con lo scopo di dare allo spettatore un background essenziale a comprendere appieno il tema della puntata.
Molto usate le didascalie, che indicano in che periodo e in che luogo ci si trova, e i sottotitoli, per tradurre dialoghi lasciati volutamente in lingua originale.
I combattimenti, per quanto appositamente coreografati in maniera improbabile, finiscono per essere realistici, e dal punto di vista tecnico l’episodio è confezionato in modo ineccepibile: dalla musica (straordinario il lavoro di Tim Jones per la colonna sonora originale) agli effetti speciali, tutto è prodotto fedele alla qualità tecnica che contraddistingue i prodotti statunitensi; anche per questo Chuck è una serie TV facile da vedere, divertente senza cadere nel ridicolo, leggera senza essere banale.
Guardando più in generale le stagioni, a parte la prima (costretta ai tredici episodi iniziali per via dello sciopero degli sceneggiatori e per questo meno omogenea nella narrazione orizzontale) che fa un po’ da presentazione, ognuna di esse è caratterizzata da un’organizzazione criminale o un personaggio che fa la parte del “cattivo”, una back story che viene man mano dipinta e sapientemente delineata con il passare delle puntate.
La serie è realizzata con qualità davvero ottima e, nel corso delle stagioni, si assiste alla crescita psicologica dei personaggi principali. Alla fine di ogni episodio, si ha sempre più l’impressione di conoscere meglio i protagonisti, che vengono via via definiti nella loro totalità.
La storie private e quelle lavorative si fondono con mestiere in un intreccio elaborato ad arte che quasi non mostra lo stacco. Il nostro eroe, infatti, è innamorato della sua collega e questo fa sì che i suoi rapporti sentimentali e familiari siano in perenne parallelismo. Solo l’attività lavorativa al Buy More potrebbe costituire una storia a sé stante, ma anche questa offre intelligenti collegamenti oltre che notevoli spunti comici.

Chuck è un prodotto seriale a struttura narrativa mista, in quanto ogni episodio è autoconclusivo ma, stagionalmente parlando, è necessaria una visione totale della serie per averne chiaro un quadro complessivo chiaro.
I fruitori di questa serie TV si trovano davanti a una sfilza infinita di citazioni e riferimenti che spaziano dai film (Ritorno al futuroIl PadrinoMatrix), alle serie TV (The O.C.Breaking Bad, Lost), ai videogiochi (Call of DutyZork). Tutte queste nozioni rendono i dialoghi del telefilm più comprensibili ad un pubblico con una particolare padronanza degli ambiti citati.
La serie è resa interessante anche dai dialoghi che spesso assumono toni sarcastici ed ironici, dando alla serie quel tocco di comicità che rende la fruizione piacevole. Ecco un esempio:

[Ellie] Chuck che stai facendo?

[Chuck] Sto scappando!

[Ellie] Dalla tua festa di compleanno?

[…]

[Chuck] Sai, sorella, la verità è che io e Morgan ci sentiamo decisamente a disagio nel partecipare alla mia festa di compleanno perché non conosciamo nessuno, perché sono tutti amici tuoi e perché sono tutti medici.

[Morgan] Già, medici che non capiscono le nostre battute.

[Chuck] Beh, le tue battute.

[Morgan] Ok. Le mie battute.

Il ritmo, oltre che dai dialoghi, è scandito anche dalla successione delle inquadrature sempre molto frenetiche e con passaggi decisi (cut); al contrario, la tecnica della dissolvenza è utilizza in rare occasioni.
Nel 2008 i produttori dello show hanno deciso di trarre da Chuck un fumetto in sei puntate, indipendente dalla trama della serie: «Nel fumetto – ha spiegato il co-sceneggiatore Peter Johnson – possiamo fare di tutto, e porteremo Chuck fuori dal negozio Buy More per farlo protagonista di una serie di pazze avventure che, come James Bond, lo porteranno in giro per il mondo» [3].

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci, Simone Zeoli

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2 Commenti

  1. Scorpio

    Decisamente la più completa analisi incontrata sul web tutto (anglofilo o meno), capace di cogliere l’intento parodistico della serie (mantenuto lungo l’arco delle 5 stagioni).

    Consentitemi qualche commento a corollario della review.

    “Chuck” dovrebbe essere una serie accessibile, è disegnata per esserlo (il “fun escapism” di Schwartz). Tuttavia, non sono davvero in molti ad averne colto l’essenza ultima, pur magari apprezzandone l’esecuzione.
    Una parodia (vedi “Naked Gun”) destruttura in chiave satirica i cliché e gli archetipi di un genere (spionistico nel caso di “Chuck”). Ma la creatura di Fedak/Schwartz è andata decisamente oltre l’umorismo over-the-top caratteristico del genere e carta vincente di “Naked Gun” et similia, alienando magari qualche telespettatore (lo stesso Schwartz, intervistato, esplicitava i suoi dubbi circa il target dello show, ambizioso e di difficilissima esecuzione).

    Uno degli aspetti più meritevoli (e, per me, meno apprezzati) della serie è, infatti, quello di trattare gli archetipi appartenenti alla moltitudine di generi miscelati nella narrazione come delle maschere, dietro le quali si celano esseri umani tremendamente “reali” nella loro tangibile esperienza, mai stereotipati (vedi John Casey), veicolando, così, tematiche universali che mai avrei creduto un’opera parodistica in grado di affrontare senza che ne risentisse l’intrinseca leggerezza che la rende in superficie, “fun escapism” (la vera maschera della serie).
    Nella review si cita a dovere il romanzo di formazione: ebbene, non a molti è noto come sia esattamente questa la matrice del “Chuck” di Fedak (autore della controversa, quanto ricca di simbolismi, conclusione). Gli autori della review hanno colto appieno quest’intento e me ne complimento vivamente.

    Aggiungerei una annotazione riguardo il citazionismo: esso non è mai disfunzionale ma sempre inserito, sottilmente o meno, nella narrazione; anzi, esso è utilizzato come strumento per mandare avanti la storia (vedi S03E08, con il killer che si libera delle manette citando “The Silence of the Lambs”). A ciò si aggiunge la meravigliosa sottigliezza nelle autocitazioni (nei dialoghi ma non solo) e nella messa in scena (incorniciata da una soundtrack non originale sempre “spot on”, come direbbero oltreoceano).

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  2. Scorpio

    Aggiungo un’ultima, doverosa, annotazione sul cast, ingrediente essenziale nella riuscita di “Chuck”, non approfondito nella review (magari sarebbe interessante conoscere l’opinione del/degli autore/i).

    Da Johua Gomez in giù, tra i regalars, sono tutti ampiamente sopra la media. I lead sono inarrivabili.

    Zach Levi eccelle nella physical comedy ma al contempo rende inevitabile l’immedesimazione nel suo Chuck.

    Adam Baldwin è semplicemente impeccabile, è evidente dal pilot come il character sia stato ideato per lui e lui lo veste alla meraviglia in tutte le sue molteplici sfaccettature. Ed i suoi tempi comici sono migliori della maggioranza dei commedianti in circolazione.

    Ed eccoci ad Yvonne Strahovski. La sua Sarah è un character complessissimo, dalle dimensioni molteplici e divergenti, e lei, grazie ad una capacità di trasmettere emozioni sinceramente inegualibile, incanta nel modo più alto ed allo stesso tempo sottile cui un attore/artista debba aspirare. Senza l’ausilio di dialoghi interminabili, infatti, Yvonne con un gesto ti lascia intravedere un lato di Sarah Walker, accompagnandoti, dal pilot all’epilogo, nella sua crescita, la più tangibile di tutte. Chapeau al suo talento eccezionale.

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