Camera café

Camera café

Al lavoro, cretino! (Frase ricorrente di De Marinis)

Camera Café è una sitcom italiana andata in onda dal 2003 al 2012 sulla rete Mediaset Italia 1. In totale sono state trasmesse cinque stagioni per un totale di 1628 episodi. La serie si basa su un format francese omonimo e ogni episodio è in realtà composto dall’unione di più miniepisodi della durata di 6-7 minuti ciascuno.

Camera Café è una sitcom monocamera. La struttura prevede che ogni miniepisodio sia composto da un prologo, vari sketch e un epilogo. Il format, l’idea della camera fissa e del distributore automatico di caffè come snodo sociologico e psicologico dell’azienda, conta molto; ma la scelta delle due ex iene Luca Bizzarri nel ruolo di Luca Nervi e di Paolo Kessisoglu in quello di Paolo Bitta ha fatto il resto e si è rivelata azzeccatissima. La sitcom è ambientata davanti ad una macchinetta per il caffè, nell’area relax di un’azienda di cui non viene mai svelato il nome (e d’altronde non viene mai spiegato in modo esplicito che cosa sia il C-14, il prodotto che commercializza; la natura di tale oggetto è peraltro ininfluente alla comprensione delle varie trame), situata in una non ben specificata città del Nord Italia, che però è inequivocabilmente un’invisibile Milano.
Il punto focale di tutta la serie (e motivo principale della sua originalità) è la macchinetta del caffè, che è l’unico punto di vista dello spettatore durante ogni episodio. Davanti ad essa sfilano gli impiegati dell’Azienda durante la loro pausa; lo spettatore può, quindi, sentire il racconto di tutte le vicende che accadono in ufficio o assistervi direttamente.

L’italiano regionale lombardo, e più spesso milanese, è il registro linguistico della sitcom dell’ultima generazione; d’altra parte, se la fiction italiana parla di solito (italiano regionale) romanesco, la fresca e giovane situation comedy italiana dell’ultima generazione (soprattutto per opera di Fatma Ruffini, responsabile di entrambe le opere esaminate per conto di Mediaset) ha decisamente sdoganato gli accenti del nord. Accento a parte, però, pochissimi sono gli elementi locali: in varie decine di minuti di Camera café (sono stati esaminati gli episodi della puntata del 21 settembre 2007) si contano appena un caso di articolo davanti a un nome proprio («La riunione col Carminati») e qualche isolatissimo elemento lessicale usato a scopo espressionista-tabuistico («Romperti i maroni»).
Sicuramente il successo della sitcom è basato sui dialoghi, che sono ben costruiti e strutturati. Le pause sono segnate in modo efficace, così come i cambi di turno, e le battute si susseguono rapide, volutamente pronunciate in maniera più veloce di quanto non sarebbe nel parlato reale. La deissi e le pause discorsive hanno molto peso nella dialogicità di Camera Café, insieme ad altri espedienti, come le espressioni del volto degli attori, che spesso rivelano quello che i personaggi non dicono o il contrario di quello che essi dicono, e i loro movimenti come quelli di Paolo nell’ultima battuta riportata sopra, in cui mima la frase con le braccia.
La lingua della sceneggiatura è sicuramente etichettabile come italiano dell’uso medio; all’interno delle possibilità offerte da questa varietà della lingua, il fascio dei fenomeni si assesta su un livello medio-alto. Analizzando le variabili linguistiche di questo primo scambio di battute, possiamo notare la prevalenza dell’uso di quello nel settore dei dimostrativi («Il contrario di quello che pensano»), l’uso quasi sistematico di cosa interrogativo, nel primo caso associato a una frase scissa («Sa cos’è che mi pesa di più del lavoro», «Di cosa parla», «Ragazzi, ma cos’è ’sta roba»; che è minoritario: «Che c’è da essere allegro»); per gli aggettivi interrogativi ci risulta solo che («Ma che ragionamento è?»). Abbiamo poi le canoniche forme aferetiche del dimostrativo («Ma ’sto freddo?», «Luca vediamo di far qualcosa per ’sto freddo, eh?», «Ma cos’è ’sta roba?», «Chiedi un po’ a ’sti elettrici»), ma anche aferesi in altri contesti («’Spetta ’spetta»), ci con il verbo avere («Cj ho delle olive dei mondiali», «No, cj ho l’orologio col termometro»), ridondanze pronominali («A me lui mi vede già qua tutti i giorni»), qualche caso di che polivalente, qui causale («Dormiamo insieme domani che lo chiedo alla mamma»), frasi interrogative scisse («Dov’è che tu resti normale?», «Quand’è che me lo presenta?») e dislocazioni («E come credi che l’ho avuto il posto?», «Il tempo per leggere un buon libro lo trovo sempre»), qualche impiego espressivo dell’indicativo a spese del congiuntivo in diversi tipi di proposizioni («Andiamo via prima che ci chiudono dentro», «Non ci conviene che Silvano esce con una donna», «E come credi che l’ho avuto il posto?»), e del futuro («Dormiamo insieme domani che lo chiedo alla mamma»).
Notiamo, però, soluzioni eleganti come la tenuta del pronome obliquo femminile («Mi raccomando / non ditele niente»), la tenuta del congiuntivo anche dopo i verba putandi («Tutti quelli che non leggevano pensavo che fossero delle nullità»), e, al contrario, l’impiego voluto dell’indicativo nella relativa limitativa a testimoniare la certezza di quanto affermato da Luca, espediente che genera di per sé ilarità nello spettatore, il quale, invece, ha la certezza che egli non abbia per niente letto il libro («Io sono l’unico che lo ha letto»). Altro espediente linguistico volutamente comico è costituito dalle domande dirette («Lei legge?»).
Anche nel settore lessicale la lingua è pienamente assestata su un livello medio; segnaliamo la forma oramai panitaliana tombarolo, con suffisso romanesco, il composto con cancellazione della preposizione area relax, l’accrescitivo parodico intelligentone, la frase fatta di tipo iperbolico «Non trovare il tempo per mangiare».
Analizziamo il prologo dell’episodio intitolato Quando Ugo impazzisce che, come in ogni altro nella sitcom, consiste genericamente in una parola chiave o in una breve espressione che spieghi la vicenda centrale. In questo caso troveremo la spiegazione del titolo solo nell’epilogo:

«Ma allora Luca non ha letto il libro / è questo il “gioco infinito” del titolo / “quando Ugo impazzisce” è un acronimo / basta prendere le iniziali di ogni parola per avere la soluzione / “quando Ugo impazzisce” q-u-i qui / l’appuntamento era qui».

Ecco il prologo:

[M. Eleonora] Sa cos’è che mi pesa di più del lavoro / Luca? // che non trovo più il tempo per leggere / invece da ragazza leggevo tantissimo / e tutti quelli che non leggevano pensavo che fossero delle nullità / mi facevano pena // lei legge?

[Luca] Beh sì / leggo molto //a volte non trovo il tempo per mangiare / ma il tempo per leggere un buon libro / lo trovo sempre.

[M. Eleonora] Ma che bello / allora conoscerà sicuramente Il gioco infinito di Simone Laudiero / è questo romanzo di 1400 pagine appena uscito / mi sa che lei qui dentro è l’unico che potrebbe averlo letto.

[Luca] Io sono l’unico che lo ha letto / e dovrebbero leggerlo tutti / anche lei.

[M. Eleonora] E di cosa parla / è veramente così bello come dicono?

[Luca] Beh / di cosa parla / lei non lo ha letto / è inutile che le dica di cosa parla / non avrebbe senso / no?

[Maria Eleonora] Ha ragione / è che non trovo mai il tempo // sempre di fretta / anche oggi.

[Paolo] Ma davvero hai letto un libro di 1400 pagine?

[Luca] Ma sei matto? / ma neanche per sogno / chissà quanto costa.

Vediamo ora qualche altro accorgimento che genera ilarità; per esempio, il ricorrere a distanza dello stesso modulo linguistico, anche della stessa battuta. Si vedano le successive:

[Luca] Paolo / mi cercavi?

[Paolo] No!

[Paolo] Direttore / mi cercava?

[Direttore] No!

Nella prima coppia di battute, Luca cerca di sfuggire ad una situazione non facile (gli si chiedono maggiori dettagli sul libro di cui si parlava nel prologo) e chiede, con tono chiarissimo, a Paolo, che si trovava a passare in quel momento nel corridoio, se lo stesse cercando. Pochi minuti dopo, la situazione si capovolge: è Paolo a voler sfuggire alle richieste pressanti di Luca e rivolge la stessa domanda al direttore dell’azienda che in quel momento attraversa il corridoio.
Sicuramente i nonsense, i paradossi, gli strani giochi di parole, gli accostamenti grotteschi e surreali contribuiscono in grossa parte all’effetto comico:

[Luca] Ma davvero pensi che bere dal naso possa impressionare favorevolmente i tuoi superiori?

[Paolo] E come credi che l’ho avuto il posto?

Le battute che seguono, pur assestandosi all’interno della stessa linea, sono anche condite di qualche luogo comune sui rapporti tra i sessi, un ingrediente comico sempre buono:

[Paolo] Io starei qui / questo è il mio ragionamento.

[Luca] Non è un ragionamento / questa è un’affermazione / non mi serve.

[Paolo] E allora ti faccio il ragionamento / visto che siete due intelligentoni // le donne dicono il contrario di quello che pensano / e allora tu devi fare il contrario di / «quando Ugo impazzisce» // il contrario di quando / è dove / il contrario di Ugo / è Luca / il contrario di impazzisce / è resto normale / quindi il contrario di quando Ugo impazzisce è / dove Luca resta normale.

[Luca] Ma che ragionamento è?

[Paolo] Non lo so / ma funziona / quindi devi aspettarla qui / dov’è che tu resti normale? // qui / tu quindi / devi aspettarla qui.

E si vedano le battute che seguono in cui l’accumulo senza senso della battuta di Luca è ripreso in chiusura di quella di Alex, evidentemente non molto convinta della sua improvvisa vocazione animalista ed ecologica:

[Luca] Dovresti essere contenta / no? // si consuma meno / si risparmia / e quindi possiamo salvare delle razze a rischio / tipo / il panda gigante / il panda medio / il panda piccolo / tutti i panda / non sei contenta?

[Alex] Ti conviene parlare subito con De Marinis / altrimenti mi estinguo io / ma dalla tua vita / anzi / prima ti faccio due occhi neri / così il WWF ti trova una compagna / eh?

 

Debora De Fazio

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