Camelot

Camelot

Il passato non esiste, definite voi stessi nel presente e potreste comandare nel futuro. (Camelot; 1, 1)

Camelot è un serial televisivo di genere fantasy/storico ideato e prodotto negli Stati Uniti da Michael Hirst (autore di serie a tema storico come Vikings, Il Giovane Casanova e The Tudors) e Chris Chibnall (Doctor Who, Broadchurch), basato sulla leggenda del regno di Re Artù.
La fiction è composta da una singola stagione suddivisa in dieci episodi della durata di 50 minuti ciascuno; la prima puntata è stata trasmessa l’1 aprile 2011 sul canale statunitense “Starz” della casa produttrice “Starz Entertainment Media” e il serial è stato mandato in onda fino al 10 giugno 2011.
In Italia, invece, Camelot è approdato il 22 settembre 2011, esclusivamente in pay tv dal canale televisivo “Joy” della rete televisiva privata “Mediaset Premium”. Successivamente è stato trasmesso anche sulle reti Sky.

La trama di Camelot è la storia tratta dal romanzo del ciclo bretone La morte di Artù dello scrittore inglese “sir” Thomas Malory. Nonostante la raccolta di fonti storiche e l’ispirazione tratta da più racconti preesistenti sulla storia di Re Artù, questa vicenda è comunque un’interpretazione del tutto originale.
La storia ha inizio con l’arrivo di Morgana, figlia di Re Uther, sovrano del regno di Inghilterra, esiliata da bambina in un convento di suore, che chiede di tornare a casa dal padre. Egli rifiuta di accettarla e la notte stessa viene avvelenato dalla figlia. Il regno, ora privo di un sovrano, è sull’orlo di una violenta guerra di conquista da parte dei pretendenti al trono. Nel frattempo, Merlino, mago e vecchio amico del re ormai morto, va alla ricerca di Artù, figlio legittimo del re e dunque unico erede al trono, per ristabilire l’ordine e la pace nell’antico regno.
Nella fiction, Artù è un giovane ragazzo che vive con genitori adottivi in una casa di campagna, lontano dalle vicende di corte. Nemmeno lui, come la sorellastra Morgana, sa di essere stato espulso, fin da piccolo, dalla reggia d’Inghilterra.
La serie è incentrata intorno alla figura di Artù, giovane re che, nell’immaginario collettivo e letterario, rappresenta la figura ideale del monarca d’animo puro, in grado di governare sia in tempo di pace che di guerra. Si evince inoltre, durante la visione, la morale della leggenda di Artù, ovvero quella di seguire i propri desideri e le proprie ambizioni nel rispetto degli ideali più puri che a loro volta rendono l’uomo forte e coraggioso nell’affrontare le sfide che gli propone la vita.
Questa fiction, sfortunatamente, ha ottenuto uno scarso successo di pubblico e perciò non ha visto un prosieguo dopo la sua prima stagione, non essendo stata rinnovata dal canale satellitare statunitense.
Il debutto è stato visto da 1,1 milioni di telespettatori, con un rating nella fascia 18-49 anni dello 0.5, mentre il finale è stato seguito da poco più di un milione di persone, con un rating 18-49 dello 0.4. Per comprendere meglio lo scarso successo dello show, lo paragoniamo a quello di Spartacus: Gods of the Arena, che nello stesso periodo ha raccolto nell’ultima puntata 1,7 milioni di telespettatori ed un rating 18-49 dello 0.8.
Il canale televisivo Starz, inoltre, è stato sempre propenso a trasmettere serie tv di maggiore impatto e d’azione (Crash, Gravity e Spartacus, tra le più conosciute). Camelot, al contrario, è trattato in una veste più romantica e delicata, incentrata soprattutto a ricostruire in un modo professionale ed equilibrato la leggenda di Re Artù, per far appassionare lo spettatore a livello didattico ed emotivo.
Le principali critiche sono state rivolte allo scarso uso della magia da parte di Morgana e Merlino e alla limitata presenza di scene di battaglia e di azione.
Nessun commento negativo, invece, ha interessato la fotografia e il montaggio, poiché di ottima qualità e professionalità. Camelot, infatti, vanta un creatore come Michale Hirst, già ideatore di una serie riuscita come I Tudors e dalla quale in effetti riprende alcune caratteristiche, come le scene di amore alquanto spinte e passionali.
In questa occasione, però, lo sceneggiatore ha voluto concentrarsi su una ricostruzione più sobria e ad alto contenuto morale, trattando temi come la lealtà di un sovrano nei confronti del suo popolo e dei suoi interessi, l’uguaglianza civile e sociale basata su giustizia e verità,  lo spirito di sacrificio votato a valori come l’identità nazionale, il rispetto delle tradizioni e della diversità, la convivenza umana basata sul rispetto e la crescita personale.

Dall’analisi degli attanti narrativi della serie, si evince che Camelot è un serial dal protagonismo corale: seppur Artù sia, di fatto, il protagonista, possiamo individuare diversi “protagonisti secondari” indispensabili all’evoluzione della trama. Inoltre, analizzando i legami di parentela diretti e indiretti che caratterizzano Artù, Morgana, Igraine e in minor modo anche Sir Kay, possiamo definire il protagonismo non solo corale, ma anche familiare.

Re Artù (interpretato dal giovane Jamie Campbell Bower, già noto per film come Sweeny Todd, Harry Potter e Twilight) è il protagonista assoluto, dotato di un forte carisma. All’inizio è un giovane che ama le donne, vuole divertirsi e pensare ad essere felice. Dopo l’arrivo di Merlino, però, si scopre un ragazzo volenteroso e pronto a combattere per gli ideali più puri; incarna lo spirito tipico di chi, con grande voglia di avventura e tanta forza, vuole cambiare il corso della storia, in questo caso le sorti cupe del regno di Camelot.

Al suo fianco c’è Ginevra (interpretata da Tamsin Egerton), una giovane ragazza dalla straordinaria bellezza che fa subito colpo su di lui; è promessa sposa al nuovo “campione” eletto, Leontes, un guerriero al servizio del sovrano. Artù e Ginevra si conoscono su una spiaggia mentre il ragazzo cerca di ritrovare la forza dopo la scomparsa della madre adottiva. I due si scoprono amanti poco prima che lei sposi il capitano delle guardie del re. La loro storia dunque, figlia di un amore sbagliato, è causa della nascita del regno di Camelot e in futuro (come narra il mito) anche della sua decaduta.  Una curiosità: nel film, Ginevra è bionda, mentre nel mito ha i capelli scuri.

Merlino è un altro tra i personaggi più importanti della vicenda. Aiutante per eccellenza di Artù, è l’artefice della sua nascita e, in seguito, anche della sua ascesa al trono di Camelot. Interpretato da Joseph Fiennes, troviamo un Merlino non convenzionale, dal volto arcigno, di carattere cinico, e soprattutto deciso e perseverante; a volte più che da stregone interviene come guida morale e spirituale di Artù, rimanendogli vicino e sostenendolo nei momenti più difficili.

Morgana è antagonista del giovane Artù e sua sorellastra. Figlia anche lei di Re Uther e della prima moglie del sovrano, compare nella prima puntata provocando la morte del padre che l’aveva esiliata in un convento. Si affida alle arti oscure della magia per rivendicare il trono e conquistare così la sua vendetta. L’interpretazione dall’attrice e modella francese Eva Green (famosa anche per film come The Dreamers, La bussola d’oro e Sin city – Una donna per uccidere) conferisce a Morgana una bellezza decisa ed enigmatica.

Ad accompagnare sempre e fedelmente Artù è Sir Kay (Peter Mooney, giovane attore talentuoso di origini canadesi). È fratellastro di Artù, essendo stato adottato dalla sua famiglia quando era un bambino. È molto religioso, per via dell’educazione ricevuta, e di carattere umile. Questo personaggio accompagna Artù nel suo viaggio verso Camelot e in tutte le sue battaglie, divenendo uno dei primi cavalieri della tavola rotonda e siniscalco del regno.

Igraine (interpretata da Claire Forlani) è la madre biologica di Artù. La donna era molto desiderata da Re Uther che, grazie ad un incantesimo di Merlino, riuscì a conquistarla prendendo le sembianze di Re Gorlois di Cornovaglia, suo acerrimo nemico e primo marito della donna, la notte che Gorlois fu sconfitto. Alquanto quieta, giudiziosa e d’animo nobile, Igraine ha un ruolo fondamentale nella fiction: si adopera affinché Artù non commetta l’errore di sedurre Ginevra, sposa di Leontes, per la legittima sopravvivenza del regno.

Leontes (Philip Winchester, noto per il film Solomon Kane e la serie Fringe) è un altro dei futuri cavalieri della tavola rotonda del regno di re Artù. Lui riconosce fin da subito il giovane Artù come erede di re Uther e giura completa fedeltà al trono, rimanendo al servizio del regno. Leontes sposa Ginevra e le nozze, su richiesta dello sposo, sono celebrate dallo stesso Re Artù.

Sybil (Sinéad Cusack) è una suora del monastero in cui Re Uther aveva esiliato la figlia Morgana. Prendendola sotto la sua ala protettiva, accudisce e alleva la ragazza, insegnandole le arti magiche oscure.

Galvano è un altro personaggio rilevante, interpretato da Clive Standen. Su commissione di Merlino, Leontes e Sir Kay, viene invitato alla corte di Camelot. Abile guerriero e forte spadaccino, egli ha il compito di istruire gli uomini alla guerra e alla protezione di Re Artù. Dapprima ostile alla visita dei due uomini, non accetta di seguirli. Sir Kay riesce successivamente a convincerlo stabilendo un patto: promette di esaudire il suo desiderio di imparare a leggere e scrivere. 

Vivian (Chipo Chung), infine, è serva ubbidiente e amica di Morgana, che la trova rinchiusa nelle celle di tortura del castello dell’ex sovrano Uther; le offre asilo nella dimora dei Pendragon in cambio dei suoi servigi e della sua fedeltà.

Gli altri personaggi secondari allo svolgimento della vicenda sono:

  • Re Uther (S. Koch) che compare solo nella prima puntata e avvia la trama della serie;
  • Sir Ector (S. Pertwee), amico di Merlino, padre adottivo di Artù e padre biologico di Sir Kay;
  • Re Lot (J. Purefoy);
  • Sir Brastias (D. Murtagh), un giovane capo-guardia di Re Uther che presta fedeltà e servizio anche a Re Artù;
  • Sir Ulfius (J. Dpwney), guerriero che aveva prestato servizio a Re Uther nel suo regno e che giura lealtà al giovane Artù;
  • Leodegrance (D. O’Malley), un guerriero della milizia di Morgana;
  • Bridget (L. J. Chorostecky), damigella e leale serva di corte, cugina e amica di Ginevra.

Camelot presenta le caratteristiche tipiche di un serial televisivo, composto da una singola stagione suddivisa in dieci episodi della durata media di cinquanta minuti ciascuno.
La struttura narrativa è di tipo orizzontale: per avere continuità, la trama si riallaccia alla puntata precedente e continua nelle puntate successive.
Si parla anche di serial aperto, dato che nell’ultima puntata la vicenda sembra risolversi in modo momentaneo e non definitivo. Nell’ultima scena, infatti, si apre la possibilità di un continuous nel quale proseguire la storia con risvolti futuri.
Lo sviluppo narrativo della storia è strutturato attraverso dialoghi esplicativi e diverse sottotrame.
Sono presenti alcuni nodi testuali che possono aiutare lo spettatore a ricostruire la vicenda. Uno di questi, tra i più efficaci, è il riassunto delle puntate precedenti, dove, in un minuto circa, sono concentrate le scene più significative. Si può notare come nella maggior parte dei casi il riassunto delle puntate cominci con un’inquadratura del castello di Camelot. La voce fuori campo di chi annuncia la frase «Nelle precedenti puntate» si alterna alle volte con quella di Artù, di Merlino o di Morgana.
Inoltre, in modo abile e singolare, i produttori hanno escogitato il montaggio del riassunto affinché funga allo stesso tempo da pseudo-teaser, scegliendo le scene che servono per introdurre il tema principale della nuova puntata.

Sigla. Un altro aspetto funzionale a introdurre particolari e paesaggi, importanti per lo svolgimento della storia e per la trama narrativa della fiction, è la sigla, della durata di un minuto e trenta secondi, che parte immediatamente dopo il riassunto delle puntate precedenti.
La colonna sonora è stata realizzata a cura dei fratelli Mychael e Jeff Danna e ha il compito di ricostruire anche sul piano uditivo il contesto storico in cui sono ambientati gli eventi: i ritmi rinascimentali, gli strumenti utilizzati (arpa, djembe, flauto traverso ungherese e ad ancia), il rintocco delle campane, i cori a cappella e la voce melodica femminile contribuiscono a dare autenticità e anima propria alla vicenda narrata.
Sul piano grafico-visivo, inoltre, la sigla ricorda allo spettatore gli elementi che interessano la vicenda: si possono notare, infatti, i gendarmi, i cavalli e l’anello simbolo della sovranità dei Pendragon. La spada di Excalibur ha, anch’essa, un ruolo principale, oltre a fare da sfondo al titolo nei primi secondi. Ancora, appaiono paesaggi come le montagne e le campagne della Britannia, il castello dei Pendragon e la scena della grotta sulla spiaggia della Cornovaglia in cui Artù e Ginevra consumano il tradimento nei confronti di Leontes. In un’altra inquadratura compare, ma solo di spalle, Merlino mentre si fa largo all’interno della reggia di Camelot ancora diroccata. Anche Morgana lo fa, ma in una sfumatura alquanto cupa che non le fa rivelare completamente il suo volto, segno evidente delle arti oscure che è in grado di praticare.
I crediti compaiono centrati all’inquadratura con i nomi dei protagonisti, quello dei costumisti, degli addetti all’editor, dei compositori delle musiche e, nei secondi finali, con quelli di creatori e produttori.

Rimanendo sul sonoro, oltre alla particolarità della sigla, altrettanto caratteristiche sono le melodie che vanno a riempire le puntate. Musiche che sono prevalentemente offscreen, per cui la sorgente sonora è al di fuori dell’inquadratura; solo in un paio di occasioni la sorgente è identificata nella scena, nell’occasione di alcune feste di corte o nel momento del matrimonio tra Ginevra e Leonte, ad esempio, in cui una donna canta nel chiostro a cerimonia terminata. Colonna sonora diegetica, dunque, come tutti gli altri suoni (il fruscio delle foglie del bosco, o il rumore delle onde del mare), pronti a dare una marcata descrizione di ciò che avviene al momento.
The beach, Be my light, Drowning of Excalibur (sempre dei fratelli Danna) sono i titoli delle altre musiche che vanno a comporre l’abbastanza variegata flora della colonna sonora del serial che, si può ben capire, è stato curato nei minimi particolari.

Per quanto riguarda lo stile tecnico delle riprese, la fiction è ben resa anche grazie alle inquadrature pertinenti ad ogni tipo di situazione narrativa.
Gli sceneggiatori giocano bene sul passaggio graduale dal campo lungo, utilizzato per riprendere gli ambienti in cui si gira la scena, alle inquadrature di piano medio, primo piano e particolare, usate, invece, per rendere al meglio i personaggi e i loro stati d’animo.
Questo per offrire una migliore descrizione di situazioni e dinamiche che legano anche e soprattutto in modo emotivo lo spettatore che ne fruisce.
L’oggettiva è la tipologia di inquadratura più frequente. Tuttavia, vi sono alcuni momenti particolari in cui si utilizzata anche la visione soggettiva, come nel caso della scena in cui Morgana, compiendo un incantesimo, riesce ad avere la stessa visione di Artù mentre sta per sposare Ginevra e Leontes. Infine, troviamo casi di dettaglio per aiutare lo spettatore a tener conto di alcuni importanti oggetti (come l’anello del re o la spada nella roccia) che hanno il loro peso nella vicenda.
Per quanto concerne il montaggio, il più frequente è il montaggio alternato.
Le azioni e gli eventi che si svolgono durante una puntata sono ricostruiti in base a questa scelta tecnica che consiste, appunto, nell’alternanza delle vicende in ambienti differenti, come la corte di Camelot e quella Pendragon che corrono parallelamente fino a confluire in un’unica scena.
Bisogna far presente che il tempo della fiction è minore rispetto, ovviamente, a quella della durata reale in cui si svolgono i fatti, alle volte può capitare che una puntata racchiuda più giorni in cui si svolgono le azioni.
Ci sono solo due esempi di montaggio ellittico camuffati dalla tecnica del flashback nei casi in cui Merlino ricorda ad Artù com’era un tempo il regno di suo padre; in un solo caso è presente un  flashforward, che funge anche da punto chiave per lo sviluppo della narrazione nella quarta puntata, quando il mago vede nel futuro l’aggressione di Caliburn al re nel caso in cui l’avesse condotto a corte per consegnargli personalmente la spada.
Un ultimo tipo di montaggio utilizzato è il parallelo, presente nelle scene di battaglia come, ad esempio, nella penultima puntata della “Battaglia di Passo Bardon”, in cui si vede nella stessa scena l’attacco delle milizie di Morgana, da una parte, e gli uomini di Artù che aspettano armati il momento dell’“impatto con il nemico”, dall’altra.

Camelot ha mantenuto, in lingua italiana, lo stesso titolo di quella originale, essendo il nome della località d’ambientazione, funzionale alla narrazione e di per sé molto evocativa.
Il più delle volte, le location sono di ambientazione naturale, si possono vedere chiaramente i paesaggi dell’Inghilterra e le spiagge con le alte rive rocciose e frastagliate affacciate sul mare, tipiche della Cornovaglia. Altre volte, invece, e questo vale sia per gli ambienti d’esterno che per gli interni, il paesaggio è artificiale, ricostruito e simulato da un computer; esempi evidenti sono il castello di Camelot costruito a strapiombo sul mare e quello della reggia Pendragon.
Questi paesaggi, per il più delle volte, svolgono una funzione drammaturgico-narrativa indispensabile per lo sviluppo dell’azione (si veda la Battaglia di Passo Bardon, e il lago di Caliburn).
Anche gli oggetti hanno un’importanza rilevante ai fini della narrazione: i vessilli rappresentano lo stemma del regno di Camelot, tutti i costumi usati e gli strumenti come la spada, gli archi e le frecce, i coltelli, gli scudi, i libri, le tavole imbandite, e anche i cavalli, delineano alla perfezione il contesto storico.

I dialoghi. Il linguaggio utilizzato ricalca quello che nell’immaginario richiama il lessico e la sintassi tipica dell’epoca medioevale e rinascimentale. Ciò conferisce  grande veridicità alle scene e permette allo spettatore di immergersi totalmente nel “mondo Camelot”.

[Re Uther] (verso il nuovo visitatore) Chi siete?
(La ragazza si rivela)
[Re Uther] Morgana?
[Morgana] Padre! Padre, voglio offrirti il mio perdono.
[Re Uther] Per cosa?
[Morgana] Per la morte di mia madre a cui lei (indica con lo sguado Igraine) ha rubato il posto e per avermi bandita perché così tacessi.

Come si può notare, l’uso del voi, alcune formalità di linguaggio come i termini “padre”/“madre” e altre più caratteristiche come “campione” o “vessillo”, sono alla base dei dialoghi tra i diversi personaggi.

[Artù] (ai campioni) Innalzate i nostri vessilli affinché riconoscano le terre di Camelot.

[Artù] So che hai ucciso mia madre, la suora ha confessato senza una ragione e ha affrontato la spada del boia come fosse un tuo campione. La mia protezione del tuo castello è finita e io ti privo del diritto di chiamarti Pendragon, quel nome appartiene al tuo re.
[Morgana] Quel nome è mio per nascita.
[Artù] Non hai più diritti in questo regno ormai.

 

Lorenzo Casto (autore); Andrea Martina e Francesca Sammarco (revisione)

Cerca la serie tv

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *