Butta la luna

Butta la luna

La vita non è mai facile ma può essere bellissima.

Butta la luna è una serie televisiva italiana andata in onda su Raiuno per due stagioni tra il 2006 e il 2009. Prodotta da Rai Fiction e dalla LDM Comunicazione S.p.a., è basata sul libro omonimo di Maria Venturi [Milano, Rizzoli, 2006].

Butta la luna è un esempio di fiction sociale che ha come protagonista Alyssa (Fiona May), una giovane immigrata dalla Nigeria nell’Italia degli anni Ottanta, incinta da una relazione clandestina.
La storia affronta i drammatici temi posti dall’immigrazione, ma, purtroppo, lo fa con i difetti rilevati da Grasso 2007 in una buona parte della fiction italiana, neopedagogismo e paternalismo.

Anche il punto di vista della lingua nella sceneggiatura non è più accurato degli altri. Si fa ricorso a uno degli stereotipi più odiosi della rappresentazione linguistica, quello per cui gli stranieri che apprendono l’italiano lo farebbero non coniugando i verbi, lasciati all’infinito (tutti gli esempi di questa scheda sono tratti dall’episodio 2,1): i dialoghi pullulano di frasi come «io essere figlia di…», «io essere quella col fiocchetto rosso in testa», «Io non volere», «Io scappare». Questa elementare violazione del realismo narrativo non è l’unica.
Il dialogo tra Alyssa e la sua parente all’interno del campo, che sa l’italiano molto approssimativamente, avviene per esempio in una lingua improbabile o inesistente, con frasi come «Alyssa / tu mia speranza», anziché svolgersi in una lingua comune ad entrambe: nelle serie di ben altro livello e spessore, situazioni come queste sono risolte facilmente ricorrendo a brevi dialoghi in lingua originale con l’ausilio di sottotitoli. Persino restando nella fiction italiana, in Medicina generale alcuni inserti dell’episodio 1,13 sono girati in una lingua per noi certo non corrente come l’hindi.
E, a proposito di stereotipi, si segnalano i continui ammonimenti morali, del tipo «Non è giusto dire le bugie ai bambini», l’abbondante frasario tratto dalla letteratura di consumo o dalla stampa sul tema dell’immigrazione, come l’improbabilissima domanda «Perché hai sfidato il mare per arrivare fino a qui?» fatta a un’immigrata clandestina (il modulo sfidare il mare appartiene di diritto a quella che Castellani Pollidori 1995 chiama “lingua di plastica”), o la caricatura forzata del poliziotto che urla «Resta qua / tu sei nera come tutti gli altri» a una cittadina italiana: gli sceneggiatori non hanno il coraggio di andare fino in fondo (chi vuole offendere non dice nera) e la frase rimane incolore.
La base della lingua di Butta la luna è costituita poi dal consueto impasto di regionalità con il romanesco di base e qualche accenno di tratti meridionali più marcati, come l’accusativo preposizionale in «Cj ha solo a mme».

 

Debora De Fazio

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