Broadchurch

Broadchurch

[Miller]: Le persone tendono ad avere una bussola morale.
[Hardy]: Le bussole si rompono.

(Broadchurch; 1, 2)

Broadchurch è una serie televisiva britannica ideata da Chris Chibnall (già sceneggiatore per Doctor Who e responsabile della versione inglese di Law & Order) e prodotta da Kudos Film and Television, Shine America e Imaginary Friend. La serie è stata trasmessa in prima tv su ITV a partire dal 4 marzo 2013 e dal 28 aprile 2014 è andata in onda anche in Italia sull’emittente Giallo.
Broadchurch è composta da tre stagioni di 8 episodi della durata di 48 minuti ciascuno. Inoltre, dalla trama della prima stagione è stata tratta anche una versione romanzata, scritta da Erin Kelly. La serie è un crime drama che esplora le dinamiche di una piccola cittadina sulla costa del Dorset in cui viene assassinato un bambino, sconvolgendo l’amichevole e pacifica facciata dei suoi cittadini man mano che il mistero viene districato.
La serie è stata nominata per sette BAFTA Awards, vincendone tre, tra cui quello di Migliore Serie Drama e di Migliore Attrice per Olivia Colma.

Broadchurch ha come protagonisti una coppia di poliziotti e un assassino a piede libero da catturare il prima possibile; porta alla luce, all’interno di una cornice investigativa, svariate dinamiche e tematiche sociali fortemente attuali.
Le vicende vengono messe in moto dalla scoperta del cadavere di un bambino sulla spiaggia di una piccola città costiera, Broadchruch, comunità di una manciata di famiglie che vive per lo più di turismo. Il bambino è Danny Latimer, undicenne, figlio più giovane di una di quelle famiglie nate e cresciute in paese. L’orrido evento avviene in concomitanza con l’arrivo di un intruso nella comunità, il nuovo ispettore Alec Hardy che si troverà inevitabilmente a farsi carico dell’indagine. Sulla scena del crimine avviene l’incontro con la collega Ellie Miller, con la quale si crea un’immediata ostilità. Questo non solo a causa dell’arrivo imprevisto del nuovo superiore che le soffia la promozione, ma anche per via di metodi fin troppo “insensibili” usati da Hardy, che cozzano con la personalità gentile e disponibile di Ellie.
Dall’altro lato della vicenda, vediamo la famiglia di Danny, composta da Mark, Beth e la figlia maggiore Chloe, le cui vite normali e ordinarie sono completamente ribaltate. Proprio la loro storia dà a Broadchurch una prospettiva diversa rispetto ad altri crime drama. L’impatto emotivo che un evento del genere ha su una famiglia è esaminato momento per momento, creando una inevitabile empatia con lo spettatore.
Il tema che lega tutti i personaggi assieme è il sospetto. Infatti, sia la detective Miller che la famiglia Latimer si trovano a dover dubitare di tutti coloro che avevano sempre considerato buoni amici o, perlomeno, innocui concittadini. Si assiste così allo sgretolamento delle certezze e dei legami, all’emergere di segreti e di ostilità. Non a caso, la frase finale pronunciata dal detective Hardy al termine dell’indagine lunga e emotivamente drenante, dopo l’inaspettata rivelazione del colpevole, sembra riassumere al meglio il messaggio della serie: «Nessuno sa cosa avviene davvero dentro il cuore di qualcuno».
La seconda stagione riprende le vicende dei cittadini di Broadchurch pochi mesi dopo gli eventi. Il calvario della famiglia Latimer continua quando, inaspettatamente, dovranno affrontare un lungo processo che complicherà l’ottenimento di una piena giustizia per Danny. Contemporaneamente, il detective Hardy si trova costretto a chiedere aiuto a Miller, l’unica persona verso la quale, nonostante tutto, sente di poter nutrire sincera fiducia. Questi cerca di far riaprire e risolvere il caso che l’aveva costretto a lasciare il suo precedente incarico a Sandbrook, rimasto irrisolto, e che gli impedisce di trovare pace: due ragazzine scomparse. La serie introduce nuovi personaggi e, pur mantenendo la sua struttura crime, è ancora più focalizzata sul vissuto dei personaggi e sul loro dolore. La domanda implicita sollevata dal processo dell’omicidio di Danny e il caso Sandbrook, che si snodano parallelamente, sembra essere: è davvero possibile tornare a essere in pace?
La terza stagione, narra la vita dei cittadini di Broadchurch due anni dopo gli eventi delle prime due stagioni. Con l’introduzione di molti nuovi personaggi, i detective Hardy e Miller si troveranno a investigare un nuovo caso, ancora una volta sconvolgente nella sua violenza e che intacca la quiete della comunità: lo stupro di una donna. I temi sociali sono molto forti: «Il sessismo è stato un punto focale. (…) Per quanto sia stato un thriller, ha anche parlato di uomini e donne, potere e squilibrio» (Rebecca Nicholson, The Guardian). La stagione chiude la serie, portando a conclusione il percorso di una buona parte dei suoi personaggi ricorrenti.

I personaggi che popolano la serie sono numerosi e variegati.

Alec Hardy (David Tennant, noto soprattutto per la sua interpretazione di Kilgrave in Jessica Jones) è l’ispettore capo della polizia di Broadchurch, arrivato in città contro la sua volontà per fuggire dall’attenzione mediatica suscitata dagli errori commessi nel caso Sandbrook. Egli ha una personalità fortemente burbera e abrasiva, che nasconde una moralità di ferro non intaccata dai numerosi problemi personali e famigliari che si porta dietro. Egli arriva in città dall’esterno, è una sorta di “forestiero” e proprio per questo riesce ad avere uno sguardo più imparziale nell’indagine, esortando la collega Miller a fare lo stesso.

Ellie Miller (Olivia Colman) è nata e cresciuta a Broadchurch e vi lavora come agente di polizia. Conosce bene i Latimer, così come la maggior parte degli abitanti della cittadina e trova difficile credere che qualcuno dei loro più stretti amici sia capace di uccidere un bambino. Non è però sprovvista di fiuto investigativo. Gentile e disponibile per natura, trova estremamente difficile rapportarsi con Hardy. È tra i personaggi che più vediamo crescere e cambiare nel corso della serie: dopo gli eventi della prima stagione, la sua vita è profondamente sconvolta e questo la porta a diventare più agguerrita nelle faccende personali.

Beth Latimer (Jodie Whittaker) è la madre di Danny. Il suo dolore è sin da subito opprimente e intensissimo e le scene a lei dedicate sono sicuramente tra quelle più emotivamente forti, anche grazie all’interpretazione della Whittaker. A causa della morte di Danny, le risulta difficile continuare ad avere un rapporto di fiducia con suo marito, iniziando a realizzare verità sul compagno che fino ad allora aveva ignorato. La serie segue passo per passo il suo lento processo di sconfitta di un dolore inizialmente soffocante.

Mark Latimer (Andrew Buchan) è il padre di Danny. La morte di suo figlio fa emergere in lui un fortissimo senso di colpa, una rabbia e un dolore che non riesce mai a sedare del tutto, nonostante il sostegno offertogli in più occasioni da Beth. Infatti, se la serie offre speranza per Beth, è difficile dire se Mark sia veramente in grado di superare il lutto.

Se da una parte vediamo la fiducia tra Beth e Mark scemare sempre più vistosamente, dall’altro quella tra Hardy e Miller si costituisce e rafforza pian piano. Aldo Grasso definisce questo rapporto «tra le cose più interessanti della serie», infatti, «la coppia di poliziotti è un classico del racconto giallo, ma Broadchurch la colora di nuove sfumature».

Altri personaggi ricorrenti sono: Paul Coates (Arthur Darvill), pastore locale anticonvenzionale che sarà in grado di fornire un inaspettato e sincero supporto ai Latimer; i giornalisti Maggie Radcliffe (Carolyn Pickles) e Olly Stevens (Jonathan Bailey), che mettono in scena l’intervento mediatico che inevitabilmente si crea attorno a questi casi; le avvocatesse Sharon Bishop (Marianne Jean-Baptiste) e Jocelyn Knight (Charlotte Rampling), integrali alla trama della seconda stagione; Trish Winterman (Julie Hesmondhalgh), vittima e protagonista della terza serie.

Gli episodi, esclusi quello iniziale, iniziano con un riassunto di circa un minuto, caratterizzato oltre che da spezzoni rilevanti degli episodi precedenti anche da una carrellata di tutti i sospetti. Al termine di questo frammento, il titolo “Broadchurch” appare sullo schermo con uno sfondo che varia a seconda dell’episodio, accompagnato dall’intensificarsi della sinistra colonna sonora composta da Ólafur Arnalds appositamente per la serie.
Gli episodi sono costruiti in modo che le indagini si alternino a segmenti della vita degli altri personaggi. In questo modo vanno a crearsi trame secondarie che vanno a intersecarsi con quella principale e a volte vengono risolte indipendentemente. Gli autori contano molto sui colpi di scena, i cosiddetti cliffhangers, per cui la serie è nota e a cui deve in parte il suo successo. Infatti, le pause pubblicitarie avvengono sempre in concomitanza con una rivelazione inattesa o una svolta nel caso, così come le scene finali di ogni episodio, creando un effetto di suspense e attesa. Viene anche usato spesso il flashback, generalmente però si tratta di brevi segmenti che mostrano un personaggio intento a compiere azioni sospette ma piuttosto vaghe e che verranno realmente spiegate solo quando il sospettato è portato a parlarne, generalmente da Hardy e Miller.
Una parte importante degli episodi è dedicata ad artistiche inquadrature del paesaggio delle coste del Dorset, location di tutte e tre le stagioni. Si tratta di una regione nel sud ovest dell’Inghilterra, dominata dalla Costa Giurassica e che ha avuto un ruolo importante nel concepimento della serie, come dichiarato dal suo creatore Chris Chibnall [1]. Infatti, proprio il paesaggio e le dinamiche sociali di questi luoghi sono cari all’autore e egli ha voluto trasporre questi elementi nella serie.

La produzione della serie ha anche utilizzato molti mezzi per ottenere la segretezza assoluta sull’identità del colpevole. Nessuno degli attori e la maggior parte dei membri dello staff conosceva l’identità del colpevole e sono stati fatti firmare loro veri e propri contratti di segretezza. Queste misure sono state in più occasioni confermate da vari membri del cast e dallo stesso Chris Chibnall, che trovava che questa soluzione avrebbe ulteriormente arricchito l’interpretazione, rendendo impossibile decifrare sul volto degli attori possibili indizi.

I dialoghi sono scritti con cura: ogni dettaglio può rivelarsi un indizio utile. Non a caso molti fan su varie piattaforme online, man mano che gli episodi venivano rilasciati, hanno tentato di analizzare ogni episodio per mettere assieme i possibili indizi, e vari articoli sulla rivista Radio Times online sono stati dedicati proprio a tali analisi.
Molto significativi sono i “botta e risposta” tra Hardy e Miller. Infatti, il carattere incompatibile dei due li porta a mettere in secondo piano il rispetto dovuto dal rapporto lavorativo. Come, ad esempio, nel secondo episodio della prima serie, subito dopo aver interrogato un sospettato:

[Hardy]: Non deve mai dirlo.
[Miller]: Non dire che?
[Hardy]: Che non deve preoccuparsi.
[Miller]: Perché no?
[Hardy]: Non rassicuri la gente, la lasci parlare.
[Miller]: Lei non può venire qui e cambiare il mio modo di lavorare! So quello che faccio, so come trattare la gente e tenga pure… per sé le sue perle di saggezza.

Miller diventa sempre meno paziente con i metodi di Hardy, essendo l’unica effettivamente in grado di tenere testa al suo modo di fare burbero. Verso la fine della serie, nell’episodio sei, non esita a interromperlo senza mezzi termini.

[Miller]: Signore…
[Hardy]: Mi dica che hanno trovato il cane.
[Miller]: No, ma…
[Hardy]: Trovate il cane, ci serve il cane! Non parlerà senza quel cane.
[Miller]: Signore, con tutto il rispetto, stia zitto un secondo.
[Hardy]: Come ha detto, scusi?

Questo “battibeccare” a volte anche molto colorito rimarrà fondamentale nella relazione tra i detective in tutte le stagioni, ma è chiaro che tra i due si è instaurata una fiducia che va oltre il posto di lavoro. Difatti, nella seconda stagione, quando Hardy si rivolge a lei perché la aiuti nella risoluzione del caso che ha più significato per lui, lo fa per la prima volta con disarmante sincerità:

[Hardy]: Ho bisogno del tuo aiuto. […] Ti prego Miller, ti prego. Non posso farcela da solo.

La serie ha anche un forte legame con le opere di Thomas Hardy, famoso autore della letteratura inglese nativo del Dorset, che non a caso condivide il nome con il personaggio Alec Hardy. La negatività del suo carattere e al contempo la sensibilità dimostrata dal personaggio nei confronti di donne e bambini vittime della società sono certamente tributi ai romanzi di Hardy. Anche il titolo della serie, nonché nome della cittadina, è ad essi ispirato, essendo l’unione dei villaggi Broadoak e Whitechurch [2].
Inoltre, c’è una esplicita volontà di seguire la poetica dell’autore nella rappresentazione del dramma umano in contrasto con il panorama, il mare e il cielo che sembrano infiniti e la scogliera giurassica. Riferimenti ad Hardy sono presenti in nomi di luoghi e personaggi, ma anche in maniera più esplicita: l’orologio in casa Latimer si ferma al momento dell’omicidio di Danny, un’immagine tratta dal racconto di Hardy The waiting supper. Oppure, quando uno dei personaggi dichiara come alibi della sera dell’omicidio di essere rimasto a casa a leggere Jude l’oscuro, opera più famosa dell’autore.

 

Chiara Convertino (autore); Andrea Martina (revisione)

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