Breaking Bad

Breaking Bad

Unstable. Volatile. Dangerous. And that’s just the chemistry.
(Tagline della terza stagione)

Breaking Bad – Reazioni collaterali è una serie televisiva drammatica ideata da Vince Gilligan e prodotta da High Bridge Entertainment, Gran Via Productions e Sony Pictures Television. La serie è stata trasmessa per la prima volta il 20 gennaio 2008 sulla rete americana AMC, mentre in Italia la prima messa in onda, nel novembre 2008, si deve al canale satellitare AXN. A partire dal 4 ottobre 2010, grazie alla rete Rai 4, la serie è trasmessa anche in chiaro.
L’ideatore Gilligan aveva affermato di voler concludere la serie con la quinta stagione ma, visti gli ottimi ascolti, la rete AMC ha puntato a continuare con la messa in onda. Alla fine, l’accordo tra le due parti è stato raggiunto con la decisione di produrre una stagione da 16 episodi da trasmettere in due blocchi da otto: i primi otto episodi sono andati in onda dal 15 luglio al 2 settembre 2012, mentre gli ultimi otto sono stati trasmessi dall’11 agosto al 29 settembre 2013 [1].
In tutto dunque sono state trasmesse cinque stagioni per un totale di 62 episodi.

Bryan Cranston, il protagonista della serie, ha affermato in un’intervista che «breaking bad» (punto di rottura) è un’espressione colloquiale del sud degli Stati Uniti ed esprime la situazione in cui qualcuno ha preso una direzione che lo allontana dalla retta via, quando si è andati dalla parte sbagliata, per un giorno o per tutta la vita. La filosofia della serie è, quindi, che tutte le azioni hanno delle conseguenze.
Breaking Bad narra la storia di Walter White, un professore di chimica con moglie, un figlio adolescente disabile e un altro in arrivo, al quale è diagnosticato un cancro ai polmoni non operabile, con un’aspettativa di vita di due anni. Con un nuovo senso di coraggio basato sulla prognosi medica e il desiderio di ottenere la sicurezza finanziaria per la sua famiglia, Walter White unisce le forze con un vecchio studente, Jesse Pinkman, in una ricerca che segue la loro entrata nel pericoloso mondo della droga e della criminalità. Sotto lo pseudonimo di Heisenberg, diventerà uno dei migliori “cuochi” di meta-anfetamina, divenendo sempre più cinico e più cattivo.
Gilligan voleva creare una serie in cui il protagonista diventasse l’antagonista. Voleva che cambiasse pelle: voleva girare Mr. Chips in Scarface. Il personaggio doveva essere allo stesso tempo ripugnante e compassionevole e Bryan era «l’unico attore che sapesse farlo, che sapesse tirare fuori quel trucco» [2].
Partendo, quindi, dall’idea di un innocuo professore di chimica calpestato da tutti, il suo personaggio evolve, migliora, o meglio peggiora. Walter White rappresenta l’immagine speculare che può assumere il male, la dannazione e il libero arbitrio. Walter è un uomo che abbandona deliberatamente la luce per le tenebre.
Con il procedere delle puntate, infatti, Walter diventa sempre più insensibile e freddo; in ogni stagione fa scelte sempre meno giustificabili, dettate dall’arroganza e dall’egoismo e si completa sempre più la trasformazione in Scarface: l’eroe si trasforma nel suo antagonista a dispetto di noi stessi, che continuiamo a schierarci dalla sua parte.
In un’intervista ad Usa Today, lo stesso Gilligan sostiene di volere che le persone si domandino con chi identificarsi e perché [3].
Segue, in fondo, l’idea de I Soprano, la prima serie che ha osato fare scattare l’identificazione con un mostro, uno spettacolo che si teme e si brama allo stesso tempo.
Ed è proprio la bramosia di potere di Walter a divenire smisurata e a portarlo a dire frasi come «Say my name!», dimostrando come un ego incontenibile abbia trasformato un tranquillo professore in un criminale capace ormai di uccidere a sangue freddo e a mani nude. E tutta questa rabbia, in un modo o nell’altro, tornerà al mittente.
Breaking Bad ha ottenuto un ampio successo di pubblico ed è stato lodato da alcuni critici come il più grande dramma televisivo di tutti i tempi [4]. Sul sito web di recensioni Metacritic, la prima stagione ha ottenuto votazione 74/100, la seconda 85/100, la terza 89/100, la quarta 96/100 e la quinta stagione 99/100 [5].
La serie ha avuto ottime recensioni anche dalla critica. Ha ottenuto 55 nomination vincendo 22 premi tra cui 7 Emmy (Bryan Cranston ne ha vinti 3 come miglior attore protagonista in un film drammatico per tre volte di fila dal 2008 al 2010; Aaron Paul l’ha vinto come miglior attore non protagonista nel 2010), 5 Satellite Award, 3 Saturn Award, 3 Wga Award e 2 TCA Award.

Walter White (Bryan Cranston) è il protagonista, il professore di chimica che si trasforma in criminale. È sposato con Skyler Bianco (Anna Gunn), incinta all’inizio della prima serie, inizialmente inconsapevole sia della malattia del marito che della sua nuova attività illegale. Hanno un figlio adolescente, Walter White Jr. (RJ Mitte), nato con una lieve paralisi cerebrale e costretto a camminare con le stampelle.
Jesse Pinkman (Aaron Paul) è originariamente uno studente sbandato del professor White, poi diventato produttore e consumatore di meta-anfetamina. Sarà lui a fare entrare il protagonista nel “giro”.
Hank Schrader (Dean Norris) è il cognato di Walter ed è un agente della DEA, l’agenzia antidroga statunitense. È sposato con Marie Schrader (Betsy Brandt), la sorella di Skyler.
Saul Goodman (Bob Odenkirk) è un avvocato specializzato nel difendere criminali ormai irrecuperabili. Rappresenta e consiglia Walt e Jesse.
Completano il cast nel corso delle stagioni Fring Gustavo detto Gus (Giancarlo Esposito) e Mike Ehrmantraut (Jonathan Banks). Gus è un capo nella distribuzione della droga, è proprietario di una catena di ristorazione che usa come copertura e ostenta sempre una sicurezza e una rilassatezza che confondono le idee. Al suo seguito c’è Mike, il suo killer tuttofare.

Breaking Bad è uno dei telefilm più interessanti dal punto di vista di struttura (intesa in senso lato), regia, fotografia, evoluzione dei personaggi e colonna sonora. Si tratta di un prodotto con un plot costruito senza falle e impreziosito da tocchi registici di qualità.
Ogni episodio, a volte dopo un breve riassunto dei precedenti, parte con un teaser, avente lo scopo di dare allo spettatore la possibilità di immergersi in un mondo spietato in cui sopravvive solo chi è più forte e più furbo.
Il teaser ha una lunghezza variabile da una manciata di secondi fino a 10 minuti e al suo termine parte la sigla.

SiglaLa musica della sigla è composta da Dave Porter ed è «eseguita da una chitarra slide e percussioni mute e sonore (vibrafono [6])».
Quasi tutte le emittenti hanno deciso di mandare in onda una sigla ridotta a soli ventisette secondi, rispetto a quella originale che ha una durata di un minuto e tredici secondi. Quanto segue è frutto dell’analisi della sigla in versione integrale.
Il video si apre con la scritta bianca «AMC presents», nome dell’emittente statunitense che ha mandato in onda la serie. Attraverso l’utilizzo della dissolvenza, la scritta lascia spazio ad una serie di formule chimiche che compaiono in primo piano e, con un movimento a ritroso, si posizionano sullo sfondo, formando la tavola periodica degli elementi.
I tasselli della tavola periodica iniziano a proiettare le immagini degli attori della serie e i loro nomi vengono composti creando un gioco di parole con le formule chimiche degli elementi. Con lo stesso procedimento è stato ideato il logo della serie che compare all’interno della sigla. A questo punto, le tavole periodiche spariscono per dare spazio al titolo della serie che è avvolto da un fumo giallastro proveniente da destra e che si sposta verso la sinistra dello schermo. Il fumo, dissolvendosi, lascia dietro di sé la scritta «created by Vince Gillian».
Dopo la sigla, i crediti iniziali continuano per molto tempo, anche più di 9 minuti, spesso con cadenza lentissima.

Da questo punto in poi regnano connubi e dicotomie tra azione e immobilità, rumori e silenzi, problemi di affinità di coppia (sia quella dei “colleghi” Walt-Jesse, sia quella dei coniugi Walt-Skyler) e solipsismo latente tendente alla misantropia; tipiche scene di vita domestica contrapposte a efferati omicidi e, come contenitore di tutto questo, lo spaccio e la produzione, qui vista, però, come un’arte.
La serie ha un’orizzontalità molto evidente. Quello che appare di meno è la verticalità: in ogni episodio c’è un ostacolo da superare, un problema da risolvere. Un problema, però, che non diverrà tale fino a quando non sarà troppo tardi per cercare una soluzione (breaking bad, appunto, vale ‘punto di rottura’); e, anche a soluzione trovata, un nuovo problema si profila, lasciando un fondo di amarezza e non consentendo né al protagonista né allo spettatore di rilassarsi e festeggiare. Ci sono già altri segreti da nascondere, altri errori da correggere.
Si arriva, così, alla fine dell’episodio senza rendersene conto, leggendo tra le righe di un tag che pone nuovi interrogativi e solleva possibili e probabili problemi.
Molto riusciti i personaggi visti nella loro crescita. Per una volta non ci troviamo davanti al cattivo che diventa buono o al buono che è costretto a fare il cattivo. Qui il buono diventa cattivo perché trova piacere nell’essere padrone della sua vita e di quella di chi gli sta intorno. Se si esclude Walter White Jr, nella serie non ci sono personaggi completamente onesti. Anche ai buoni capita di essere cleptomani, razzisti, bugiardi. «Proprio il buon professore rappresenta l’emblema dell’ambiguità morale della serie. La razionalità che si mette al servizio del crimine, un uomo che fa i conti con le proprie scelte ma – come ha dichiarato il produttore Vince Gilligan – fa cose di cui c’è da pentirsi, ma prima le fa, poi si pente». È sempre in contrasto tra essere e apparire e spesso gli piace apparire come vorrebbe essere.
Dal punto di vista della regia e della fotografia, ogni episodio viene girato in otto giorni e la tipica giornata di lavoro dura 13 ore. Caratteristiche della serie sono l’illuminazione e la ripresa a spalla. Questo è uno stile che, secondo le intenzioni dell’autore, aiuta a creare la tensione ma anche la spontaneità della serie e per questo viene utilizzato anche nei campi lunghi [7].
A proposito dell’illuminazione poco naturale: essa, appunto, non vuole essere realistica ma, al contrario, è sempre funzionale alla narrazione e alla definizione dello stato emotivo dei personaggi. In questo modo, si può andare in profondità nell’universo delle droghe, arrivando all’estetizzazione del processo di creazione dei cristalli.
Le scelte dei colori non sono mai banali: le ambientazioni buie sono realmente scure, e non permettono di distinguere altro se non uno o due particolari volutamente luminosissimi. Le riprese sono anche in bianco e nero, nonostante vi venga aggiunto un colore primario che rende il quadro molto più crudo. A livello di fotografia è impossibile non notare quanto spesso vengono utilizzati vestiti giallo-ocra o verde spento che, accostati a una certo quadro, rendono perfettamente l’idea di marcio. Si riesce persino a percepire l’universo che ruota attorno alla meta-anfetamina.
Spesso il ritmo è scandito molto lentamente con campi lunghissimi e fermo immagine duraturi, molte volte ripresi dal basso con una particolare prospettiva alla quale è accostato un inquietante silenzio che rapisce i sensi e li porta ad Albuquerque, la città dove la serie è ambientata. Il paesaggio è tutt’altro che esornativo: i lunghi stacchi sul deserto del New Mexico sono contemporaneamente descrizioni di stati d’animo.
Ma Breaking Bad è anche un telefilm d’azione con riprese rapide e sfuggenti e una colonna sonora di supporto che rende bene l’idea di velocità.
Il vero fiore all’occhiello è probabilmente il punto di vista, che si ripete in tutti gli episodi, definibile come oggettiva irreale. Questo perché l’azione ci viene mostrata dal punto di vista dell’oggetto e non dell’attore: è una tecnica molto coraggiosa.
Per quanto riguarda il montaggio, sono utilizzati flashback (lo è quasi tutto il pilot) e flashforward. I cambi di scena possono essere fatti in molti modi, da quelli morbidi, abilmente manovrati dalla mano sapiente del montatore, un esempio è l’uso dell’associazione per analogia [Casetti – Di Chio 1991:127], al fade-out, a un montaggio crudo che accosta, tramite uno stacco netto, l’oscurità della notte con la luce dello zenit del sole nel deserto.
Ultima nota è sull’efficace colonna sonora; colpiscono, però, anche i lunghissimi silenzi (un’altra scelta coraggiosa), spezzati talvolta solo da qualche suono off-screen.

Guardare Breaking Bad è come ritrovarsi in un mondo del quale siamo a conoscenza ma che cerchiamo di evitare accuratamente, quello del male. Tutto in Breaking Bad mette angoscia: le scenografie sono aride, piatte e tutte sulle stesse tonalità di colore, complice anche il paesaggio desertico del New Messico di cui si diceva. Lo scenario è così forte che è come se si riuscisse a percepirne gli odori: quello acre delle sostanze chimiche, quello del sudore freddo e della paura. Anche i luoghi che dovrebbero in qualche modo rappresentare un nido sicuro dove il male non può entrare, come la casa del professor White, sono anonimi, senza affetto. La luce gioca un ruolo centrale in questo senso: penombra a parte, essa, anche nelle scene girate all’aperto dove la luce è accecante, non è mai limpida.
I dialoghi e il linguaggio usati non fanno altro che accentuare quanto detto. Siamo di fronte a una scrittura serrata, senza sovrastrutture e senza metafore, con i dialoghi che nella loro semplicità rendono la serie emozionante. Lo spettatore è partecipante attivo perché non ha bisogno di soffermarsi a ragionare su quello che è stato detto. È perennemente coinvolto e trascinato da una battuta all’altra senza tregua. I momenti di riflessione concessi coincidono con il rallentamento della narrazione, come quando il professor White stila i pro e i contro dell’uccisione di Domingo (terzo episodio della prima stagione) o nelle innumerevoli scene in cui ci sono dei personaggi che si drogano e lo spettatore medio non può fare a meno di provare un senso di profondo disagio.
In tutte le stagioni rimane una costante: l’utilizzo del linguaggio specifico. Essendo il protagonista un insegnante di chimica divenuto “cuoco” di meta-anfetamina, era necessario rendere credibili i dialoghi e per questo “la parte inerente la chimica deriva dal diligente lavoro dei ricercatori Gordon Smith e Jenn Carroll, i quali si assicurano che ogni formula molecolare pronunciata dal personaggio sia perfetta” [8].
Di seguito alcuni esempi:

[Walter] Non useremo la pseudoefedrina, faremo il fenilacetone con uno scaldaprovette, poi useremo l’amminazione riduttiva per ottenere i due chili di meta-anfetamina promessi.

[Walter] Davvero? Allora dimmi per favore. L’idrogenazione catalitica è protica o non protica? Perché l’ho dimenticato. E se la riduzione non è stereospecifica come fa il nostro prodotto a essere enantiomericamente puro? Insomma, 1 fenile, 1 idrossido, 2 di metilaminpropano, contenenti ovviamente centri chirali al carbonio 1 e 2 della catena di propano? Quindi la riduzione a meta-anfetamina elimina quali dei centri chirali? Perché l’ho dimenticato. Avanti, aiutami professore!

[Walter] Il manganese può avere un numero di ossidazione che oscilla tra -3 e +7, il che copre una gamma di colori come il viola, il verde o il giallo. Ma il suo stato più stabile è +2, che di solito corrisponde al rosa pallido.

La serie è un misto di generi e, durante l’arco delle stagioni, subisce una metamorfosi continua. Ad esempio, l’umorismo nero che caratterizzava la prima stagione man mano scompare e lascia spazio ad una serie con più azione. In ogni caso, è da tutti riconosciuto che, oltre ai personaggi e ai loro interpreti, l’altro punto focale per il successo di questa serie è la scrittura.
A tal proposito, Aldo Grasso, in uno dei suoi video sul Corriere.it, definisce le scrittura di Breaking Bad molto asciutta e molto sobria ed introduce lo spettatore sulla strada del male perché solo vedendolo lo possiamo capire.
Il male, in questo telefilm, ha diverse forme: è il tumore ai polmoni incurabile che colpisce Walter White, è la droga che per molti è l’unica via di fuga, è l’assenza di speranza nel futuro, è la linea sottile che separa giusto e sbagliato, è la rabbia di lasciare ai figli un mondo che non si meritano.
Guardare Breaking Bad è come guardare la nostra società con una lente d’ingrandimento, perché ognuno di noi potrebbe essere il protagonista di questa serie. Come detto più volte, il punto di partenza è che Walter White è un docente di chimica che, per arrotondare, il pomeriggio lavora in autolavaggio. Ha una moglie incinta e un figlio disabile bisognoso di cure in un’America senza servizio sanitario gratuito e così, quando scopre di avere il cancro, il primo pensiero va a loro: come faranno senza di lui? Apparentemente paradossale, la storia di Breaking Bad rispecchia la disperazione e la desolazione della società occidentale negli ultimi anniBreaking Bad svela quanto sottile sia il filo che separa l’integrità dell’uomo dal suo lato oscuro.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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