Boardwalk Empire

Boardwalk Empire

Atlantic City, 1920. Quando l’alcool fu messo fuorilegge, i fuorilegge divennero i re.
(Tagline della serie)

Bordwalk Empire – L’impero del crimine è una serie americana ideata da Terence Winter (sceneggiatore de I Soprano). Produttori esecutivi sono il regista Martin Scorsese, gli attori e registi Mark Wahlberg, Tim Van Patten e Stephen Levinson, ed è prodotta da Leverage Closest to the Hole Productions, Sikelia Productions e Cold Front Productions.
Trasmessa in prima assoluta dal canale HBO il 19 settembre 2010, la serie si è conclusa in America il 26 ottobre 2014 dopo cinque stagioni per un totale di 56 episodi. La serie approda in Italia nel gennaio del 2011 su Sky Cinema 1, che trasmette in prima assoluta le prime tre stagioni, mentre per le ultime due la serie si sposta su Sky Atlantic, il nuovo canale Sky tutto dedicato alle serie tv. A partire dal gennaio 2012 Boardwalk Empire è trasmessa anche in chiaro sul canale del digitale terrestre Rai 4.

Ispirato al saggio Boardwalk Empire: The Birth, High Times, and Corruption of Atlantic City, scritto dal giudice americano Nelson Johnson il quale, a sua volta, trae ispirazione dalla vita di un politico e criminale degli anni ’20, Boardwalk Empire è una miscela di fatti realmente accaduti e pura finzione.
La serie parte da ottimi presupposti: il regista Martin Scorsese, il quale ha diretto l’episodio pilota, è il produttore esecutivo. In un’intervista mandata in onda dal programma Mainstream (Rai 4), Scorsese afferma di aver sempre avuto «interesse per l’idea di un formato lungo, è quasi come raccontare una storia in forma romanzata».
La serie si apre con l’avvento del proibizionismo. Nella notte del 16 gennaio 1920 il Volstead Act, il XVIII emendamento della costituzione americana, entra in vigore vietando la produzione e il consumo, la vendita e l’importazione delle bevande alcoliche [1]. La parte moraleggiante dell’America era convinta di aver dato al resto del mondo una lezione di civiltà, ma in realtà il proibizionismo diede il via all’epoca dei gangster, i quali videro nella produzione illegale di alcol una gigantesca opportunità di guadagno.
Ad Atlantic City si festeggia il funerale dell’alcol: la gente si riversa nelle strade e acquista le ultime bottiglie per avere una piccola scorta, porta in giro per la città la riproduzione di una bottiglia di whisky a misura d’uomo all’interno di una bara, partecipa a feste in onore dell’alcol durante le quali tutte le bottiglie a disposizione sono consumate prima dell’entrata in vigore dell’emendamento. In questo scenario prende vita la prima puntata di Boardwalk Empire.
Enoch “Nucky” Thompson è il tesoriere di Atlantic City. Per capire quanto emblematica sia la figura di Nucky è necessario ricorrere alla descrizione fatta durante il secondo episodio dall’agente Nelson Van Alden, il quale lo definisce un politico corrotto fino al midollo, tesoriere della contea che vive come un faraone all’ultimo piano del Ritz a spese dei contribuenti. Non c’è attività in città da cui non riceva guadagni illeciti e tangenti ma, nonostante questo, tutti lo adorano, in particolare i neri: non c’è cameriere, lavapiatti o facchino che al momento delle elezioni non gli giuri fedeltà eterna.
Il lato oscuro non traspare: sempre gentile, sofisticato e mai irruento, Nucky può essere definito un gangster a metà «perché Nucky tiene moralistici discorsi alle signore per bene contro l’alcol prima di apprestarsi al contrabbando. Perché Nucky se la spassa ma protegge appena può una donna picchiata del marito». La sua figura mostra anche un lato paterno nel rapportarsi a James “Jimmy” Darmody, autista e guardia del corpo, un giovane con grandi aspirazioni, una moglie e un figlio, al quale fa da mentore, dispensando lezioni di vita.
Boardwalk Empire racconta l’escalation criminosa dell’America degli anni ’20: se Atlantic City è la città attorno alla quale gira la serie, non vengono escluse Chicago e New York, considerate altri punti nevralgici della corruzione. In queste città a farla da padrone è la mafia che, con figure come Al Capone, Lucky Luciano e Arnold Rothstein, inizia il suo fruttuoso innesto con la politica.
Impossibile guardare la serie e non pensare a I Soprano, non solo perché Terence Winter è un ex direttore esecutivo della serie, ma anche per l’affinità di argomenti. Lo stesso Winter in un’intervista ammette l’iniziale timore nel costruire una serie che fosse troppo simile a I Soprano, ma considerando che il libro da cui è tratto Boardwalk Empire inquadra un arco temporale di quasi cento anni, era possibile trovare un’ambientazione differente. Per modellare il progetto, Winter ha cominciato a fare una cernita tra i vari periodi storici, evitando sin da subito gli anni ’70, troppo vicini all’era di Tony Soprano. Aveva bisogno di un periodo nel quale l’immagine di Atlantic City fosse diversa ma ancora facilmente riconoscibile. Per questo l’era del proibizionismo è sembrata la più consona: nonostante una cultura completamente differente dalla nostra, la gente ha abitudini che possono essere considerate moderne.
Alle telecamere di Mainstream, l’ideatore della serie afferma che se «oggi si parla di sesso, droga e rock’n’roll, negli anni ’20 [il connubio] era sesso, alcool e jazz. Sono solo pochissimi i film, di cui quasi nessuno per la TV, che hanno analizzato quell’epoca e questo offre l’opportunità di partire da questo grandioso sfondo storico e dagli incredibili personaggi che lo popolano per raccontare un’epopea».
Boardwalk Empire ha ottenuto grandi consensi da parte della critica, in particolare per il suo stile e per la scelta di creare dei personaggi con un corrispettivo storico. La serie ha vinto dodici Emmy Awards e ha ricevuto oltre trenta candidature, di cui due come miglior serie drammatica. La serie ha vinto anche il Golden Globe come migliore serie televisiva. Inoltre, la magistrale interpretazione del personaggio di Nucky Thompson da parte di Steve Buscemi gli è valsa lo Screen Actors Guild come miglior attore protagonista in una serie drammatica.
Questo successo è confermato anche dagli ascolti: l’episodio pilota in America è stato visto da 4,8 milioni di persone, mentre in Italia i primi due episodi, mandati in onda da Sky Cinema 1 nella stessa serata, hanno tenuto davanti allo schermo quasi 650000 spettatori [2].

Enoch “Nucky” Thompson (Steve Buscemi) controlla politici, polizia, attività commerciali (legali e non). È vedovo e ha una relazione (con poche implicazioni sentimentali) con Lucy Danziger (Paz de la Huerta) che lascerà per sposare Margaret Schroeder (Kelly Macdonald), vedova per colpa dello stesso Nucky, intellettualmente più interessante. Ha un fratello, Elias “Eli” Thompson (Shea Whigham), sceriffo di Atlantic City.
James “Jimmy” Darmody (Michael Pitt) era uno studente di Princeton che ha abbandonato gli studi per andare a combattere la Grande Guerra. Tornato in patria, per un po’ è alle dipendenze di Nucky ma, dopo aver commesso una leggerezza, va a Chicago a lavorare per Al Capone (Stephen Graham), un giovane gangster con l’ambizione di far carriera nel mondo del crimine organizzato.
Arnold Rothstein (Michael Stuhlbarg) è un potente gangster di New York che fa affari con Nucky. È in società con Charles “Lucky” Luciano (Vincent Piazza), un altro gangster della Grande Mela.
Nelson Van Alden (Michael Shannon) è, invece, un agente federale che controlla il proibizionismo. Sacrifica tutto per il suo lavoro – anche la moglie – e cerca di far luce sull’illegalità che dilaga ad Atlantic City.

Sigla. Boardwalk Empire ha una sigla semplice ma d’impatto, che in un minuto e trenta secondi racconta con grande maestria quello che sarà l’argomento cardine sul quale girerà la serie televisiva: il proibizionismo. La colonna sonora Straight up and down, composta da Brian Jonestown Massacre, racchiude egregiamente l’atmosfera vintage che le immagini ci offrono.
Le onde del mare, ritirandosi, rivelano il primo nome del cast, Steve Buscemi, che è anche l’unico protagonista della sigla. In un continuo scambio di inquadrature, fanno da sfondo agli altri titoli di testa la battigia, un cielo colmo di nuvole e un mare ancor meno rassicurante. All’interno di questa sequenza di cambi di immagini, compare un uomo girato di spalle, ben vestito, con in testa un capello che, con i piedi bagnati dalle onde, osserva il mare. La camera, sempre alternando le riprese dei campi, si sofferma sulla figura dell’uomo e su alcuni dettagli del suo abbigliamento: le scarpe bicolore tipicamente anni ’20, il portasigarette dorato dal quale prende una sigaretta rigorosamente senza filtro, il geranio rosso infilato nel taschino della giacca. A quest’uomo misterioso che scruta l’orizzonte è dato finalmente un volto, quello di Steve Buscemi.
L’oceano mostra all’uomo un bottino molto speciale: il mare è completamente pieno di bottiglie di Grand Canadian Old Rye Whisky; alcune si infrangono sugli scogli, altre sul molo, ma molte arrivano fino a riva, proprio mentre il temporale incombe e il mare s’ingrossa. Quando finalmente torna il sole, il mare si ritira mostrando il carico di bottiglie (alcune arenate sulla sabbia, altre ancora in balia delle onde) e le scarpe di Buscemi, raggiunte anch’esse dalle onde, ma completamente intatte, come nuove. Infine, l’uomo si volta e lascia la spiaggia per dirigersi verso la città di Atlantic City, sovrastata dal logo della serie. Il sole è proprio dietro la città e la camera, attraverso un movimento verticale, sposta l’inquadratura verso il cielo, il quale diventa lo sfondo per gli ultimi titoli di testa dedicati al creatore e autore Winter e al direttore Van Patten.

L’investimento per la serie è decisamente imponente: l’episodio pilota, diretto, come detto, dal maestro Martin Scorsese, è costato ben di 18 milioni di dollari e immediatamente approvato dalla HBO (il costo degli episodi si aggira su un prezzo medio di 5 milioni di dollari).
La mano di Scorsese si nota fin dai primi fotogrammi: vengono utilizzati carrelli, dolly, location affollate; ci si dimentica di avere a che fare con uno show televisivo [3]. La direzione dell’episodio pilota stabilisce l’aspetto tecnico della serie anche per gli episodi successivi, diretti in ogni caso da registi d’esperienza (con tutte le limitazioni che si riconoscono al regista di una serie televisiva, che non ha la libertà di scelta di uno del cinema, ma è il realizzatore di decisioni artistiche prese di norma dai produttori esecutivi): tra questi, per esempio, Tim Van Patten (I SopranoThe PacificRomaIl trono di Spade) e Alan Taylor (OzWest WingSix Feet UnderLostMad Man). Le critiche a Scorsese, che avrebbe costruito una serie patinata e asservita alla forma, non sono mancate; ma ci sentiamo di respingerle senza appello perché Boardwalk Empire è una serie senza forzature, che utilizza espedienti narrativi indispensabili per un cast che cresce di puntata in puntata, con una regia discreta che costruisce una storia per molti versi epica e grandiosa.
L’avvento della computergrafica (a basso costo) ha permesso alle produzioni televisive si spingersi oltre: la HBO si è rivolta a una società con sede a Brooklyn, la Brainstorm Digital. Fin dalle prime immagini si capisce, attraverso la fastosa e accurata ricostruzione con cui sono stati riproposti gli anni Venti, l’attenzione filologica che i produttori hanno voluto riservare alla serie. Sono state usate fotografie d’archivio, cartoline e progetti architettonici per ricreare le passerelle di Atlantic City con la massima precisione possibile [4]. Ogni singolo elemento è così riprodotto nei minimi particolari: scenografia e fotografia (vincitrici di due statuette Grammy), l’aria noir tipica dei film di gangster, e poi casting, trucco, vetrine di negozi, pubblicità, giornali, automobili: si crea una sontuosa ricostruzione storica che non lesina sui dettagli.
Il rapporto tra i personaggi è il motore narrativo della serie, con sceneggiature che prediligono lo stratagemma del monologo narrativo e che associano differenti scene più per costanza tematica che per casualità.
Tutto quello che non riguarda da vicino i principali protagonisti risulta a volte superfluo e ridondante: questo perché ci sono troppi personaggi interessanti, sotto i quali si intuisce una bella storia che però rimane nella sotto-trama senza prendere vita.
Talvolta il montaggio tra diversi quadri viene fatto attraverso uno stacco netto, ma molto più spesso si ha un montaggio più morbido, con il volume della voce o della musica – che sia off o over [Casetti – Di Chio 1991: 94] – molto alto, che sarà presente e probabilmente riceverà un’inquadratura della fonte nella scena seguente, magari aperta attraverso effetti di transizione come i fade o tramite le associazioni per transitività o per prossimità [Casetti – Di Chio 1991: 127].
La colonna sonora (vincitrice del Grammy Award come miglior colonna sonora per Media Visivi al 54° Grammy Awards [5]) è praticamente onnipresente e composta esclusivamente da musica dal 1890 al 1920 di artisti come Regina Spektor, Leon Redbone, Loudon e Martha Wainwright, Vince Giordano e Nightawks Orchestra.

La prima cosa che balza agli occhi guardando Boardwalk Empire è la cura maniacale con la quale è stato riprodotto l’intero periodo degli anni Venti: la musica, gli abiti, le auto, la fedele riproduzione del lungomare (boardwalk) di Atlantic City, e ancora gli arredi, le vetrine dei negozi, le copertine dei giornali; tutto è perfettamente funzionale ad una scenografia che non è solo una cornice ma è parte integrante della narrazione. Soprattutto nell’episodio pilota, in cui la mano di Scorsese è notevole, la camera sembra quasi ostentare la perfetta ricostruzione della città e dell’epoca che vuole raccontare. Il voler rimarcare quanto il contesto storico e sociale sia importante in questa serie, porta il regista ad indugiare spesso sulle insegne dei negozi e sui cartelloni pubblicitari, o su alcuni dettagli che accompagnano lo spettatore alla visione della serie. L’inserimento massiccio di queste scritte diegetiche, cioè di elementi appartenenti al piano della storia, regala alla narrazione una connotazione reale e alle inquadrature un maggiore spessore stilistico.
Essendo la serie ambientata nell’epoca del proibizionismo, l’alcol è naturalmente un protagonista a tutti gli effetti, sia per quanto riguarda la sua presenza scenica (basti pensare alla sigla iniziale), sia per il ruolo centrale che gioca in molti dialoghi.
La serie considera tutte le facce del proibizionismo, quella del crimine e quella della giustizia, quella dei produttori e quella dei consumatori, senza trascurare mogli e madri, stanche di ritrovarsi sole a causa dell’oro liquido. L’alcool era soggetto, specie in quel periodo, ad un eccesso di consumo che aveva delle conseguenze spesso devastanti a livello sociale, in particolar modo se mescolato alla povertà estrema e alla criminalità [6]. Le donne, stanche di subire maltrattamenti e violenze a causa di mariti o padri sempre ubriachi, erano favorevolissime al proibizionismo.
Proprio un gruppo di donne, riunitesi alla vigilia dell’entrata in vigore del Volstead Act, sono le prime ad esprimere la loro in merito a questa nuova legge.

«Bestia codarda, bestia mostruosa e bruta, complice del ladro e della prostituta. Il tuo demone efferato offusca il libero arbitrio: alcol, porti il delirio e devi essere bandito».

Dopo questa poesia, la parola è ceduta al rispettabile Nucky Thompson, che in un’atmosfera austera, davanti ad un gruppo di donne tutte agghindate con abiti rigorosi e ad un cartello con su scritto «lips that touch liquor shall never touch mine», inizia il suo toccante monologo.

«Anni fa c’era un bambino che viveva in questa città. Era l’inverno dell’ottantotto […]. La sua famiglia rimase bloccata al freddo, senza cibo né carbone per scaldarsi. Suo padre sparì, abbandonò la famiglia consumato dell’alcol. Così fu costretto a diventare un uomo […]. Uscì di casa […] con la speranza di trovare qualche patata caduta a terra da qualche sacco rotto, ma non trovò niente. Prese un manico di scopa, deciso a procurarsi la cena da portare a casa, uccise tre grossi ratti nascosti nella stiva di una nave. È terribile, lo so, ma la sua famiglia sopravvisse, e quel piccolo bambino… beh, quel bambino stasera vi sta parlando proprio da questo podio. Proibizionismo significa progresso. Non accadrà più che le famiglie siano private dei loro padri tenuti in ostaggio dall’alcol. Sono molto orgoglioso di vivere in una nazione che, se Dio vorrà, quest’anno darà finalmente alle donne il diritto di voto. […] Senza il costante supporto di donne oneste e rispettabili come voi, un uomo come me non andrebbe da nessuna parte. Grazie e che Dio vi benedica».

Se dovessimo giudicare il protagonista della serie da questo monologo, sicuramente ne uscirebbe come un eccellente oratore e un uomo rispettoso, rispettabile e degno di fiducia. Ma la doppiezza che caratterizza il personaggio di Nucky non tarda ad emergere: appena uscito dalla sala, Jimmy osserva che in trincea, durante la guerra, aveva mangiato carne di cane, ma mai di ratto. Questa la risposta prima di sorseggiare alcol dalla sua fiaschetta:

[Nucky] Prima regola della politica, ragazzo: la verità non deve rovinare una bella storia.

Arrivato al Babettès Supper Club, l’uomo che ha pronunciato il monologo precedente lascia spazio ad un uomo che utilizza tutt’altro linguaggio:

[Nucky] […] Come sapete, tra circa due ore gli alcolici verranno dichiarati illegali con un decreto emanato dai gentiluomini del nostro congresso nazionale. Brindiamo a quegli splendidi ignoranti bastardi. State certi che, per quanto la nazione possa restare a secco, sto per concludere degli affari che manterranno Atlantic City bagnata come la fica di una sirena.

Molti sono i temi trattati durante i diversi episodi di Boardwalk Empire: il grande sogno americano si intreccia con le vicende del proibizionismo e della mafia, con le vicende di una nazione uscita vincitrice dal primo conflitto mondiale e in fase di transizione, legata ai principi della patria, fortemente religiosa e puritana, all’interno della quale le differenze di genere e di razza sono ancora fonte di discriminazione.
Boardwalk Empire, grazie ai suoi personaggi, ci racconta ognuno di questi aspetti: il politico corrotto, la donna dai facili costumi, quella maltrattata dal marito e quella bigotta, il ragazzo che crede nella difesa della patria contrapposto all’uomo che vuole difendere solo i propri interessi, lo sceriffo violento e disonesto e l’agente incorruttibile, fervido religioso che si flagella perché attratto da un’altra donna. Insomma, il proibizionismo è l’elemento portante di una serie che scava in profondità un’epoca che forse, più di altre, ha dovuto convivere con pensieri, azioni e convinzioni agli antipodi gli uni dagli altri.
Guardando la serie, si ha l’impressione di assistere ad un’opera cinematografica: la dovizia di particolari, la splendida scenografia e una scrittura sempre coerente con i tratti caratteristici dei singoli personaggi, fanno di Boardwalk Empire uno dei prodotti meglio riusciti degli ultimi anni.

 

Daniele Alessandro Calò, Alessandra Ciraci

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