Bloodline

Bloodline

Noi non siamo persone cattive ma abbiamo fatto qualcosa di brutto. (Dal trailer)

Bloodline è una serie televisiva statunitense creata da Todd Kessler, Glenn Kessler e Daniel Zelman. Drama dalle venature thriller, composto da 3 stagioni, per un totale di 33 episodi di circa 60 minuti ciascuno, trasmessi dal 20 marzo 2015 sulla piattaforma streaming del colosso americano Netflix in lingua originale inglese, grazie alla produzione di Sony Pictures Television e KZK Production. In Italia la prima stagione, formata da 123 episodi, è stata pubblicata sempre da Netflix, il 22 ottobre 2015.
Il successo derivato dai trascorsi scottanti della famiglia Rayburn nella prima stagione, ha permesso ai produttori di continuare a lavorare al progetto, regalando una seconda stagione ricca di misteri e colpi di scena, sempre disponibile su Netflix dal 26 maggio 2016 con 10 episodi. Anche se questa seconda stagione ha avuto un pubblico più limitato, gli autori hanno potuto lavorare anche ad una terza stagione conclusiva, composta da ulteriori 10 episodi, pubblicati il 26 maggio 2017.
Bloodline, inoltre, è stata molto apprezzata dalla critica con diverse nomination nei premi più importanti per la serialità televisiva come il Golden Globe e il Critic’s Choice Television Awards e si è anche aggiudicato l’Emmy Award 2016 per il miglior attore non protagonista in una serie drammatica attribuito a Ben Mendelsohn.

Bloodline si presenta sin dalla prima puntata come un drama intriso di ombre e misteri.
I Rayburn sono una famiglia dalla grande storia e dall’impeccabile reputazione. Per la comunità del luogo e per l’economia turistica dello Stato, rappresentano un punto di riferimento.
Quaranta anni prima, Robert Rayburn (interpretato da Sam Shepard) aveva investito tutte le sue risorse sul turismo, aprendo un albergo nello splendido arcipelago delle Keys nella Florida meridionale. La loro storia, tuttavia, nasconde intrecci oscuri che, se messi in luce, distruggerebbero la reputazione.

La serie tv viene inaugurata dalla presentazione di Danny Rayburn (interpretato da Ben Mendelsohn) che fugge da Miami per non finire bruciato come il suo ristorante, per il quale si era fatto prestare del denaro sporco, mai restituito, da persone poco raccomandabili. Approfittando della festa per il quarantesimo anniversario dell’attività di famiglia, ritorna a casa. Ci viene presentato come la pecora nera della famiglia. Tra flashback sfumati di ricordi mai svaniti, si capisce che il suo ritorno rappresenta un problema. Danny, oltre a partecipare all’evento, che sarà un imperdibile appuntamento mondano per amici, parenti e gente del posto, ha due obiettivi: il primo è quello di rimanere a casa una volta per tutte, stanco di scappare, prima dai maltrattamenti del padre, poi dalle minacce dei malviventi di Miami, lavorando nel resort e permettendosi di ripagare i debiti col racket; il secondo è la vendetta sui fratelli, colpevoli di aver testimoniato il falso, in età adolescenziale, difendendo il padre dopo che lo aveva pestato a sangue e reso parzialmente invalido ad una spalla.
Danny è il male, il cattivo esempio. Questo gli è stato ripetuto per tutta la vita e forse, avendone preso coscienza, ne è convinto lui stesso. Nel viaggio in bus, lo vediamo dialogare con una misteriosa figura femminile che è solo una velata comparsa, della quale capiremo con stupore l’identità solo in corso d’opera.
Prima di tornare a casa, Danny passa a salutare un vecchio amico d’infanzia, Eric O’Bennon (interpretato da Jamie Mc Shane). Fumando assieme uno spinello in onore dei vecchi tempi, l’amico gli offre una collaborazione per un lavoro rischioso ma ben retribuito. Danny confessa di essere cambiato e di voler restare fuori dai guai, ma cederà alla tentazione dei soldi facili, collaborando con questa organizzazione, dopo aver ricevuto i primi magri frutti del duro lavoro alla Rayburn House”. Nella prima puntata si presenta anche la sorella di Eric, Chelsea O’Bennon (Chloë Sevigny), con la quale Danny ha un feeling particolare.
Sally (Sissy Spacek), la madre, l’unica che non riesce a considerare Danny un pericolo, gli dà il bentornato, e lo introduce agli ospiti della festa. I due fratelli John (Kyle Chandler), Kevin (Norbert Leo Butz) e la sorella Meg (Linda Cardarelli), sorpresi di rivederlo, lo accolgono con un sorriso amaro.
Il suo ritorno crea nervosismo, con sfumature di angoscia e malinconia, come se Danny portasse con sé un’aura di negatività insopportabile. La madre lo difenderà a spada tratta nei frequenti litigi in casa. Il padre, invece, si mostrerà molto freddo con lui, come se non fosse suo figlio, offrendogli peraltro, nei giorni successivi, del denaro per farlo andare via per sempre. Lo spettatore all’inizio non si spiega il motivo dell’astio che intercorre nei rapporti famigliari di Danny, ed è portato a farsi delle domande sulla sua figura. Non sembra una cattiva persona, come invece è convinta la famiglia. I numerosi flashback, poco alla volta, permettono al pubblico di ricostruire il tenebroso passato della famiglia, del quale Danny è il protagonista.

Lo show di Todd Kessler, Glenn Kessler e Daniel Zelman, trio già dietro Damages, imbastisce una trama che contiene fin dal primo istante, con il ritorno di Danny a casa, un retrogusto teso e angosciante. Forse la serie è un po’ lenta a coinvolgere lo spettatore, ma sa ingolosire colui che è capace di scrutare i minimi dettagli della trama ed essere paziente fino a giungere alla conoscenza della verità, quella che tutti i familiari conoscono ma che viene offerta al pubblico col contagocce, per un finale di stagione al cardiopalma.
La storyline è interessante, ma sembra che sul finale della prima stagione, con il colpo di scena che non ti aspetti, questa serie abbia già raccontato, peraltro in modo superlativo, quello che doveva. Eppure è stato possibile andare avanti, con ottimi sviluppi narrativi, anche per altre due stagioni.
Con le new entry John Leguizamo e Andrea Riseborough, infatti, si dà nuova linfa alla narrazione, sconvolgendo gli equilibri che John, Kevin e Meg cercano disperatamente di mantenere.

Danny Rayburn (Ben Mendelsohn) è il personaggio che anima maggiormente la prima stagione. È il primogenito, ha subìto pesanti torti dalla sua famiglia e vuole vendicarsi. La goccia che fa traboccare il vaso è la sua esclusione dal testamento. È l’unico componente della famiglia ad infischiarsene del suo cognome, a volte disprezzandolo, al contrario di John, Kevin e Meg che invece lo portano con orgoglio e con riconoscenza verso il padre. Danny è il “grande” di casa e come tale cerca di imporsi, continuando a lavorare al resort. Il lato caratteriale caotico e vendicativo del personaggio, nella seconda metà di stagione, prende il sopravvento. Non si comporta da persona cattiva, ma è talmente frustrato dal passato che lo diventerà a suo modo. Un personaggio sicuramente ben costruito che tiene sveglio il pubblico e muove maggiormente l’universo Bloodline. È un fumatore accanito e dipendente dagli antidolorifici che prende per alleviare il suo dolore cronico alla spalla. Non sono rari i frangenti in cui lo vediamo abusare di alcool e droghe. 

John Rayburn (Kyle Chandler) è il vero protagonista. Nei monologhi dà voce alla coscienza, alla riflessione e al sentimento. Questo lo pone in risalto rispetto agli altri personaggi, anche se a dire il vero la linea tra protagonisti e non risulta davvero sottile: tutti muovono questo universo e si evolvono con esso. John ha il carattere più equilibrato tra i familiari. Serio, distinto e responsabile, è lo sceriffo dell’isola, figura prestigiosa e significativa che tutti conoscono nella zona e del quale tutti si fidano. Dovrà convivere con la sua reputazione e difenderla dopo essersi macchiato di un crimine. Dimostrerà, più di Kevin e Meg, il suo attaccamento a Danny. È sposato con Diana, dalla quale ha avuto due figli.

Meg Rayburn (Linda Cardarelli): nella presentazione la vediamo sui sedili posteriori della sua auto con un suo collega. Ognuno ha un peccato da nascondere e questo è il suo. È fidanzata con Marco, poliziotto e collega di John. Lei è molto indecisa sul futuro: ancora non se la sente di sposare il suo fidanzato e nel frattempo lo tradisce. Avvocato brillante, ha rifiutato importanti contratti di lavoro per restare vicina alla famiglia, lavorando nei paesini limitrofi. Aiuta il padre a scrivere il testamento ed è cosciente fin da subito dell’esclusione di Danny.

Kevin Rayburn (Norbert Leo Butz) è il “piccolo” di casa. Al contrario di John, responsabile non lo è affatto. Classico scapestrato, disordinato ma onesto, è irascibile, istintivo e ama la sua famiglia ma troppo poco sé stesso. Gestisce un piccolo porticciolo, spesso soffoca i suoi problemi in alcool e cocaina, soprattutto nel momento in cui divorzia dalla moglie Belle.

Robert Rayburn (Sam Shepard) rappresenta la classica figura paterna, severa e decisa. A volte invece pare docile e tranquillo. Sicuramente un personaggio dalla personalità bipolare. Buon padre di famiglia? Non troppo. Distrutto dagli eventi del passato, resta spesso da solo, taciturno e pensieroso. Mostra due lati di sé molto diversi: quando parla alla cerimonia della Rayburn House davanti alla comunità che ha dedicato un molo in onore della famiglia; e quando è seduto tranquillamente con Danny a sorseggiare una birra, chiedendogli all’improvviso di andare via di casa per sempre, corrompendolo con un’importante somma in denaro.

Sally Rayburn (Sissy Spacek) incarna lo stereotipo di mamma premurosa che farebbe qualsiasi cosa per il bene dei figli, Danny incluso. È una persona molto emotiva e fragile che odia assistere a litigi in casa e per questo fa spesso da paciere. I figli la terranno all’oscuro dalle losche attività che intraprenderanno. Tutti i suoi dettagli caratteriali la rendono agli occhi dello spettatore una persona debole ma di grande bontà.

Sigla. Tutti gli episodi si aprono con la sigla, dalla durata di un minuto e tredici secondi: la canzone è The water let you in, del gruppo statunitense Book of Fears. Le immagini mostrano il paradisiaco sfondo della spiaggia della Rayburn House con vista oceano. Essa contiene i crediti con i nomi degli attori, produttori e sceneggiatori.

Vengono richiamati in modo significativo la storia familiare e il dramma che si sta raccontando. Nelle sequenze, con effetto timelapse, in qualche secondo vediamo un giorno soleggiato terminare. Cala la notte, lo sfondo è quasi del tutto buio, interrotto a tratti da lampi e fulmini che rivelano un cielo gonfio di nuvole. È in arrivo un violento temporale. Il mare, una volta limpido e quieto, ora è scuro e in tempesta. Nel tramonto del giorno successivo vediamo uno sfondo scuro che abbraccia una tonalità fotografica caratteristica del dramma che si compone nei numerosi flashback e flashforward nell’esplorazione della serie. Le nuvole, come un soffitto dipinto di nero, restano sullo sfondo dell’ultima sequenza. L’orizzonte, con un sole ormai caduto, si tinge di rosso mentre la tempesta si assopisce. Il colore rosso richiama i pericolosi legami di sangue dei familiari. Il mare torna ad essere innocuo. Sulla riva, negli ultimi istanti, vediamo comparire delle ombre che guardano questo sfondo. L’ultima immagine è quella riguardante il titolo della serie, in bianco, su uno sfondo nero.

Gli episodi, dopo la sigla, continuano con il teaser che catapulta il pubblico nel mondo Bloodline, spesso portando alla luce flashback riguardanti la costruzione dei ricordi, oppure con un flashforward. Hanno lunghezza variabile, compresa tra due e i dieci minuti.

Bloodline è una serie assolutamente orizzontale che si muove su due binari: lo spettatore è invitato a ricostruire il passato, un tassello alla volta, per capire il presente, anch’esso in costante evoluzione. Quello che è importante notare è il modo fluido, progressivo, costante ma mai improvviso con cui le situazioni si evolvono e i personaggi crescono: alla fine del percorso nessuno di loro sarà uguale a com’era al principio.

La fotografia è un elemento distintivo: essa è funzionale al dramma che si sta raccontando. Alcune scene sono caratterizzate dal bianco e nero, oppure da colori sbiaditi tipici dell’immagine concettuale del flashback. Alcune scene sono girate con illuminazione assai scarsa, in altre, al contrario, è molto alta con un contrasto volutamente basso.
Le riprese vengono girate prevalentemente con una telecamera a spalla, creando la giusta tensione nel pubblico nei momenti di azione ma anche per trasmettere spontaneità, rendendo più leggero l’episodio. Raramente si vedono campi lunghi, nota deludente sapendo ciò che ha da offrire l’arcipelago delle Keys. Tantissimi primi piani e riprese a mezzo busto. Negli ambienti chiusi viene usata la tecnica a 45 gradi, offrendo il primo piano di chi parla, dalle spalle di chi ascolta.

La musica è usata con parsimonia: a parte qualche isolato effetto sonoro che sottolinea una scena di tensione, questa serie non ha un’identità musicale particolare. L’audio è molto spesso dato dalle situazioni cerimoniali, dalle feste, dal bar o dalla discoteca che Danny frequenta per distrarsi. Sono rari i casi in cui si usa una canzone senza la presenza di una radio o di una consolle. Si può notare come la maggior parte delle volte la vera colonna sonora della serie è il risultato di tutti i suoni che offre la natura: il cinguettio degli uccelli, il vento tra le foglie degli alberi o le onde del mare che si infrangono contro le barche.

L’uscita degli episodi non è a cadenza settimanale come per le reti televisive. Netflix sta abbracciando sempre più i bisogni del cliente. Perciò, come nel caso di Bloodline, offre tutti gli episodi di una nuova stagione in un’unica data d’uscita.

I dialoghi sono coinvolgenti, ben scritti e soprattutto ottimamente interpretati dagli attori, vero punto di forza della serie. La peculiarità in Bloodline consiste anche nel fatto che i personaggi parlano con la marcata eredità di un passato difficile che li ha segnati e che però lo spettatore non conosce. Questa serie, proprio per questo, sembra essere scorretta: tiene impegnato il pubblico nel domandarsi cosa mai è potuto accadere, per sopperire alla poca azione e alla noia dei primi episodi. 

Nell’episodio pilota, Danny prima di andare a casa a salutare la sua famiglia, fa tappa dal suo amico d’infanzia Erik. Questa scena li ritrae a fumare uno spinello su una barchetta parcheggiata nel porticciolo.

[Erik]: Davvero te ne vuoi tornare a Miami? Non vuoi rimanere qui per il siparietto dei Rayburn? So che dedicheranno il pontile sud al tuo vecchio, che presa per il culo!
[Danny]: No devo tornare a nord, ho delle cose da sistemare.
[Erik]: Che ne è stato del ristorante di pesce che volevi aprire?
[Danny]: L’ho aperto cazzo! L’ho anche chiuso, la ristorazione è una merda. La verità è che mi sono fidato di questi tizi, bastardi! Gente di cui non ci si può fidare.
[Erik]: Ti servono dei soldi? Potrei trovarti qualcosa.
[Danny]: Di che tipo esattamente?
[Erik]: Ho una cosa in ballo se accetti te la dico.

In quel momento Erik riceve una chiamata sul cellulare. Rispondendo…

[Erik]: Johnny be good del cazzo Rayburn, c’è qualche problema sceriffo? La sto rispettando la libertà vigilata!
[John]: Ascolta, Danny mi ha detto che sarebbe venuto in città, tu l’hai sentito per caso?
[Erik]: Non parlo con il piccolo Danny da prima di Natale ma se quel coglione è in città perché non gli dici di rispondere al suo cazzo di telefono?!
[John]: D’accordo…
[Erik]: Mi raccomando, salutami il clan Rayburn, passo e chiudo… Danny il paparino ti sta cercando, cazzo! Quindi che cosa vuoi fare? Farò un lavoretto questa settimana… Cosa vuoi fare? È il colpo più facile della tua vita.

La voce di John si presta alla riflessione: sono frequentissimi i monologhi del protagonista su quello che sta accadendo, su quello che sarà, e su quello che è stato.

L’esordio nel pilot è proprio il suo: “A volte sai che sta per succedere qualcosa, lo senti, nell’aria, nello stomaco e non riesci a dormire. Una voce nella tua testa continua a ripeterti che qualcosa andrà molto male e non puoi fare niente per impedirlo. Mi sentivo così quando mio fratello è tornato a casa”.
Ancora nella prima puntata: “Non potevo sapere come sarebbe andata a finire. Non sapevo perché avesse deciso di tornare, non sapevo da cosa stesse scappando, nessuno di noi lo sapeva. Sapevo solo che si metteva sempre nei guai ed io accorrevo sempre in suo aiuto, cercando di salvarlo da sé stesso ma questa volta non sapevo se ci sarei riuscito”.
“Non credo di essere un eroe per quello che ho fatto. Un uomo deve prendersi cura di suo fratello, a questo serve la famiglia e in un certo senso non era solo lui che provavo a salvare. Provavo a salvare me stesso… Provavo a salvare tutti noi.”
“Sono quasi giunto alla fine di questa storia, poi metterò il destino nelle vostre mani. Per quanto riguarda mio fratello, la gente dice che è un mostro, che ha fatto cose terribili. A me dispiace per lui, ha avuto una vita difficile. Vorrei sapere dove è andato, cosa sta facendo e vorrei sapesse che gli voglio bene”.

Alla Rayburn House, durante la cerimonia, il padre fa un discorso davanti ai tanti presenti. L’obiettivo del regista è quello di “presentare gli ospiti”, con una descrizione, anche se assai banale e frettolosa, dei componenti della famiglia che fa capire qualcosa in più sulle particolarità del carattere e sulla storia di ognuno.

 [Robert]: 45 anni fa io e la mia Sally abbiamo aperto le porte di questo posto. Sally era incinta ed io ero un po’ agitato. Me la facevo sotto in realtà! Cosa ne potevo sapere io di come si potevano crescere dei figli o gestire un hotel. Sapete, quando si incontra una donna come Sally si diventa forti, si diventa più coraggiosi. Si inizia a credere che tutto sia possibile. E guardando tutte queste persone stasera, la mia famiglia e tutto il resto, mi rendo conto che eravamo sulla strada giusta. In caso non lo sappiate hanno deciso di dedicare a noi, alla famiglia Rayburn, un pontile tra qualche giorno lungo la costa. Sono felice che siate tutti qui a festeggiare insieme a noi. C’è un’altra cosa che vorrei dire, molti anni fa abbiamo avuto dei problemi. Riconosco alcune delle persone qui che ci hanno aiutato a superarli, probabilmente avrei dovuto ringraziarli allora e non l’ho fatto, vorrei farlo stasera. Prima di sedermi vorrei dire qualcosa sui miei figli. C’è Meg, il mio raggio di sole che è andata a nord a Tallahassee a studiare Legge in un paese di yankee. Poi c’è Kevin, il mio figlio minore, il cui amore per il mare, per la vita e per i cocktail alle tre di notte l’ha fatto rimanere qui. Ovviamente c’è John che ama cosi tanto prendersi cura della gente che ha deciso di farlo non solo per la famiglia ma per l’intera isola. Ultimo ma non meno importante, il mio primogenito, Danny. Quello che se ne è andato potremmo dire ma che trova sempre un motivo per tornare, anche se è solo per chiedere soldi… Sto scherzando! Questo week end non sarebbe lo stesso senza di te. Adesso mi siedo e non parlo più.
[Danny]: Vorrei dire solo due parole se posso… Mi presteresti 20 dollari papà?

Quando le luci della festa si spengono, Danny raggiunge John sulla spiaggia:

[Danny]: John, puoi aspettare un secondo? Vorrei un tuo parere su una cosa e se ti sembra una stronzata me lo dici… Tornerei molto volentieri.
[John]: Torneresti dove?
[Danny]: A casa.
[John]: Perché?
[Danny]: Perché mi mancate.
[John]: Cosa farai poi?
[Danny]: Aiuterò mamma e papà nell’attività di famiglia… Credi che sia una cazzata, una pessima idea, vero?
[John]: Io non ho detto questo, non ho assolutamente detto questo, è che ogni volta che torni a casa sembra che tu abbia una gran fretta di andartene!
[Danny]: Non ho mai avuto un buon motivo per restare, se avessi una casa mia, un impiego, sarebbe diverso.
[John]: Hai pensato a papà?
[Danny]: No, speravo che potessi parlarci tu.
[John]: Senti se hai problemi o bisogno di soldi…
[Danny]: Dai, ti prego, perché tu credi che io abbia sempre dei problemi?
[John]: Andiamo, non ha senso questa cosa…
[Danny]: Ma cosa vuol dire esattamente? Mi dici sempre che non chiamo mamma abbastanza, che non rispetto la famiglia. Ora ti dico che mi piacerebbe tornare a casa e rendermi utile e questo non ha alcun senso per te?!
[John]: Ok, senti, mi dispiace, scusa. Se vuoi che parlo con papa, beh, ci parlerò.
[Danny]: Sarebbe fantastico!

 

Christian Mellone (autore); Francesca Caragiuli (revisione)

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