Black Sails

Black Sails

Amici, fratelli, non vi renderò soltanto ricchi, non vi renderò soltanto forti, io vi renderò i principi del nuovo mondo. (Black Sails)

Black Sails è una serie televisiva di genere piratesco prodotta negli Stati Uniti. È stata creata da Jonathan E. Steinberg e Robert Levine, grazie ad una produzione di Platinum Dunes per il canale via cavo Starz, con un totale di 38 episodi articolati in quattro stagioni dal 25 gennaio 2014 al 2 aprile 2017. In Italia viene trasmessa dal 22 settembre 2014 su AXN (stagione 1,2,3) e su Sky Atlantic (stagione 4). La durata degli episodi è compresa tra 50 e 60 minuti.

Black Sails è la serie antefatto del celebre romanzo L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e racconta l’età dell’oro della pirateria. Ci troviamo nel 1715, nel Nuovo Mondo regna quasi ovunque la civiltà occidentale, esportata oltre oceano dal calco europeo. Reietti e fuggiaschi lasciano la terra ferma, sulla quale sono criminali da due soldi o prigionieri, per imboccare la rotta del grande blu, aggregandosi ad un equipaggio, fuggendo dalla legge e dalla povertà in cerca di fortuna o semplicemente di libertà.
Senza padroni, l’oceano sconfinato accoglie i pirati: “uomini che hanno dovuto fare una scelta”, come dice Capitan Flint. Le rotte atlantiche sono scenario di grossi scambi commerciali e le navi da trasporto sono un ricco bottino per la pirateria. Come ci racconta anche Daniel Defoe nel suo romanzo Storie di Pirati, l’ex colonia inglese di Nassau, sull’isola di New Providence, è in mano alla pirateria che ne ha fatto la sua base mercantile. Il contrabbando delle merci è regolato da Richard Guthrie (Sean Cameron Micheal) e sua figlia Eleonor (Hannah New) che si impegnano, con la più o meno unanime collaborazione delle caotiche flotte piratesche, a mantenere Nassau florida e indipendente. Gli affari dei Guthrie non sono molto graditi alla Corona inglese, che insidia l’isola e la pirateria, divenuta ormai un pericolo costante e crescente nel quadro politico-economico delle isole caraibiche, le cui azioni non possono restare ancora impunite di fronte alla legge.

Lo story concept, nudo e crudo, indirizza la trama nel corso delle quattro stagioni sulla ricerca della Urca de Lima, il più grande galeone spagnolo per il trasporto di tesori nelle Americhe. James Flint (Toby Stephens), capitano della Walras, è un solido punto di riferimento per la gestione Guthrie ed è un personaggio noto agli inglesi, con i quali ha un conto in sospeso. In uno dei suoi abbordaggi, lega il suo destino al giovane John Silver (Luke Arnold), un astuto furfantello che sottrae in segreto una pagina di diario di primaria importanza per l’obiettivo salvifico che il Capitano si auspica di portare a raggiungimento sotto la crescente pressione dei suoi uomini, ormai stanchi e demotivati per ultimi magri bottini conquistati. Questa misteriosa pagina è la mappa del tesoro,  sulla quale è indicata la rotta verso la Urca de Lima. L’obiettivo di Flint presenta un problema nel suo raggiungimento: qualcun altro è in possesso della mappa e sta spiegando le vele per raggiungere il tesoro. Nel pilot la conflittualità è incrementata notevolmente quando dopo una notte di sesso, a John viene a sua volta sottratto l’oggetto della contesa da Max (Jessica Parker Kennedy) che, oltre a lavorare con il proprio corpo per il bordello di Nassau, riesce abitualmente ad arrotondare la paga estrapolando segreti dai suoi affamati e sbadati amanti, rinvendendo le informazioni. Anche per la donna l’oggetto simbolizza la salvezza: monetizzare per fuggire e ricominciare la sua vita altrove. La domanda drammaturgica all’inizio della storia è: in quali mani andrà a finire la mappa del tesoro?

L’originalità della serie è il suo racconto, a cavallo tra storia e narrativa: si pone appunto come prequel del romanzo di Stevenson, di cui riprende alcuni dei personaggi fantastici come James Flint, John Silver e Billy Bones (Tom Hopper); a livello storico, narra le vicende ambientate a Nassau e nei mari caraibici che hanno alimentato la nascita di sensazionali leggende legate a figure realmente esistite come Charles Vain (Zach McGowan), Jack Rackham (Toby Schmitz), Anne Bonnie (Clara Paget). Deve risultare evidente come questa serie televisiva intenda raccontare a suo modo la fantastica storia della pirateria senza seguire servilmente né  la trama del libro, né le vicende realmente accadute ai personaggi storici dell’epoca.
Gli autori hanno ambientato la trama in un contesto storico, politico e sociale veritiero per raccontare, con diversi temi di fondo, le difficoltà e le discriminazioni subite dalle persone dell’epoca. Black Sails si dimostra cruda ed efficace, mai timida, per quanto riguarda lo sviluppo dell’intenzionalità tematica. Il tema di fondo trattato da Steinberg e Levine si sviluppa attorno alla figura del pirata come un uomo in cerca della propria identità che si ribella per necessità al vecchio per abbracciare il nuovo, accettandone le conseguenze. Il tema del viaggio, della crescita, dell’identificazione sembra rievocare il romanzo di Conrad La linea d’ombra. Per l’autore questa linea è il non definitivo, personale e universale momento di presa d’atto della propria indipendenza come essere che vive l’accettazione della responsabilità di essere se stesso nel mondo. Proprio come la presa di coscienza del pirata che sceglie di ribellarsi ad una società che non rispecchia la sua natura, viaggiando per mari e convivendo con l’etichetta di nemico della civiltà. Nelle ultime due stagioni viene sviluppato ulteriormente il tema del razzismo e della schiavitù dei neri nelle Americhe. È approfondito il tema della sessualità e dell’omofobia, in quanto alcuni pirati intrattengono delle relazioni poliamorose anche bisessuali, venendo poi disprezzati dai bigotti lord della corona inglese che difendono i valori della famiglia e della religione. A questo proposito, sono tantissime le scene erotiche sia etero che omosessuali: in un’era in cui il sesso è un taboo per la civiltà, a Nassau è sdoganato, fatto con naturalezza e senza discriminazioni, accompagnato a volte dal vero amore, nel caso di Rackham per Anne Bonnie, per la quale accetta di condividere una relazione a tre, con Alex a fare da terzo incomodo.

L’opera riceve una nomination agli Emmy Award per i migliori effetti speciali nel 2014, un’altra nel 2016 per il miglior tema musicale, senza però vincere alcun premio. Per la realizzazione della sigla, Dougherty, Fong, l’art director Alan Williams, l’artista scultore Kris Kuksi e il produttore Brian Butcher nel 2014 sono stati nominati all’Emmy.

James Flint è il protagonista della serie, per quanto possa essere sottile la linea di demarcazione tra il protagonista stesso e gli altri personaggi: questa serie, come accade con regolarità nelle strutture narrative delle opere degli ultimi anni, adotta un protagonismo collettivo che esalta tutti i personaggi della storia come essenziali ingranaggi di una fitta trama di rapporti e colpi di scena. Il personaggio di Tony Stephens ha un’introspezione maggiore rispetto ai suoi “colleghi” e fornisce l’opera di una nota particolarmente drammatica: segnato da un turbolento passato, gioca la sua vendetta contro gli inglesi nel presente, per offrire l’indipendenza a Nassau e un’identità ai pirati, al servizio di un futuro arduo e incerto. I suoi occhi guardano fisso l’obiettivo che è lontano all’orizzonte, le sue orecchie non sentono ragioni che possano dissuaderlo e le sue mani sono macchiate del sangue degli oppositori. Curioso notare che nel romanzo L’isola del tesoro Flint è il nome del pappagallo di John Silver.

(Long) John Silver è un astuto manipolatore che incarna l’opportunismo: non ha dalla sua muscoli e coraggio ma agisce da stratega con la sua oratoria e la sua intelligenza, trovandosi sempre un passo avanti a tutti. “Di una cosa non dovete mai dubitare, non scherzo mai quando c’è di mezzo la mia vita e parlando di quella informazione, si è corretta”. Lo vediamo sulla nave attaccata dalla Walras del capitano Flint nelle prime scene. Durante l’abbordaggio, non essendo un grande asso in battaglia né tanto meno un cuor di leone, si rifugia sottocoperta, uccide senza pietà il cuoco di bordo al quale ruba un libro che stava custodendo come se fosse la cosa più preziosa di tutta la nave, come in effetti era. Una volta rubata in segreto la mappa contenuta nel libro, Silver riesce grazie al suo sorriso ingenuo e la faccia da bravo ragazzo a farsi accettare come nuovo cuoco della Walras, pronto però a tradire Flint quando c’è la possibilità di trarre guadagno da tale oggetto che potrebbe salvare la pirateria con la conquista del tesoro. Il suo personaggio offre un arco di trasformazione assai ampio: partito come insignificante ladruncolo, sa stupire lo spettatore con geniali colpi di scena disseminati lungo la linea narrativa della storia che lo portano a scalare la vetta per avere anch’egli un posto da leader.

Charles Vain è uno dei capitani più ricercati e sanguinari di sempre e conserva un posto tra le leggende per le sue battaglie. Il personaggio interpretato nella serie è un uomo d’onore, orgoglioso, caotico, spietato ma leale, fedele al codice dei pirati, non scende a compromessi. È una macchina da guerra implacabile che dà filo da torcere a chi è immischiato nei suoi stessi affari. Vendicativo e brutale, il suo curriculum è quello di uno dei più violenti e temerari pirati in circolazione. Viene svelata nei primi episodi una passata relazione con Eleonor, i cui sentimenti e le cui conseguenze sembrano non essere ancora del tutto svaniti.

Eleonor Gutrieh è la signora di Nassau, figlia di Richard che aveva intrapreso il business del contrabbando a Nassau anni prima grazie alla sua nobile famiglia. È una donna forte che si fa rispettare egregiamente dai pirati, per i quali rappresenta peraltro una fonte di guadagno. Ha un carattere determinato e irremovibile, pronta a tutto per proteggere l’isola e la sua indipendenza. Dietro questo carattere di pietra, impermeabile, si nasconde un animo a suo modo fragile. Il suo lato sensibile e bisognoso d’affetto lo esprime con Max. La relazione per le due donne rappresenta un’isola felice dove rifugiarsi dalle insidie, liberandosi di maschere imposte dalla società dei pirati.

Jack Rackham all’inizio della narrazione è il nostromo della ciurma del capitano Vain, per il quale si dimostra un ottimo consigliere. È un uomo intelligente, con una buona oratoria, non ha spiccate doti fisiche o di combattimento ma conosce sempre la cosa giusta da fare grazie alla sua integrità mentale.

Max, come già abbiamo detto, è una delle prostitute del bordello di Nassau. È una donna molto astuta che ha imparato, negli anni di celata schiavitù, ad usare a suo vantaggio il corpo. In un luogo dove sbarcano ogni giorno decine e decine di pirati dopo settimane o mesi in mare aperto che portano con loro segreti e piani d’azione, la bella Max, seducendoli, diventa un calderone di informazioni che usualmente estrapola dai suoi amanti, rivendendole in seguito. È proprio quello che accade quando entra in possesso della mappa per raggiungere la Urca de Lima. L’astuzia e la bellezza però non sono le uniche sue caratteristiche. Non possiamo fare a meno di tener presente la forza di questa donna: pur cadendo più volte, si rialza più forte di prima e gli importanti insegnamenti appresi la porteranno a scalare la vetta del potere.

Anne Bonnie è una donna irlandese entrata nella legenda per la sua brutalità. Nella serie viene interpretata con un carattere introverso ed analitico, ha un atteggiamento rude e mascolino: non ha paura di macchiarsi di sangue, al contrario gode nel farsi rispettare e a manifestare il suo lato caotico. Esperta in lame e pugnali da mischia, sorprende l’avversario grazie alla sua rapidità. La vediamo all’inizio sotto l’ala protettrice di Rackham, con il quale ha una duratura relazione fondata sulla fiducia. Sappiamo bene che in tutte le storie d’amore ci sono momenti non idilliaci e i loro apriranno nuovi scenari, con Max a fare da terzo incomodo nella relazione di cui destabilizza gli equilibri.

La serie ha uno sviluppo narrativo orizzontale: ogni episodio prende in carico la linea narrativa della storia, portandola avanti fino al successivo, permettendo ai personaggi di disincagliarsi dalla propria condizione iniziale e di essere fautori di un arco di trasformazione che li porterà ad abbracciare il cambiamento, plasmato dall’evoluzione del plot personale, di orizzonte e di relazione.

Sigla. Tutti gli episodi di Black Sails si aprono con il logo del canale Starz, seguito nella schermata successiva dalla dicitura “starzoriginals” che presenta la serie come sua esclusiva. Dopo le formalità, viene offerto un riassunto delle puntate precedenti, dalla durata di un minuto circa, sottolineando argomenti ed eventi che andranno a caratterizzare l’episodio. La colonna sonora e la musica della sigla, dalla durata di circa un minuto e trenta secondi, è composta da Bear McCreary, già dietro Battlestar Galactica. L’autore la rende molto originale grazie ad un insolito strumento: la fisarmonica diatonica, comunemente detta organetto. È uno strumento a mantice, definibile come il padre della fisarmonica, molto usato nelle canzoni di tradizione popolare; e dato che il soggetto è la pirateria, quale miglior strumento per rappresentarne la natura grezza e povera? Inoltre il suono vivace e dominante di questo strumento è accompagnato dalle note di un piano dalle tonalità basse e angoscianti che accentuanola natura drammatica dell’opera. Dopo alcuni secondi anche una batteria si aggiunge agli strumenti utilizzati, scandendo il ritmo di questo originale motivetto. Le immagini in bianco e nero che accompagnano la sigla, un misto di tecnica fotografica digitale e pittorica, sono ricche di simbolismo, in simbiosi con la musica e il dramma che si sta raccontando: la sequenza riproduce sullo schermo statue di corpi umani, in bronzo e alabastro, armati e pronti alla guerra, con sguardi decisi ed espressioni fiere. Ogni scultura ha accanto il proprio alter ego scheletrico: simbolismo che vuole evidenziare l’eterno confronto tra vita e morte. Quest’ultima, la grande consolatrice, non si può ignorare in una serie che parla di un evento storico come la pirateria, seppur  in maniera romanzata. Le registe della sigla, Karin Fong e Michelle Dougherty in collaborazione con lo studio creativo Imaginary Forces, hanno dichiarato di aver tratto ispirazione dal lavoro di scultori come Bernini e Rodin, da motivi barocchi, dall’architettura gotica e dallo stile rococò, dalle creazioni di artisti contemporanei come Kris Kuksi. Risulta assai topica l’ultima immagine nella quale compaiono il nome della serie e un uomo che, arrampicandosi sull’asta di una bandiera pirata, cerca, assieme alla sua controparte scheletrica, di raggiungerla con l’estensione di un braccio.

Parlando di linguaggio cinematografico, in Black Sails sono preponderanti le riprese a spalla, caratterizzate, in mare aperto, dalla riproduzione fedele del moto ondulatorio, facendo quasi avvertire il mal di mare allo spettatore. I dialoghi sono ricchi di primi piani che attraverso l’uso di luci extradiegetiche intensificano al massimo la drammaturgia del volto degli attori che vengono ripresi seguendo i codici del cinema classico e della manualistica statunitense con la tecnica dei 180°, senza discontinuità.

Per quanto riguarda la fotografia, Black Sails alterna immagini con tonalità fredde, luminose e a basso contrasto, ad esempio durante il giorno, con lo sfondo blu del mare all’orizzonte; con immagini molto calde con scarsa ma contrastata illuminazione, per esempio durante le letture del Capitan Flint, accompagnate dalla luce di una candela, o tra le capanne sulla spiaggia di Nassau, illuminate di notte dalla luce di un fuocherello.

Il montaggio può essere definito lineare, non abusa della discontinuità anche se c’è un uso frequente di flashback che rievocano ricordi passati delle precedenti vite dei personaggi. La regia gioca in molte occasioni con soggettive e oggettive, alternandole per creare un effetto di attesa e di immedesimazione nel personaggio. Frequente nei piani di ambientazione in mare l’uso del travelling o di panoramiche che fungono da immagini di raccordo tra due scene.
Scelta stilistica degna di nota è una delle inquadrature di Flint: viene ripreso dall’alto verso il basso, degradandolo filmicamente, nel momento in cui sta incoraggiando il suo equipaggio a non girargli le spalle; oppure, al contrario, in un secondo momento, quando la fiducia dei suoi viene riconquistata e l’obiettivo risulta tangibile, è inquadrato dal basso verso l’alto, comunicando al pubblico tutta la sua forza e la sua supremazia.

Le scenografie usate sono reali, anche se ricostruite in studio, come quelle visibili a Nassau e nei suoi locali, oppure virtuali, costruite attraverso l’uso del green screen, come accade nelle scene in mare. Anche se la trama è ambientata nei mari caraibici, attori e addetti ai lavori non hanno mai davvero gravitato intorno a New Providence, dato che l’intera serie è stata girata a Cape Town in Sud Africa. Si dice che per la riproduzione in studio della Walras ci siano voluti trecento carpentieri e cinque mesi di lavoro. L’ambientazione nella taverna e nel bordello è accuratamente programmata per accogliere oltre ai pirati anche il pubblico: vengono riprodotti come ambienti caldi, pieni zeppi di gente, con una luminosità bassa e con lanterne o candele che colorano l’atmosfera facendolo percepire allo spettatore come un luogo di pace e salvezza. I pirati, rientrati sulla terraferma dopo mesi di difficoltà in acque profonde, possono sfamarsi mangiando una grassa bistecca accompagnata da uva e pane duro, bere del rum, fumare un sigaro, rilassarsi e cercare la loro donna tra queste mura, adornate di vigorosa e verde edera che scende dal piano superiore dove vi sono gli alloggi delle signore del bordello. Non trascurabile è l’impegno dei costumisti nel riproporre fedelmente i vari indumenti: dallo sgualcito e trasandato abito del pirata, fino agli sgargianti vestiti col corpetto delle dame di corte.

Gli autori sono stati ovviamente molto scrupolosi nell’arricchimento della sceneggiatura con un fedele ed appropriato gergo marinaresco. Capita spesso, trovandoci in acque assai profonde, di sentire urlare il capitano alla propria ciurma, o il suo quartiermastro, di ammainare le vele all’inseguimento di una nave oppure di imbrogliarle se si sta per  effettuare un abbordaggio o se invece si sta per toccare l’accogliente e fertile terraferma di Nassau. Che l’equipaggio si trovi a poppa o a prua, a tribordo o a babordo, deve obbedire senza dubbio alcuno all’ordine del capitano; il dizionario marinaresco concede allo spettatore di ritrovarsi coinvolto in una nuova dimensione spazio temporale che lo rende un tutt’uno con il mare e con la cultura piratesca.

I dialoghi tra i pirati non sembrano risentire della loro classe sociale: le parole vengono scelte con cura assumendo un valore aulico e ricercato, a tratti apertamente shakespeariano, anche se le loro azioni brute poi testimoniano il fatto che restano uomini violenti. Non sono solo gli istruiti lord inglesi a parlare con un linguaggio forbito e poetico: lo fanno anche i pirati, issando la bandiera linguistica identitaria di questa serie. Nella lotta tra pirateria e civiltà, tra bene e male, gli sceneggiatori hanno sondato l’oscurità dell’animo umano, unendo avventura e dialoghi che ricordano i drammi di Shakespeare.

Dipingono il mondo con le ombre e dicono ai loro figli di stare vicino alla luce. La loro luce. Le loro ragioni, i loro giudizi. Perché nell’oscurità ci sono i dragoni. Ma non è vero. Possiamo provare che non è vero. Nell’oscurità c’è scoperta, c’è possibilità. Nell’oscurità c’è libertà una volta che qualcuno la illumina. [James Flint]

Ancora lo stesso personaggio, sicuramente il più rappresentativo nella fase di stesura della sceneggiatura per il suo linguaggio denso di metafore e analogie, dice:

Quello che rende grande un uomo non è la politica, né tanto meno la prudenza o il decoro. I grandi uomini dal primo all’ultimo di distinguono per una precisa caratteristica: sono tutti alla ricerca di un mondo migliore. Una ricerca che non abbandonano mai, non potrebbero farlo! Ed è questo che li rende invincibili! [James Flint]

Le tantissime citazioni letterarie raccontate dai personaggi ingolosiscono lo spettatore, creando un’atmosfera mitica. Vi sono riferimenti a Dio e alla Bibbia, viene citato più volte Marco Aurelio e i suoi scritti da Miranda Burros, un’emblematica figura accanto a Flint:

È l’amore di Cristo per i peccatori che gli ha dato la forza di sopportare l’agonia. Questa è la forma d’amore più pura, amare attraverso il dolore. [Miranda Burros]

Le citazioni bibliche sono scoperte:

Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai del vino profumato. Il tuo ventre è come un mucchio di grano circondato da gigli. I tuoi seni sono come due cerbiatti gemelli di una gazzella. Come un albero di palma è la tua statura e le tue mammelle sono come grappoli di datteri. Io mi arrampicherò lungo la palma e gioirò dei suoi frutti.

E in generale, la lingua è sostenutissima:

Dovrei essere come un promontorio roccioso contro cui gli incessabili flutti si infrangono con perseveranza. Ti ergerà incrollabile mentre le vorticose acque cullandosi andranno placandosi ai tuoi piedi. Ti sento dire ‘me sventurato proprio a me doveva capitare’, ma non è giusto. Sarebbe meglio dire sono davvero fortunato, poiché le avversità non riescono ad abbattermi e non ho paura di ciò che il futuro ha in serbo per me. Ciò che mi è successo poteva capitare a chiunque ma non tutti avrebbero saputo assorbire il colpo senza darsi per vinti e senza recriminare.

Ma si resta su livelli alti anche nelle parti più dialogiche, che vedono per forza di cose frasi più brevi, al limite senza subordinate e con la presenza di fenomeni di enfasi come le dislocazioni o le frasi scisse:

[Eleonor] La Urca de Lima! Stai parlando di un castello galleggiante. Nessuno ha mai catturato un galeone con un bottino così ricco.
[Flint] Ci penso io a trovarlo. È dopo che avrò bisogno del tuo aiuto.
[Eleonor] Dopo? Perché mai tornare a Nassau con quei soldi. Con mio padre fuorigioco perché non scappare?
[Flint] Non si può fuggire a quello che ci attende ma con i soldi guadagnati in questa occasione, aggiungiamo cinquanta cannoni al forte. Possiamo costruire navi per difendere le coste e addestrare gli uomini. Possiamo lavorare la terra, avere campi e allevamenti e chiunque raggiungerà le nostre spiagge che sia inglese o spagnolo, troverà una spiacevole sorpresa. Una nazione di ladri!
[Scott] AHAHAHAHAH!!!
[Flint] Hai qualche dubbio?
[Scott] Trasformare pirati in un mucchio di agricoltori e soldati? Combattere una guerra contro White Hall per un frammento di Atlantico? La parola dubbio non esprime neanche lontanamente quello che provo.
[Flint] Se ci sarà una guerra sarà per colpa di White Hall. Io mi accontenterei della grazia, il diritto sulle terre e un governatore di cui fidarsi e coem me molti altri. Non sono animali ma uomini affamati di speranza. Ridiamogliela e chi può sapere cosa accadrà.
[Eleonor] Per quale ragione e perché qui?
[Flint] Ulisse verso il suo viaggio verso Itaca incontrò uno spettro. Questi gli disse che una volta che avesse raggiunto la sua casa, assassinato tutti i suoi nemici, riportato l’ordine, avrebbe dovuto fare una cosa prima di riposare. Avrebbe dovuto prendere un remo e mettersi a camminare e continuare finché qualcuno non avesse scambiato quel remo per una pala, indicando così il luogo in cui nessun uomo era mai stato turbato dal mare. Lì avrebbe trovato la pace. Questo è quello che voglio. Allontanarmi dal mare e avere un po’ di pace.

 

Christian Mellone

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