Billions

Billions

Non ci sono innocenti, Bryan. Non a Wall Street. (Billions; 1, 8)

La fotografia perfetta di Billions può trovarsi in una famosa citazione di Sofocle: Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere”. Ricchezza e potere sono le fondamenta di Manhattan, scenario ideale per quello che è il più antico conflitto che conosca l’uomo: quello tra il bene e il male.
A metà tra la tensione di un match di pugliato e la strategia di una partita a scacchi, Billions è un’entusiasmante duello senza esclusione di colpi che vede fronteggiarsi il finanziere Bobby “Axe” Axelrod (interpretato da Damian Lewis, già protagonista di serie come Life e Homeland) al procuratore distrettuale Chuck Rhoades (interpretato da Paul Giamatti, al primo vero banco di prova con una serie tv dopo numerosissimi ruoli per il cinema).
Quella che potrebbe essere la classica storia ambientata a Wall Street tra il miliardario senza scrupoli e l’integerrimo rappresentante della legge si trasforma in un intreccio narrativo sorprendente dove ogni strumento diventa lecito per distruggere il potere del proprio rivale. La lotta tra il bene e male prolifera per tutta la serie, ma è impossibile stabilire chi dei due protagonisti rappresenti l’uno o l’altro versante, la mutazione è continua: Billions è la bilancia di questo eterno conflitto dove ogni giocatore non riesce ad essere pienamente soddisfatto finchè sente la presenza dell’altro avversario.
Chuck Rhoades vanta di essere uno dei migliori procuratori distrettuali di New York, particolarmente bravo nel non perdere neanche un caso, ma allo stesso tempo molto furbo da tenersi lontano dai processi rischiosi: questo suo atteggiamento potrebbe essere un freno alla sua carriera, ma l’apertura di un fascicolo sulla Axe Capital, la compagnia finanziaria di Bobby Axelrod, rappresenta lo scalpo ideale per consacrare definitvamente la sua brillante carriera. Ma le insidie non riguardano solo l’abilità del mondo dell’alta finanza a camuffare i propri movimenti, Chuck Rhoades deve anche scontrarsi con l’opionione pubblica che vede in Bobby Axelrod un benefattore sempre pronto a elargire donazioni ed essere in prima fila nelle più importanti iniziative benefiche. A questo si aggiunge l’ago della bilancia che tiene insieme Chuck ed “Axe”: Wendy Rhoades (intrerpretata da Maggie Siff), moglie di Chuck e psicologa presso la Axe Capital.

 L’idea di una serie come Billions parte da lontano e bisogna tornare alla crisi economica del 2008. Per l’occasione Andrew Ross Sorkin, giornalista del New York Times, pubblicò il best seller Too big to fail – Il crollo dei giganti che, oltre a indagare le cause che hanno condotto prima gli Stati Uniti e poi tutto il resto del mondo in una crisi senza fine, è stato anche portato sul grande schermo. Per il film omonimo fu scelto proprio Paul Giamatti per interpretare Bed Bernanke, presidente della Federal Reserve con le amministrazioni Bush e Obama.
A cinque anni di distanza, Sorkin è ritornato a raccontare il mondo dell’alta finanza con una storia per la televisione. Per farlo, era necessario coinvolgere la coppia di sceneggiatori David Levien e Brian Koppleman, già autori di pellicole come La giuria, Ocean’s Thirteen e The Girlfriend Experience.

La serie, prodotta dalla TBTF Productions Inc. (acronimo del titolo Too Big to Fail), è stata trasmessa su Showtime a partire dal 17 gennaio 2016, mentre per la trasmissione in Italia è stato necessario aspettare il 21 giugno 2016 con la messa in onda su Sky Atlantic. Sia la prima che la seconda stagione si sviluppano su 12 episodi della durata di 50-55 minuti l’uno. Durante la seconda stagione, il presidente di Showtime, visto l’aumento di pubblico e la particolare attenzione riservata dalla critica, ha annunciato il rinnovo per una terza stagione che probabilmente vedremo nel 2018.

Per raccontare il mondo dell’alta finanza che si intreccia nel sistema giudiziario statunitense, Billions fa un salto in avanti rispetto ai grandi classici del cinema come l’imprescindibile Wall Street di Oliver Stone e il più recente The wolf of Wall Street targato Martin Scorsese. Non c’è il contrappunto tra la ricchezza e la solitudine dei protagonisti, non mancano gli eccessi, ma non hanno un ruolo decisivo nel caratterizzare i protagonisti. Con Billions ci troviamo di fronte alla bulimia del potere, a uomini che potrebbero conservare la propria posizione di privilegio ma non riescono mai ad intravedere un limite su cui fermarsi. Le macchinazioni e le trame sono molto vicine, per genialità e coinvolgimento, a quelle del presidente Frank Underwood di House of Cards, mantenendo comunque uno stile particolarmente originale, grazie anche all’eccellente lavoro fatto da Damian Lewis e Paul Giamatti.
Chuck Rhoades e Bobby Axelrod, pur essendo dichiarati nemici, hanno numerosi punti in comune: l’orgoglio e la difficoltà ad accettare un passo indietro o un fallimento li porta continuamente allo scontro frontale, senza risparmiare le persone che hanno accanto irrimediabilmente coinvolte nella loro faida personale.
Proprio sul piano dell’orgoglio parte quello che è il primo round di Billions. Nel corso di una conferenza stampa in cui Chuck Rhoades illustra i risultati raggiunti dal suo distretto, un giornalista provoca il procuratore chiedendo come mai non abbia mai seguito un caso su uno dei pezzi grossi di Wall Street. Quest’insinuazione, liquidata con diplomazia, fa comunque breccia nello studio di Rhoades che prova a passare al setaccio i maggior gruppi finanziari di Manhattan fino ad arrivare ad una potenziale pista sulla Axe Capital. Il primo nodo da sciogliere, però, riguarda il suo conflitto d’interessi nell’indagine dato che la moglie è una dipendente della compagnia finanziaria di Axelrod, ma questo non è sufficiente a far desistere Rhoades che cerca di aggirare questo ostacolo manovrando sapientemente colleghi e collaboratori.
Dall’altro lato del campo da gioco, Bobby Axelrod avverte il pericolo sia per la consapevolezza di essersi arricchito in maniera poco trasparente e sia perchè riconosce di avere di fronte un rivale particolarmente agguerrito e determinato. Il modo migliore di rispondere non è restare sulla difensiva e cercare di cammuffare al meglio gli affari della Axe Capital, ma contrattaccare e cercare di far mancare le fondamenta alla solida carriera di Chuck Rhoades. Il ruolo di Wendy, moglie di Chuck e psicologa del gruppo Axe Capital, è molto simile a quello di un’equilibrista: per quanto il legame con suo marito sembra essere forte, riesce comunque a dividere gli affetti dal lavoro mantenendo il suo segreto professionale in merito ai fatti che coinvolgono l’azienda: tutto questo cercando di gestire le continue pressioni ricevute sia da Chuck che da Axe per ottenere  informazioni utili.
Molto importante in Billions è il ruolo assunto dalle sfere private dei protagonisti. Il salto di qualità nella narrazione di questi mondi è aver affiancato a Chuck Rhoades e Bobby Axelrod nuclei familiari che sciolgono alcuni stereotipi.
Se l’immagine che possiamo avere di un miliardario che specula in borsa è quella dello squalo anaffettivo che conduce una vita sregolata senza rinunciare ad ogni desiderio, con “Axe” viene ribaltata. Non c’è la cocaina indispensabile per il protagonista di The wolf of Wall Street interpretato da Leonardo Di Caprio, ma una lucidità disarmante. La capacità di prendere decisioni e la quantità di informazioni immagazzinate, fanno di Bobby Axelrod una vera e propria macchina da guerra capace di movimentare denaro, azzeccare scommesse in borsa e avere attorno collaboratori che a tratti rispecchiano la sua identità. Ma il suo retroscena, se vogliamo, è ancora più sorprendente con una fedeltà assoluta alla sua splendida moglie e due figli che completano quella che potrebbe essere una famiglia modello.
Parlando di un procuratore distrettuale, invece, si potrebbe avere proprio la proiezione di un uomo di buona famiglia che ha lavorato tanto per la sua carriera e conduce una vita retta, integerrima. Ma anche sul piano delle sorprese, Chuck Rhoades non può considerarsi secondo a Bobby Axelrod. Basta prendere l’inizio del pilot per trovarlo coinvolto con la moglie in pratiche sadomaso e pissing, caratteristica che lo porta anche a frequentare di nascosto locali notturni newyorchesi. Inoltre il suo spiccato senso della giustizia, che viene trapelato per l’opionione pubblica e non risparmia neanche conoscenti e amici, diventa trascurabile ogni volta che deve essere aggirata la legge per mandare avanti una sua indagine.
Riferirsi a Bobby Axelrod e Chuck Rhoades non vuol dire parlare di due rette parallele senza punti d’incontro, ma di una spirale che continua a rincorrersi e andare avanti con un filo conduttore valido per entrambi e riassumibile nella frase “il fine giustifica i mezzi”.
Lo stesso ambiente di Wall Street non viene descritto attraverso broker sfrenati e telefoni bollenti, ma sulle capacità di intrattenere relazioni. Gli affari più importanti si discutono nelle salette di un ristorante o addirittura in umili tavole calde di New York. I parcheggi di periferia diventano luoghi strategici per gli appuntamenti e capita spesso di assistere a riunioni nella cucina di un ristorante o nei sotterranei di un grande magazzino.
Ai centri di potere economico e finanziario di Wall Street rispondono poi i centri di potere politico delle procure distrettuali di New York: luoghi dove viene perseguita la giustizia senza mai perdere di vista la propria carriera e le opportunità professionali che ogni singolo caso può aprire.
Se la Borsa e la procura sono le due palestre in cui si allenano rispettivamente Bobby Axelrod e Chuck Rhoades, il loro ring è sempre il potere.

Tutta la serie è incentrata attorno alle figure di Chuck Rhoades e Bobby Axelrod.
Paul Giamatti, dopo una splendida carriera cinematografica che lo ha portato ad essere uno degli attori non protagonisti più ricercati di Hollywood (vanta collaborazioni con Woody Allen, Spielberg, Howard e Tim Burton), è praticamente al suo debutto come attore protagonista in una serie tv. Forte della sua parte di direttore della Federal Reserve in Too big to fail, è tornato prepotentemente in un ruolo istituzionale interpretando il procuratore distrettuale Chuck Rhoades. La sua furbizia lo porta ad essere uno dei più stimati e temuti procuratori di New York, esercita una straordinaria influenza sui suoi collaboratori e cura in maniera scientifica la sua carriera cercando sempre di lasciare aperte diverse vie d’uscita che possono spaziare da collaborazioni milionarie per grossi studi legali a candidature politiche. Ad un carattere deciso e autoritario, però, si contrappone il suo senso di inferiorità nei confronti di sua moglie Wendy: oltre a subire il suo lavoro presso la Axe Capital, che le permette di portare a casa uno stipendio più sostanzioso del marito, gode ad essere sottomesso anche nei rapporti sessuali. Questa perversione è solo uno dei tanti aspetti controversi di Chuck, dato che la sua sete di potere attinge da diverse fonti: ha bisogno di incastrare Axelrod non solo per avere uno “scalpo” eccellente da procuratore, ma anche per ristabilire la giustizia tra chi ha raggiunto una posizione di primo livello a suon di speculazioni e chi come lui ha lavorato sodo per conquistare l’ufficio in procura. A questo si aggiunge un rapporto di inferiorità anche nei confronti del padre, particolarmente solerte a spianare la strada alla carriera del figlio attraverso favori e vecchie amicizie, senza contare il peso subito dalla difficoltà nell’allontanare Wendy da un contesto lavorativo che Chuck considera poco etico.
Per cercare il contrasto con Paul Giamatti, la scelta di Damian Lewis è stata eccellente. I due formano una delle rivalità televisive più entusiasmanti degli ultimi anni proprio grazie alle loro diversità e alla complicità che hanno nel corso della storia. Dopo aver fatto incetta di premi interpretando Nicholas Broady nella serie Homeland, Damian Lewis si afferma anche nel mondo dell’alta finanza nei panni di Bobby Axelrod. La storia di “Axe” ha un legame con l’attualità: l’11 settembre 2001 era al World Trade Center di Manhattan ed è stato uno dei pochi sopravvissuti dell’ufficio in cui lavorava prima del crollo delle torri. Dopo quel giorno, la carriera e le ricchezze di Bobby sono aumentate a dismisura, ma allo stesso tempo è stato uno dei più generosi sostenitori del corpo dei pompieri di New York.
La Axe Capital, da lui fondata, è una delle più importanti compagnie finanziarie degli Stati Uniti, particolarmente capace grazie ad un’eccellente rete d’informazioni di anticipare le previsioni del mercato e ottenere grandi introiti attraverso la speculazione finanziaria. Per gestire la Axe Capital, Bobby cerca di trasmettere ai suoi dipendenti la sua stessa fame e voglia di portare quanto più denaro all’azienda, sottraendolo alle proprie concorrenti con lo scopo di arricchirsi a dismisura e rafforzare sempre di più la sua posizione in prima fila nel salotto di Wall Street. Anche lui attraversa momenti di insicurezza e fragilità che cerca di curare grazie all’aiuto di Wendy e al sostegno di sua moglie Lara.
Soffre particolarmente la presenza di Chuck nei suoi affari e detesta che la sua immagine possa essere scalfita in qualche modo e per ovviare a questo dimostra un talento nell’anticipare ogni mossa della procura.

I ruoli femminili in Billions hanno un’importanza fondamentale soprattutto nel mettere a nudo quelle che sono le fragilità dei due protagonisti.
Tra Chuck e Bobby compare sempre Wendy Rhoades, interpretata da Maggie Siff, vero punto di contatto e mediatore tra i due protagonisti. Assume un ruolo particolarmente delicato nella storia perchè, pur difendendo con orgoglio la sua attività di psicologa all’interno della Axe Capital (nei confronti della quale avverte un forte senso d’appartenenza) si trova continuamente in contrasto con suo marito Chuck, che da tempo ha capito in che modo il gruppo riesce a far profitti e cerca le prove definitive per portare “Axe” alla sbarra. Per quanto Wendy possa ricevere amore da Chuck e gratificazioni professionali da Bobby, non riesce mai ad abbandonare la sensazione di essere usata dagli altri per raggiungere scopi che non le appartengono e indirettamente possono metterla in pericolo. È l’unica che effettivamente perde in ogni caso: o con l’arresto di “Axe” (e quindi con un forte danno per l’azienda) o con il fallimento di suo marito (deleterio per l’equilibrio familiare). Allo stesso tempo, lei rappresenta il conflitto di interessi usato da Bobby come un ombrello su cui ripararsi in seguito ad eventuali invasioni di campo del marito e per Chuck è un evidente ostacolo che lo contappone al suo obiettivo.
Molto interessante è anche la figura di Lara (interpretata da Malin Akerman), moglie di Bobby che, oltre a gestire un ristorante con sua sorella, è il vero perno su cui ruota la famiglia Axelrod: l’armonia che Bobby non può avere in ufficio riesce a trovarla a casa, soprattutto grazie al carattere protettivo e complice di Lara. Il loro rapporto, però, non sembra essere minacciato dall’inchiesta di Chuck Rhoades, ma da Wendy che secondo Lara ha un ruolo troppo invasivo e ambiguo nella vita di Bobby.

Nel distretto di Chuck spiccano due suoi collaboratori: Bryan Connerty (interpretato da Toby Leonard Moore) e Kate Sacher (interpretata da Condola Rashad). Bryan è l’erede in pectore di Chuck, lavora sempre al suo fianco e cerca di assorbire tutti gli insegnamenti necessari per la sua carriera, ma viene spesso manipolato dallo stesso Chuck per le sue strategie, un atteggiamento che alla distanza porta a far emergere le vere insicurezze di Bryan circa il suo futuro in procura. Kate, invece, è una brillante impiegata dell’ufficio distrettuale che, grazie alla sua furbizia, riesce presto ad entrare nelle grazie di Chuck e ad essere coinvolta nei casi più delicati. La sua ambizione è allo stesso tempo il motore del suo lavoro, ma anche una pressione difficile da gestire, soprattutto quando va a relazionarsi con i propri colleghi.

Mike “Wags” Wagner (interpretato da David Costabile, una garanzia nei ruoli secondari delle serie tv, da Breaking Bad a Suits) è uno dei più stretti collaboratori di Bobby. Il suo ruolo alla Axe Capital è quello di essere il collante tra “Axe” e i dipendenti. Il suo carattere impulsivo e lunatico fa sì che venga praticamente temuto da tutti, un modo deciso a tavolino con “Axe” per tenere i dipendenti sotto pressione. Come nel più classico dei casi, mentre Bobby deve apparire come lo “sbirro buono” che tutti venerano, “Wags” è lo “sbirro cattivo” che ognuno vorrebbe evitare.

A margine ci sono anche altri personaggi che completano sia la sfera dei due protagonisti come ad esempio Charles Rhoades (interpretato da Jeffrey DeMunn), padre di Chuck, che avrà un ruolo determiante per il figlio nella seconda stagione, oppure “Dollar” Bill Stearn (Kelly AuCoin) e Hall (Terry Kinney), dipendenti di “Axe” ed usati spesso per manovre poco legali.

In Billions, inoltre, c’è spazio anche per un cameo. Bobby è un fan dei Metallica a tal punto che è solito indossare durante le riunioni importanti una maglietta della band anzichè la canonica giacca e cravatta. In una puntata della prima stagione, Bobby raggiunge la band impegnata in un concerto e anzichè assistere in platea, va direttamente in camerino dove i Metallica si stanno preparando e ha anche una breve chiacchierata con il cantante James Hetfield.


Entrambe le stagioni di Billions sono composte da 12 episodi che variano tra i 50 e i 55 minuti. La puntata si apre con il logo Showtime e un breve riassunto delle precedenti puntate di circa 60 secondi, per poi lasciare spazio al titolo della serie e ad un campo lunghissimo dell’isola di Manhattan. La prima scena è preceduta dal nome dei tre creatori: Andrew Ross Sorkin, David Levien e Brian Koppleman.
Billions è una serie con uno sviluppo narrativo orizzontale, anche se all’interno di ogni singolo episodio può essere individuata una particolare prova che Chuck e Bobby devono sostenere. Più che parlare della co-esistenza di orizzontalità e verticalità, è più giusto pensare ad una scacchiera in continuo movimento, con mosse preparate con largo anticipo che riescono a concretizzarsi dopo diverso tempo. Ogni azione di Chuck e Bobby, anche quella più impulsiva, riesce comunque a riecheggiare nello sviluppo narrativo molto a lungo, a tal punto che ogni errore viene pagato a caro prezzo.

Come nella gran parte delle serialità americana, i registi si alternano quasi ad ogni episodio. Spiccano i nomi di Neil Burger (Limitless), Adam Arkin (Fargo) e i registi di House of Cards, James Foley e John Dahl. Da quest’ultima serie Billions attinge sicuramente in merito alle scelte di regia e ai movimenti macchina: non vi è praticamente traccia di alcuna steadycam, mentre è molto presente l’utilizzo di carrelli e campi lunghi.

Gli episodi si estendono con un montaggio alternato molto attento a spostare continuamente l’azione tra i due protagonisti che, pur entrando in contatto rarissime volte durante tutta la serie, sono sempre connessi mentalmente l’uno all’altro.
Una particolare perla realizzata esclusivamente grazie al montaggio si nota nella puntata 11 della seconda stagione, dove la prima scena corrisponde a quella finale dell’ordine cronologico per poi andare a ritroso di una settimana e basare tutto l’episodio sull’avvicinamento a quel finale. Aspetto che, comunque, viene riproposto anche in altre puntate con minore effetto.

La scelta delle canzoni per la colonna sonora è in alcune circostanze vicina all’azione, a tal punto da sottolineare il tema. Sono presenti anche tracce d’Italia, come la canzone Quando quando quando di Emilio Pericoli presente nel pilot della prima stagione. Vi è anche la passione della musica heavy metal che non si manifesta solo nelle magliette di Bobby Axelrod ma anche in canzoni come Harvester of sorrow e Muster of puppets dei Metallica. Inoltre c’è anche un livello di eterogeneità nei generi trattati, si spazia dai Roxy Music, ai Pixies fino ad arrivare a Major Lazer.
Le altre composizioni, invece, sono state curate da Eskmo che ha firmato la sua prima colonna sonora per una serie TV proprio con Billions e recentemente è stato il compositore delle musiche di una delle ultime produzioni Netflix, Tredici.

Di Billions vanno sottolineate anche le scelte scenografiche che vanno a definire ancora di più nel dettaglio l’anima dei personaggi. Bobby Axelrod ama trovarsi in spazi luminosi e molto spaziosi, aspetto che si riscontra nei toni freddi degli uffici della Axe Capital, dove vede tutti e può essere visto da tutti, ma anche nella sua casa nel Connecticut, con una forte prevalenza di toni bianchi e circondata da un grande giardino.
Chuck, invece, si presenta all’interno del suo ufficio come un regnante che fa della propria scrivania  un piccolo trono. La sua concentrazione sul lavoro è tale che spesso preferisce pranzare con i suoi collaboratori direttamente nell’ufficio e non abbandonare mai il posto di comando. Anche l’ambiente domestico, caldo e accogliente, lascia trapelare a volte un senso di claustrofobia.
In tutto questo bisogna notare come l’intera serie vada oltre agli stereotipi non solo nella caratterizzazione dei personaggi, ma anche in diverse ambientazioni. Sono molto rare, infatti, le scene di tribunali e la sede della borsa di New York, Wall Street, è praticamente marginale. Maggior risalto viene dato a tutto quando il mondo che circola attorno alle figure di Chuck e Bobby e come questo entri costantemente nella loro quotidianità. Un potere che viene raccontato non attraverso il ruolo rivestito dai protagonisti nella società, ma grazie alla loro capacità di stringere relazioni e alleanze.


Parlare di speculazioni, vendite allo scoperto e diritto finanziario porta con sé un rischio: cadere nel tecnicismo. Per quanto a volte sia necessario inserire nei dialoghi la terminologia tipica dei broker, Billions riesce a mantenere un ottimo grado di comprensione senza essere banale o didascalico.
Ad emergere è soprattutto il carattere relazionale dei personaggi e la loro psicologia. A tratti le loro azioni possono sembrare incomprensibili, ma fanno parte di un disegno ben preciso: lasciare allo spettatore un clima di sospetto continuo.

Il linguaggio aggressivo e frenetico dei dipendenti della Axe Capital nasconde, di fatto, un lato fragile che viene sviscerato all’interno dello studio di Wendy Rhoades dove vengono svolte sedute di psicoterapia: in quella stanza vengono liberate attraverso la terapia della parola le debolezze di persone che spostano quotidianamente milioni di dollari con un click, agendo con un’elevatissima competitività, passando in un attimo dall’esaltazione alla crisi.
Bobby Axelrod è, per definizione, fuori dagli schemi. Oltre ad essere allergico ad ogni formalismo, ha un modo di relazionarsi nel suo ambiente molto schietto. È un abilissimo comunicatore sia con i suoi collaboratori che con i potenziali investitori e non smette mai di rivendicare le sue umili origini e il fatto di non aver avuto bisogno di alcuna università o titolo per raggiungere la posizione che occupa ora.
Come si può intuire, Chuck Rhoades è l’altra faccia della medaglia. Il suo profilo istituzionale mette quasi soggezione e la sua dialettica riesce spesso a smascherare i punti deboli delle persone che ha di fronte, specie se si parla di un interrogatorio.
Per raggiunere la vetta dei dialoghi di Billions, rappresentata da uno strepitoso botta e risposta tra Chuck e Bobby, bisogna avere la pazienza di arrivare fino all’ultima puntata della prima stagione. Da incorniciare e rivedere.

 

Andrea Martina

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