Beverly Hills 90210

Beverly Hills 90210

Ciao Brandon! Nove anni. È un periodo lungo nella vita: la scuola, l’amicizia, l’università, il mondo reale, la morte, le droghe, la depressione, gli sconvolgimenti della pubertà. Tutti noi abbiamo affrontato questi problemi. Qualcuno di noi è partito, qualcun altro è arrivato. Ma questo non ha cambiato le cose. Perché sappiamo che possiamo contare l’uno sull’altro e che potremo farlo sempre.

Ideata da Aaron Spelling e Darren Star, Beverly Hills 90210 è senza dubbio la serie che ha dato vita al teen drama moderno. Si impone sin da subito sul palinsesto del network americano FOX come un vero e proprio fenomeno mediatico raggiungendo un enorme successo di pubblico. Le dieci stagioni, composte da 296 episodi della durata di 45 minuti circa (si tratta di quasi trenta episodi a stagione, un numero molto alto), sono andate in onda negli States dal 1990 al 2000.
In Italia la prima della serie si ha nel 1992 su Italia1, il canale Mediaset che si rivolge al target giovanile.

A partire dall’inizio degli anni ’90, uno dei produttori più in vista nel panorama americano, Aaron Spelling, sente che i tempi televisivi stanno cambiando e che il pubblico è pronto ad accogliere una nuova tipologia di linea narrativa. Si tratta di una serialità che guarda il mondo con una prospettiva diversa, da una prospettiva fino ad allora quasi del tutto ignorata dal mondo televisivo: quella degli adolescenti.
Con la collaborazione dello sceneggiatore Darren Star, Spelling produce Beverly Hills 90210, serie che da subito conquista il pubblico sconvolgendo i dati di audience. La serie per la prima volta porta sul piccolo schermo i ragazzi a confrontarsi con temi scottanti quali il sesso, la droga, l’omosessualità e l’Aids, discostandosi da una visione paternalistica e cercando invece di far luce sulle vicende da un punto di vista fresco, diretto e naturale, sempre e comunque in chiave di political correctness [Duma: 2009].
Beverly Hills 90210 è stato il precursore di molte serie che avrebbero in seguito sviscerato tematiche inconsuete da un punto di vista prettamente adolescenziale. Tra le più importanti ricordiamo Dawson’s Creek, The O.C., One Tree Hill e Gossip Girl.
In particolare The O.C. e Beverly Hills 90210 sono molto vicine dal punto di vista della story line e della tipologia di ambienti e personaggi (di palese matrice ellisiana). Nelle due serie infatti non si può fare a meno di notare come personaggi, luoghi, stili di vita ed ambientazioni riprendano fortemente quelli di un romanzo del 1985, Less than zero di Bret Eston Ellis.
Come i personaggi ellisiani, Brandon Walsh, Ryan Hatwood & co., sono immersi nel sole della California in una realtà di plastica, circondati dal benessere e dalla felicità apparente.
Pericolosa, inedita e poco scontata, l’idea del magnate della produzione televisiva Aaron Spelling di investire su una serie tv a sfondo adolescenziale si concretizza con la messa in onda di Beverly Hills 90210 nell’ottobre del 1990.
Con protagonisti quasi del tutto di estrazione sociale medio-alta, la sfida, assolutamente vinta dai produttori, era quella di suscitare l’attenzione di un pubblico molto vasto e soprattutto il più eterogeneo possibile.
Parte del successo della serie è dovuto anche alla contemporanea programmazione di un’altra serie cult degli anni ’90: I segreti di Twean Peaks (di cui lo stesso Aaron Spelling è co-produttore). Estremamente differente dal punto di vista della trama, ma molto attinente alla produzione di Spelling per altri versi, la messa in onda di questa serie ha permesso di attuare una strategia pubblicitaria di promozione del genere teen pressoché impeccabile nel momento in cui era più necessaria una pressione sugli spettatori: agli albori della sua nascita.
Beverly Hills 90210 è stato il più longevo dei teen americani. Durato dieci anni (dal 1990 al 2000) e dieci stagioni, non solo può considerarsi il vero e proprio patriarca del genere, ma si può definire una delle maggiori celebrazioni dell’età adolescenziale e di tutto ciò che la riguarda da vicino. Grazie all’estro della squadra diretta da Darren Star e Aaron Spelling, i protagonisti del telefilm hanno dettato le mode in voga in quegli anni ed hanno contaminato il linguaggio giovanile dell’epoca.
I teenager sono quindi i protagonisti della serie. Ma si tratta di una “categoria” che necessita di precisazioni. In particolare, si tratta dell’incarnazione di adoni californiani ricchi e viziati: un modello molto lontano dalla media. Rappresentanti di una porzione decisamente ristretta, oltre che privilegiata, rispetto ad un più vasto universo di sedicenni nella media nei quali sarebbe di gran lunga più facile riconoscersi, questi protagonisti e le vicende nelle quali li abbiamo visti coinvolti sono stati per un intero decennio la “versione glamour” del preludio all’età adulta.
Questa visione privilegiata della giovinezza non ha però sgomentato o sconcertato i telespettatori fino al punto da considerare i personaggi e la story line poco veritiere. Anzi, la ricca, patinata ed irriverente gioventù americana raccontata in Beverly Hills 90210 ha avuto grande successo per la quasi totalità delle dieci stagioni andate in onda, subendo in termini di gradimento ed ascolti un netto calo solo in quelle finali, in cui il genere, ormai sviscerato ed esaurito in tutte le sue sfaccettature, ha perso interesse agli occhi di un pubblico alla ricerca di nuovi stimoli.
Quella in termini di ascolti da parte degli spettatori non è stata però la sola premiazione ricevuta dalla serie tv. Beverly Hills 90210 infatti si è aggiudicata tre Telegatti, un Golden Globe ed un premio come miglior colonna sonora. In Spagna ha ricevuto inoltre due premi speciali come migliore telefilm straniero [Wikipedia].

1.2. Le ambientazioni

Spiagge assolate, ville maestose, scuole esclusive e luoghi di ritrovo selezionati ed alla moda: è stato questo lo sfondo sul quale si sono snodate le vicende di Beverly Hills 90210 per l’intera durata delle sue dieci stagioni.
Ogni ambientazione entrata a far parte della serie è stata chiamata a rispettare un solo imperativo: essere in linea con il concept della ricchezza esagerata, rispondendo ad esigenze filmiche ben precise, quelle che al meglio avrebbero rappresentato la vita del celebre quartiere di lusso della California del Sud.
Esagerazione, spreco ed opulenza (nel significato più concreto del termine) sono stati dunque i canoni da rispettare al momento della scelta e dell’allestimento dei set interni ed esterni nel telefilm.
Se gran parte della scenografia degli interni è frutto del lavoro della troupe che ha ultimato la ricostruzione di ambienti domestici e locali pubblici, per ciò che riguarda gli esterni, le ville sulla spiaggia a Beverly Hills e le abitazioni nel centro urbano hanno costituito, oltre che lo sfondo utilizzato per le riprese, un elemento reale che ha contraddistinto la serie e ne ha messo in risalto la città di Beverly Hills, il suo contesto urbano.
La scuola frequentata dai protagonisti nella serie, ossia il West Beverly High School, è una scuola reale, la Torrance High School situata al 2.220 W.Carson St. di Torrance (Los Angeles).
La narrazione risente dell’“anzianità” del prodotto, che non trova ancora negli anni Novanta tempi abbastanza maturi per portare la dimensione ambientale in primo piano, affiancandola come elemento aggiuntivo a situazioni e stati d’animo dei giovani protagonisti e tracciando un andamento parallelo incisivo e funzionale ai fini della comprensione e del coinvolgimento dello spettatore nella trama.
La maggior parte delle scene del telefilm, infatti, è stata pensata e scritta per essere girata in spazi interni, al contrario di ciò che ha sperimentato con successo nel 2003 The O.C. Nella produzione di Schwartz infatti, nonostante un’evidente somiglianza in termini di sfondi ed ambientazioni, molte delle scene di alto impatto emotivo presenti nelle sequenze degli episodi (in modo particolare quelle a carattere introspettivo dei personaggi) sono ambientate volutamente all’aperto: sulla spiaggia, sul molo di Santa Monica o nella meravigliosa cornice della località balneare di Santa Barbara. Nel caso in questione la scelta degli sceneggiatori è stata innovativa quanto acuta: è l’ambientazione che si adatta alla vicenda e non viceversa, sono gli stati d’animo dei personaggi e i gradi di tensione narrativa a dettare la necessità di una certa tipologia di ambiente, dunque la decisione di farvi ricadere la sua scelta specifica.

Grazie allo straordinario consenso di pubblico ottenuto nel corso degli anni, Beverly Hills 90210 accompagnerà i protagonisti dai banchi del liceo West Beverly sino alle soglie dei trent’anni.
La serie parte con il trasferimento dei Walsh, una famiglia del Mid West a Los Angeles, più precisamente nel quartiere residenziale di Beverly Hills.
Protagonista di questo vero e proprio esperimento sociale, la famiglia Walsh è composta da due figli, i gemelli Brandon e Brenda, il capo famiglia Jim (James Eckhouse) e la moglie Cindy (Carol Potter). Il trasferimento in un posto del tutto sconosciuto sembra essere per i due ragazzi sedicenni uno degli eventi più catastrofici che un adolescente possa affrontare. A tal proposito, è interessante sottolineare l’originale idea di ribaltare la prospettiva dello snobismo: sebbene ci si aspetti che siano i ragazzi californiani ad avere pregiudizi nei confronti dei nuovi arrivati, sarà sorprendente notare come siano in realtà i due gemelli Walsh ad avere convinzioni negative ed una ingente quantità di miti da sfatare nei riguardi dell’upper class.
La vasta gamma di personaggi presentati fa di Beverly Hills 90210 una serie a protagonismo corale che mantiene una fedele riproduzione dell’ampio e variegato mondo adolescenziale chiamato ad affrontare problematiche di comune dominio.
Brendon Walsh (Jason Priestley) rappresenta le origini del concept di base sul quale si svilupperanno in futuro altri personaggi di successo come Dawson Leery in Dawson’s Creek e Ryan Hatwood in The O.C.: studente diligente, fratello premuroso, cittadino modello, fidanzato ineccepibile, amico altruista e premuroso e figlio ideale, Brandon sarà dalla prima alla nona stagione uno dei personaggi di punta della serie. Come la più comune credenza popolare riguardo ai fratelli gemelli vuole, Brenda Walsh (Shannen Doherty) invece è l’opposto del fratello sotto il profilo caratteriale. Ribelle ed impulsiva, seppur educata e di animo buono, sarà la cartina di tornasole di Brandon dalla prima alla quarta stagione, quando abbandonerà il cast. La storia con il personaggio di Dylan McKay, presto trasformata dall’ingresso di Kelly nel più classico dei triangoli amorosi, sarà per lei una prova troppo dolorosa da superare, tanto da portarla a scegliere il trasferimento in Europa per il prosieguo degli studi. Sebbene questo personaggio abbandoni la serie a ben sei stagioni dalla conclusione, la sua presenza sarà assicurata dal resto dei protagonisti che continueranno a parlarne ed a tenerne vivo il ricordo [Wikipedia].
Il personaggio di Kelly Taylor (Jennie Garth) sembra essere la perfetta incarnazione della ragazza californiana ricca e viziata: emotiva, snob, caratterialmente fragile ed attenta alla cura del corpo in maniera maniacale, Kelly intreccerà da subito un’amicizia speciale con Brenda. Numerosi saranno i contrasti tra le due a causa di Dylan, del quale entrambe si innamoreranno.
Figlia di un importante medico e di una madre autoritaria e poco permissiva, Donna Martin (interpretata da Tori Spelling, figlia del produttore della serie Aaron), cresce in una famiglia molto credente. Spigliata, positiva e molto espansiva, Donna instaurerà una grande amicizia con Kelly e Brenda, con le quali avrà un rapporto quasi fraterno. Insieme a loro vivrà, durante le dieci stagioni della serie, le esperienze adolescenziali più importanti: il diploma, la laurea e la convivenza. Grande amore di Donna sarà David Silver (Brian Austin Green), conduttore radiofonico al liceo ed aspirante musicista. David è il figlio di un rinomato dentista di Beverly Hills, Mel Silver. L’uomo per un periodo avrà anche una storia con la madre di Kelly e dalla loro unione nascerà Erin. La stessa Erin Silver cresciuta ed ormai adolescente nel 2009 sarà una delle protagoniste dello spin-off della nostra serie, 90210.
David e Donna avranno una relazione che tra alti e bassi si snoderà durante lo svolgimento dell’intera opera e, in coincidenza con la sua conclusione, celebreranno un matrimonio da favola in occasione del quale si riunirà tutto il cast, tra ritorni inaspettati e sorprendenti colpi di scena, con la sola assenza di Brenda Walsh, per attriti con la produzione.
Dylan McKay (Luke Perry) sarà l’oggetto della contesa tra le amiche Kelly e Brenda. Dopo aver scelto in un primo momento di intraprendere una relazione con la seconda, Dylan imposterà poi una storia complessa ed intricata con Kelly. Nonostante i numerosi impedimenti derivanti dalla particolare situazione familiare del ragazzo (il cui padre è un detenuto in attesa di scontare una pena) e dai problemi psichici ed alimentari di lei, dovuti alla sua grande instabilità emotiva, gli sviluppi e gli esiti della relazione tra i due (tra i quali la dolorosa separazione) saranno un altro dei nodi narrativi ripresi nello spin-off, grazie alla presenza nel cast di 90210 dell’attrice Jennie Garth, interprete in Beverly Hills 90210 del personaggio di Kelly.
Ricco, piacente, ironico ed apparentemente spocchioso ed arrogante, quello di Steve Senders (Ian Ziering) è un personaggio che ricorda molto caratterialmente quello di Pacey in Dawson’s Creek. Questo personaggio si presenta come uno tra i meno maturi e tra tutti il più estraneo al concetto di responsabilità. Inaspettatamente, però, nel prosieguo delle stagioni Steve costruirà una famiglia con Janet Sosna, una sua collega di lavoro dalla quale avrà anche una figlia.
Il personaggio di Andrea Zuckerman (Gabrielle Carteris) è atipico rispetto agli aitanti e viziati ragazzi californiani. Diligente, modesta, intelligente e di umili origini, pur frequentando il West Beverly High, Andrea si distingue dalla maggior parte degli adolescenti suoi coetanei. L’intenso legame tra questo personaggio e quello di Brandon nasce nella redazione del Blaze, il giornale scolastico che sapientemente dirige. Il suo sogno di frequentare la prestigiosa università di Harvard viene minato dall’incontro con quello che diverrà il suo futuro marito: Jess. Dalla loro relazione nascerà Hannah. L’inattesa notizia della fine del matrimonio tra i due giungerà solo nella decima serie, quando Andrea farà ritorno a Beverly Hills per prendere parte all’epilogo della vicenda.
Jim e Cindy Walsh impersonano il prototipo di base sul quale le future produzioni televisive articoleranno il concept di famiglia-tipo. I Walsh, a distanza di sedici anni, per primi riportano in auge nel genere teen il concetto di “tipica famiglia medio borghese” già reso famoso e molto amato in precedenza dal progenitore Happy Days. I due coniugi rappresentano pienamente la tipologia di genitore complice: la disponibilità al dialogo ed una predisposizione tutt’altro che scontata ad assecondare le scelte di vita della prole sono solo alcune delle loro caratteristiche. In generale, l’immagine della famiglia Walsh è quella del perseverare, tra i suoi componenti, di un’armonia coinvolgente che incoraggia la compattezza familiare e la tendenza nel nucleo stesso ad un approccio collettivo a problemi ed eventi di qualsiasi genere.
Nat Bussicchio (Joe E. Tata), data l’età adulta, incarna la figura di riferimento che più si accosta (ed in qualche caso addirittura si sostituisce) alle famiglie dei giovani protagonisti. Di origini italo-americane e proprietario del Peach Pit, il locale di ritrovo dei protagonisti della serie, Nat, con il passare degli anni, andrà incontro a difficoltà personali causate dalla sua salute cagionevole.
Di fondamentale importanza per Nat sarà il sostegno dell’intero gruppo dei ragazzi, i quali si faranno carico di oneri e responsabilità derivanti dal locale, migliorandone e perfezionandone ulteriormente fama e rendimento economico grazie all’idea dell’inaugurazione della sua variante notturna: il Peach Pit by Night. La sua figura riprende ancora una volta quella di un protagonista del telefilm emblema degli anni ’70, Happy Days: Al Delvecchio, anch’egli di origini italiane, romantico e amichevole col gruppo di liceali assidui frequentatori del locale che gestisce [Cosenza: 2008].
Durante il susseguirsi delle stagioni, ulteriori personaggi si aggiungeranno al cast iniziale, intrecciando vari tipi di relazioni con la comitiva di origine. Tra gli altri, assumono un ruolo di rilievo l’avvocato Matt Durning, che avrà una relazione con Kelly; Gina Kincaid personaggio di disturbo nei delicati equilibri di alcune tra le relazioni sentimentali già esistenti tra i ragazzi; Noah Hunter, protagonista chiave nella story line che riguarda Donna Martin e le sue ferree convinzioni religiose riguardo la sessualità prima del matrimonio; Clare Arnold, figlia del rettore dell’università frequentata dai ragazzi e compagna per un periodo di Steve e Valerie Malone, attraente, furba ma sfortunata figlia di amici intimi della famiglia Walsh. La ragazza approda nella serie durante la quinta stagione in sostituzione del ruolo femminile rimasto vacante dopo l’abbandono di Shannen Doherty, interprete del personaggio di Brenda Walsh. Il suo torbido e complesso passato familiare la porterà ad avere spesso tra i protagonisti maschili la fama di “lolita” o quella di “femme fatale”, e perciò spesso imposterà le proprie relazioni in modo non del tutto sano.
La trama di questo telefilm si snoda analizzando il mondo adolescenziale da ogni prospettiva possibile e facendo attenzione all’evoluzione dei tempi, delle mode e delle strutture sociali, che nei dieci anni di programmazione hanno accompagnato lo svolgimento della serie. Il fattore temporale ha, dunque, avuto in questo senso un peso fondamentale per il successo di questa produzione, trasformandola da una mera trasposizione filmica a puntate che narrano problemi adolescenziali di tipo dozzinale ad un fenomeno cult che ha segnato per intero gli anni ’90.

Inattesa ma ben accolta dal pubblico, longeva e di successo, Beverly Hills 90210 resta la prima in ordine generazionale tra le serie del genere teen e, come tale, rispetto a quelle di realizzazione più recente, presenta alcune differenze anche a livello di struttura e contenuto degli episodi.
La prima e più palese differenza si riscontra nella mancanza della clip dedicata al Riassunto delle puntate precedenti all’inizio dell’episodio, presente invece nella quasi totalità dei teen drama successivi.
All’inizio degli anni ’90, questo espediente narrativo non era ancora parte costitutiva della struttura degli episodi. A causa della crescente complessità acquisita dalle trame delle serie televisive e per via della ricerca incessante della fidelizzazione del pubblico anche attraverso l’uso della suspence, l’introduzione del “prologo” è importante per lo spettatore, soprattutto in quanto lo aiuta a ricordare gli eventi che lo hanno condotto alla puntata in atto, ripristinando il filo temporale con quello accaduto precedentemente.
Beverly Hills 90210 si può definire un vero e proprio esperimento pronto a testare il funzionamento di un genere tutto nuovo. In questo senso la serie si trova dunque a pagare la sua anzianità e ad affrontare per la prima volta problemi strettamente tecnici, dimostrando che la grande abilità creativa di una squadra di sceneggiatori da sola non basta a costruire un prodotto seriale di successo.
Per questo motivo, con il trascorrere del tempo, molti sono stati i cambiamenti e un numero ancora maggiore di correzioni è stato apportato laddove qualcosa non fosse perfettamente funzionale alla storia.
Attraverso un legame costante tra profilo creativo e profilo strutturale, senza mai lasciare in secondo piano evoluzione ed elaborazione delle story line, molti degli espedienti a livello strutturale e formale delle puntate sono andati incontro a cambiamenti e modifiche in corso d’opera. Uno dei casi più chiari in questo senso è appunto quello dell’inserimento dell’introduzione, oggi parte integrante della struttura di molte serie tv, ma aggiunto nel caso di Beverly Hills 90210 solo a partire dal primo episodio della quinta stagione, nel 1994.
Questo ed altri piccoli ma importanti cambiamenti in itinere a livello strutturale hanno portato a partire dalla quinta stagione a delineare una struttura dell’episodio più o meno costante che in linea di massima prevede:

INTRO: sequenza introduttiva, atta a rimettere in sintonia lo spettatore con l’incipit della vicenda. In Beverly Hills 90210, a differenza che nei telefilm moderni nei quali tale spezzone dura massimo due minuti, l’intro è una sequenza di durata notevole che può arrivare anche a quattro minuti e mezzo, prima della sigla.
SIGLA E TITOLI DI APERTURA: durante i dieci anni di programmazione, la sigla di Beverly Hills 90210 ha cambiato più volte sembianze, prima di arrivare alla versione della decima stagione. Pur mantenendo invariata dalla prima all’ultima stagione la scelta del tema di accompagnamento alle immagini, la sigla ha visto il più radicale cambiamento sue fattezze tra la prima e la seconda stagione.
In seguito, il corpo costitutivo resterà inalterato, limitando ulteriori cambiamenti solo al look col quale il cast fa la sua comparsa durante la presentazione.
A partire dalla seconda stagione, dunque, scompaiono le inquadrature iniziali di negozi e strade californiane, così come viene abolita l’introduzione musicale presente prima dell’inizio della musica. Resta invece il logo della serie che, dopo una prima breve inquadratura del gruppo di attori, si propone in grande a tutto schermo con lo scopo di orientare lo spettatore e definire l’identità del programma.
La nuova struttura della sigla, che sarà poi la base definitiva sulla quale modellare di stagione in stagione alcune modifiche, prevede il gruppo del cast al completo che si muove compatto su uno sfondo neutro. Lo scopo è quello di mettere in evidenza i personaggi nell’insieme ed il feeling che tra essi intercorre piuttosto che elementi esterni che in questo caso sono ritenuti futili e superflui.
Ogni membro del cast sarà poi protagonista di una presentazione singola, sia con immagini tratte dalla serie, sia con immagini girate appositamente. Tutte le presentazioni terminano con un’inquadratura in primo piano nella quale è inserito il nome dell’attore. Il tutto, ancora una volta, su fondo monocromatico per catturare l’attenzione dello spettatore.
Al termine della sigla, che per l’intera durata decanta l’assoluta compattezza del gruppo e l’armonia che vi regna (complici anche le tonalità di colore degli abiti, che creano piacevoli effetti cromatici d’insieme), i titoli di apertura compaiono in basso in stampatello e accompagnano per circa un minuto l’inizio della vicenda.
SVOLGIMENTO DELLA VICENDA: la vicenda entra subito nel vivo tralasciando l’espediente introduttivo della tecnica delle inquadrature di paesaggi o panorami, molto utilizzata nella struttura delle serie successive. Ogni episodio dura 44 minuti, durante i quali la vicenda è interrotta da una o massimo due pause pubblicitarie a seconda dei network sui quali va in onda. Più che i dialoghi o le musiche (che della serie pagano l’età, l’epoca della messa in onda e il carattere sperimentale, risultando non memorabili), la protagonista assoluta in questa prima produzione a sfondo teen è la trama, intricata, complessa e di alto impatto emotivo. Tale emotività è sollecitata nello spettatore con motivi strumentali che ne invogliano il coinvolgimento durante il susseguirsi dei fatti, in modo particolare enfatizzandone tensione e suspence.
SIGLA FINALE E TITOLI DI CODA: le modalità con le quali i titoli di coda irrompono sul finale della vicenda dalla prima all’ultima stagione saranno oggetto di ripensamenti. Elemento costante resterà per tutta la serie lo sfondo nero sul quale in carattere stampatello ed in colore bianco andrà in onda l’informazione che riguarda la produzione esecutiva.
Nelle prime stagioni, i titoli di coda scorrono a caratteri bianchi in sovrimpressione su alcuni fotogrammi della puntata trasmessa, mentre il tema della serie fa da sottofondo musicale. A questo schema ne sarà successivamente preferito uno in cui, pur mantenendo invariata la scelta del tema musicale di sottofondo ed il formato della grafica dei titoli, le immagini sulle quali questi ultimi andranno in onda si impernieranno del tutto sul cast, a seconda della stagione ripreso singolarmente o in gruppo.

Titoli, colonna sonora

Si potrebbe dire che Beverly Hills 90210 di una serie tv per teenager possiede solo la struttura e la trama: la durata e complessità narrativa sono senz’altro da produzione cinematografica di successo.
Nell’analizzare singolarmente i titoli dei 296 episodi [Imdb] che compongono la saga del telefilm, salta subito all’occhio la differenza di significato che intercorre tra i titoli originali e la traduzione nella versione italiana, e di conseguenza l’intervento di peso dei traduttori italiani della serie. Nella versione americana, i titoli degli episodi hanno struttura breve, concisa e nella maggior parte dei casi non rimandano a modi di dire né si propongono di interessare lo spettatore attraverso giochi di parole o simili espedienti. I curatori dell’edizione italiana hanno invece scelto altri espedienti a livello lessicale per assicurarsi che il rapporto titolo dell’episodio/interesse suscitato fosse positivo e di successo.
Un titolo tipo dell’edizione originale fa solitamente riferimento all’avvenimento che nella vicenda destabilizza lo status quo, con il dichiarato intento di introdurre il telespettatore immediatamente nel vivo della trama [Wikipedia].
I riferimenti al mondo del cinema, della televisione e dell’universo musicale in questo caso sono pochi. Ai tempi di Beverly Hills 90210 infatti, non era ancora in auge la concezione secondo la quale potesse essere possibile una contaminazione di generi all’interno di un prodotto televisivo seriale, concezione di primo piano nelle serie contemporanee.
Tratto originale ed inusuale di Beverly Hills 90210 è la presenza di episodi che si strutturano in due parti. Sin dall’episodio pilota della prima stagione intitolato The Pilot (Benvenuti a Beverly Hills, nell’edizione italiana), il telefilm abitua gli spettatori alla presenza regolare di queste puntate particolari. Seguono lo stesso criterio di messa in onda i due episodi con i quali termina la terza stagione, [3,29] [3,30] Commencement (andato in onda in col titolo italiano Il giorno del diploma) e gli episodi finali della quarta, [4,31] [4,32] dal titolo Mr. Walsh Goes To Washington (L’incontro con il presidente, nella versione italiana). A partire della quinta stagione, invece, le scelte della produzione italiana riguardo la messa in onda degli episodi divisi in una prima ed una seconda parte variano sensibilmente. Le puntate complementari [5,31] e [5,32] dal titolo unico P.S. I Love You, pur mantenendone inalterata la bipartizione, in Italia saranno trasmesse con due nomi diversi (rispettivamente Gelosia 1 e Pericolo per Dylan 2), che non ne sottolineano il carattere di continuità se non grazie alla numerazione. Questa tecnica verrà usata anche per gli episodi finali della sesta stagione: [6,31] [6,32] You Say It’s Your Birthday (rispettivamente Vinca il migliore e Ritorno di fiamma, nell’edizione italiana); della settima stagione: [7,31] [7,32] Graduation Day (in questo caso, la versione originale esplicita la ripartizione facendo seguire al titolo part 1 e part 2), nell’edizione italiana tradotti rispettivamente con Un giorno importante e Una notte d’amore; dell’ottava stagione: [8,31] [8,32] The Wedding (1) e (2) resi nella versione italiana con Il grande evento e Perché sposarsi?.
Va in onda in due distinte puntate anche il primo episodio dell’ottava stagione, dal titolo originale Aloha, Beverly Hills – part 1(e part 2) nell’edizione italiana andato in onda con i titoli rispettivi di Dopo la laurea 1 e Paura alle Hawaii 2.
La tecnica della ripartizione dell’episodio è in realtà un espediente che poco incide sulla trama. Si tratta piuttosto di una scelta che concerne i tempi televisivi ed ancor più l’andamento narrativo, reso più interessante da un’interruzione studiata e tutt’altro che casuale, come dimostra il posizionamento strategico all’interno della struttura seriale degli episodi scissi, utilizzati come espediente narrativo di punta a chiusura di stagione.
Quanto alla scelta dei titoli degli episodi, Beverly Hills 90210 si propone come un ottimo spunto per le serie che la succederanno.
Nell’edizione italiana di Dawson’s Creek ad esempio, ritroviamo alcuni dei titoli degli episodi di Beverly Hills riutilizzati ed adattati dopo essere stati sottoposti ad una semplice sostituzione dei nomi dei suoi originali protagonisti con quelli della nuova serie. Per esempio, [5,9] Un aiuto per Dylan è riadattato in Dawson’s Creek [4,2] in Un aiuto per Pacey; come anche [5,30], [6,10], [9,5] rispettivamente Arrivederci Andrea, Arrivederci Dylan, Arrivederci Brandon, sono ricalcati in Dawson’s Creek [4,7], intitolato Arrivederci Andie. Il caso più eclatante è però la scelta dell’identico titolo per gli episodi [10,21] di Beverly Hills e [4,6] di Dawson’s Creek, andati in onda in Italia entrambi col titolo Un Rave da sballo.
A differenza delle più recenti Dawson’s creek e The O.C., il brano scelto in apertura degli episodi della saga di Beverly Hills 90210 è un tema musicale solo strumentale: Theme From Beverly Hills, 90210 di John Davis. Una delle chiavi del successo di un telefilm destinato ad un pubblico adolescente è l’adeguamento all’evoluzione dei giovani, ai cambiamenti di tendenza e il riferimento costante alle istanze del momento: così va letta la trasformazione della sigla dalla prima alla seconda stagione. La musica, che passa da uno stile melodico nella stagione d’esordio ad una versione in chitarra elettrica in tutte quelle a seguire, si allinea perfettamente alla mutate tendenze delle generazioni adolescenti nei primi anni Novanta.
Nel telefilm, il ruolo della musica si coniuga con la trama e con l’andamento narrativo in modo piuttosto inedito: durante lo svolgimento degli episodi sono poco utilizzati brani musicali di successo come sottofondo degli eventi. Quasi tutti i momenti musicali di spicco nella serie, invece, si delineano grazie alla partecipazione come guest star di importanti voci del panorama musicale internazionale che cantano dal vivo nel locale di riferimento della serie: il Peach Pit by Night.
La tecnica del cameo impreziosisce l’episodio, donandogli un valore aggiunto sotto il profilo della veridicità e della qualità. La musica assume così nella struttura della puntata una fattezza concreta e la scelta tecnica risulta efficace e di alto impatto di gradimento. Gli esempi sono moltissimi: scegliamo quello di Cristina Aguilera, che alla fine del 1999 canta Genie in a bottle e I turn to you (due dei brani contenuti nel suo cd d’esordio), e quelli dei Cardigans e dei Goo Goo Dolls. Il cameo in Beverly Hills non si accontenta però del momento musicale. Celebrità del calibro di Matthew Perry, Jessica Alba, Daniel Dae Kim, Robert Krause ed Eva Longoria hanno infatti trovato posto come comparse nel telefilm agli esordi della carriera [Wikipedia].
Va ricordata, inoltre, la partecipazione in uno degli episodi di Bret Easton Ellis, il già citato autore del romanzo sulla base narrativa del quale si sviluppa la trama del telefilm in questione [Duma 2009].

Dati generali

Nel 2009, il network statunitense CW annuncia l’arrivo nel suo palinsesto dello spin-off di Beverly Hills 90210. La CW manda in onda il primo episodio della serie il 2 settembre del 2008 totalizzando un consenso in termini di audience e gradimento pari a 5 milioni di spettatori (che per un network come la CW poteva significare solo un successo fuori da ogni aspettativa).
Ideata da Rob Thomas e sviluppata da Gabe Sachs e Jeff Judah, la serie è andata in onda per cinque stagioni, con un totale di 114 episodi dalla durata di 40 minuti circa.
Nel giugno del 2009 la serie 90210 approda anche in Italia sulla rete televisiva Rai2, che trasmette le prime quattro stagioni. La quinta ed ultima stagione è mandata in onda dal canale del digitale terrestre Rai 4, mentre le repliche della serie sono andate in onda in prima visione satellitare su Fox.

Contenuti

Nel periodo antecedente la messa in onda di 90210 molte furono le speranze da parte di telespettatori ed appassionati di ritrovare nella nuova produzione i membri del cast originario che avevano fatto di Beverly Hills 90210 un vero e proprio fenomeno di massa.
La serie, che in onore del suo precursore prende il nome di 90210, inizia ad incuriosire il pubblico creando una quantità non indifferente di aspettative. 90210 riprende in gran parte i tratti narrativi principali della serie madre non rinunciando però ad una preannunciata identità personale ed originale. La serie quindi si allontana dall’etichetta di “revival” preferendo invece quella che la caratterizza come spin-off ufficiale della serie degli anni ’90.
Sin da subito la notizia dell’estromissione dal team di produzione del precedente creatore Darren Star desta grande clamore. A scrivere l’episodio pilota è chiamato Rob Thomas, già famoso per aver sceneggiato altri telefilm di successo come Veronica Mars. Thomas, però, a causa di divergenze di carattere produttivo, abbandona il progetto in favore di Gabe Sachs e Jeff Judah, dapprima produttori esecutivi ed in un secondo momento retrocessi a semplici sceneggiatori [Wikipedia].
Il telefilm utilizza come struttura portante della trama la medesima proposta in origine in Beverly Hills 90210: il trasferimento a Beverly Hills di una famiglia medio borghese proveniente dal Mid West con due figli adolescenti. La differenza con Beverly Hills 90210 consiste nel fatto che il capofamiglia ha in questo caso origini locali. In egual modo, la vicenda ruota intorno allo spaccato di vita quotidiana offerto da un “clan forestiero” alle prese con un difficoltoso inserimento in una realtà patinata già omogenea e collaudata.
90210, comunque, è tutt’altro che vicina a quella che si può definire una rappresentazione inedita ed innovativa del genere teen. La serie riproduce l’ambiente di Beverly Hills e mette a confronto una nuova generazione di liceali con quella dell’originale, ormai datata. 90210 è godibile, ma la mancanza di profondità dei personaggi e la prepotente presenza di alcuni stereotipi (necessari per il riferimento all’originale) la classificano come un rifacimento, seppur illustre, del primo vero capolavoro datato 1990. La strategia di comunicazione del progetto è stata da subito molto chiara. Il dichiarato obiettivo sarebbe stato quello di coinvolgere un pubblico di adulti che 18-20 anni fa si riconosceva come fan accanito della serie originale, ma allo stesso tempo coinvolgere gli adolescenti moderni, poco più che bambini negli anni ’90, ma esperti conoscitori del format originale grazie alle repliche tv ed all’attenzione mediatica suscitata dai mezzi di comunicazione più diffusi. In ultima analisi, dunque, la ricerca del pubblico di riferimento cerca di interessare il classico ma funzionale target 18-49 anni, considerato il migliore in quanto flessibile al punto giusto, ma pur sempre di ampio respiro.
Con lo scopo di avvicinare alla serie anche le passate generazioni, alcuni dei protagonisti della serie originale sono stati ingaggiati per ricoprire nuovamente i ruoli che li avevano resi famosi.
In 90210, infatti, a garanzia di una continuità col passato fortemente voluta dalla produzione ed ampiamente richiesta anche dagli spettatori più accaniti, faranno la loro comparsa Jennie Garth, Shannen Doherty, Tori Spelling e Joe E. Tata, interpreti rispettivamente dei personaggi di Kelly Taylor, Brenda Walsh, Donna Martin e Nat Bussicchio.

Sigla

Della durata di 15 secondi, la sigla di 90210 omaggia sin da subito la serie madre utilizzando lo stesso tema musicale. Questa scelta, oltre ad essere un tributo a Beverly Hills 90210, è fondamentale in quanto sottolinea sin da subito la natura di spin-off della serie. Anche la parte grafica riprende in alcuni tratti la sigla creata per la serie del 1990, ma il tutto è confezionato in modo decisamente più accattivante grazie ai progressi fatti nel corso degli anni dalla tecnologia video.
Il primissimo frame della sigla è un campo lungo di uno dei viali della città, con un cartello in primo piano sul quale è presente la scritta nera su sfondo bianco Beverly Hills. Attraverso un gioco di luci, perfettamente accompagnato dalla musica di fondo, compare il logo della serie. La scena improvvisamente si sposta inquadrando l’entrata della West Beverly Hills High, la scuola frequentata dai protagonisti della serie. Attraverso un altro rapido cambio di scena, la sigla continua con la presentazione degli attori mediante la messa in onda di alcuni spezzoni ripresi direttamente dagli episodi.
Altro omaggio della sigla alla serie madre è la conclusione: una panoramica sul gruppo di amici in una situazione ilare girata appositamente per l’opening riprende le scene finali della sigla di Beverly Hills 90210. La comparsa del logo bianco al centro dello schermo fa da collante per la presentazione di una delle ultime immagini, nella quale le tre protagoniste principali, riprese a mezza figura su uno sfondo bianco, voltano le spalle alla telecamera e si allontano in una sorta di sfilata tenendosi per mano. Ultimo frame è una ripresa dal basso del cielo azzurro della California incorniciato da alcune palme e con il logo 90210 al centro.

 

Roberta Brandini, Alessandra Ciraci

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