Better call Saul

Better call Saul

Io lo so qual è la cosa che mi ha fermato fin ad ora. E sai che ti dico? Quella cosa non mi fermerà più!
(Better call Saul; 1, 10)

Better Call Saul è una serie televisiva drammatica statunitense ideata da Vince Gilligan e Peter Gould. È lo spin-off di Breaking Bad, serie anch’essa ideata da Gilligan, ed è prodotta da High Bridge Productions, Crystal Diner Productions, Gran Via Productions e Sony PicturesTelevision. La serie è stata trasmessa per la prima volta l’8 febbraio 2015 dalla rete americana AMC, registrando il più alto indice d’ascolto per le tv via cavo come primo episodio di una serie televisiva. In Italia, viene trasmessa per la prima volta in streaming da Netflix il 6 gennaio 2016.
La serie è per ora composta da due stagioni di dieci episodi ciascuna, ma il 15 marzo 2016 Vince Gilligan e la AMC hanno annunciato il rinnovo per una terza stagione anch’essa di dieci episodi.
Better call Saul ha ricevuto ottime recensioni dalla critica, ottenendo quattro Primetime Emmy Awards nel 2015 (miglior programma tv, miglior programma tv emergente, miglior attore non-protagonista per Jonathan Banks, miglior attore protagonista per Bob Odenkirk, il quale ha ricevuto anche la candidatura ai Golden Globe Awards), due Satellite Awards (tra cui il premio come miglior attrice non-protagonista per Rhea Seehorn) e un Writers Guild of America Awards.

«Better Call Saul» («Conviene chiamare Saul», «Meglio che chiami Saul») è il noto slogan pubblicitario dell’avvocato Saul Goodman, personaggio della serie tv Breaking Bad, in cui appare per la prima volta nell’ottavo episodio della seconda stagione. Saul si è rivelato uno dei personaggi più carismatici e più amati dal pubblico di Breaking Bad. Better Call Saul è uno spin-off di Breaking Bad, ma non si presenta come il tipico prodotto “acchiappa-fan” della serie originale, piuttosto si rivela un prodotto di pregevole fattura, realizzato con una forte identità e autonomia artistica.
In Better Call Saul vengono raccontate le vicissitudini che hanno portato Jimmy McGill (Bob Odenkirk) a diventare l’astuto avvocato-fuori legge Saul Goodman.
La serie si apre mostrandoci che fine ha fatto Saul dopo i fatti narrati in Breaking Bad: vive sotto falsa identità in Nebraska, lavora in una panetteria, convive con la paura costante di essere riconosciuto, e passa intere serate guardando vecchie videocassette dei suoi spot pubblicitari. Questo è l’input per un lungo flashback che porta nel 2002, ad Albuquerque – circa sette anni prima della comparsa di Saul Goodman nell’universo di Breaking Bad – dove si guadagna da vivere facendo l’avvocato d’ufficio per casi disperati, con il suo vero nome, James “Jimmy” Morgan McGill.
La serie si concentra, così, sull’ascesa di Jimmy che, da una condizione di giovane truffatore da quattro soldi, cercherà di farsi strada per eguagliare l’illustre fratello ChuckMcGill (Michael McKean), uno straordinario avvocato, membro fondatore del famoso studio legale Hamlin, Hamlin and McGill (HHM) e che ha temporaneamente abbandonato il mondo del lavoro a causa di una sospetta e autodiagnosticata sindrome da ipersensibilità elettromagnetica.
Nel corso degli episodi, attorno alla figura di Jimmy orbitano due personaggi fondamentali per la narrazione: il già citato fratello Chuck, ma anche Kim Wexler (Rhea Seehorn), amica intima di Jimmy, anche lei avvocato presso lo studio HHM. Nella serie sono, inoltre, presenti alcuni personaggi già visti in Breaking Bad: Nacho Varga (Michael Mando), Tuco Salamanca (Raymond Cruz) – tutti e due esponenti di un “cartello” messicano sotto la guida di Hector “Tio” Salamanca (Mark Margolis) –, ma, soprattutto, Mike Ehrmantraut (Jonathan Banks). Il personaggio di Mike diviene una figura di grande importanza per tutta la serie, percorrendo una vera e propria side-story parallela a quella del protagonista: nel corso delle stagioni, si assiste al percorso che conduce Mike a diventare un atipico malvivente, partendo dal suo ruolo di poliziotto veterano presso il distretto di Philadelphia, fino a diventare casellante nel parcheggio del tribunale di Albuquerque, dove conosce Jimmy.
Il creatore della serie, Vince Gilligan, riesce a far credere che il sogno di Jimmy, dopo anni di vita sregolata e truffe, sia quello di farsi un nome come avvocato, seguendo una linea di legalità e trasparenza, con una narrazione tanto coerente da far quasi crollare la consapevolezza che prima o poi Jimmy diventerà comunque l’avvocato criminale per eccellenza, Saul Goodman.
Ogni volta che Jimmy cerca di redimersi dagli errori del suo passato, viene sconfitto dalla dura realtà. Questi suoi fallimenti rendono il protagonista fragile, disastrato, mai eroico, proprio come succedeva in Breaking Bad con il protagonista Walter White. C’è però una netta differenza tra i due protagonisti: mentre Walter è un uomo buono che, in un periodo disperato della propria vita, decide di tirare fuori il lato oscuro che aveva da sempre nascosto e di assecondarlo compiendo un vero e proprio processo di trasformazione, Jimmy, invece, cerca a tutti i costi di cambiare la sua natura, già in principio in qualche modo criminale, dovendo, però, constatare che la trasformazione risulta impossibile. Per Jimmy non esiste spiraglio di trasformazione, ma soltanto una presa di coscienza della propria inclinazione, dell’impossibilità di essere diverso da quello che è sempre stato. Mentre Walter ha scelto di diventare il criminale Heisenberg, Jimmy non ha avuto altra scelta che diventare Saul Goodman.

James Morgan “Jimmy” McGill (Bob Odenkirk) è il protagonista, l’avvocato che diventerà Saul Goodman. Sin da bambino, Jimmy amava fare soldi facili in maniera disonesta, tanto che nella sua città natale di Cicero, in Illinois, aveva ricevuto il soprannome di “Slippin’“, “lo scivolone”, perché cercava di truffare fingendo dei falsi incidenti d’auto). In tutta la serie, assistiamo alla sua trasformazione da “slippin’” ad avvocato in piena regola, fino alla graduale trasformazione nell’avvocato-criminale per eccellenza di Albuquerque, Saul Goodman.
Charles “Chuck” McGill Jr. (Michael McKean) è il fratello maggiore di Jimmy, famoso avvocato e socio fondatore di un importante studio legale di Albuquerque, Hamlin, Hamlin & McGill. Al contrario del fratello, Chuck crede che fare la cosa giusta, seguendo gli ideali della giustizia, sia l’unica vera via per raggiungere il successo. È convinto di soffrire di ipersensibilità da campi elettromagnetici, una malattia psicofisica che lo costringe a vivere segregato in casa senza nessuna fonte di corrente elettrica.
Mike Ehrmantraut (Jonathan Banks) è un ex agente di polizia del distretto di Philadelphia. Dopo l’omicidio del figlio, decide di trasferirsi ad Albuquerque per prendersi cura di nuora e nipote e dove comincia a lavorare come casellante nel parcheggio del tribunale, luogo in cui conosce Jimmy. In seguito, accetta alcuni lavori come sicario e la sua vicenda si immischia con quella di Cartello messicano.
Kimberly “Kim” Wexler (Rhea Seehorn) è un legale dello studio HHM. Kim è più di un’amica per Jimmy, il loro rapporto, però, è sempre influenzato dalle loro carriere e da persone esterne come Chuck.
Completano il cast Howard Hamlin (Patrick Fabian), socio fondatore HHM, Nacho Varga (Michael Mando), Tuco Salamanca (Raymond Cruz) ed Hector “Tio” Salamanca (Mark Margolis), tre figure di spicco del Cartello messicano nella città di Albuquerque.

Gli episodi di Better Call Saul durano circa 45 minuti e partono sempre con un teaser, con lo scopo di introdurre lo spettatore nell’atmosfera della puntata in cui si svolgeranno gli eventi,  spesso dopo un breve riassunto delle puntate precedenti.
Il teaser ha una durata che può variare dai tre ai sei minuti e al suo termine parte la sigla.

Sigla. La sigla ha una durata di 14 secondi e la musica è composta dalla band inglese Little Barrie, eseguita con una chitarra Fender Stratocaster (strumento in grado di sottolineare il mood blueseggiante del brano) e un leggero accompagnamento ritmico. La musica della sigla, come tutta la colonna sonora della serie, è stata scelta sotto la supervisione di Thomas Golubić, il quale, da grande fan della band inglese, ne ha selezionata una tra trenta potenziali musiche dalla durata di circa 25 secondi ciascuna.
Il video della sigla ha diverse particolarità: è sempre diverso per tutte e dieci le puntate della prima stagione (mentre in alcune puntate della seconda stagione le immagini vengono replicate) ed è volutamente girato in una pessima qualità di definizione, quasi a ricordare la qualità delle vecchie VHS o delle vecchie reti televisive pubbliche americane degli anni Ottanta.
La sigla parte con delle immagini che riprendono il periodo delle vicende accadute in Breaking Bad, quando Saul Goodman (ancora sotto il nome di Jimmy McGill in Better Call Saul) è un famoso avvocato di Albuquerque. Viene mostrato spesso il vecchio studio legale, a volte con una tazza che cade a terra e si frantuma, a volte con il cassetto in cui Saul conserva tutti i suoi cellulari, altre volte si vede la macchina per massaggi che era solito utilizzare per rilassarsi, una vecchia cabina telefonica con all’interno un libro (le italiane Pagine Bianche) in cui è presente una pubblicità dell’avvocato, una panchina completamente ricoperta dalla scritta “Better Call Saul”, la Statua della Libertà gonfiabile che in Breaking Bad si trova sull’edificio dello studio legale, degli accendini pubblicitari dell’avvocato buttati in una toilette di qualche bagno pubblico.
Nel video della sigla, mentre scorre un’immagine diversa per ogni puntata, appare in grande la scritta “BETTER CALL Saul”, seguita da una bilancia stilizzata di colore nero, simbolo di giustizia. Le prime due parole sono di colore giallo in stampatello maiuscolo mentre la terza è rossa e in corsivo, come per ricordare i colori caldi che caratterizzeranno la fotografia in ogni puntata della serie. Una volta scomparsa la scritta, dopo alcuni cambi di immagine volutamente a scatti, appare l’altra scritta (anch’essa a scatti, come se non funzionasse bene il video) “CREATED BY: VINCE GILLIGAN & PETER GOULD” sempre con l’utilizzo dei colori giallo e rosso.
La sigla si interrompe bruscamente per poi essere seguita sempre da circa due secondi di fondo nero che danno inizio alla puntata.
In alcune interviste i due creatori della serie, Vince Gilligan e Peter Gould, hanno rilasciato diverse curiosità sulla scelta definitiva della sigla, la quale in principio doveva mantenere le immagini della Statua della Libertà gonfiabile per tutte le puntate. Vince Gilligan ha ammesso che, guardandosi intorno tra le tante altre serie TV prodotte negli Usa, vedeva solo ottime sigle girate da eccellenti produttori e che il suo desiderio era quello di differenziarsi da loro. «Vedevo tutte quelle sigle così belle in tutte quelle serie, così ho capito che quello che potevamo fare per certo era fare una sigla da schifo» (letteralmente «shitty», n.d.r.), «[…] L’idea è simile a quella di Saul Goodman che ingaggia il miglior offerente, quando si tratta di fare spot televisivi o simili» [tradotto da http://www.hitfix.com/whats-alan-watching/better-call-saul-creators-on-the-purposely-sh-ty-opening-title-sequence].
Dopo la sigla i crediti continuano ad apparire, in basso, per circa 10 minuti, con una cadenza molto lenta.

La serie segue un’orizzontalità molto evidente, essendo essa un vero e proprio flashback, dopo che nella prima puntata viene mostrato il Saul Goodman del post-Breaking Bad mentre ricorda il passato e le vicende che lo avevano portato a diventare uno degli avvocati più famosi del New Mexico.
Vengono utilizzati due stili ben differenti di narrazione: quando vengono raccontate le vicende di Mike Ehrmantraut lo stile è molto simile a quello utilizzato in Breaking Bad, con in primo piano aspetti legati alla malavita, omicidi, droga, e con una fotografia molto più cupa; quando, invece, vengono raccontate le vicende del protagonista Jimmy McGill, lo stile si distacca dalla serie da cui trae origine, rispettando quasi sempre i topoi dei legal drama, dove i personaggi si contrastano in tribunali e studi legali.
Dal punto di vista della regia e della fotografia, viene seguito lo stesso perfetto stile di Breaking Bad che tanto ha rivoluzionato il mondo delle serie TV.
Viene spesso utilizzata la tecnica della presa a spalla, tanto cara a Vince Gilligan, con l’intenzione di creare più tensione possibile nello spettatore e di immergerlo più facilmente all’interno della storia, e le tecniche del campo lungo e del panorama per descrivere perfettamente la città di Albuquerque e le grandi distese desertiche del New Mexico.
Il point of view rimane, sicuramente, la tecnica più caratteristica di questa serie, come era stato per Breaking Bad, utilizzata sia attraverso il punto di vista di alcuni personaggi, ma, soprattutto, attraverso il punto di vista di oggetti inanimati, come le ruote di un camion, un secchio che viene riempito o un portabicchiere troppo piccolo di un’auto che diviene oggetto simbolico dell’intera seconda stagione (una sorta di correlativo oggettivo dell’esistenza di Jimmy, che prova in tutti i modi a costringersi all’interno di un mondo che non lascia spazio alla sua vera natura).
Fondamentale è il gioco di colori che Gilligan e Gould utilizzano per descrivere varie scene e vari personaggi, come delle vere e proprie cartine tornasole sensibili ai cambiamenti emotivi.  Viene utilizzato il bianco e nero per la prima scena della serie, che ritrae Saul Goodman mentre conduce la sua vita malinconica e grigia, e proprio i colori vanno ad evidenziare la sua solitudine. Questi sei minuti di bianco e nero vengono interrotti dal riflesso colorato della TV negli occhiali di Saul, quel riflesso delle sue VHS dove tiene custoditi i vecchi spot pubblicitari che terminano con la solita famosa frase «Better Call Saul!»: questo determina un messaggio emozionale netto e ben calibrato, cioè che le uniche emozioni rimaste nella vita di quell’uomo sono i ricordi di un passato glorioso.
Le diverse ambientazioni in cui si svolgono le azioni della serie vengono tutte differenziate da diverse scelte di fotografia: si passa da luoghi scurissimi, come il parcheggio dell’HHM, dove Saul spesso si confessa con l’amica Kim, o, soprattutto, la casa di ChuckMcGill, affetto da ipersensibilità ai campi elettromagnetici e quindi costantemente senza corrente elettrica, a luoghi estremamente luminosi come le grandi distese desertiche del New Mexico, con un utilizzo fortissimo di colori molto caldi come il giallo e l’arancione. Come confermato da Peter Gould su Twitter, in Better Call Saul i colori caldi vengono associati alla criminalità (zone desertiche, casolari abbandonati), mentre i colori freddi alla giustizia (studio legale HHM).
Il contrasto tra i colori caldi e freddi si collega anche alla colonna sonora, come, per esempio, nel caso del finale della prima stagione, dove viene scelta appositamente la canzone Smoke on the water dei Deep Purple, fischiettata  dal protagonista in un topico momento di presa di coscienza sulla sua identità. Il purple (viola) è proprio il colore intermedio che si ottiene unendo il rosso e il blu, il male e il bene, come per descrivere il personaggio principale: non più il Jimmy di una volta, ma non ancora l’avvocato-criminale Saul Goodman che sta per diventare.

Better Call Saul è molto diversa dalla sua serie madre Breaking Bad. Non ci sono esplosioni, non ci sono grandi sparatorie, non ci sono grossi colpi di scena, la droga e il Cartello messicano sono presenti solo minimamente nelle scene dedicate a Mike, che è comunque un personaggio secondario, quindi non hanno particolare rilevanza. Nonostante le caratteristiche del genere crime siano ridotte al minimo, Better Call Saul rimane un prodotto dello stesso livello qualitativo di Breaking Bad, grazie alla maestria con cui i due creatori, Vince Gilligan e Peter Gould, riescono a gestire i meticolosi (e in qualche modo epici) dialoghi e la dettagliata evoluzione psicologica dei personaggi.
La serie alterna lunghi silenzi a lunghi dialoghi, secondo uno studio con una media di 1,71 parole per secondo in ogni scena. Ne sono un esempio lampante i primi 10 minuti del primo episodio in assoluto della serie, dove si alternano i primi sei minuti di silenzio assoluto dei personaggi (l’unica scena che ci mostra Saul Goodman dopo i fatti accaduti in Breaking Bad) con gli altri quattro minuti in cui Jimmy/Saul espone un’interminabile arringa in tribunale per difendere tre ragazzi accusati di molestie, davanti a un giudice e una giuria popolare.
I termini tecnici chimico-fisici di Breaking Bad scompaiono totalmente in Better Call Saul, dove vengono sostituiti dall’utilizzo di un gergo lessicale tipico del mondo legale, con citazioni di articoli legislativi o di famosi casi giudiziari.
Esiste, però, una differenza lessicale netta all’interno della serie, una differenza che descrive in maniera precisa i due mondi in cui vivono il protagonista, Jimmy McGill, e il personaggio secondario più importante, Mike Ehrmantraut. Se nelle scene in cui è presente il protagonista troviamo dei dialoghi ricchi di parole, spesso anche esilaranti, con un registro legato al mondo giudiziario e con un utilizzo reiterato dell’ironia e di modi di dire, nelle scene dove il protagonista è Mike prevale un lessico molto più sintetico e soprattutto il silenzio, che descrive perfettamente le caratteristiche psicologiche del personaggio, spesso al centro di scene più oscure e di grande tensione emotiva.
Di seguito alcuni esempi:

(Stagione 2, Episodio 5: Rebecca; nella scena i tre personaggi, Jimmy McGill, ChuckMcGill e la moglie Rebecca, sono seduti a tavola durante una cena. La scena descrive perfettamente la psicologia del protagonista Jimmy, che non prende sul serio la professione di avvocato e, anzi, passa la serata a raccontarne modi di dire e barzellette mentre il fratello Chuck ascolta senza apprezzare.)
[Jimmy] Va bene, qual è la differenza tra un aspirapolvere e una moto con sopra un avvocato? L’aspirapolvere il sacchetto dell’immondizia ce l’ha interno!

[Chuck] *risata forzata* Barzellette sugli avvocati…

[Jimmy] Alla corrispondenza ne avrò sentite almeno un centinaio. Cosa viene fuori dall’unione de Il Padrino e di un avvocato? Un’offerta che non potrai… capire!

[Chuck] Oh, non la conoscevo…

[Jimmy] Perché seppelliscono gli avvocati sei metri sotto terra? Perché in fondo sono brave persone! *risata generale* Come chiamano quell’uomo che ha 60 di quoziente intellettivo? «Vostro onore»! Che differenza c’è tra una zecca e un avvocato?

[Rebecca] Eh… non lo so.

[Jimmy] La zecca si stacca quando muore! *risata generale* Bam! Adoro questa qua, ti è piaciuta? Comunque sto scherzando, voglio che tu sappia che prendo seriamente il lavoro di avvocato, io sono grato per la… Oh! Quanti ne servono per cambiare una lampadina? Questo è un classico. Tre: uno sale sulla scala, uno lo fa cadere e uno fa causa all’azienda della scala!

(Stagione 2, Episodio 9, Inchiodato; nella scena i due personaggi, Mike Ehrmantraut e Nacho Varga, si incontrano nel solito parcheggio perché Nacho vuole delle spiegazioni su quello che è accaduto a un corriere che trasportava denaro sporco appartenente al Cartello messicano di Albuquerque. Nella scena viene descritta perfettamente la psicologia di Mike: sintetico, calmo e deciso.)

[Nacho] C’è qualcosa che devo sapere, e devo saperlo alla svelta!

[Mike] Che cos’è?

[Nacho] Ci hanno colpiti l’altro giorno. Un furgone è stato assalito, hanno rubato un quarto di milione. Ora Hector sta dando di matto, cerca il responsabile. E lo sai? Credo che sia tu. Hanno lasciato l’autista legato senza nessun segno di violenza, chiunque l’avrebbe ammazzato… Allora ho pensato, chi è il tipo che potrebbe rubare tanti soldi destinati alla droga e lasciare un testimone? Chi è che non premerebbe mai il grilletto? Tu! Non sono qui per vendicarmi… Ma, ascolta bene, io sto andando dall’autista, sono ordini di Hector. Devo indagare. E se lui ti conosce sarà un male per noi due.

[Mike] Non dovrebbe preoccuparti.

[Nacho] Però era d’accordo con te!

[Mike] L’autista non sapeva un bel niente.

[Nacho] Chi allora?

[Mike] Solo io.

[Mike] Voi non siete intelligenti nemmeno la metà di quello che pensate di essere.

[Nacho] Quindi l’autista non sapeva niente?

[Mike] Niente di niente.

[Nacho] Ha sentito la tua voce?

[Mike] No. Non mi ha sentito, ha visto un uomo con un passamontagna, tutto qui.

[Nacho] Ne sei certo?

[Mike] Sì.

[Nacho] Sarà meglio per te!

Scrittura e sceneggiatura sono ottimamente calibrate in un’ottica di realismo e autenticità drammaturgica, creando, così, personaggi solidi che tengono in piedi una storia che non ha bisogno di una narrazione maestosa o di ritmi elevati. Grazie alle scelte linguistiche, si consolida la capacità di intrattenere il pubblico anche con lo scarso utilizzo di colpi di scena e senza un dinamismo marcato. Questo contribuisce  massicciamente a rendere Better Call Saul non un semplice spin-off di Breaking Bad, ma un prodotto che ha acquisito una sua indipendenza artistica e una sua assoluta dignità autonoma.

 

Giuseppe Caputo (autore), Andrea Donaera (revisore)

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